I tre moschettieri – Vent’anni dopo, Alexandre Dumas

Titolo: I tre moschettieri – Vent’anni dopo
Titolo originale: Les trois Mousquetaires – Vingt ans après
Autore: Alexandre Dumas
Cenni sull’autore: Fu uno dei più proliferi e popolari scrittori francesi del diciannovesimo secolo. Senza mai raggiungere un grande merito letterario, Dumas riuscì a ottenere grande popolarità prima come drammaturgo e poi come novellista storico, soprattutto con opere come “Il Conte di Montecristo” e “I tre moschettieri“. I suoi romanzi più noti “I tre moschettieri” (pubblicato nel 1844 e messo in scena nel 1845) e “Il conte di Montecristo” (1844), vengono pubblicati a puntate sui giornali, il primo sulla rivista “Le Siècle“, il secondo sul “Journal des débats“. Entrambi riscuotono un successo enorme, tanto da resistere al passare del tempo e divenire classici della letteratura, rivisitati periodicamente dal cinema e dalle televisioni in tutto il mondo. In seguito Dumas pubblica “Vent’anni dopo” e “Il visconte di Bragelonne” (entrambi continuazione de “I tre moschettieri”).  Nel settembre del 1870, dopo una malattia vascolare che lo lascia semiparalizzato, si trasferisce nella villa del figlio a Puys, vicino a Dieppe: qui Alexandre Dumas padre, muore il 6 dicembre 1870. (Fonte)
Anno di pubblicazione: 1844 – 1845
Edizione: Newton Compton (I tre moschettieri/Vent’anni dopo)
Tradotto da: Luca Premi
Costo: 5€ (fuori commercio)
Numero pagine: 919
-> Consigliato:  Non si può morire ignorando le bellissime avventure di d’Artagnan, Aramis, Porthos e Athos!

I tre moschettieri

Se credessi nella reincarnazione passerei tutta la vita a far la buona solo per chiedere poi all’eventuale divinità di turno di reincarnarmi in un oggetto, ma non in un oggetto qualsiasi, bensì nella penna di Alexandre Dumas. La penna che ha fatto da aiutante al lavoro imponente e magnifico di questo Scrittore che, al pari di un tenore sul palco, è capace di sublimare il lettore con la forza della sua narrazione.
La storia di Dumas ha il sapore del ‘C’era una volta’ condita a sapienza con la forza e la malizia che si possono andare a sommare solo in una storia di eroi, di armi, di donne ammalianti, di menti corrotte, di amicizie fedeli e di tempi in cui farsi mantenere dalla propria amante non era ‘roba da sfigati’, ma ‘roba da moschettieri’.
Ora, provate ad immaginarli. Athos, Porthos, Aramis e d’Artagnan, rivivono attraverso le parole di Alexandre che, con lo sguardo da vero maestro, non ci lascia di che immaginare, ma ci presenta acutamente e profondamente questi signori in casacca, questi realisti, che si muovono scaltri in Parigi e nei percorsi francesi abili nella spada, ambigui in amore, fedeli in amicizia e sempre pronti a giocare un nuovo tiro al cardinale Richelieu.
Ne ‘I tre moschettieri’ non c’è spazio per la mediocrità, i mediocri muoiono sotto il tiro di spada o del destino per lasciare la scena ai valorosi, ai potenti, a coloro che tessono le fila della storia in intrighi di corte. Insomma, l’amante in scena è niente di meno che il duca Buckingham la cui amata è Anna,  Anna d’Austria, la regina in persona. A guardare lo spettacolo di Corte con sguardo fiero, potente, severo e pianificatore è poi Richelieu, il Cardinale che nel 1600 aveva più potere di quanto i grandi leader di oggi possano immaginare. E non aveva nemmeno bombe atomiche e aggeggi simili. Il capriccioso della storia, inetto, incapace è il Re Luigi XIII.
Mai veri protagonisti sono loro, le guardie del re, l’arma dello stimato Di Treville; non si può non sospirare per Athos, e il suo essere tenebroso e introverso, non si può non sorridere alla vanità di Porthos o evitare di provare compassione per il povero Aramis che toglie e indossa casacca da moschettiere per indossare la toga esattamente ogni qualvolta il suo amore lo abbandoni a pensieri più religiosi. Non si può non voler entrare nel libro e non aver voglia di tenere il moschetto a d’Artagnan nelle sue sempre nuove baruffe.
E poi, guardinga come una pantera, silenziosa come la morte quando si avvicina senza dare avviso, maliziosa come solo il genere femminile può aspirare ad essere, arriva lei, Milady, l’ammaliatrice, la seduttrice. L’Eva in Paradiso, la Cleopatra nel deserto, la Circe omerica. Un demone incarnato in donna che fa la spola tra Inghilterra e Francia a dividere le forze del Cardinale e quelle dei moschettieri.
Un accattivante miscela di personaggi esplosivi che, ordendo sempre nuovi piani, in nome di passati amori, e di morti da rinnegare, offre al lettore pagine e pagine di seduzione che volano in un baleno mentre ci si ritrova a fare il tifo per l’un o l’altro partito.
‘I tre moschettieri’ non è un classico. ‘I tre moschettieri’ è un eterno.
Giugno 2011 

