Il bacio della Medusa, Melania G. Mazzucco

Titolo: Il bacio della Medusa
Autrice: Melania G. Mazzucco
Cenni sull’autrice: 
Nata a Roma 46 anni fa, Melania Mazzucco, laureata in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e in Cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha scritto per anni soggetti e sceneggiature per il cinema. Dal 1995 collabora all’Enciclopedia Italiana Treccani, per la quale ha curato il settore letteratura e spettacolo di varie opere dell’Istituto. Nella narrativa ha esordito nel 1992 con il racconto “Seval” e altri suoi racconti sono stati pubblicati successivamente da varie testate. I romanzi “Il bacio della Medusa” (1996) e “La camera di Baltus” (1998) sono stati ben accolti da pubblico e critica. Con il terzo romanzo, “Lei così amata” (2000), la Mazzucco ha vinto il SuperPremio Vittorini, il Premio Bari Costa del Levante, il Premio Chianciano e il Premio Napoli. Ha scritto inoltre numerose storie per la radio e articoli e recensioni sul teatro. Proprio per il teatro, insieme con Luigi Guarnieri ha scritto, a metà degli anni ’90, “Una pallida felicità – Un anno nella vita di Giovanni Pascoli” vincitore della Medaglia d’oro per la drammaturgia italiana nel 1996. Ha vinto con il romanzo “Vita” il Premio Strega 2003.  (Fonte)
Anno di pubblicazione: 1996
Edizione:
BUR
Numero pagine:
493
Costo:
11€
-> Consigliato:  
A chi ama la crudeltà che spezza il cuore e allo stesso tempo lo disinfetta con la sua capacità di stupire

“Io credo che la vita sfugga, sia altrove, in quello che non è scritto, non è catalogato, provato, registrato. Non è tanto nei fatti, ma nel come i fatti vengono vissuti. Capisci? Tu non hai mai risposto alle mie domande, io t’avevo chiesto un’altra cosa. T’avevo chiesto il come. La vita è una cosa, la biografia è un’altra.”

Questo romanzo è entrato nella mia vita sotto forma di consiglio e poiché a consigliarmelo è stata una lettrice più che qualificata, ho deciso di seguire il consiglio e per una volta acquistare guidata da mano altrui piuttosto che dalla mia solita ispirazione. Ho lasciato che stesse per un anno sugli scaffali della mia libreria, il tempo giusto affinché potesse giungere il momento in cui da solo mi avrebbe chiamata. Chiusa pagina 493, ho capito che non solo avevo fatto bene a fidarmi del consiglio, ma anche che davvero i libri ci chiamano, come se dalle loro copertine potessero ammiccare per indicarci che è finalmente giunto il grande momento del sodalizio libro – lettrice che si consuma ogni notte, alla fine della giornata.

La Medusa è una figura che nella caleidoscopica valanga di personaggi epici mi ha sempre affascinata e allo stesso tempo curiosamente intimorita, una creatura che solo con lo sguardo poteva tramutare in pietra, allo stesso tempo potente, ma ripudiata, affascinante, ma sottomessa, più che un mostro in realtà, rappresentava ed incarnava un modello di donna che ha abitato le case della storia e che ancora oggi sussiste. E il modello di donna che contemporaneamente può pietrificare, essere ripudiata e sconfitta da Perseo viene rappresentato alla perfezione in questo romanzo carnale, crudele, stilisticamente lirico, che porta sulla scena Norma, contessa, e Medusa, sua serva. C’è anche un uomo in questa storia, marito di Norma. Un uomo che dalla sua donna viene tradito con un’altra donna. Melania Mazzucco non da voce all’omosessualità in questo romanzo, piuttosto, al meccanismo di emancipazione sentimentale di una donna che vuole amare una persona che non sia quella impostale dalla borghesia e dagli eventi del destino, che vuole amare, insomma, la persona della quale è innamorata, per la quale compone poesie e con la quale riesce ad essere se stessa.

Questa è soltanto la cornice di un quadro dipinto a parole stupende che sconvolgono, tirano pugni continui a tutte le sensazioni interne che si possono provare durante una lettura, stupore, ammirazione, paura, sollievo, si passa con facilità dalla vacanza felice tra amanti alla cartella clinica di una donna che ripudiata da un marito istituzionalizzato e incapace di comprenderla decide di far analizzare la sua sessualità in termini medici con l’intento di farla dichiarare incapace. Una donna viene dichiarata incapace solo perché ha aperto il cuore e si è ritrovata ad amare un’altra donna. E’ un racconto, quello della Mazzucco, che appare datato a causa del continuo intervento del tempo nella storia (i primi lampioni agli albori del Novecento, le prime automobili), ma estremamente attuale per il tema trattato e per la contemporaneità delle ingiustizie.

Ci si addentra in questa storia senza sapere cosa aspettarsi e ci si ritrova invischiati, in un continuo scivolare verso il profondo dell’animo umano, in faccende private che spingono per venire alla luce e farsi da vedere da un lettore che sgrana gli occhi di fronte alla deviazione che possono prendere le storie, alle musiche che possono comporre le parole. E in un orgasmo di trama e stile, si arriva fin troppo in fretta alla fine e si esce dalle vite di Norma e di Medusa, due donne i cui nomi parlano già abbastanza, senza bisogno di aggiungere chissà quanto.

I libri purtroppo finiscono, le sensazioni che ci lasciano però no, ci accompagnano nel nostro percorso di lettura, e, quando i dettagli della storia saranno svaniti, rimarranno comunque le forti emozioni che la Mazzucco mi ha trasmesso con il suo primo romanzo, quello che lei chiama esperimento, e quello che per me è un esperimento più che riuscito.

Luana Cau 

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