Archivi del mese: novembre 2011

L’anello rubato, Selma Lagerlöf

Titolo: L’anello rubato (primo di una trilogia)
Titolo originale: Löwensköldska ringen
Autore: Selma Lagerlöf
Anno di pubblicazione: 1925
Edizione: Iperborea
Numero pagine: 128
Costo: 11,50€
-> Consigliato: SI’

Ho già detto che a leggere questo libro la mia prima impressione era stata quella di vivere la storia stessa come se mi fosse stata raccontata oralmente da qualcuno, magari da un genitore che non l’ha mai fatto. Ha risvegliato in me questo sogno da fanciullo che tanto ha odiato la lettura nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, ma che ora è certo che a cominciare in quel modo, non avrebbe smesso più. Ed invece cominciai a leggere molto più tardi, e comunque non smisi più, non sto smettendo più. Leggendo Selma Lagerlöf sono stato quell’infante a cui vengono raccontate favole e fiabe prima di andare a dormire, prima di prender sonno e magari sognare i personaggi stessi delle storie sentite poco prima, nel bene e nel male. Mi sono immaginato in un caldo letto, con la testa poggiata su due grossi cuscini, gli occhi grandi e stupiti, un faccino attento e le orecchie spalancate a ciò che veniva fuori dalle labbra di colei che era seduta nella sedia di fianco al mio letto. Questa era giusto la prima impressione.

Poi, poi è stato come ripercorrere tutti quegli anni pagina per pagina, emozione per emozione. Perché sì, anche nel vivere queste emozioni ho sentito dentro che alcune non erano emozioni del mio tempo, ma emozioni che avrei dovuto vivere o che forse ho vissuto. Sono arrivato alla conclusione del libro avendo provato di tutto, come un racconto scritto lungo la linea evolutiva della mia vita. Nascere, crescere, arrivare ad ora e capirci qualcosa. La sensazione ricevuta da un racconto che anche esso ripercorre diverse ere, e viene sviluppato nell’arco di diversi anni, unendo sentimentalmente il Värmland, in Svezia.

In una regione ai confini con la Norvegia, dove sono più i boschi delle colline abitate, e dove più le colline delle case abitate, più il freddo del caldo, e quando si era ormai conclusa la Grande guerra del Nord, il re Carlo XII di Svezia, molto stimato da tutti, nominò generale un certo Löwensköld, ed ebbe consegnato a lui la tenuta di Hedeby e un grande anello rosso e oro, segno di grande riconoscenza regale. Dal quel giorno Löwensköld divenne il Generale, rispettato e temuto da tutti e non si staccò mai più dal suo anello, che portò con sé nella tomba, come unica cosa realmente importante. Ma la tomba venne profanata, l’anello rubato. Così il ladro visse le pene dell’inferno, tormentato dallo spettro del Generale, e l’anello passò di mano in mano, da possessore a possessore, creando guai e morte. Un tesoro pericoloso…

Alla fine lo riavrà il suo anello?

Nulla comunque è scontato, e al di là di questa breve e pessima sintesi, il racconto è molto di più. È storia di un paese, delle vite che si intrecciano, di fratellanza, amore, ma anche di vendetta, perdono e non perdono. È storia piena.

Alessandro Casile

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Chiedi alla polvere, John Fante

Titolo: Chiedi alla polvere
Titolo originale: Ask the dust
Autore: John Fante
Anno di pubblicazione: 1939
Edizione: Einaudi
Numero pagine: 234
Costo: 12,5€
-> Consigliato:  SI’

Chiedi alla polvere

 

