L’ammazzalibri, il punto di vista di un lettore

Riccardo Franco Levi è un giornalista e politico italiano, classe ’49, militante nel Partito Democratico. È il principale autore della cosiddetta Legge Levi, l’ammazzalibri.

Potremmo chiudere qua, perché parlarne non risolverà la questione, e neppure la potrebbe risolvere raccogliere firme – come è stato fatto – per sensibilizzare il Presidente della Repubblica ed evitare che firmasse la legge in questione. Detto in breve è una legge per aumentare le entrate monetarie delle grandi catene, una legge che si maschera dietro a un presunto soccorso verso le piccole e medie librerie o case editrici.  La verità è che sistemi come Amazon e il libro digitale stavano lentamente distruggendo il grande mercato editoriale italiano. I motivi si possono ricercare fra i costi e fra l’efficienza. Uno da internet può ordinare qualsiasi libro – o quasi – con un semplice click, e sono rarissimi i casi in cui una spedizione non giunge al domicilio richiesto. La gente si sente trattata bene, coi guanti, perché Amazon è efficiente, Amazon è gentile e Amazon è economico.

I super sconti adottati dal sito non stavano bene alle grandi case editrici, che in fin dei conti controllano la quasi totalità del mercato editoriale italiano. E ora puff, ecco questa legge che pone come tetto massimo degli sconti il 15%, quando Amazon, fino al 31 settembre, offriva ben il 40% su gran parte degli articoli in vendita. Tra pianti, singhiozzi e strappi di capelli, c’è già chi fa scorta per l’inverno (come le formiche) e chi scrolla le spalle (forse perché miliardario?) dicendo: che volete che sia?

Già, che volete che siano 3-4 euro in più per un libro?

In teoria si potrebbero approfittare delle promozioni mensili delle grandi catene che toccano vette di sconti fino al 25-30%, ma quel maledetto 40% di Amazon ce l’abbiamo ancora tutti in testa. Saremmo tutti più felici se fosse una legge che aiutasse veramente i piccoli editori che pubblicano esordienti semi-sconosciuti o i piccoli librari che ogni giorno sono costretti a chiudere, solo che non è così: la gente continuerà a comprare – meno – nelle grandi catene, in primis Mondadori e Feltrinelli. Comprerà meno pagando di più, tranne i lettori abituati e cronici che non potranno evitare di acquistare  impulsivamente  più libri alla volta.

Ma ecco che nelle desolazione più totale compare un comunicato ufficiale di amazon.it che informa i clienti di sconti fino al famoso 40% per quasi tutti i libri usati. Certo, ma se io li voglio nuovi? Questo tentativo di aggirare la legge è blando, poco utile e si risolverà in un fallimento. Quanti libri usati in buone condizioni di un certo articolo potranno mai possedere quelli di Amazon?

E intanto il nostro cuore gronda sangue.

Ha scritto per ‘Un buon libro, un ottimo amico – versione blog’ Marco Tamborrino.

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20 responses to “L’ammazzalibri, il punto di vista di un lettore

  • Matteo

    La domanda che mi pongo io è la seguente: è irreversibile secondo voi? si potrà tornare alla “normalità”?

    P.S.: ottimo articolo Marco! 😀

  • unbuonlibrounottimoamico

    Non è così facile abrogare una legge, sopratutto quando conviene a chi l’ha fatta e sconviene al restante 90%. Quindi, credo che ci dovremo abituare e, tra qualche anno, racconteremo ai nostri figli che prima, sui libri, applicavano sconti addirittura del 30%!

    • Matteo

      Però se facessero una nuova legge che mette in ginocchio quella attuale, e la aggira, magari si può tornare alla situazione di prima no? Però ormai è fatta, quindi rimarrà in vigore per un bel po’ di tempo ancora… 😦

  • Rossella Mastuccino

    Io invece spero in una cosa molto semplice, cioè che abbassino i prezzi dei libri, che non mettano più un libro appena uscito a 25 euro, o gli altri a 15. La cultura per me dovrebbe essere come il pane, come l’acqua, un bene primario venduto a bassissimo costo perchè di vitale importanza, in altri paesi questo accade, e forse è una stupidaggine chiedersi perchè in Italia no, lo sappiamo tutti che ci vogliono ignoranti…:(

    • Matteo

      In effetti… Se poi consideriamo anche “certi” libri spazzatura che anche quelli sono venduti a prezzi esorbitanti (ma forse per quelli è un bene, così non li compra nessuno e molte vite vengono salvate!), però non è che ci vogliono ignoranti, pensano solo ad arrichirsi, semplicemente se ne fregano… Ecco anche dal punto di vista tecnologico no? Perché qua i prodotti Apple costano circa 70 € in più del prezzo americano? Perché c’è quella dannata IVA! E quindi il prezzo in dollari non viene convertito, bensì la cifra rimane l stessa, cambia solo la moneta. Che schifo!

  • Marco Tamborrino

    Abbassare i prezzi dei libri, sopratutto appena usciti, è poco probabile. Io se fossi un autore non lo vorrei.

