La guerra della fine del mondo, Mario Vargas Llosa

Titolo: La guerra della fine del mondo 
Sottotitolo: Di come mi venne la morbosa curiosità di scoprire cosa danno da mangiare agli autori latinoamericani affinché scrivano in maniera così eccellente 

Nel caso in cui scienziati, astrofisici, filosofi e quant’altro si stiano ancora interrogando sull’esistenza dell’infinito, oggi vi dichiaro ufficialmente che la sottoscritta me medesima proveniente da un paesino del Nord Sardegna, residente nella bellissima città di Cagliari, ha trovato la risposta: sì, l’infinito esiste , ma c’è di più, molto di più. L’infinito ha addirittura un nome, e quel nome è Mario Vargas Llosa .

Esistono due momenti fondamentali nella conoscenza delle persone, quando si prova un abito nuovo, quando si legge un libro, il ‘pre’ e il ‘post’. Il mio ‘pre’ di ‘La guerra della fine del mondo’ è un misero compianto in onore dei miei occhi astigmatici alla vista dei caratteri di quest’edizione Einaudi che sembra fatta apposta per dispetto. Il mio ‘post’ de ‘La guerra della fine del mondo’ è lo spaesamento totale per aver letto un capolavoro senza se, né ma, che, a ragion veduta, avrei letto anche se fosse stato scritto con la grafia del medico che mi fa le ricette.
Quando la sostanza supera la forma, persino quella di Einaudi.

Nel 1860 in Brasile ci mettono la Repubblica, proprio si consultano tra pochi, prendono e ce la infilano così a casaccio, ma diamine, non c’erano mai andati questi dal pediatra o era il mio pediatra anormale? Il medico in questione – che annunciò che sarei stata robusta ed alta, ed ora che sono alta 160cm e peso 50kg vorrei dirgli di lucidare meglio la palla di cristallo in cui guardava il mio pediatrico futuro – per registrare la mia capacità logica mi faceva infilare delle forme in delle sagome corrispondenti. Se vedevo un quadrato lo infilavo in una sagoma quadrata, non lo infilavo nella sagoma esagonale; il presidente Floriano dal mio pediatra non c’era andato, perché altrimenti avrebbe saputo che ad infilare la forma Repubblica in una sagoma a forma di Brasile, qualche problemino l’avrebbe ottenuto. Il problemino assunse il nome di Canudos , una cifra di 30.000 civili morti e tre spedizioni militari .

Mario Vargas Llosa invece dal mio pediatra c’era andato eccome, perché ha preso la forma ‘storia’ e l’ha consegnata direttamente alla sagoma spettante, coloro che hanno scritto la storia; non sono i grandi capi di Stato a parlare, o perlomeno non sempre, perché questo premio Nobel al quale vorrei stringere la mano ha restituito la Storia ai legittimi proprietari, agli umili cittadini, ai punti di vista più ignorati, eppure più profondi ed immersi nelle vicende di cui si descrive. Con una nota di folklore che pervade la narrazione per tutte le 588 pagine, il lettore si avvicina con occhi profani a mirare un episodio della storia brasiliana a me completamente sconosciuto prima della lettura, ma fondamentale per comprendere come ogni cambiamento debba essere accompagnato da comprensione, da istruzione e consenso valido. Quando invece sono l’ignoranza, la superstizione, il fanatismo a fare da padroni della scena, è difficile che la razionalità prenda il sopravvento per far comprendere a dei rozzi contadini che una nuova forma politica ha dei vantaggi (nel caso in cui li abbia) rispetto alla vecchia.

Se poi metti Antonio il Consigliere a pascolare per il sertao in cerca di anime di peccatori volenterose di redimersi, allora scatta il guaio e per quei rozzi contadini, quelle donne senza istruzione, quei banditi senza arte né parte, troveranno nella religione, nella fede, la via di fuga per salvarsi quando il Signore, alla fine del mondo, giudicherà. Poiché è noto che Dio non fosse un grande Repubblicano, ma che fosse anch’egli un monarchico, allora questi 30.000 cristiani cui vengono raccontate balle creano la colonia di Canudos. Provate voi a dargli torto a questi qua.
Hanno vissuto sotto la monarchia che dava loro del lavoro.
Hanno creduto in Dio e Dio ha sempre mostrato di essere capace di perdonargli (anche nel caso in cui abbiano ucciso/violentato/rapito/devastato).
E adesso arrivano questi repubblicani che vogliono smontare il sistema, unire i cittadini in matrimonio civile, fare il censimento.
Il censimento? Questo orrendo mostro.

Ecco perché è fondamentale studiare la storia, ecco perché è fondamentale imparare a leggere e a scrivere, ad avere un’opinione, è fondamentale informarsi, attivarsi. Perché altrimenti si finisce ammazzati come a Canudos dove l’ignoranza ha relegato i più poveri, gli abbietti, coloro che sono stati messi da parte dal potere, ma che sono i principali ingranaggi di quest’ultimo.

Magistrale, imponente, ieratico è il ritratto che Vargas Llosa ci restituisce della guerra; una guerra che dissangua, che disanima e disarma, che toglie il pudore, che crea nuovi vincoli spezzandone altri, che porta alla fame e alla sete in nome del fanatismo, della cecità con cui nei secoli dei secoli gli uomini si sono nutriti pur di non pensare, di non vedere. Che differenza fa morire ammazzati per Dio o per la Repubblica? Non si sta comunque morendo? Non c’è alcuna divergenza tra i due tipi di morti, ma l’elemento in comune della necessità di sbaragliare pregiudizi, preconcetti, cattiva istruzione affinché ogni umano possa produrre le idee che ci sono necessarie per vivere.

Altrettanto imponente è il ritratto di ogni personaggio che tutto è, tranne che un personaggio librario, perché quelli che popolano questo romanzo sono uomini e donne in carne ed ossa che ti si presentano davanti con il loro onore del sertao, col loro bisogno di mangiare, di pregare con il Consigliere, o di inneggiare alla Repubblica. Ognuno porta con sé la sua storia e vive in funzione di quella, per onorarla, in questo grande dipinto che è stato la guerra di Canudos.

Di questo romanzo in cui ogni singolo dettaglio assume l’imponenza del capolavoro, non posso far altro che raccomandarvi la lettura, per capire che Canudos non è un episodio isolato, ma è l’esempio di quello che succede quando l’ignoranza attecchisce là dove dovrebbe crescere l’informazione genuina.

 

Luana

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One response to “La guerra della fine del mondo, Mario Vargas Llosa

  • Demian

    Se prima ero convinto a leggero quanto una donna incinta con le voglie, adesso sono convinto quanto un esercito di donne incinta con le voglie. Va bene, sarà il mio prossimo acquisto! 🙂

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