I libri fanno male. I libri possono uccidere. E mentre fisso il muro bianco e penso a qualcosa di intelligente da dire riguardo Chiedi alla polvere tutto ciò che mi viene in mente è che esistono libri più taglienti di lame e che Fante doveva essere un grande stronzo.
Perché quando scrivi così maledettamente bene e scrivi vite che hanno la forma di tragedia costringendo la gente a leggerle, allora sei davvero un grande, grandissimo, perfido stronzo maledettamente, dannatamente, immensamente bravo a scrivere.  Perché Fante aveva talento in quantità, ne aveva talmente tanto che allora ha scritto una storia che sa di ferite, che sa di dolore, per riversare una vita sbagliata e un talento straripante in un libro che ferisse di mano in mano, che passasse da occhi a occhi per far male.
Ma si tratta di un dolore che vorresti provare in continuazione; il dolore delle parole messe insieme talmente bene che ti ritrovi a lacrimare e a sentire una fitta all’addome senza sapere più se è per quello che leggi, se è per quello che ciò che leggi ti fa rivivere o ancora se è per la meraviglia di come Fante sappia architettare la musica delle parole.
John Fante e Arturo Bandini, scrittore e personaggio, personaggio e scrittore, stessa persona, stesso individuo meschino diviso tra l’aspirazione dolente e lacerante a scrivere per i soldi, tra il richiamo di una chiesa cattolica che perdona e castiga e un amore impossibile. Un amore di pugni e schiaffi e morte e deserto.
Un intreccio perfetto, signor Fante, mi complimento con lei, sapeva che avrebbe fatto del male a chiunque l’avrebbe letto e allora l’ha scritto perché sapeva di essere talmente bravo che qualsiasi cosa avesse scritto, ci sarebbe stato qualcuno a leggerla. Vorrei chiedere alla polvere perché la vita deve sempre essere così malvagia, così macchinatrice mentre ci lascia soli in un deserto con tutti i nostri rimpianti, e i peccati e i dolori, e le lacrime non versate, quelle versate di troppo. E gli amori mancati. Lui ama lei, lei ama l’altro, e l’altro la vorrebbe solo uccidere.
Attraverso queste pagine e la polvere dannata che le ricopre, corrono le micce accese che arrivano di fretta ai barili di dinamite che esplodono sul finale lasciando desolazione e sconforto. Ma anche il senso di grandezza che le parole possono assumere quando chi impugna la penna è John Fante, o Arturo Bandini. Arturo Bandini o John Fante.
Vorrei chiedere alla polvere se esiste un modo per non soffrire più, se esiste una soglia oltre la quale la vita dice ‘adesso basta anche per me, li ho fatti ammalare e piangere sin troppo’. Ma la polvere sa solo che non si può diventare chi non si è mai stati nel sangue, e la polvere sa solo che torneremo alla polvere. Con le nostre vite, con i nostri desideri mancati. La polvere sa che torneremo a lei, e lo sapeva anche John Fante. Che ha scritto un capolavoro inneggiando alla polvere che si deposita su qualsiasi tragedia, lasciando che i finali diventino solo futili pietre in un deserto troppo grande e troppo spazientito per raccontare tutto ciò che sa.

Questo libro m’ha spaccato il cuore e, se non sono in grado di gettare fuori le lacrime, sento comunque dentro il gemito del sangue che non accetta la ferita.  (annotazione delle 4 del mattino)

Vi starete chiedendo perché leggere questo libro visto che a quanto pare fa solo male. E allora ve lo dico. Questo libro fa male, ma fa meravigliosamente male. Come una droga, chiedete alla polvere.

Luana 


L’invenzione di Morel, Adolfo Bioy Casares

Titolo: L’invenzione di Morel
Titolo originale: La invención de Morel
Autrice: Adolfo Bioy Casares
Anno di pubblicazione: 1941
Edizione: Tascabili Bompiani
Pagine: 146
Costo: 6,90 €
-> Consigliato: Di cuore.

 

“Non fu come se non mi avesse sentito, come se non mi avesse visto; ma come se le sue orecchie non servissero a sentire, i suoi occhi non servissero a vedere.”

Certe volte abbiamo la sensazione – anzi, la certezza – di essere invisibili. Abbiamo la certezza che qualunque cosa diciamo o facciamo non servirà a cambiare le cose. Abbiamo la certezza che i nostri sentimenti non arriveranno alla persona a cui sono destinati e, se anche arriveranno, che questa non li accoglierà. Abbiamo la certezza che per l’altra persona siamo come delle figurine trasparenti, ritagliate dalla carta velina.

Al narratore de L’invenzione di Morel capita tutto questo, ma per motivi molto diversi dai miei. Innanzitutto, il narratore in questione è un perseguitato senza nome, condannato all’ergastolo e ricercato dalle forze di polizia. Il nostro uomo ha una paura folle di essere catturato e non vuole sentire ragioni: pur di sfuggire alla prigionia è disposto anche a rifugiarsi su un’isola misteriosa, cui nessun marinaio sano di mente oserebbe avvicinarsi. Ci sono tutte le premesse per una storia di fantasmi, e difatti ci sono i misteri e ci sono i fantasmi, ma in modo un tantino più intellettuale del solito.

