Ogni cosa è illuminata | Jonathan Safran Foer

Titolo: Ogni cosa è illuminata
Titolo originale: Everything is illuminated
Autore: Jonathan Safran Foer
Cenni sull’autore: Vive a Brooklyn, New York, con la moglie, la scrittrice Nicole Krauss, assieme alla quale è stato tra i curatori del Futuro dizionario d’America, pubblicato nel 2005 da McSweeney’s, il figlio Alexander (che chiamano anche Sasha) e il loro cane George.
Ha frequentato la Princeton University dove gli sono stati assegnati vari premi di scrittura creativa. Prima di cominciare a scrivere frequentò per un certo periodo la Mount Sinai School of Medicine. Nel 2000 gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story.
Era l’editore dell’antologia A Convergence of BirdsOriginal Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell.
Ha pubblicato su The Paris Review, Conjunctions, The Guardian, The New York Times e The New Yorker.
Nel 1999 si è spostato in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Nonostante non l’avesse programmato, questo viaggio ispirò il suo romanzo d’esordio Ogni cosa è illuminata, dal quale è stato tratto il film omonimo nel 2005.
Grazie a questo libro ha ricevuto il premio National Jewish Book Award e un Guardian First Book Award. Il suo secondo romanzo è Molto forte, incredibilmente vicino.
Foer ha poi scritto Se niente importa, in cui descrive l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi, le sofferenze patite dagli animali da macello e la sua decisione, presa anche dalla moglie, di abbracciare il vegetarismo per rispetto dei diritti degli animali.
Nel novembre 2010 ha pubblicato Tree Of Codes, un’opera realizzata ritagliando parole di un libro già esistente (The street of crocodiles di Bruno Schulz). Si noti che anche il titolo dell’opera non è altro che un ritaglio dal titolo del libro di Schulz.
Traduzione: Massimo Bocchiola
Anno di pubblicazione:2002
Edizione: Guanda
Pagine: 327
Costo: 15,50
-> Consigliato: Si

E se dobbiamo batterci per un futuro migliore, non dobbiamo conoscere il nostro passato e riconciliarci con esso?

Quando leggo un libro cerco sempre di trovare il messaggio che vuole comunicare, di capire la tesi che vuole dimostrare: i libri che hanno un messaggio e dimostrano una tesi sono i miei preferiti, soprattutto se posso ricondurre questa tesi a qualche teoria psicologica, meglio ancora se riesco a trovare la dimostrazione di uno qualche fondamento clinico.

Nel libro di J. S. Foer tutto questo c’è: c’è un messaggio e c’è una tesi che viene ampiamente sviluppata e dimostrata con dovizia di particolari e di eventi a sostegno della tesi medesima. Ma questo è anche il suo limite (almeno secondo me) perché è tutto troppo esplicito, troppo artificioso. La mia impressione, leggendo il libro, è che l’autore abbia prima sviluppato la sua tesi e poi gli abbia “cucito” addosso una storia che, in certi passaggi, risulta macchinosa.

Qual è questa tesi? I segreti (celati, rimossi, mistificati) del passato trovano sempre il modo di “emergere”, di far sentire il loro peso sulle generazioni successive, anche quando queste non sanno nulla, a livello consapevole, di cosa è accaduto. Il peso del passato oscura la vita presente nelle forme dell’incertezza, dell’angoscia, del senso di perdita soprattutto perché i segreti vengono trasmessi alle future generazioni attraverso l’ansia degli adulti senza alcuna possibilità di trasformare questa ansia in parole, che aiuterebbero a dare un senso alla sofferenza e al senso di mancanza che dolorosamente può diventare la base su cui si edifica la personalità.

Per dimostrare la sua tesi, Jonathan Safran Foer sviluppa il suo romanzo su due piani temporali.

Jonathan (giovane ebreo americano in viaggio in Ucraina per cercare le sue origini) racconta la storia di Trachimbrod (con i toni epici, a volte tragici a volte comici, della saga ebraica) sino alla distruzione avvenuta ad opera dei nazisti. Da questo villaggio, Safran (il nonno di cui Jonathan porta il nome) è fuggito verso gli Stati Uniti, grazie all’aiuto di una donna, Augustine. Jonathan è ha saputo di questa vicenda da poco: la nonna gli ha dato una foto del nonno (morto poco tempo dopo essere giunto negli Stati Uniti) in compagnia di una donna di nome Augustine. Jonhatan decide di partire per l’Ucraina alla ricerca di questa donna; non sa bene perché ma sa che deve cercarla per capire meglio se stesso e conoscere questo nonno di cui sa solo quello che gli è stato raccontato dalla nonna. Intuisce che c’è qualche doloroso segreto di cui la nonna non riesce a parlargli.

