Umiliati e offesi, Fedor Dostoevskij

Titolo: Umiliati e offesi
Autore: Fedor Dostoevskij
Cenni sull’autore:  Fëdor Michajlovic Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821. L’inizio della sua produzione letteraria risale al fatidico 1847. Mentre la sua produzione giovanile risente fortemente dell’influenza di Gogol, le opere più mature insistono sul versante dell’analisi psicologica dei personaggi, caratteristica peculiare dell’opera di Dostoevskij. La sua vita è marcata da un avvenimento eccezionale che avrà forti ripercussioni anche sulla sua vena artistica: la condanna a morte subita nel 1849 per attività sovversive, commutata all’ultimo momento in ergastolo e infine condonata nel 1859. Anche per questo, il tema della morte e della salvezza trova tanto spazio nell’opera di Dostoevskij, che ha inizio con un romanzo breve, Memorie dal sottosuolo (1864), in cui è anticipato il modello di analisi psicologica che verrà utilizzato in tutti i romanzi successivi.Dostoevskij muore nel 1881, dopo aver portato a termine la fatica più grande, I fratelli Karamazov. (Fonte)
Anno di pubblicazione: 1862
Edizione: Oscar Mondadori
Tradotto da: O. Felyne, L.Neanova e C.Giardini
Numero di pagine: 388
Costo: la mia copia, del 1978, costava Lire 2.500!  Oggi, comunque il prezzo è di euro 9,50.
-> Consigliato: La risposta non può che essere Sì.
“Umiliati e offesi” era in casa mia da parecchio tempo, grazie alla grande passione della mia mamma che, se avesse potuto, probabilmente avrebbe letto volentieri anche la lista della spesa di Dostoevskij. Un romanzo che mi ha praticamente “chiamata”. Era lì, che mi sussurrava un dolce “Leggimi, ti prego!”. E così l’ho letto.
Parlandone con mia madre, e documentandomi un po’ in giro, ho acquisito questa preziosa informazione. “Umiliati e offesi” è, probabilmente, il romanzo più sottovalutato della produzione dello scrittore russo. Gli appassionati infatti, tendono a sottolineare come questo romanzo sia sì bello, ma nemmeno lontanamente accostabile né a ” I demoni”, né a ” I fratelli Karamàzov”, né a tutti gli altri più conosciuti.
Questo dato mi ha incuriosita parecchio, e la mia domanda ricorrente, mentre leggevo era sempre e solo questa: ” Perchè?”.
A lettura conclusa, credo di poter esprimere la mia visione delle cose. ” Umiliati e offesi” non è un romanzo con una grandissima trama alle spalle. Le pagine non son molte, quindi teoricamente, una persona che legge di buona lena dovrebbe terminarlo piuttosto velocemente. E invece non è così. La trama, ripeto, è sicuramente la cosa meno interessante del romanzo, il che penalizza non poco il giudizio finale di un lettore.
Il tutto può esser racchiuso in poche, semplici righe: una giovane donna, Natascia si innamora di un giovane, Alioscia, e con lui decide di lasciare la casa natale, andando a vivere con il suo grande amore. Ma perchè Natascia è costretta a questo terribile e disdicevole passo? Perchè il padre di Alioscia, il principe Valkovskij è assolutamente contrario al loro matrimonio. Ed è contrario anche il padre di Natascia, Nikolàj Ichmenev. Sono contrari perchè, in passato, hanno litigato, a tal punto che ognuno dei due vuol vedere l’altro distrutto. L’io narrante è Vanja, giovane cresciuto presso i genitori della stessa Natascia, che è anche innamorato della giovane. Vanja incontrerà anche una bambina, nel corso del romanzo, alla quale si legherà molto.
La trama è effettivamente semplice. Il problema principale, ovvero la rivalità fra i due genitori, è abbastanza banale. La forza di questo straordinario romanzo però, sta nell’incredibile capacità dello scrittore di delineare caratterialmente i personaggi talmente bene che sembra di conoscerli realmente. Ogni uomo, donna, bambino è indagato alla perfezione, i pensieri, le paure, i reali timori di quella persona li avvertiamo come se fossero vivi, come se fossero reali. E’ capitato, più di una volta, di sentirmi scrutata anch’io da quello sguardo cartaceo del libro, oggetto fisico solo per un momento, come se Dostoevskji fosse lì a guardarmi, per comprendere anche i miei sentimenti, i miei timori, le mie aspettative.
E’ uno degli aspetti che ho preferito di questa lettura. La capacità di scrutare il tuo essere,  attraverso i sentimenti altrui.
Se c’è poi una cosa che mi ha veramente colpita di tutta la trama, è la figura di Natascia. Determinata, perchè decide di andarsene di casa per vivere con il suo amore. Coraggiosa, perchè sa che il suo gesto le procurerà un danno d’immagine in società che mai potrà essere riparato. Fragile, spaventata, ossessionata da febbri, incubi, deliri per i rimorsi che le sorgono. Disperata, perchè ha accanto un uomo la cui forza di volontà e di decisione è pressocchè nulla. Un burattino nelle mani del padre, ecco cos’è il suo uomo. Decisa a non lasciarsi sopraffare dagli eventi che le si scatenano accanto, pungente e tagliente contro il nemico. Una donna moderna, una figura eccezionale, un ritratto vivissimo di una stupenda, stupenda giovane.
Per questo, e per tutto il resto, non posso far altro che ringraziarti, caro Fedor.

Chiara Coppola

Sempre riguardo Fedor Dostoevskij potete leggere la recensione di:
-> Delitto e Castigo

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