Immaginate di essere fortunosamente scampati al vostro destino di miseria e di starvene beatamente in ozio su quest’isola, dove sorgono tre magnifici edifici, un Museo, una cappella e una piscina, architettonicamente bellissimi e splendidamente disabitati. Immaginate che siete lì tutti soli, a godervi il sole e la piscina. Poi immaginate che d’un tratto si oda il suono di un fonografo e che l’isola si riempia di persone, persone – spuntate dal nulla! Avete paura, è logico. Siete un perseguitato, dovete scappare. È tutto assolutamente naturale.

Immaginate che questi misteriosi intrusi, venuti da chissà dove, gente assurda che balla sotto la pioggia, che fa il bagno in piscine piene di vipere e ha il vizio di ripetere sempre le stesse frasi, si stabiliscano sulla vostra paradisiaca isola senza alcuna apparente intenzione di togliere le tende. Voi cercate di evitarli, cambiate percorsi e posto dove dormire, vi adattate a mangiare radici.

Immaginate poi che al crepuscolo guardiate ogni sera una bellissima gitana, mirabilmente assorta, con variopinti fazzoletti tra i capelli e occhi languidi che fissano il mare. La donna si chiama Faustine. Vi innamorate. Vi innamorate follemente. Cercate di avvicinarla, di vincere la paura che vi trattiene. Sedete accanto a lei, le portate dei fiori. Lei finge di non vedervi e di non ascoltarvi. Quando siete con lei, non volge neanche la testa nella vostra direzione. È come se si muovesse in un altro mondo, parallelo al vostro, come se voi non poteste in alcun modo toccarla. Vi infuriate, pensate che vi prenda in giro, è normale. Tutto ciò non fa che aumentare il vostro amore.

L’amore per Faustine vi porterà alla scoperta di tutto un mondo inquietante ma anche incantevole, inventato per lui, per voi e per tutti dal geniale Morel, eccentrico e sadico scienziato. Il vostro amore vi porterà a mischiarvi e a sostare nelle stesse stanze di questi intrusi, che pure non vi vedono e non vi sentono.

Avete presente il momento in cui dite, “ecco, questo è il punto supremo della mia esistenza, non ci sarà per me un giorno più felice”? Quanti di noi non hanno mai pensato, “perché questo momento non si ferma?, perché la felicità non la posso imbottigliare?” Confesso che a me servirebbe, che l’idea mi è familiare. Lo scienziato Morel, l’inventore del titolo, ha voluto prendersi una settimana di tempo, ha acquistato un’isola, costruito dei suntuosi edifici, scelto i suoi amici più cari. E ha deciso di vivere insieme a loro una settimana di eterna, paradisiaca felicità.

 “Avrei potuto dirvi, appena arrivati: Vivremo per l’eternità. Forse avremmo rovinato tutto, nello sforzo di mantenere una continua allegria. Ho pensato: qualunque sia la settimana che passeremo insieme, sarà piacevole soltanto se non ci sentiremo costretti a occupare bene il nostro tempo. Non è stato così? Allora vi ho dato un’eternità piacevole.”

Felici per sempre.

Felici per sempre.

Non dite che l’idea non vi alletta neanche un po’.

Non dirò altro, perché questo libro è così breve, così economico, così leggero e così leggiadro che merita di essere letto dai vostri occhi, perché a spiegarlo si rovina. E io non voglio stare qui a calpestare il giardinetto di questo simpatico signor Casares. Lo ringrazio per il buffo sorriso che mi è spuntato in faccia. Non lo vedevo da una settimana e cominciavo a chiedermi che fine avesse fatto.