Il secondo romanzo lo scrive Alex (il giovane ucraino che, insieme al nonno, accompagna Jonathan nella sua ricerca) ed è la storia tragicomica del il viaggio reale compiuto alla ricerca di ciò che rimane di Trachimbrod, ma che si rivela un viaggio nella storia del suo paese e della sua famiglia. In entrambi i romanzi, il filo conduttore è l’occultamento del passato e la necessità di dire sempre la verità che, per quanto dolorosa, aiuta a rimanere se stessi e ad accettare gli errori commessi, a essere onesti e autentici con i propri figli senza dover rinnegare nulla di sé e della propria storia. Questa affermazione è valida sia che si tratti di persone sia di un’intera nazione. Non è un caso, che il viaggio di Jonathan coincide con i festeggiamenti per il primo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, nella celebrazione di un presente che non vuole ammettere le ombre del passato che portano il nome di antisemitismo e collaborazionismo.

La necessità della verità e il rifiuto della menzogna come base su cui costruire la propria vita investe in modo prepotente soprattutto Alex, che gradualmente getta la maschera di uomo cinico e superficiale che porta per assecondare l’immagine che ha di lui il padre, per rivelarsi un ragazzo sensibile che non ha vergogna delle sue ansie e delle sue insicurezze, ma anzi fa leva su quelle per accettare le proprie responsabilità.

Per Alex è un’operazione dolorosa, perché la maschera è tenacemente attaccata alla sua pelle e senza si trova indifeso e vulnerabile. Parallelamente, chiede a Jonathan di dare ai personaggi che animano Trachimbrod un lieto fine che non riescono a cogliere, anche quando questo è a portata di mano e dipende solo dalle loro scelte. Jonathan non accoglie nessuna delle richieste di Alex: non si può tacere la verità, anche se è spietata, non si possono tacere le responsabilità di ciascuno nell’adempimento di quello che a posteriori sembra un ineluttabile destino, ma che a ben vedere è il risultato di scelte e omissioni volontarie.

La differenza temporale si accompagna a una diversità di stile che riflette la personalità dei due autori. Jonathan racconta le vicende di Trachimbrod in maniera tradizionale, almeno per quanto riguardo lo stile. I personaggi e l’intera storia hanno, però, il sapore delle fondazioni mitiche e vi troviamo tutti i “tipi” e i temi delle saghe ebraiche; gli espedienti grafici (intere pagine con punti di sospensione, titoli dei capitoli con un layout curvilineo) imprimono una specifica coloritura emotiva alla narrazione, stratagemmi che poi J. S. Foer riprenderà con maggiore consapevolezza in “Molto forte, incredibilmente vicino”.

Il viaggio alla ricerca di Trachimbrod nell’Ucraina moderna è scritto rispecchiando la scarsa conoscenza che ha Alex della lingua inglese: interi brani sembrano usciti dal traduttore di Google! Sicuramente bisogna riconoscere l’abilità di Foer in questa operazione che fa usare ad Alex parole che, a rigore di vocabolario, sono dei sinonimi del termine corretto ma che, rispetto al contesto, sono sbagliate, imitando il risultato di una traduzione letterale. Bravo anche il traduttore (Massimo Bocchiola) che ha dovuto ricreare lo stesso effetto in italiano. Dal punto di vista stilistico, insomma, una bella trovata ma dal punto di vista del lettore risulta un’operazione che rende difficoltosa e, in certe parti, poco piacevole la lettura. Meno male che, man mano che scrive il romanzo, l’inglese di Alex, grazie anche alle indicazioni di Jonathan, migliora e quindi la lettura diventa più scorrevole. Quindi abbiate fiducia e non vi fate scoraggiare dall’inglese maccheronico di Alex.

Patrizia Oddo

Sempre riguardo Jonathan Safran Foer potete leggere la recensione di:
-> Molto forte, incredibilmente vicino 

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2 responses to “Ogni cosa è illuminata | Jonathan Safran Foer

  • Martino Tramontin

    Bellissima recensione. “Cerca di vivere in modo che tu possa sempre dire la verità, ho detto.” – Nonno Alex.

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