Club del Libro Nobel intorno a ‘La guerra della fine del mondo’ di Mario Vargas Llosa

Il 29 Settembre 2011 è stata una data importante per noi di ‘Un buon libro, un ottimo amico’ che ci siamo riuniti per avviare la seconda stagione del Club del Libro con un’edizione del Club un po’ particolare, l’edizione Nobel. 

[…] Per calarci nella grandiosa architettura degli autori che hanno ricevuto il premio più prestigioso al mondo, ne incontreremo uno al mese.

Così, buoni e volenterosi ci siamo impegnati a leggere ‘La guerra della fine del mondo’  di Mario Vargas Llosa, premio Nobel 2010, un tomo di 588 pagine edito Einaudi per 15.5 €.  L’evento contava 57 partecipanti che si son ridotti poi in realtà a 5 o poco più, ma la quantità non ha affatto inciso sulla qualità dei commenti e degli interventi.  Eccovi un riassunto delle domande e delle risposte che questa lettura hanno provocato in noi la voglia di porre e di proporre

‎’LA GUERRA DELLA FINE DEL MONDO’.

Iniziamo come da rito.

 

1. Vi è piaciuto?

Giusy Matrone: SI!!!!

Marco Tamborrino: Tantissimo

Patrizia Oddo: Moltissimo: sino ad ora il libro più bello che ho letto questo anno! Mi è piaciuto perché i personaggi li ho sentiti veri, mi hanno emozionata e tutti mi hanno coinvolto nelle loro vicende. La grandezza di questo libro, secondo me, sta proprio nella capacità di Vargas Llosa di dar voce alle ragioni di tutti, proprio come accade nella realtà dove le diverse parti in campo hanno i loro valori, le loro convinzioni e le loro verità.

Matteo di Maggio: Sììììì!!!! Penso che sarà oggetto della mia traccia per l’esame di maturità 😉

Panda Bamboo: Sì, molto, ma non da entrare tra i miei preferiti.

Jacky Tata: Si, tanto.  Se devo essere sincera ci ho messo tanto a leggerlo, non pensavo, ma non perchè non mi sia piaciuto, non perchè non sia scorrevole o scritto male.. probabilmente è semplicemente per la realtà folle in cui ti immerge.

Ilaria Albano: Stupendo! e coinvolgente.

Elisa Lai: Io mi immischio, anche se non l’ho ancora finito. Mi sta piacendo, è un romanzo corale in piena regola, il lettore diventa contemporaneamente padrone di mille occhi diversi. Il bello è che qualunque sia l’occhio indossato, sembra sempre che un margine di ragione esista nei pensieri del personaggio, anche se ci si ritrova nei panni di personaggi antitetici.
Mostra come la storia sia ben lungi dall’essere una lotta tra buoni e cattivi, come troppo spesso si finisce per pensare.

Rossella Mastuccino: Anche per me uno dei libri più belli letti quest’anno, lo considero un capolavoro e non capisco come mai si parli così poco di questo scrittore qui in italia, di un premio nobel per giunta…comumque anche a me ha colpito molto questa cosa, cioè il non riuscire a dar ragione completa ad una delle due fazioni, forse proprio perchè in fin dei conti entrambe avevano ragione e torto insieme, e perchè tutta la storia infondo è un malinteso, è un insieme di malintesi, come viene spiegato in una parte del libro.

 

2. Un arazzo fittissimamente ricamato di personaggi vari e variopinti. Quale il vostro preferito?

MarcoTamborrino Moreira César. Anche se convinto di un complotto aristocratico/inglese antirepubblicano, mi è parso un personaggio forte e onesto, soprattutto verso la gente del suo paese, che vuole chiaramente proteggere.

Patrizia Oddo: Anche io ho apprezzato la coerenza di Moreira Cesar. Mi è piaciuta molto la figura di Joao Abade: un uomo che grazie al Consigliere è riuscito ad avere una nuova vita, a tal punto che non riesce a concepire che ci sia un altro modo di vivere: la sua decisione di uccidere tutti quelli che avevano deciso di arrendersi e è una degli episodi più tragici del libro, soprattutto perché l’intento era quello di salvarli dal diavolo.

Elisa Lai: Finora il giornalista miope. Adoro la sua teatralità (gli occhialoni, gli starnuti che mettono continuamente a repentaglio la salvezza delle sue lenti, il suo armamentario da lavoro che sembra quasi paradossale – sembra che adori il suo lavoro, ma non racconta la verità) e sto seguendo al momento l’inversione di rotta del suo personaggio dopo la rottura dei fatidici occhiali.

Panda BambooJoao Abade, un personaggio terribilmente complesso e imperscrutabile, che anche alla fine non si riesce a decifrare. Non riesci mai a capire se c’è stato mai un vero cambiamento o se abbia soltanto messo la sua anima dannata al servizio di qualcun’altro. Non fosse stato per lui forse non avrei terminato il romanzo.