Chiara Pagliocchini



Programma Club del libro Nobel 2012

Ecco a voi il programma del Club del libro Nobel per l’anno 2012

Gennaio:     L’abitudine di amare – Doris Lessing (2007)

Febbraio:    
Il mio nome è rosso – Orhan Pamuk (2006)

Marzo:
           La donna del tenente francese – Harold Pinter (2005)

Aprile:
            La pianista – Elfriede Jelinek (2004)

Maggio:          
Aspettando i barbari – J. M. Coetzee (2003)

Giugno:          Essere senza destino – Imre Kertész (2002)

Luglio:            La metà di una vita – Vidiadhar Surajprasad Naipaul (2001)

Agosto:             
Il libro di un uomo solo – Gao Xingjian (2000)

Settembre:
    Il tamburo di latta – Gunter Grass (1999)

Ottobre:            
Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago (1998)

Novembre:      
Mistero Buffo – Dario Fo (1997)

Dicembre:        
Taccuino d’amore – Wisława Szymborska (1996)

 

Chi ha da parlare parli ora,  o taccia per sempre! I titoli si possono cambiare se avete validi consigli da dare in merito. A parte i primi due, gli altri sono ancora suscettibili di cambiamenti!

Luana


La vita segreta delle api, Sue Monk Kidd

Titolo: La vita segreta delle api
Titolo originale: The secret life of bees
Autrice: Sue Monk Kidd
Anno di pubblicazione: 2002
Edizione: Oscar Mondadori
Pagine: 293
Costo: 9.5€
-> Consigliato:  Sì!


La vita segreta delle api

Immagina che tu ed io, tu che leggi, e io che scrivo il commento, siamo amici migliori da un triliardo di anni, di quelli che chiamano ‘zio’ e ‘zia’ i rispettivi genitori, che sanno che metti a lavare le cose che non vuoi ripiegare e riporre che nei cassetti, che io ti abbia visto sbavare/morire d’amore/penare per un amore non corrisposto, oppure del tutto immaginario, che ti abbia accompagnato al funerale di un nonno  piangendo lacrime amare oppure di un trisavolo antiquato con tanto di risate di circostanza, insomma, che ci sia stata per te dalla notte dei tempi e t’abbia curato le ferite che quando sono tue sono un po’ anche le mie.

Adesso ti vedo che giungi ad un punto cruciale della tua esistenza, ti vedo aggirarti con un punto di domanda sulla faccia o la lacrima persistente dell’ultimo pianto che stenta ad andare via, ti sto a sentire mentre parli, ma forse in fondo anche a me stavolta mancano i mezzi per aiutarti davvero perché purtroppo non s’è mai saputo di una persona che entrasse dentro un’altra e andasse a tirar via i cocci dell’ennesimo danno che la vita ha rotto dentro di te. Però un modo per rompere le barriere di sofferenza lo trovo, almeno per alleviarle, si lo trovo, e questo modo si chiama ‘La vita segreta delle api’, un libro. Sei scettico, amico mio, riguardo la lettura e la sua funzione salvifica, e probabilmente chiusa pagina 291 e dato un veloce sguardo ai riferimenti bibliografici starai male come prima, se non peggio perché non c’hai manco un’amica decente che ti sappia aiutare. Ma probabilmente non andrà così.

Con me non è andata così. Quando hai 20 anni e letteralmente non sai che pesci pigliare perché un voto di un esame è troppo basso, il fidanzato ha troppe ore di facoltà, senti la nostalgia di casa, ma in fondo non ci torneresti mai perché raggiunta l’indipendenza non torneresti mai più indietro, ti senti niente più e niente meno che un cappotto vuoto. Solo che tu nemmeno hai la gruccia che ti tieni in piedi dentro all’armadio. Allora mi son presa un libro, io lettrice, che i libri mi fanno da mamma, da amica, da compagna di risate e tutto quanto.

Ma non ho preso un libro a caso, ne ho preso uno dal quale mi aspettavo ‘Una storia commovente ed umana che mi faccia provare quanto dolce può essere la vita’. Proprio così, sulla mia bizzarra scheda libro ho inserito una voce

ASPETTATIVE:  ‘Una storia commovente ed umana che mi faccia provare quanto dolce può essere la vita’

E le aspettative sono state ripagate, e superate da una storia che ti cola nella gola come il miele che ti cura il male facendoti sentire un po’ rinvigorito, cullato e coccolato dalla dolcezza di questo prodotto che producono le api nel loro alveare. La vita in fondo è un’ape, no? A volte ci punge, a volte ci delizia col miele. Ma la cosa più importante, la lezione più bella ricevuta, è stata quella , sì, di lasciarsi cullare e coccolare, ma anche di combattere, di sentirsi sempre pronti al rilancio, alla rivincita, al momento del ‘Adesso chiedo alla vita ciò che mi merito’.  Potreste essere Lily, una bianca in mezzo ai negri che va in cerca delle orme di una madre morta, troppo viva nel ricordo, e che prega la Madonna Nera, che le chiede di lanciarle un’ancora di salvataggio; potreste essere Rosaleen, che dopo il 1964 e l’Atto sui Diritti Civili va orgogliosa a ritirare la sua tessera elettorale anche se dopo essere stata picchiata; potreste essere Zach, ragazzino col sogno di divenire avvocato, che va al liceo dei bianchi e se ne infischia delle palline di carta.

