Delitto e Castigo, Fedor M. Dostoevskij

Titolo: Delitto e Castigo
Autore: Fedor M. Dostoevskij
Cenni sull’autore: Fëdor Michajlovic Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821. L’inizio della sua produzione letteraria coincide con l’affermazione della “scuola naturale”, che risale al fatidico 1847, anno in cui il metodo realista prende definitivamente il sopravvento. Mentre la sua produzione giovanile risente fortemente dell’influenza di Gogol, le opere più mature insistono sul versante dell’analisi psicologica dei personaggi, caratteristica peculiare dell’opera di Dostoevskij. La sua vita è marcata da un avvenimento eccezionale che avrà forti ripercussioni anche sulla sua vena artistica: la condanna a morte subita nel 1849 per attività sovversive, commutata all’ultimo momento in ergastolo e infine condonata nel 1859. Anche per questo, il tema della morte e della salvezza trova tanto spazio nell’opera di Dostoevskij, che ha inizio con un romanzo breve, Memorie dal sottosuolo (1864), in cui è anticipato il modello di analisi psicologica che verrà utilizzato in tutti i romanzi successivi.
Dostoevskij muore nel 1881, dopo aver portato a termine la fatica più grande, I fratelli Karamazov, il capolavoro dello scrittore, ma dal Diario veniamo a sapere che Dostoevskij progettava una prosecuzione del romanzo, in cui si sarebbe vista la costruzione di una società felice a partire dal ramo sano della famiglia Karamazov, il giusto Alësa. (Fonte: http://www.greendayfactory.it/)
Anno di pubblicazione: 1866
Edizione: BUR
Tradotto da: Antonio Moresco
Numero pagine: 585
Costo: 11€
-> Consigliato: SI

Un grande, immenso ed incredibile romanzo.
In “Delitto e Castigo” Dostoevskij riversa tutto il proprio genio il quale non verte solo sull’ambito letterario, ma si avvale anche di profonde conoscenze filosofiche, politiche, psicologiche e sociali.

Sono molto orgogliosa di questa lettura; dopo un inizio zoppicante e complicato stavo quasi per gettare la spugna, pensavo “ma è possibile che questo tanto decantato romanzo sia tutto qui?”, non ho ceduto alla voglia che avevo di uscire da quelle atmosfere cupe e soffocanti e mi sono imposta di finirlo.
Questa sensazione di costrizione alla lettura è però durata poco, anzi pochissimo.
E’ stato impossibile per me resistere al richiamo febbrile di queste pagine che si sono susseguite con una curiosità e morbosità poche volte provata soprattutto in una lettura definita “classica”, niente di più sbagliato nel definire quest’opera!

E’ una di quelle letture che non possono lasciarti indifferente, che volente o nolente una volta portata a termine ti lascia il cervello sottosopra e la voglia di rovesciare tutte le tue convinzioni per dimostrare che nulla nella vita è statico e inerte.
In “Delitto e Castigo” si rappresenta la natura dell’animo umano nei suoi istinti più estremi, eternamente in bilico tra il bene e il male, fra giusto e sbagliato, dubbi rappresentati perfettamente dal popolo russo soggetto ideale per simboleggiare questa umanità variegata.
Una girandola di ubriachi, pazzi, idioti, suicidi, miserabili e lussuriosi animano una fosca San Pietroburgo oppressa da un’afa che traspira attraverso le pagine e ti soffoca; evento chiave dell’intero romanzo è un duplice omicidio per mano di Raskolnikov che avviene nelle primissime pagine e che vede come vittime una vecchia usuraia e sua sorella.
E’ lecito uccidere una persona per fini superiori? Raskòlnikov, imbevuto di idee superomistiche, ne è fermamente convinto; parte dal presupposto che gli uomini si dividano in due categorie: quella inferiore (gli uomini comuni) cioè, per cosi dire, il materiale che serve unicamente per la procreazione di altri esseri simili a sé, e gli uomini veri e propri, aventi cioè il dono o la capacità di dire nel loro ambiente una parola nuova.
In nome di questa differenza di genere, gli uomini di valore possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario di quelli comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole.
Ci porta l’esempio di Napoleone, al quale sono state perdonate le guerre, le stragi affinchè perseguisse i suoi obiettivi, è giustificabile tutto ciò? Chi ci da il diritto di giudicare quali scopi sono condannabili?

“Secondo me, se le scoperte di Keplero e di Newton, per qualche combinazione, in nessuna maniera avessero potuto divenir note agli uomini altrimenti che col sacrificio della vita di uno, di dieci, di cento persone e via dicendo, che impacciassero quella scoperta, o che si fossero messe sulla sua strada come un ostacolo, allora Newton avrebbe avuto il diritto, e sarebbe perfin stato in obbligo… di eliminare quelle dieci o cento persone, per far note le sue scoperte a tutta l’umanità”

L’introspezione psicologica è talmente profonda che è impossibile non trovarsi d’accordo con queste riflessioni, e sta qui tutto il genio di Dostoevskij che in mette in scena la rappresentazioni delle più intime e sordide pulsioni dell’animo umano.
Ogni personaggio rappresenta non solo un carattere ma un’idea: Sonja, personificazione dell’amore; Svidrigàilov, lussurioso e abbietto; Razumichìn che rappresenta il buon senso e la lealtà; c’è la famiglia Marmeladov a raffigurare l’umanità più misera e sciagurata.
La costruzione della trama è lineare e perfetta verso un crescendo di angoscia e disperazione. Il protagonista Raskòlnikov, attorno alla cui figura ruota tutto un mondo di uomini disperati, puri, gretti, meschini, oppure lucidi, perversi o giusti, è megalomane e spietato ma la sua enorme sofferenza, che egli prova pur rifiutandola, fa si che si senta pietà per lui e si speri nella sua espiazione.
L’epilogo è meravigliosamente triste quanto ideale perché non c’è delitto senza castigo.

Un libro che lascia turbati e scossi dalla profondità e verità delle vicende narrate, un capolavoro che tutti dovrebbero leggere e che non può lasciare indifferente, questo ve lo assicuro.
Amo Dostoevskij, con tutto il cuore.
“Delitto e Castigo” per me è stato una conferma nei suoi riguardi, per voi, se siete ancora dei profani nei suoi riguardi, spero sia una l’inizio di un nuovo amore.

Michela Bocchicchio

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