Vent’anni dopo

Avete mai provato quella sensazione intrisa di un misto di felicità e inquietudine nell’andare incontro ad amici che non vedete da tanto tempo? Felicità per il ritrovamento, inquietudine per la possibilità di trovare qualcosa di sbagliato, o anche più di qualcosa.
E’ con questo spirito che mi sono decisa a leggere ‘Vent’anni dopo’  a distanza di nove mesi dal primo capitolo della rocambolesca saga dedicata ai noti moschettieri. Ero ansiosa di riaprire le pagine di carta a loro dedicate, quasi che la carta potesse ferire o deludere, riportarmi alla vista i miei eroi magari deformati, sicuramente invecchiati, magari non avvincenti come una volta, eppure la curiosità di sapere che ne fosse stato di loro ha vinto sui timori, e così, dopo quattordici intensi giorni di lettura, mi ritrovo a dire che, se I tre moschettieri è bello, Vent’anni dopo ha in sé tutte le carte per rasentare la meraviglia.
E’ come se Dumas, da un anno all’altro, avesse fatto un ulteriore salto di quella qualità di abile narratore ed intrattenitori che già possedeva, come se fosse divenuto più maturo nella capacità di mettere i suoi lettori al corrente delle avventure dei moschettieri che, se pur invecchiati di vent’anni, sono ancora più forti, ancora più tenaci; insomma, su di essi il tempo ha avuto l’effetto che ha sul buon vino che deve invecchiare per raggiungere l’apice del suo percorso saporoso: un effetto di invigorimento.
Per tutta la lettura avventure e intrighi si susseguono sul palcoscenico della Storia che questa volta non vuole come attori protagonisti Richelieu e seguito, ma Giulio Mazzarino, l’odiato cardinale italiano in Francia, Carlo I e Cromwell, un Anna d’Austria invecchiata di vent’anni e prostrata dal suo popolo che le muove guerra. Sono avvenimenti noti a chiunque abbia studiato la storia europea e che intrecciano loro tutti questi illustri personaggi quelli che da Dumas vengono narrati con tanto stile ed enfasi e sotto il fervore della sua penna divengono ancor più coinvolgenti, interessanti, quasi fanno sperare che il valoroso Carlo I non muoia nonostante si sappia benissimo che fine farà la sua testa. Il merito di questa interessante rivisitazione storica è tutto dovuto alla presenza dei nostri incredibili quattro che ancora una volta daranno mostra del loro valore, ma con più spiragli di dubbio ed egoismo rispetto al primo capitolo delle avventure in cui d’Artagnan e seguito sono rappresentanti fin troppo valorosi, quasi disinteressati rispetto ad un proprio ritorno pur di riuscire a salvare gli interessi della regina. Insomma, vent’anni dopo i nostri uomini sono ormai uomini di affari che non esitano a prendere le parti loro convenienti e in questo cambiamento sta tutta la bravura di Dumas: quando uno si aspetta di sapere già tutta la storia, in realtà ancora non ne sa nulla. Colpi di scena, duelli, donne astute e maliziose serpeggiano per tutta una trama che supera le aspettative del lettore già affezionato facendogli capire che non c’era affatto bisogno di inquietudine, ci sono personaggi che non deludono mai. E con questo spirito sognante e colmo di nostalgia per la conclusa lettura mi avvio ad aspettare il momento più adatto per riaprire la partita leggendo Il visconte di Bragelonne. I personaggi non deludono mai, ma staccarsi da essi in maniera definitiva è uno dei drammi che il lettore deve essere in grado di affrontare.
Quindi il nostro per ora non è un addio, ma un arrivederci, capitano d’Artagnan.

Luana Cau

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