In viaggio su una gamba sola, Herta Muller

Titolo: In viaggio su una gamba sola
Titolo originale: Reisende auf einem Bein
Autrice: Herta Muller
Edizione: Tascabili Marsilio
Anno di pubblicazione: 1989
Numero pagine: 169
Costo: 9€
-> Consigliato:  Sì, sopratutto se siete interessati al periodo storico del Muro e se già amate Christa Wolf

 

Viaggiatori su una gamba sola e sull’altra perduti.
Viaggiatori che arrivano troppo tardi. 

Di fronte a questo libro, commentare diventa un onere che si confonde in maniera ineluttabile con l’esperienza, la mia, di aver visto Berlino e il Muro; di aver visto tanti viaggiatori su una gamba sola che zoppicano per ritrovare un’identità geografica e culturale che hanno perso quando la cortina ha diviso cielo e terra mettendo da una parte l’Est e dall’altra l’Ovest come solo l’Onnipotente da millenni a questa parte si era permesso di fare.
I viaggiatori che vanno su una gamba sola, e vanno a stento, e vanno col peso nel cuore di non essere più nessuno non sono solo quelli che si trovavano di fronte al muro, ma sono quelli negli angoli che aspettano una cittadinanza, un posto nel mondo, un’appartenenza. Sentimenti lontani dalla mia culla di protezione che il mondo, le circostanze, la Storia in una congiunzione di coincidenze astrali favorevoli mi hanno offerto.. e che Herta Muller, scrittrice di fronte alla quale si può solo star zitti, atterriti, ed ascoltare, mi ha posto davanti senza mezzi termini.
Se c’era un modo crudo, disagevole di raccontarlo, Herta, donna Nobel, l’ha trovato e l’ha elargito per 169 pagine per raccontare la storia di Irene, che è poi la sua storia, donna che viaggia su una gamba sola dalla Romania alla Germania in cerca di se stessa. Di un perché. Di un amore da amare non di notte, non per soldi, non di sfuggita. Irene ha bisogno di legarsi, ed invece il mondo la tiene slegata, la storia, quella porzione di storia fredda ancora oggi così respirabile a Berlino, nell’Est, la tiene slegata dalla possibilità di un’identità propria.

Lo stile è tagliente. L’esperienza è tagliente. Il romanzo produce ferite che non si possono rimarginare e che, nonostante tutta la buona volontà, anziché avvicinare all’autrice, la rende ancora più lontana, più solitaria.

A Berlino hanno mantenuto in piedi kilometri di muro su cui dal 1989 in poi hanno dipinto murales mani provenienti da tutto il mondo che credono nella pace e hanno voglia di averla, ma in questa lunga fila c’è una breccia. Una breccia nel muro che ti permette di mettere la gamba ad Est, ed una gamba ad Ovest. L’ho fatto anche io, ovviamente. E mi sono sentita come se avessi una gamba sola. Ho sentito scendere su di me l’angoscia del non avere un’identità e di essere priva di un arto.

E se Herta Muller ha voluto scrivere un libro parlando di quanto si sta di merda ad andare da un posto all’altro con un bagaglio di coscienza troppo pesante e in più dovendosi poggiare su una gamba sola, io posso solo approvare la sua scelta mandandole un abbraccio che non riceverà mai. Perché chi si guarda allo specchio e non si vede, non riuscirà nemmeno mai a sentire gli altri.

In finis, grazie ad Herta per tutto il dolore che mi ha messo addosso, perché mi ha restituito ancora maggiore consapevolezza su quel pezzo di storia che sta ancora in piedi alla Est Gallery, e nella mia incancellabile memoria.

Luana

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