Le regole della casa del sidro, John Irving

Titolo: Le regole della casa del sidro
Titolo originale: The Cider House Rules
Autore: John Irving
Traduttore: Pier Francesco Paolini
Anno di pubblicazione: 
1985
Edizione: Bompiani
Numero pagine: 624
Costo: 11,90€
-> Consigliato: Sì! 

Ho finito di leggere questo romanzo un tardo pomeriggio invernale su un autobus fra la Lituania e la Lettonia, immersa nel buio del paesaggio baltico, con la lucetta accesa sopra la testa che illuminava solo me e il mio libro. Quando l’ho chiuso, ho dovuto trattenere le lacrime. Mi sembrava di aver dovuto salutare per sempre alcuni carissimi amici, di essermeli lasciati alle spalle, nel buio della strada dietro di me, eppure sentivo che averli conosciuti mi avrebbe scaldata dentro ancora per molto tempo. Solitamente leggo piuttosto in fretta. Ma questo gioiello di John Irving me lo sono voluto gustare piano piano, per entrare nell’atmosfera, per conoscere da vicino i personaggi, per assaporare il linguaggio, gli stati d’animo, le sensazioni.

Immaginate di essere un orfano. Immaginate di aver provato a vivere con diverse famiglie per poi scoprire che l’unico posto che potete considerare casa è l’orfanotrofio in cui siete nati da madre ignota. Dove siete amati e trattati con cura, certo, ma pur sempre un luogo che dovrebbe essere di passaggio. Homer Wells invece cresce a St. Cloud’s con il dottor Larch e le sue adorabili infermiere. Ma St. Cloud’s non è solo un orfanotrofio. Là, il dottor Larch svolge il lavoro di Dio e quello del Diavolo, sebbene per lui derivino entrambi dalla misericordia e dal dovere morale di aiutare gli altri: accoglie le partorienti che vogliono abbandonare i propri figli, ed esegue aborti per le donne che non vogliono portare avanti la gravidanza. In un’epoca in cui l’aborto è ancora illegale, il coraggioso e folle dottor Larch insegna a Homer il mestiere di ostetrico abortista, e non solo. Gli fa da padre, lo ama in modo talvolta ossessivo. Così, quando Homer fa i conti con la propria coscienza e decide di distaccarsi da quel mondo, per il dottor Larch è come se un pezzo di anima si separasse dal suo corpo.

Homer finirà alla Casa del sidro, dove conoscerà finalmente l’affetto di una famiglia, ma anche lì dovrà fare delle scelte, sopportare i tormenti della propria coscienza e soprattutto si ritroverà a fare ciò che un eterno orfano detesta di più: aspettare, poi si vedrà. Sullo sfondo, una bella riflessione sulle regole morali e sociali, sulla possibilità di infrangerle, sulle conseguenze degli sbagli fatti per troppo amore, sulla crescita di un bambino che diventa uomo. Meraviglioso anche il personaggio di Melony, orfana eternamente arrabbiata col mondo, dura, ferita, in cerca di riscatto, che difende la propria debolezza erigendo barriere.

La traduzione un po’ datata ma scorrevole di Pier Francesco Paolini ci restituisce una storia d’amore in tutte le sue forme, una storia di attesa, di speranze, di perdita, di decisioni difficili. Una galleria di personaggi indimenticabili e veri, profondamente umani, fra errori e riscatti, cambiamenti e ritorni. Perché non si può sfuggire da quello che si è e si è sempre stati, né dal fare la cosa giusta: non si può sempre aspettare, prima o poi bisogna trovare il coraggio di fare una scelta. Seicento pagine su cui riflettere, da gustare lentamente, da vivere più che da leggere.

E come si dice ‘mi manchi’, si chiese, quando non si intende ‘voglio tornare da te’?

Thais Siciliano

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One response to “Le regole della casa del sidro, John Irving

  • Sara Bezzon

    E’ vero. Non è possibile leggere questo libro di fretta, giusto per arrivare in fondo, vedere come finisce. Bisogna centellinarlo, pensarlo, viverlo. Dobbiamo crescere con i personaggi, capire le loro scelte, viverle con loro. E quando si è giunti alla fine viene quasi da chiedersi…. e adesso?!?

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