Potreste anche essere August, e piegarvi al mistero della vita per dedicarvi all’umanità, alle vostre sorelle, alle vostre amiche care.  Oppure potreste essere May, la dolce gemella a metà che un giorno ha smesso di sopportare il peso del mondo.

Chiunque decidiate di essere, dopo aver letto questa storia, tuttavia avrete voglia di guardare il sole nel cielo, pensare che splende per voi e che finalmente è giunta l’ora di rinascere.

Dunque, amico mio inventato sul momento, o amica vera che passi per ‘Un buon libro, un ottimo amico’ a vedere che cosa fa Luana, se ha scritto qualcosa di interessante, se stai male, per qualsiasi cosa, se ti senti uno sconfitto, chiedi a Sue Monk Kidd di darti in prestito i suoi personaggi. Infilati nella Carolina del Sud, ammira i segreti delle api, impara la forza dell’amore materno, fonte del mondo, ricevi silenzioso la lezione sul colore della pelle, che è una lezione di intelligenza e di sapienza del persistere del principio che siamo tutti uguali, che bianchi, o neri, o svolazzanti come api non abbiamo che l’amore a farci da guida.

Adesso posso anche finire di emozionarmi, e iniziare a sperare di averti convinto che talvolta un libro e delle api in un alveare possono restituire un sorriso e il caldo abbraccio dell’affetto.

Post Scriptum: Esiste del libro una meravigliosa trasposizione cinematografica omonima che vi consiglio di guardare.

http://www.youtube.com/watch?v=yifIR42rpNc

Luana


Harry, rivisto – Mark Sarvas

Titolo: Harry, rivisto
Titolo originale: Harry, Revised
Autore: Mark Sarvas
Data di pubblicazione: 2008
Edizione: Adelphi
Numero pagine: 308
Costo: 19€
-> Consigliato: Sì!

 

Non è facile essere il conte di Montecristo quando hai il cuore in gola.

 

Scordatevi gli eroi dei romanzi classici, quegli uomini coraggiosi che si rialzano sempre, che combattono le avversità e alla fine trionfano. Harry Rent è un po’ tutti noi: non sa mai bene come comportarsi, quindi si limita a sforzarsi di non apparire troppo ridicolo. Si ispira al Conte di Montecristo (in edizione ridotta, scelta dopo aver ponderato attentamente i pro e i contro) per ostentare una sicurezza che in realtà non ha, risultando talmente dolce e buffo che è impossibile non apprezzare i suoi sforzi e non fare il tifo per lui. Eppure non è un personaggio del tutto positivo: è un traditore, un codardo e un debole. Si perde nel labirinto dei propri pensieri (per dirla con le parole dell’autore, si osserva mentre osserva se stesso che osserva), ha paura di affrontare i problemi, è goffo, egoista e impacciato. Insomma, è umano. Proprio questa è la forza dello spassosissimo romanzo di Sarvas: chiunque può riconoscere in Harry almeno una parte di sé e delle proprie paranoie. È un personaggio straordinario e ben delineato, buffissimo, un antieroe che dopo la morte della moglie si ritrova a fare i conti con la propria coscienza, i propri desideri e una serie di situazioni che lo colgono impreparato.

La storia procede a ritroso fino al momento in cui ha conosciuto sua moglie, che lo amava moltissimo ma si vergognava della sua goffaggine. Senza di lei, Harry deve ritrovare il proprio posto nel mondo, scendere a patti con l’uomo che è diventato, accettare la realtà e ricominciare a vivere. Solo che è talmente pasticcione e confusionario che il processo risulta più difficile del previsto, con picchi veramente comici e altri più drammatici. Nel tentativo di agire per il meglio – non sempre in modo disinteressato – conosce e cambia la vita di alcune persone, ma soprattutto combina una serie di disastri dai quali non riesce più a districarsi. E più si dibatte, più ne rimane invischiato.