    • Matteo

      Marco, invece io lo trovo sensato, perché ci dovrebbe essere una sorta di “prova” del libro, poi se viene venduto sarebbe meglio aumentare il prezzo.

      • Matteo

        Comunque per “la prova” ci sono gli ebook (che costano di meno) quindi bo… Non saprei… Magari distribuire gli ebook gratuitamente e vendere i libri a un prezzo molto più contenuto, o comunque calare direttamente i prezzi di ogni libro…. Le vendite così schizzerebbero alle stelle e guadagnerebbero comunque molti soldi: sia gli editori che gli autori

      • Federica Verdini

        Adesso che la gente comprerà meno a causa di questa legge, chi sarebbe disposto a vendere il suo libro a 3-4 euro in meno? Non succederà mai. O se succedesse, si verificherebbe solo con libri di autori semisconosciuti che tentano il tutto per tutto (ma che ovviamente nessuno si filerà).

  • Marco Tamborrino

    Io ho fatto così: pdf gratuito e cartaceo a pagamento. Però capisco che se pubblicassi con Feltrinelli me ne fregherebbe poco, con tutta l’operazione di marketing che mi farebbero…

  • Hiara Gatto

    oltretutto gli ebook si trovano pure gratis, basta farsi un giro online x trovare libri in pdf via torrent o emule quindi hanno solo peggiorato le cose per autori e case editrici!

  • elilasai

    http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/2011/09/01/lettera-al-lettore-comprensibilmente-arrabbiato/ L’altro rovescio della medaglia 🙂
    “La Legge Levi è ancora molto meno restrittiva di quanto lo siano le leggi in Paesi come Francia, Germania, Svizzera, Spagna, in alcuni dei quali i tassi di lettura sono incredibilmente più alti che da noi, dimostrando dunque che lo sconto non è affatto un mezzo di diffusione della lettura. Può esserlo il prezzo di copertina, ma lo sconto è uno strumento fuorviante, una specie di specchietto per le allodole che distoglie dal contenuto del libro”.

  • Federica Verdini

    Scusate tanto, ma io non me ne faccio un bel niente dei librai indipendenti.

  • elilasai

    Se il mondo intero ragionasse così, tutti penserebbero solo al proprio io e nel mondo regnerebbe il caos. C’è un libraio indipendente da qualche parte che ha una famiglia da mantenere, una passione, e non credo che sarebbe molto d’accordo con la tua affermazione. Ogni tanto bisogna anche immedesimarsi negli altri.

    • Marco Tamborrino

      Questa legge però non li aiuta i librai indipendenti. Inoltre aprire una libreria per poi chiuderla ha poco senso.

      • elilasai

        Perché non li aiuta? Potrebbe aiutarli (il condizionale è d’obbligo, dal momento che non siamo maghi e non possiamo sapere come andrà veramente, e poi ovviamente dipende anche dalla qualità della libreria presa singolarmente), dal momento che le librerie si occupano di promozione attiva della lettura, e l’eliminazione dello sconto perpetuo potrebbe far ridestare i compratori che si muovono solo con gli sconti. Maggiore partecipazione alle iniziative, acquisti più decentralizzati.
        I librai indipendenti non sono un branco di decerebrati, hanno chiesto a gran voce questa legge perché sanno che lo sconto selvaggio li danneggia irreparabilmente.
        Aprire una libreria per poi chiuderla. E quelle che sono già aperte da tempo e si vedono costrette a chiudere?
        http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9157 Leggi questo.

        “Molti hanno sostenuto che questa legge salvaguarda piccoli e medi librai ed editori. Sono d’accordo solo in parte. Questa legge pone solo qualche regola che prima non c’era e riporta la competizione non sullo sconto ma sul servizio. Come può una libreria competere con Amazon o con un supermercato che arrivano a fare sconti del 35% laddove la libreria stessa acquista i libri con il 30%? Come può un piccolo editore con poche risorse rincorrere questa politica suicida degli sconti? La libreria deve potersi misurare sul servizio e non sullo sconto. L’editore sulla qualità del suo prodotto e non su quanto sconto fa. Finché in Italia non si riconosce il ruolo fondamentale delle librerie sul territorio al pari delle biblioteche continueremo a fare inutili dibattiti. In Francia si è arrivati ad assegnare un marchio di qualità alle librerie che rispondono a certe caratteristiche e sono un riferimento sia per l’assortimento che per la loro attività culturale.”

      • Marco Tamborrino

        Perché non li aiuta l’ho già detto là sopra nell’articolo. Basterà approfittare delle promozioni mensili delle grandi catene. Se uno è furbo fa così.

    • Federica Verdini

      Certo, certo, è una morale inattaccabile la tua. Ma onestamente non credo di voler pagare di più i libri per aiutare il fantomatico libraio indipendente con tanto di famiglia.

  • Erika Cristaldi

    Io devo ammettere che ho approfittato del 40% di sconto per farmi la scorta per l’inverno anche se penso che nel giro di un mese avrò già letto tutto!!Ad ogno modo non smettero di comprare libri,questo è sicuro!!!!

  • Donnaau

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