La vendetta, Agota Kristof

Titolo: La vendetta
Autrice: Agota Kristof
Cenni sull’autrice: Nata nel 1935 in uno sperduto villaggio ungherese, è emigrata in Svizzera per sfuggire all’invasione dell’Armata Rossa, ma non ha mai accettato quella nuova vita. Nei suoi romanzi e racconti si respira tutta la sua nostalgia per la terra d’origine. In Svizzera ha iniziato a scrivere in francese, pur non sentendola come lingua propria. È morta a Neuchâtel a luglio 2011, lasciando un vuoto immenso.
Traduttrice: Maurizia Balmelli
Anno di pubblicazione: 2005
Edizione: Einaudi Tascabili
Pagine: 83
Costo: 8€


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Prendete un bisturi immaginario, ma ben affilato. Immaginate di farvi, lentamente ma senza sosta, dei tagli sul cuore, sullo stomaco, sui polmoni, dentro la gola. Iniziate a sanguinare, a poco a poco. Dapprima i tagli non si vedono nemmeno, sono sottili e sembrano superficiali, ma più passa il tempo più si fanno evidenti. E alla fine bruciano. Bruciano da morire.
È questo l’effetto della brevissima raccolta di racconti di Agota Kristof, magistralmente tradotta da Maurizia Balmelli. Venticinque fulmini che ti lasciano boccheggiante, con gli occhi sgranati e l’amaro in bocca. Racconti di una, due, tre pagine. Stilettate dirette dove fa più male. Frasi brevi, concise, crude, non c’è spazio per i sentimenti, solo dati di fatto. Eppure queste venticinque vite sono umanissime e ricche di emozioni nascoste sotto la superficie, e il lettore se ne accorge, eccome. Il dolore è un filo sottile che lega ogni capitolo, ogni sguardo perso nel vuoto, ogni lacrima, ogni disperazione soffocata.

Se avete già letto qualcosa della Kristof, avrete a tratti una forte sensazione di déjà-vu. Perché il suo universo è popolato da fantasmi che ritornano, dei quali è impossibile liberarsi. Chi ama la sintesi resterà affascinato dal suo stile asciutto. Chi ama le frasi descrittive e involute resterà pietrificato. 

Non c’è spazio per la pietà, in questi venticinque battiti di cuore, né per i giudizi moralistici. Sono ottantatre pagine da leggere con il fiato sospeso, per paura che respirando tutto quel male possa entrarti dentro. Ma è inutile tentare di mettersi al riparo: questo libro ti cattura, ti stringe il cuore in una morsa, ti rimane sotto la pelle, come una scheggia. Parla di solitudini, di uomini che amano alla follia la casa della loro infanzia, di persone che hanno perduto un affetto e di chi non l’ha mai avuto, di ritorni e di incontri e di coincidenze. Quando l’ho chiuso sono rimasta con le lacrime che mi pungevano dietro gli occhi, crudeli, implacabili. Non sono scese, ma rimarranno lì ancora a lungo. Perché Agota Kristof parla di sconosciuti senza volto né nome, che vivono in città di cui non si sa nulla: parla di vite altrui, ma anche della mia. E della tua.

Thais Siciliano

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