Donne innamorate, D. H. Lawrence

Titolo: Donne innamorate
Titolo originale: Women in love
Autore: D. H. Lawrence
Anno di pubblicazione: 1921
Edizione: Penguin Popular Classics
Pagine: 542
Costo: 2,9 €
-> Consigliato:  Sì, ma non in lingua originale!

Women in Love (Popular Classics)

 

« Pah – l’amour. Lo detesto. L’amour, l’amore, die Liebe – lo detesto in ogni lingua. Donne e amore, non c’è tedio più grande » esclamò. Lei se ne sentì un po’ offesa. E tuttavia era la sua stessa, elementare sensazione. Uomini e amore, non c’era tedio più grande.

Non c’è cosa più irritante, io credo, che sentirsi troppo stupidi per capire un romanzo. Non c’è cosa più irritante che sentire che la distanza che ti separa dallo scrittore, in termini di complessità ideologica, di esperienze di vita e di abilità linguistica, non è una piccola crepa, ma un crepaccio. Tra me e Lawrence c’è un crepaccio. Intorno, una valle innevata. Sopra, un cielo bianco lattiginoso.

È uno di quei libri, rari a trovarsi, il cui contenuto in termini di trama si può sintetizzare in mezza riga. Due donne, due uomini, due storie d’amore, anzi tre. Picnic all’aperto, gite in macchina, crudeltà sui conigli, una scazzottata, un contorno di affascinanti personaggi bohemien, l’industria del carbone, tanta tanta voglia di libertà. I due personaggi femminili, Gudrun e Ursula, sono due sorelle, estremamente diverse l’una dall’altra. I due personaggi maschili, Birkin e Gerald, sono altrettanto estremamente diversi. Le tre coppie, Birkin-Ursula, Gudrun-Gerald, Birkin-Gerald, sono ancora più diverse ed estreme.
Le coppie si formano al capitolo due. Benissimo, perché andare avanti allora? Un romanzo di Jane Austen si sarebbe fermato qui. Che problema c’è? Sarebbe un romanzo estremamente carino di 12 pagine. Ma cosa diavolo… ? Perché il mio romanzo ha 542 pagine? Cos’altro deve accadere? Ecco, in realtà non accade nulla. Si riflette. Questo è tutto, si riflette. Ma su cosa? Già, questa è un’altra bella domanda.

Il problema è che in un romanzo di Jane Austen (per quanto la mia venerazione per zia Jane sia eterna ed incrollabile) non si troverebbe qualcosa su cui riflettere. Eroe ed eroina devono arrivare al matrimonio, punto. Dopo il matrimonio possono finalmente varcare la soglia del talamo nuziale e fare tanti bambini. Non c’è altra strada. Lizzy non è mai rientrata a casa dicendo « Mamma, Mr. Darcy mi ha chiesto se vado con lui in Svizzera, così possiamo darci dentro come conigli ».
Il signor Lawrence è un nostalgico, è uno che Jane Austen l’ha letta, e molto bene. Ne riconosce tutti i meriti, ma anche tutti i limiti. Non che zia Jane non fosse una grande artista, ma era una donna del suo tempo. I tempi sono cambiati, e questo il signor Lawrence lo sa.
Siamo nel 1921 e la gente è tutta diversa. La guerra ha cambiato tutto. Ha cambiato gli uomini, ha cambiato le donne, ha cambiato le relazioni tra i sessi. Le donne possono girare il mondo da sole, possono fare lo scultore, bere champagne, andare col primo che capita (e pensate, quello nemmeno è costretto a sposarle, dopo!). Gli uomini possono sentirsi forti della loro virilità e passare da un’amante all’altra, hanno automobili, hanno motori e operai. Il mondo corre veloce, c’è l’industria, c’è il tran-tran delle metropoli, c’è la modernità. Eppure si ritorna sempre allo stesso problema. L’eterno problema. L’amore. Pah, l’amour.

Donne innamorate è proprio questo, una sottile e complessa analisi dei sentimenti umani allo scoccare del secolo, un tentativo di stabilire cosa è cambiato rispetto al secolo scorso, se c’è ancora l’amore e in che forme si esprime, attraverso tutto un campionario di esperienze quali la convivenza, il matrimonio, le relazioni tra persone dello stesso sesso.
Lawrence ce la metteva proprio tutta per dare scandalo. Il romanzo precedente a questo, The rainbow, fu messo al rogo dalla censura (1921, sì, e ancora bruciavano i libri). Il suo romanzo più famoso, L’amante di Lady Chatterley, fu pubblicato a Firenze da un editore che non conosceva l’inglese. Se avesse capito cosa c’era scritto, non l’avrebbe pubblicato sicuro. Lawrence era troppo un uomo del suo tempo, troppo schietto per andare d’accordo con gli inglesi. Gli inglesi sono gente che va d’accordo con Dickens e con Jane Austen, con quelli che rientrano nel canale dell’ordine prestabilito. Ma Lawrence no, Lawrence è uno che ti tira pesci in faccia. La sua scrittura è scandalosa, la sua scrittura è sesso senza essere oscenità, la sua scrittura fa sciogliere le viscere e desta qualcosa, quel qualcosa che il cuore di un freddo inglese del ’21 non riesce ancora ad accettare. Che il mondo è cambiato, signori. Il mondo è cambiato e non possiamo farci niente. Le nostre donne non sono più donne. I nostri uomini non sono più uomini. E adesso i sessi cominciano ad interagire tra loro in un modo che ci manda fuori di testa.

