Trilogia della città di K., Ágota Kristóf

Titolo: Trilogia della città di K.
Titolo originale: Trilogie
Autore: Ágota Kristóf
Cenni sull’autore: nacque il 30 ottobre 1935 a Csikvánd, un villaggio ungherese. Nel 1956, in seguito all’intervento in Ungheria dell’Armata Rossa per soffocare la rivolta popolare contro l’invasione sovietica, fugge con il marito e la figlia in Svizzera e si stabilisce a Neuchâtel, dove vivrà fino alla morte ( 27 luglio 2011). A Neuchâtel Ágota impara il francese, che adotterà per la sua scrittura letteraria. Raggiunge il successo internazionale nel 1987, con la pubblicazione de Le grand cahier (Il grande quaderno), che viene eletto “Livre Européen”. Le grand cahier confluirà, insieme a La preuve (La prova) e Le troisième mensonge (La terza menzogna), nella Trilogie (Trilogia della città di K.), il riconosciuto capolavoro letterario di Ágota Kristóf, stampato in oltre 30 paesi. In Italia presso Einaudi ha pubblicati Ieri, La chiave dell’ascensore. L’ora grigia e La vendetta.
Traduzione: Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana e Giovanni Bogliolo.
Anno di pubblicazione: 1ª ed. Supercoralli, 1998.
Edizione: Einaudi, Super ET.
Pagine: 370.
Costo: 12,50€
-> Consigliato: A tutti quelli che hanno un cuore forte e sensibile.


“Incitando il cavallo, Joseph grida: – Stia attento, Lucas! L’amore a volte è mortale.”

A volte è mortale, è vero, in tempi di guerra lo è spesso, qui in questo libro lo è sempre; tanto da far rabbia. Quella rabbia salata che scende giù dagli occhi. E tu, lettore imbattutoti in tutto questo, sei costretto a piangere nel ritmo lento delle tristi emozioni. Declinate una per una, pagina dopo pagina. Scandite dal tempo degli anni che passano per i due gemelli protagonisti: Lucas e Claus. Sempre pronti ad affrontare le prove che la vita ha messo loro davanti, e addirittura così arditi da autoinfliggersene di nuove per trovarsi pronti un giorno qualora se ne presentasse la sfida. Così li vedi picchiarsi tra di loro, come esercizio di irrobustimento del corpo. Oppure li vedi sdraiati a terra, uno accanto all’altro indifferenti a tutto, muti, per un giorno intero. Un altro giorno digiunano. E poi rubano. Si esercitano alla crudeltà, e studiano, studiano tantissimo, sfruttano la loro grandissima intelligenza. Suonano, ballano, recitano e si guadagnano da vivere, guadagnano i soldi che la “Nonna” cattiva non vuol dar loro. Soldi che spenderanno in cartolibreria, per acquistare grandi quaderni e matite, per scrivere tutto, ma proprio tutto…

Potrebbe già essere questa una storia singolare, eppure è qualcosa di molto più, perché vissuta in uno sfondo di guerra e miseria. Dove quello che ti immagini assieme al rosso dolore è un grigio cupo, del cielo, della terra, e dei corpi sporchi. Gente invalida errante, bambini abbandonati, donne esasperate e violentate dai soldati, dalla vita. Gente privata di uomini sani, perfetti per impugnare un’arma, perfetti per morire oltre la frontiera, solcata da mine esplose. In questa moltitudine di storie e di separazioni, o provvedi a te stesso o lentamente muori.

Io fortunatamente vivo, e tutto sommato vivo bene. Non sono ancora in guerra, non sono neanche misero, ed ho avuto la possibilità di leggere, senza essermelo guadagnato. Sono nato così, possedendo il diritto alla lettura, assieme a tutti gli altri diritti. Ho potuto leggere questo libro centellinandolo, perché di tempo ne avevo per assaporarne la sua bellezza. Perché di tempo ne avevo per sorridere o piangere, per stupirmi o pormi innumerevoli domande. Certo, potevo anche leggerlo in uno o due giorni, il libro lo permetteva. Quel linguaggio diretto, secco, perforante, si faceva leggere velocemente. Ma che senso ha leggere un libro di questi con frenesia? Avendone la possibilità, come davanti ad una zuppa di legumi, l’ho gustato di cucchiaio in cucchiaio.

Io tutto questo, loro tutto il resto. Lucas, Claus e tutti gli altri.

Alessandro ‘Jeffrey’ Casile

Sempre riguardo Agota Kristof potete leggere la recensione de:
-> La vendetta 

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