Il barone rampante, Italo Calvino

Titolo: Il barone rampante
Autore: Italo Calvino
Cenni sull’autore: Italo Calvino nasce il 15 Ottobre a Santiago de las Vegas. Nel 1935, leggendo Kipling, scopre il   grande piacere che può ricavare dalla lettura. L’amore per la letteratura, dapprima represso con un’iscrizione alla facoltà di Agraria dell’Università di Torino, tornerà ben presto fulcro della sua esistenza, tornerà a trionfare con una laurea in lettere che consegue con una tesi su Joseph Conrad. Diviso tra le lettere e l’impegno militare, pubblica, spinto dai consigli di Cesare Pavese, il suo primo libro: Il sentiero dei nidi di ragno. E’ uno dei collaboratori di Einaudi, addetto ora all’ufficio stampa ora alla pubblicità, diviso tra addii e ritorni sarà sempre un punto di riferimento per la prestigiosa casa editrice. Sempre insoddisfatto, sempre alla ricerca di nuovi stimoli di impegno politico, giornalistico, Calvino rappresenta una delle personalità più importanti del panorama culturale del Novecento. Riconosciuto per la sua genialità da Vienna, da Parigi, in Italia, e conosciuto in tutto il mondo, dopo aver prodotto una prolifica quantità di scritti e opere straordinarie, Calvino si spegne tra il 18 e il 19 Settembre del 1985.
Anno di pubblicazione: 1957
Edizione: Oscar Mondadori
Numero pagine: 253
Costo: 9.5€
-> Consigliato: Sì, per perdervi tra gli alberi con Cosimo ed il suo carisma, e possibilmente non scenderne mai più
Immaginate di avere una sorella brutta ed arcigna che si impossessa del monopolio culinario e detta per i vostri palati una poco succulenta dieta a base di lumache, lumache per primo, per secondo, per contorno, dolce alle lumache, lumache alle lumache; dopo l’ennesimo lumacoso pranzo della vostra vita, la decisione più sensata che potreste prendere è quella che ha preso Cosimo Piovasco di Rondò – sedicente protagonista de ‘Il barone rampante’ – ossia salire sugli alberi e non scenderne mai più.
Non scendere mai più dai rami diventa per Cosimo un imperativo categorico, non una semplice monelleria, ma un rifiuto istituzionale di conformarsi al resto dell’umanità, un atto di ribellione che diventa potere costituito: il barone che rampa da un ciliegio ad un noce non è un monello senza arte né parte, ma un giovanotto con le idee chiare che crescerà di ramo in ramo vivendo gli aspetti normali della vita nel modo più anormale possibile.
Fin da subito, attraverso le parole del fratello Biagio, sembra di poter arrampicarsi sugli alberi e godere di una nuova prospettiva. Ciò che prima era vietato diventa fonte di nuovi accorgimenti, la vita si capovolge e diventa un’avventura in cui il ricco e il povero, la nobiltà e il suo contrario perdono quella distinzione categorica per diventare sfumature in cui una caccia al gatto selvatico si trasforma in una caccia al frutto intimo della donna del quale Cosimo sembra compiacersi in grandi quantità. Ammirato, considerato matto, consultato, amico dei briganti, lettore insaziabile degli spiriti passati e contemporanei, Cosimo rappresenta ciò che un po’ tutti un giorno vorremmo avere: il coraggio di dire la propria e mantenersi fermi sulla posizione, ma non una posizione presa, bensì una posizione ragionata.
C’è tutto in quest’opera del 1957, Cosimo è un po’ quel senno perduto sulla luna, richiama canti cavallereschi, dame e duelli, ma è nel Settecento dell’Illuminismo nei suoi ragionamenti, nella sua voglia di rispettare la natura, ma anche di conformarla ai suoi bisogni. Il brigantaggio, la nobiltà di una famiglia senza soldi, un rapporto tra due fratelli, c’è tutto, in questo Calvino che ho trovato energico, ma già molto maturo, che vuol sì saltare sugli alberi, ma anche riflettere, conversare con Diderot, con Voltaire quasi prendendo coscienza del tempo fanciullesco ormai passato, la nostalgia dell’infanzia, c’è tutto. Ma sopratutto c’è un amore che graffia e fa male che prende da bambini e ferisce da giovani l’animo di questo barone che della sua nobiltà a volte si ricorda a volte no, che si avvicina all’amore per ricordarsi e tenersi umano, sbraita con le folle a simboleggiare quell’impegno politico che Calvino non ha mai abbandonato, ma poi, stufo di come siamo umani su questa terra quaggiù, se ne ritorna lassù sul dominio dell’aere per verseggiare l’upupa.
Leggere Il barone rampante è stato come immergersi in una dimensione favolistica di quelle che non se ne trovano più, mentre tutto il resto del mondo supera la velocità della luce e il Novecento è il secolo della tecnologia, delle conversazioni che si fanno più facili, di un oggetto che oggi è in Italia, domani è in Giappone, Calvino richiama quel tatto di Ariosto, quella fantasia narrativa dei vecchi tempi che tanto fanno sognare e sperare che per una volta il tempo si cristallizzi.
E’ tempo ormai per me di scendere dagli alberi, sempre con Cosimo Piovasco nel cuore come simbolo di coraggio e fermezza.

Luana Cau 

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