Matteo di Maggio: Il Leone di Natuba, l’artista, il poeta. Direi che è il personaggio che mi è piaciuto di più: lui è il fanciullo (che ricorda il piccolo protagonista Dickensiano), l’eroe solitario ed emarginato (tipico dei caratteri ‘romantici’), il personaggio armonico e innocente che contrasta la guerra.

Ilaria Albano: In realtà non ne ho uno in particolare. Ma quello che mi è sicuramente spiaciuto di meno è il giornalista miope. Ora non so se magari ho prestato poca attenzione io ma non mi pare che venga mai nominato per nome. E questa cosa mi ha incuriosita. Poi credo che sia anche il più umano, quello che prova le emozioni più reali. Il coraggio quando decide di continuare insieme all’esercito mentre gli altri cronisti abbandonano la missione ma anche la paura quando si trova sotto i bombardamenti e la fucileria e capisce che quella è una guerra vera, che potrebbe morire da un momento all’altro. Scopre l’amicizia e l’amore per la prima volta nella sua vita e proprio per questo alla fine li apprezza più di tutti quelli che li hanno invece sempre avuti.

Un buon libro, un ottimo amico: Io son rimasta innamorata del barone di Canabrava. Se poi non avesse fatto quello che ha fatto in finale rovinandomi per sempre l’immagine di quello che poteva diventare uno dei miei personaggi preferiti.

Rossella Mastuccino: E nessuno nomina Jurema? Non la mia preferita, ma è una donna molto forte, e mi ha commosso il rapporto che alla fine si istaura tra il nano, lei, ed il giornalista miope…il nano è dolcissimo, il giornalista miope per alcuni atteggiamenti mi infastidiva, ma infondo l’ho trovato quello più umano; gli altri personaggi sembravano alieni, nessuno aveva paura di morire, tutti coraggiosissimi, ma nella vita reale non è certo così, quindi è lui il personaggio a cui mi sono sentita più vicina.

Rosangela Piana: Il giornalista miope è uno dei personaggi più positivi,è l’unico a capire il grande equivoco… capisce che a Canudos ci sono solo persone disperate e in cerca di un riscatto e non alleati dei conservatori monarchici!e poi li ,proprio in mezzo alla guerra, trova l’amore, Jurema.

 

 ‎3. ‘La guerra della fine del mondo’ in una sola parola:

Patrizia Oddo: Epico

Matteo Di Maggio: Molteplice

Elisa LaiReligiosità

Rossella Mastuccino: Malinteso

Marco Tamborrino: Errore

Panda Bamboo: Dissennato

Ilaria Albano: Falsi dèi

 

       “La cosa più bella che esista al mondo, barone, l’unica attraverso cui l’uomo può trovare una certa felicità, sapere cos’è ciò che viene chiamato felicità.” (pag. 554)
 
 

4. Insomma, Mario Vargas Llosa se l’è meritato o no questo premio Nobel?

Rossella Mastuccino: Ho letto solo questo suo libro, poco per giudicare uno scrittore in toto, però qui ho ritrovato uno stile impeccabile, una ricerca minuziosa della realtà degli avvenimenti, una profonda caratterizzazione dei personaggi, ottime descrizioni, beh non c’è che dire, il mio è un SI, anzi un SIIIIIIIII 🙂

Un buon libro, un ottimo amico: Anche per me è più che sì. Anzi, gliene recapiterei un altro a casa sua se solo potessi!

Matteo Di Maggio: Solo per questa opera, se l’ha meritato tutto! Ripeto: lo utilizzerò come tema per la traccia all’esame di maturità che dovrò affrontare quest’anno 😉

Panda Bamboo: Sì, senza dubbio. A prescindere dal tema del romanzo, scrive magnificamente, ti avvicina così tanto ai personaggi che sembra di essere nelle loro teste a pensare i loro pensieri. Sì, Nobel meritatissimo.

Patrizia Oddo: Si! Io ho letto altri due romanzi e un breve articolo trovando conferma dello stile e della bravura nel delineare i personaggi. In particole, ho apprezzato la capacità di descrivere la natura, che spesso è una protagonista non secondaria dei suoi romanzi. Ne “La Guerra della fine del mondo”, la vicenda non sarebbe la stessa senza la “presenza” silenziosa ma costante del sertao. La natura di Vargas Llosa è strettamente connessa alle vicende degli uomini!

…E così, tra commenti, opinioni, divergenze e idee simili, ma mai uguali, si è concluso il nostro primo Club della nuova stagione che si prospetta interessante e ricca di spunti. Per i prossimi appuntamenti, andate nella sezione ‘eventi’ della pagina.

Luana 

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