Leggendo le avventure di Harry si ride, si riflette, ci si incuriosisce (la causa della morte della moglie rimane avvolta in un alone di mistero fino alla fine), e si viene catturati fin dalle primissime pagine. Mi è piaciuto davvero molto e lo consiglio caldamente.

Uniche note dolenti, certe scelte traduttive e alcuni errori veri e propri: è un peccato doversi irritare ogni tre pagine per parole “stonate” (volete qualche esempio? “una diecina”, “negli anni avvenire”… non me le sono segnate tutte perché ogni volta era un colpo al cuore). Ma ho superato il fastidio e ho cercato di valutare il romanzo nel suo insieme, perché un personaggio umano e ben riuscito come Harry se lo merita.

Harry è assolutamente certo di svanire rapidamente, di regola, dalla memoria visiva, come un’impressione all’interno di una palpebra chiusa. Più di ogni altra cosa Harry desidera essere ricordato. Che si pensi bene di lui.

 

Io ti ricorderò, Harry. Perché fa sempre bene scoprire che non siamo gli unici ad avere paura.

Thais Siciliano


Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni, Edwin A. Abbott

Titolo: Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni
Titolo originale: Flatland – A romance of many dimensions
Autore: Edwin A. Abbott
Data di pubblicazione: 1882
Edizione: Gli Adelphi
Numero pagine: 166
Costo: 8€
-> Consigliato: Sì, sì, e sì 

 

Questo libricino è talmente matto e bello che dovete andare a comprarlo, e siccome so che le mie maniere dispotiche, e poco convincenti (purtroppo non ho le doti dei venditori di cose inutili che riescono a farti comprare di tutti convincendoti che siano utili)forse non vi indurranno all’acquisto, armatevi di convincitudine vostra, e andate a comprarvelo, o a rubarlo, o a prenderlo in prestito dalla biblioteca.
Perché? Leggete quanto segue 

Se come me siete sempre stati delle perfette schiappe in matematica e geometria questo è il libro che vi illuminerà di sapienza, una volta finito di leggerlo vorrete andare dai vostri vecchi professori/maestri, sbattere loro Flatlandia in testa e urlare MA CHE ACCIDENTI TI COSTAVA SPIEGARMELO COSì SEMPLICE?? . Purtroppo però temo si tratti di un provvedimento anticostituzionale, dunque, anziché prendervela con vecchi pedagoghi incapaci, potrete gentilmente ringraziare Abbott che nel 1882 ha scritto questo libro non so con quali intenti (devo ancora leggere saggi/articoli/, ma era troppo forte la voglia di parlarvene), ma di sicuro aveva capito che nel 1991 sarebbe nata una asina matematica come me, quindi ha voluto far parlare figure geometriche.

Se al contrario siete divini, comprendete la matematica e la geometria, avete l’occulto dono del far di conto e del comprendere combinazioni di lati, angoli, e quant’altro, tranquilli, a Flatlandia ce n’è anche per voi.
Per quanto siate saccenti, dubito infatti che in uno dei vostri compiti perfetti delle superiori o esami da 30/30 con lode dell’Università, le figure geometriche abbiano mai preso a muoversi o a parlare.

Ma non è tutto qui. Se pensavate che Geometria e Politica e Filosofia potessero difficilmente incastrarsi tra loro, vi sbagliavate. Perché nella Geometria di Flatlandia la Politica sessista e razzista discrimina le Donne, gli Isosceli, gli Irregolari e assurge a razza perfetta i Circoli. Quando poi qualcuno vede o sente, anche per sua non colpa, qualcosa che non andava visto o sentito, viene fatto sparire. Che cosa assurda, si potrebbe pensare. E invece no. Succede anche da noi. Quindi tranquilli, a Flatlandia ci ritroverete molto.

Non incazzatevi troppo con Abbott se ce l’aveva con le donne.
Insomma, Dante ha reagito bene. Ma a volte gli approcci sessuali non vanno a finire in Commedie, sopratutto non in Divine.

La mia cartolina da Flatlandia smette qui di essere priva di raziocinio, scusate, ma sono ancora troppo esaltata.
Se decidete di farci un salto, tuttavia, chiedetemi l’indirizzo, perché colleziono cartoline, e da Flatlandia le ricevo ben volentieri.

 

Luana


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