22/11/’63 | Stephen King

Titolo: 22/11/’63
Titolo originale: 22/11/’63
Autore:  Stephen King
Cenni sull’autore: Acclamato genio della letteratura internazionale, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha, a sua volta scrittrice. Le sue storie sono numerosi bestseller che hanno venduto 400 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian del Palma, Rob Reiner e Frank Darabont. Nel 2003 gli è stata assegnata la National Book Foundation Medal per il contributo alla letteratura americana e nel 2007 l’associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.
Traduzione: Wu Ming 1
Anno di pubblicazione: 2008

Edizione: 
 Sperling & Kupfer
Pagine: 768
Costo: € 23,90 (li vale tutti)
-> Consigliato: Assolutamente sì!

«Aveva perso l’abitudine al romanticismo».


Prendete una caduta. Ginocchio sbucciato. Un po’ di sangue, acqua ossigenata, cerotto. Roba da poco, ma quel bruciore dà comunque fastidio. Non dispiacerebbe tornare indietro nel tempo ed evitare di cadere. Ma cosa succede se, rimanendo in equilibrio, faccio cadere mia sorella di otto anni a faccia in giù e prende un colpo talmente forte che bisogna portarla al pronto soccorso?

Perché cambiare il passato?
Perché le cose vadano meglio.

Ehi, aspettate un attimo. Il mondo attuale, il mondo come lo conosciamo, non è detto che sia il peggiore degli scenari pensabili. Non è affatto detto.

In realtà quello che io voglio dire (e che forse pensate sia il messaggio del romanzo) non è che il passato non va cambiato, perché noi non possiamo cambiare il passato e questo è un dato di fatto. In letteratura possiamo. Nella realtà no. Quello che King vuole dirci è che ogni cosa, anche il gesto più piccolo e apparentemente insignificante, ha una sua importanza, ha una sua “onda d’urto” più o meno ampia, e dovremmo iniziare a considerare le azioni che compiammo come parte integrante della nostra vita e quella degli altri, dar loro importanza, giudicare quali sono giuste e quali sbagliate.

Salvare Kennedy è giusto o sbagliato?
Cosa può causare un gesto del genere?
Ma soprattutto, innamorarsi è giusto o sbagliato?

Quest’anno Woody Allen ha firmato un altro film, Midnight in Paris, e il protagonista è un nostalgico degli anni ’20. Così come il protagonista di King, Jake Epping, è un nostalgico di quell’epoca che deve cambiare, e la nostalgia lo porterà all’amore, e l’amore lo porterà alla sofferenza. Perché è così che si ama. Soffrendo. Lo sappiamo tutti, vero? Ma certo che lo sappiamo tutti. Siamo degli inguaribili romantici. E nessuno perderà mai l’avitudine al romanticismo. Forse nei libri possiamo cambiare il passato (in male o in peggio), ma non possiamo cambiare la condanna all’innamoramento. E alla fine è sempre quello che ti frega.

Cose che rendono questo romanzo degno di essere letto:

1) Analisi sociale dell’America di fine anni ’50 e inizio anni ’60;
2) Aspetto fantascientifico innegabilmente affascinante;
3) King non aveva mai parlato dell’amore così come ora.

L’ultima ragione sarebbe sufficiente, da sé, per farti andare – o’ tu lettore – immediatamente in libreria e spendere l’ira di Dio per questo romanzo. Ma già il fatto che il fattore horror (possiamo chiamarlo così?) sia quasi assente, se non solamente nell’aspetto psicologico, dovrebbe convincerti e toglierti ogni timore.

Noi – tu, io – torneremmo indietro per salvare Kennedy? A che pro? E se il passato non volesse essere cambiato? A che pro toccare le corde di quell’arpa che è la storia, romperne una e rovinare tutto, tutto, al solo scopo di salvare Kennedy? Tutto questo perché noi pensiamo che salvandolo tutto migliorerebbe. Che, se lo salvassimo, torneremmo nel 2011 trovando un mondo migliore. Perché? Inguaribili ottimisti. Umani.

Allora, è andata così. Io sono finito in una tavola calda da quattro soldi, e ho incontrato il signor Stefano. Come suona male. Facciamo il signor King. Ebbene, non so perché ma s’è messo a dirmi che sul retro, nella dispensa, c’era un passaggio temporale che portava al 9 settembre 1958. Mi ha detto che si potevano fare grandi cose viaggiando nel tempo. 22 novembre 1963. Perché io? Sono stato messo di fronte a una decisione importantissima, a un gesto estremo, e da ogni gesto scarutiscono delle conseguenze, giusto? Più un gesto è grande, più grandi sono le conseguenze. Studiare matematica o fisica non serve per arrivarci. Signor King, lo vada a dire ai licei italiani che trattano materie umanistiche – in facciata…

E ancora: non sappiamo, noi comuni mortali, se sia stato veramente Lee Oswald a uccidere JFK quel 22 novembre. Nella postfazione King parla delle documentazioni racocolte per scrivere il romanzo, e asserisce che si spingerebbe fino a un 98-99% di probabilità che sia stato veramente Oswald a sparare al presidente americano. L’altra minuscola percentuale riguarda le teorie del complotto (che io avvallo, pur senza nessuna documentazione). Del resto, King non c’era. Non c’ero nemmeno io. Voi c’eravate? No, con molta probabilità. E Oswald fu ucciso poche ore dopo da un altro pazzo. Che strano, eh?

Ma chi era Lee Harvey Oswald? Semplicemente un povero americano con sogni di gloria irrealizzati che non riusciva ad accettare questa sua condizione di semi-povertà. Picchiava sua moglie e aveva eccessi di collera contro razzismo e capitalismo che assomigliano molto ai delirii di uno squilibrato. E basta. Tutto qui. L’attentatore, il famoso uomo che uccide Kenney. Fine della storia.

No, sbaglio anche io. La storia non ha mai fine. La storia siamo noi – lo dice rai 3. La storia non si cambia, al massimo la si studia, la si prova a capire. E nella Storia, quella con la S maiuscola, convivono milioni, miliardi di piccole storie frutto di gesti, anche minuscoli e involontari, che forse un giorno vivremo o che forse non vivremo mai. Chi lo sa. Possiamo solo dare un po’ più di importanza alle parole e alle azioni di quanto facciamo ora. Non ci sta molto. Non possiamo cambiare il passato, ma il futuro lo scriviamo noi.

Marco Tamborrino

Riguardo Stephen King potete leggere anche la recensione di:
-> Misery 

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