L’uomo che guardava passare i treni, Georges Simenon

Titolo: L’uomo che guardava passare i treni
Titolo originale: L’homme qui regardait passer les trains
Autore: Georges Simenon
Cenni sull’autore: Georges Simenon (Liegi 1903 – Losanna 1989) ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suon nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Di lui sono in corso di pubblicazione presso Adelphi tutte le opere narrative e le inchieste del commissario Maigret. (dal libro)
Anno di pubblicazione: giugno 1991
Edizione: Gli Adelphi, 21esima edizione
Traduttore: Paola Zallio Messori
Numero pagine: 211
Costo: 10,00€
-> Consigliato: A tutti i lettori di gialli, ed anche a quelli che odiano i gialli. Non siate razzisti!

Kees Popinga amava i dettagli e le abitudini. Vivere ogni giorno come la copia del giorno precedente, senza mai concedersi uno sgarro, per garantire un ordine giusto nel suo universo, quello familiare, e quello cittadino; nella città di Groninga in Olanda, dove tutti si conoscevano e dove tutti venivano a sapere l’indomani qualsiasi cosa non andava. Kees voleva bere in qualche birreria, ma si tratteneva. Gli sarebbe piaciuto entrare in quella casa dove dalle tendine tirate s’intravedevano donnine che amoreggiavano, e si limitava soltanto a passare e guardare. L’unica cosa che si concedeva ogni tanto era uscire la sera per andare a giocare a scacchi in un piccolo circolo. A casa faceva il marito perché doveva, il padre perché doveva. A lavoro lavorava pensando che tutto quello fosse il massimo per lui, pensava realmente lo fosse. Difatti stava in una posizione assai rispettabile, possedeva una villa nel quartiere più ricco e possedeva una stufa unica, e una radio costosissima, di cui andava fiero. Viveva la sua normalità pensando che quello era il massimo che la vita potesse concedergli, ma poi…

…in una passeggiata notturna, come fosse quasi un miraggio, dentro ad una birreria, nota il suo capo bere, ubriacarsi. Una cosa assai incredibile, per lo più sconvolgente. Julius de Coster jr. non era tipo da passare le serate a un bar, quella era la prima volta, e fu una volta tosta, pur sempre nella lucidità. Alzando lo sguardo vide Popinga e lo invitò a entrare, si parlarono e un mondo crollò, o forse due, ed anche tre, quattro. Di lì a poco, giusto qualche giorno, ne sarebbero crollati altri. Niente più lavoro. Un finto suicidio, una fuga, due fughe e una presa di coscienza…

Per quarant’anni mi sono annoiato. Per quarant’anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci”. Al crollo capì. La sua vita non era come la voleva lui, gli mancava quella libertà di scelta. Quelle vecchie abitudini, di colpo annullate; erano convenzioni e leggi che la società imponeva a tutti, per essere rispettabili, per vivere meglio. Si accorse che in fondo erano per lo più costrizioni che lo rendevano infelice, e ripartì da zero. Fu se stesso, da allora fu se stesso. Lucido, calmo, incompreso. Da Groninga ad Amsterdam. Qui compì il primo omicidio, per sbaglio. Da qui cominciò la vera fuga, e non solo da se stesso, ma dalla polizia che lo ricercava: per aver strangolato una puttana che proteggeva il suo corpo con derisione. Perché quella risata esagerata? Non la sopportò…

…fuggiva in treno verso Parigi. I treni, gli piacevano tanto, gli piaceva guardarli da fuori, sognare la vita che vi si nascondeva dentro, dietro quei finestrini illuminati. Lo sferragliare delle rotaie. Ancora poteva essere non riconosciuto fin quando non uscì su tutti i giornali la sua foto, quasi irriconoscibile. Il caso passò a un commissario parigino, Lucas. Un continuo depistare in tutta Parigi, in ogni suo quartiere, nell’ebrezza e nella prostituzione, nel fumo e nella contabilità della grande somma di soldi che portò con sé, ma che prima o poi sarebbero finiti. Contento di leggersi in quei ritagli, che collezionava nelle tasche del suo unico vestito.
Sfidava tutti lui: l’ispettore, la stampa, i passanti, il mondo, cambiando di giorno in giorno le sue abitudini, i luoghi da frequentare, soddisfacendo anche eccessivamente i suoi desideri…

Desideri, chi non ne ha? Vorremmo tutti essere un po’ Kees Popinga. A tutti è dovuto un giorno, esausti da certe convenzioni stupide, un crollo, una delusione, e a tutti è possibile una fuga o un ritorno in una convivenza possibile, fatta di trasgressioni accettabili, considerate forse un po’ strambe perché incomprese.  A tutti ci è dato del “paranoico” o del “pazzo” perché facciamo cose fuori dagli schemi, finché li facciamo. E a tutti ci è dato di pensarci pazzi, perché a pensarsi pazzi molti guai passano, sferragliano come i treni. Invece qualcuno ci vorrebbe costringere alla normalità, a una vita senza sogni e piaceri, come chiusi in un carcere o in un manicomio, rispettando la tabella, anche se non ci va giù, ma così va.
Popinga questo l’aveva capito e non gli andava giù (come poteva andargli giù?), però aveva sbagliato, era passato da un eccesso all’altro. Da succube della società, a succube di se stesso.

Ma forse il trucco sta nell’equilibrio. Sempre così. Bisogna esser dei pazzi in armonia.

Alessandro Casile

Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico2011

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico2011

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: