La collina dei conigli, Richard Adams

Titolo: La collina dei conigli
Titolo originale: Watership Down
Autore: Richard Adams
Anno di pubblicazione: 1972
Edizione: BUR
Pagine: 486
Costo: 10,90 €
-> Consigliato: Sì.

 

 

Una cosa può esser la verità e, insieme, essere una follia senza speranza.

Credo che prima di parlare dell’opera in sé, occorra fare un piccolo appunto sulla traduzione di Paolini: eccelsa. Per dirla breve, è pura poesia. Essendo un libro ricchissimo di fantasia e di termini inventati, il traduttore deve aver faticato moltissimo per renderlo come l’ha reso, ma c’è da dire che l’ha fatto egregiamente, e per questo bisogna rendergliene merito.

Watership Down narra di un gruppo sparuto di conigli che, grazie al famoso intuito di uno di essi, scappano in tempo dalla loro conigliera prima che questa venga sterminata da alcuni uomini che voglio costruirci sopra. Il viaggio appare lunghissimo, ma è in realtà molto breve. Il lettore è subito spinto a ragionare in termini “coniglieschi”, e anche la concezione del tempo cambia. Prima di giungere al colle Watership, dove decidono di costruire la loro nuova casa, questo gruppo di conigli incapperà in pericoli più o meno grandi. Attraverso i loro occhi vediamo il mondo da un’altra prospettiva, una prospettiva che con la nostra non ha nulla a che fare, e grazie a questo possiamo imparare a capire un po’ di più la natura. Forse anche a rispettarla.

Inquietante è l’episodio della conigliera “maledetta”. Questo posto sembra molto accogliente, ma i conigli in realtà sono apatici. Vivono vicinissimi agli uomini e si cibano alla grande, però ogni tanto qualcuno scompare. Sono troppo abituati a questo metodo di vita, a questo patto uomo-coniglio per cambiare le cose e aprire gli occhi.

Dopo questo le acque sembrano calmarsi. Finalmente i conigli hanno trovato la loro conigliera. Vengono raggiunti da due sopravvissuti alla strage della loro vecchia casa. Se non che, si accorgono di essere destinati all’estinzione nel caso non provvedano a trovare qualche femmina. Così parte la ricerca, anche grazie a un gabbiano che si fanno amico con l’intelligenza del loro capo, Moscardo. Gli unici conigli nei paraggi sono quelli domestici, chiusi in gabbia, di una fattoria lì vicino. Gli altri appartengono a una grandissima conigliera a due, tre giorni di viaggio. Mentre una spedizione parte per questa conigliera, Moscardo e Nicchio, un altro coniglio, tentano una sortita alla fattoria per vedere se possono fare qualcosa con i conigli domestici. Questi sono quattro, e hanno un po’ paura a seguirli. Moscardo promette di ritornare molto presto.

Mi fermo qui nel raccontare l’episodio perché se no svelo tutta la trama. Tornando alla spedizione per la grande conigliera, che dà poi vita all’episodio fulcro del romanzo, intendo analizzare attentamente la società di quei conigli. A capo di essi c’è il Generale Vulneraria. Semplice Coniglio Capo? No. Trattasi di un tiranno, ed Efrafa, la sua conigliera, non è altro che una dittatura oligarchica. Qui si inserisce il tema sociale del romanzo. E spero di non essermi sbagliato e di non star sparando un mare di stronzate. Questa società conigliesca è retta da Vulneraria e da una specie di aristocrazia militare chiamata Ausla (presente quasi in tutte le conigliere, ma qui con poteri praticamente assoluti). Gli orari dei conigli sono scanditi regolarmente. Nessuno se ne può andare. Chi tenta la fuga viene o ammazzato o torturato. Se arrivano forestieri, vanno arrestati e incorporati nella società. La conigliera è suddivisa in “marche” e per passare da una marca all’altra serve un permesso speciale del comandante in capo a quella in cui si trova. In questo clima soffocante, le femmine risucchiano i cuccioli dentro di loro e non partoriscono. Cresce il malcontento. Ma nemmeno di fronte all’evidenza, il dittatore, il Generale Vulneraria, vuole cedere un pezzo del suo potere. Da tempo ha organizzato Pattuglie a Largo Raggio che tengano sotto controllo tutta la zona. Efrafa è, in breve, uno stato dittatoriale in miniatura, composto da conigli anziché da umani. E, nel suo finale fallimento, possiamo vederci decine di episodi storici e attuali.

Ultimo fatto rilevante del romanzo è la bontà umana nei bambini, assente invece negli uomini. I conigli reputano l’uomo uno dei nemici principali, eppure sarà una bambina a compiere un atto molto buono, alla fine.

In questo romanzo, che è poi un’odissea metaforica, dove al posto dei conigli possiamo metterci benisismo gli uomini e al posto degli animali più grandi i mostri Omerici, il tema del viaggio e della libertà, di voler avere una casa e un po’ di pace, sono elevati a “ricerca della felicità”, e possiamo tutti desiderare di essere conigli per godere dell’erbetta fresca e di tutti quei paesaggi – osservati con occhi veramente attenti – che l’autore ci descrive così splendidamente, ricchi di colori ma anche di insidie. E tutti vorremmo vivere in una società i cui lacci siano meno allentati di quelli odierni. In questo libro, respiriamo la libertà.

 

Marco Tamborrino

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