La porta, Magda Szabó

Titolo: La porta
Titolo originale: Az ajtó
Autrice: Magda Szabó
Data di pubblicazione: 1987
Edizione: Einaudi
Numero pagine: 252
Costo: 11€
-> Consigliato:  Assolutamente sì

 

Quando l’umanità andrà a spasso tra le stelle, nessuno ricorderà più quel pianeta lontano, quel barbaro asilo infantile dove abbiamo combattuto così tante misere battaglie, pubbliche e private, per conquistare una tazza di cioccolata, ma anche allora sarà impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto nella vita degli altri.

Sicuramente avrete preso fra le mani questo libro attratti dalla trama vagamente misteriosa annunciata dalla quarta di copertina: una scrittrice, la sua donna delle pulizie scontrosa e instancabile che non lascia varcare la porta di casa sua a nessuno, un mistero da scoprire. Ingredienti appetitosi. Il titolo aggiunge enfasi all’ignoto: la porta, quella precisa e specifica porta che nasconde chissà quale segreto, non una a caso fra l’infinita stirpe delle porte, una speciale, distinguibile dalle altre relegate nel cimitero dell’ordinario. I capitoli vi accompagneranno lungo il tragitto verso quel mistero, e voi continuerete a osservare gli eventi con occhio rapito ma non potrete fare a meno di continuare a fissare lo sguardo su quella porta, come se fosse il centro dell’universo, semplicemente perché nasconde qualcosa, e attende di essere aperta, spiata, di rivelarsi in un sussurro e poi svanire con la chiusura del libro. Sazi, conoscerete finalmente il segreto e potrete continuare felici la vostra esistenza facendo i preziosi con chi ancora il libro non l’ha letto e vi chiede indizi, come chi ha già visto un film e ne conosce tutti i colpi di scena.
Scordatevi una lettura di così lieve impatto. Dietro quella porta c’è un’ascia, ed è rivolta contro di voi.

La porta di Emerenc non è solo la sua porta. Vi accorgerete con il cuore a pezzi che quel pezzo di legno speciale non è altro che l’uscio di tutti coloro che passeggiano sulla terra accanto a voi, che siano oggetto dei vostri pensieri quotidiani o meno. Tutti noi abbiamo una porta personale: bella, rispettabile, deteriorata, rosa dai tarli. Lasciamo varcare la soglia solo a chi riteniamo degno della nostra considerazione oppure a chiunque possa consegnarci un po’ di attenzione, perché la solitudine si deposita rapidamente sui mobili, e tenere ordine all’interno è un compito gravoso per sbrigarsela da soli. A volte l’ingresso degli estranei avrà un effetto benefico, altre volte devasterà il vostro nido come il più potente dei terremoti. Altre volte sarete voi a varcare l’uscio altrui, osserverete con sdegno qualche rotolo di polvere in bella vista o ammirerete lo splendore della pianta sul davanzale, quella che voi non riuscite mai a tenere in vita a casa vostra.

Questo libro vi dà la possibilità di vivere le vostre relazioni con gli altri con un occhio più consapevole. E di vergognarvi di voi stessi, anche se la vostra faccia – o porta, che sia – è riconosciuta dal mondo intero come rispettabile e ammirevole. E’ come un galateo che spunta dalla vostra borsa dopo che avete visitato l’ultima casa, e vi mostra con disappunto che siete stati inopportuni e selvaggi come vandali in terra straniera. Emerenc è quella che si definirebbe una vecchia bisbetica, solo una vecchia, e probabilmente ne avrete individuate diverse nel corso delle vostre passeggiate per le strade del mondo. Dopo aver letto questo libro non riuscirete ad usare l’articolo indeterminativo in modo così indiscriminato. Che la grammatica si metta l’anima in pace. La porta di Emerenc è quella che fino a poco tempo fa avreste definito UNA porta e bollato con un “mah, niente di speciale” prima di immergervi nuovamente nella vostra vita, nei vostri affari, all’insegna del “che me n’importa”. Dopo Emerenc, non potrete più farlo, perché il sogno che tormenta Magda sarà il vostro, e il viso della vecchia vi si parerà davanti ogni volta che cercherete di porre l’inutile davanti all’essenziale, semplicemente perché l’inutile vi riguarda e l’essenziale comporta una spesa di energie, tempo, vita per qualcun’altro, chiunque esso sia.
O, per lo meno, il suo viso vi si parerà davanti finché la filosofia del “chi me lo fa fare” non ritornerà roboante nella vostra vita, e non tornerete inconsapevolmente sui passi di Magda, di Sutu, di tutti quelli che sono troppo occupati a vivere i propri sogni e sopravvivere per tendere una mano a chi, sfortunatamente, resta indietro.

Elisa Lai

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