Donne innamorate è un romanzo che investe tutto sui personaggi e quasi nulla sull’azione. Il dialogo, il gesto, è su questi elementi che l’attenzione del lettore si deve concentrare. Su questi e su una serie di simboli ripetuti, di scene chiave per capire in che modo i personaggi interagiscono e quali sono le molle del loro pensiero.
Abbiamo Ursula, donna di passione, di grandi slanci, di grande gelosie, molto intensa e vera in tutto il suo sentire. Un po’ stupida alle volte, ma certamente umana, come tutte le donne un po’ troppo innamorate, un po’ troppo stupide, un po’ troppo umane. Alle volte vorresti prenderla a sberle, alle volte ti trovi a parteggiare per lei. Qualche volta pensi, è veramente cretina, e qualche volta, dagliele di santa ragione!
Abbiamo Birkin, per molti versi un autoritratto dello scrittore, il filosofo del romanzo, la vera voce ideologica, un pensatore, un sognatore, teorizzatore di amori tutti spirito e niente carne, che vede l’amore come il bilanciamento tra due stelle vicine e poi finisce inevitabilmente per contraddirsi e soccombere all’amore molto più umano e realizzabile di Ursula. Birkin è il mio personaggio preferito. È un tizio che dice sempre cose memorabili. Sull’umanità. Sulla morte. Sul sentimento. Sui dinosauri. Qualsiasi cosa dica è un piccolo capolavoro artistico. Spesso frainteso, come capita alla gente grande quando finisce tra gente piccola.
Abbiamo Gerald, orribile, terrificante, divino. Più che essere un personaggio, Gerald assomiglia a qualche divinità nordica del ghiaccio e del fulmine. È una macchina da guerra e vede il mondo in forma di macchina. Il mondo per lui è un enorme ingranaggio da oliare e ogni persona è uno strumento. Lui stesso è uno strumento, un meccanismo, e un meccanismo non deve mai smettere di funzionare. Gerald è uno sempre impegnato a fare qualcosa. Deve essere sempre impegnato a fare qualcosa. Perché se si fermasse a pensare, morirebbe.
Abbiamo Gudrun. Abbiamo Gudrun, punto. Ecco, io non ho capito questo personaggio fino a venti pagine fa. Pensavo che in qualche modo molto lontano mi somigliasse, ma non capivo perché. È un personaggio così controverso e tremendo. È sadica. È masochista. Vuole dominare ed essere dominata. Vuole soccombere all’amore e non soccombere. Vuole una vita libera e piena di ispirazione e si costringe a un’esistenza di miseria intellettuale. Ci ho messo fino a venti pagine dalla fine, ma poi ho capito. E ho capito che mi somiglia davvero. Ci ho messo tanto tempo a riconoscerla solo perché era un ritratto troppo impietoso da guardare.

Qualche breve considerazione sulla scrittura di Lawrence. Ecco, è semplicemente una delle più belle scritture che conosca. È una scrittura che ha un tessuto, ha qualcosa dell’oro e qualcosa dell’elettricità. È come se una vena potentissima di energia scorresse dalle pagine al lettore. Magari potessi averla. Magari fosse mia.

E allora, vi starete chiedendo, dove dannazione è il problema? Quale cavolo è il tuo problema? Perché non hai dato a questo libro cinque stelline? Perché? Perché sei una cretina! No, perché sono umana. Perché sono umana e 542 pagine nell’inglese di Lawrence sono come la maratona di New York. Sono arrivata in fondo con grandissima soddisfazione, ma che fatica. In italiano avrei forse saputo apprezzarne tutte le sfumature, tastare il tessuto, ma in inglese no. È semplicemente troppo difficile per me, sono umana, e devo accettarlo. Questa barriera linguistica è stata anche il motivo principale, io credo, per cui le vicende dei personaggi mi sono sostanzialmente scivolate addosso. Li ho guardati con molta freddezza, con molta scientificità. C’è stata da parte mia davvero poca partecipazione.
È stato come guardare da fuori un ballo in una sala da tè. Dentro ci sono tutte le signore agghindate, ci sono le tende, c’è la musica, c’è profumo, dentro c’è tutta la tua idea di bellezza orchestrata soltanto per farti piacere. Ma nessuno ti apre la porta. Grazie tante, tu dici.

 

Chiara Pagliochini 

Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico2011

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico2011

One response to “Donne innamorate, D. H. Lawrence

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: