Vedo una cosa che tu non vedi, Birgit Vanderbeke

Titolo: Vedo una cosa che tu non vedi
Titolo originale: Ich sehe was, was Du nicht siehst
Autore: Birgit Vanderbeke
Cenni sull’autore: tra le più affermate scrittrici tedesche, è nata nel 1956 nel Brandeburgo e vive nel sud della Francia. Tra i suoi romanzi, in Italia sono stati pubblicati La cena delle cozze (1993), che nel 1990 ha vinto il prestigioso premio letterario «Ingeborg-Bachmann», da Marsilio Alberta riceve un amante (1999, otto edizioni, bestseller in Germania nel 1997, vincitore del «Roswitha-Preis» e del «Solothurner Literaturpreis»), Abbastanza bene (2000). Nel 1997, le è stato conferito il «Kranichsteiner Literaturpreis» per la produzione letteraria.
Anno di pubblicazione: aprile 2001
Edizione: Farfalle Marsilio
Traduttore: Sarina Reina
Numero pagine: 92
Costo: 10,33€ (ma l’ho comprato a poco più di 3€)
-> Consigliato: a chi vuol imparare a vedere, ma anche a chi già vede.


Certe coincidenze fanno paura. Le chiamiamo coincidenze, ma forse sono semplici risposte che arrivano al momento giusto. Pensavo a questo dopo aver letto la descrizione del libro, puntualissima. Nella vita accade sempre, una o più volte, che tu rifletta sul fatto che forse è il caso di andare via, mollare tutto e andare via. Oppure ne puoi essere anche costretto, dopo che i limiti vengono superati, per lasciare il posto ad altri limiti. C’è pur sempre la paura di una scelta definitiva, la domanda infinita sul tuo futuro; e può essere la scelta giusta o quella sbagliata. E può essere un pensiero che già l’indomani vola via, o una decisione ferma, convinta. Può capitare a me, può capitare a te, capita a chiunque.

Lei vuole partire, vuole cambiare aria, perché ormai tutto sa di stantio, la casa, le relazioni, la città e le abitudini, anche bizzarre. Ma aspetta. Aspetta qualcun altro e qualcos’altro. È costretta ad aspettare, dalla paura, così come sarà costretta ad andarsene per fuggire a uno sfratto. Una donna che lavora in radio, nelle sue rubriche parla di arte spiegata ai bambini. Con lei un bambino che non sa le tabelline, e desidera tanto un cane, e non gli importa dove andrà, purché abbia un cane. Là fuori a New York anche il marito si occupa d’arte, controlla se i quadri son veri o falsi.

L’arte la inseguiranno sempre, anche quando si ritroveranno finalmente oltre confine, un po’ più a sud. Dalla Germania ancora divisa, alla Francia con meno divieti. Un nuovo mondo, e nuove cose da vedere, da fare. Dalla città a un piccolo paesino con le sue strambe tradizioni, di cui alla fine si finisce per innamorarsene. Tutta quella natura incontaminata e quel “tanto cielo in una sola volta”; tutto quello che la natura può dare, sempre di più di quanto possa dare in un luogo urbanizzato. Da un appartamento a una casetta che scricchiola quando piove, scricchiola quando c’è vento, scricchiola quando fa caldo, scricchiola sempre. Ancora senza allaccio telefonico, e senza gas. Ci si adopera per riscaldarsi, raccattando legname nel bosco attiguo, e così ci si adopera per tutto. Scopre tantissime cose, piccole cose: le chiacchere con i vicini che poi così vicini non sono; il rito dell’aperitivo di cui non conosceva neanche l’esistenza; il giardinaggio; la raccolta; il mercato caotico, con urla e schiamazzi; e tutti i colori della natura, in particolare quelli amati da Van Gogh.

Dice a un tratto: “Compresi che fino a quel momento avevo trascorso gran parte del mio tempo a far finta di non vedere cose che avevo visto, e che con tutta probabilità, da quel momento in poi, avrei trascorso gran parte del mio tempo a fare l’inverso per riuscire nuovamente a vedere cose sfuggite al mio sguardo. Ci vollero diversi giorni prima che riuscissi a vedere nuovamente (…), e quando ci riuscii, mi resi conto di essere andata via per davvero e che non è facile andare via, che anzi l’andare via dura molto a lungo, perché ci si portano dietro molte cose che si sarebbe preferito non vedere, cose che poi tentano di cancellare le cose che invece si vorrebbero vedere, ed era strano, rendersene conto all’improvviso e non avere ancora un telefono per raccontarlo subito a René.” Non è forse così per tutti? Chi ha viaggiato lo può ben dire, se solo ha avuto il tempo di fermarsi a rifletterci su, magari al rientro. Chi invece si è spostato definitivamente ormai ci ha fatto l’abitudine a quel “vedere nuovamente”, che ormai ricomincia a dare tutto per scontato. Però se il “dare tutto per scontato” piace, allora non importa. A lei piace, a loro piace, e ora che hanno visto nuovamente tutto, questo tutto è più bello.

Alessandro Casile 

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