Le onde | Virginia Woolf

Titolo: Le onde
Titolo originale: The Waves
Autrice: Virginia Woolf
Cenni sull’autrice: Adeline Virginia Woolf, nata Stephen (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941), è stata una scrittrice, saggista e attivista britannica. Considerata come uno dei principali letterati del XX secolo, attivamente impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i due sessi; fu, assieme al marito, militante del fabianesimo[1], nel periodo fra le due guerre fu membro del Bloomsbury Group e figura di rilievo nell’ambiente letterario londinese. Le sue più famose opere comprendono i romanzi La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928). Tra le opere di saggistica emergono Il lettore comune (1925) e Una stanza tutta per sé (1929); nella quale ultima opera compare il famoso detto “una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi”. (da wiki)
Anno di pubblicazione: 1931
Edizione: Einaudi tascabili.
Traduttore: Nadia Fusini
Numero pagine: 220
Prezzo: 11€
-> Consigliato: Sì, ma solo a chi ama i libri difficili e straordinari, che lasciano saturi, esausti, felici.

Credo anche che i nostri corpi siano in verità nudi. Siamo solo leggermente ricoperti da una stoffa abbottonata, sotto il selciato ci sono gusci di conchiglie, ossa e silenzio. 

Virginia mi ha parlato per quasi un mese con sapienza e posatezza, incantandomi. Nell’approcciarmi a questo libro mi ero illusa di trovare una parvenza di romanzo, ma ero totalmente impreparata a quello che avrei trovato. Non v’è infatti traccia della grande chiesa dall’architettura perfetta e ben disegnata che contraddistingue quel genere letterario. Leggendo le prime pagine si ha piuttosto la sensazione di inseguire sei ombre (o sette?) che si differenziano le une dalle altre solo per le virgolette che separano i loro soliloqui, sei fantasmi che si rincorrono in una radura luminosa, verde. Ci sembra che a parlare sia sempre la stessa persona, impressione che viene smentita man mano che le diverse voci assumono ognuna un’indole ben definita; ma la suggestione iniziale si riconfermerà più avanti.

All’inizio ho continuato a guardare da una parte all’altra del paesaggio che mi si parava davanti (impressionista per i colori tenui, lirici, e preraffaelita, per gli angeli tristi che lo abitano), cercando un fuoco, una prospettiva che mi conducesse all’altare di quella cattedrale che ancora mi ostinavo a cercare. Ben presto, però, ho capito di essere dentro qualcosa di meglio. Non saprei come descrivere quest’opera se non pensando a quella luce che ogni tanto si vede sul mare nei momenti di sospensione del tempo, ora dolce e subito dopo crudele, adesso abbacinante adesso tenue, e a quegli arabeschi che i raggi del sole disegnano sulle onde. È tutto uno scintillio: cielo, terra e mare sono per un istante un unico continente d’oblio, senza mai cessare di essere sé stessi. È la voce del mare (fatta di conchiglie, di spuma, di roccia e sabbia) a tenere insieme l’incantesimo, a soffiarci in petto quella ‘dolcezza inquieta’ di montaliana memoria. Si percorre l’orlo di qualcosa di bellissimo, che parla direttamente al cuore, perché in quell’emozione ci siamo anche noi.

Prima di tutto, un breve accenno alla struttura: le sei “Onde” narranti si intrecciano polifonicamente tra di loro e sono, alla fine di ogni sezione, interrotte da preziosi interludi che descrivono l’arco del sole e il mutare della natura dall’alba al tramonto (con particolare attenzione alla luce e a come questa cambia la fisionomia delle cose), e che stemperano in un momento di calma la dolce irruenza dei soliloqui. Sono passi di un lirismo unico e bellissimo, quanto mai icastici, cui fa sempre da sfondo il suono dei flutti che ritmicamente rompe il silenzio. In questi passi pare ostentata l’assenza delle persone: è la pace di una natura pre-umana che non conosce le parole e il loro continuo bisogno di enunciare, definire, limitare, per poi ricadere in un nulla di fatto.

Dalla fanciullezza alla vecchiaia, i narratori di “Le onde” sono le tante facce di un unico cristallo, o  – come si legge – i tanti petali di un garofano rosso (“In quel vaso c’è un garofano rosso. Un fiore solo mentre eravamo in attesa, ma ora un fiore con sette lati, […] un fiore unico a cui ogni occhio dà il suo contributo”): comunanza, quindi, ma anche l’insormontabile solitudine del non poter divenire altri da sé se non per un momento, del non potersi perdere per sempre in quelle altre voci così simili. Da qui il dolore, la sensazione di isolamento, l’inganno del bastarsi. Il cuore del cristallo è duro, dopotutto, e così anche le giovinezze di questi ragazzi – Bernard, Louis, Susan, Neville, Jinny, Rhoda, (Percival) – che si rivelano miti incrinati, frutti appena nati e già intaccati dalla realtà. Il ricordo di quel tempo passato non passa mai, e viene continuamente riassorbito, rielaborato nel presente come una condanna – il futuro non esiste, le prospettive e l’incasellamento operato dalla vita assumono qui una sfumatura quasi tragica. Bastano due esempi: Louis, destinato a divenire affarista come suo padre (“banchiere a Brisbane” è l’epiteto maledetto), e Percival, che muore cadendo da cavallo in una terra lontana.

Ciascuno veste a festa il proprio bene e il proprio male e li sviscera, come in un ricordo delle vecchie pratiche di divinazione (“A turno allora andai a cercare i miei amici […]. Andai dall’uno all’altro con il mio dolore – no, non il dolore, ma la natura incomprensibile della vita – perché li esaminassimo insieme”) e, persi nel loro mare interiore, vediamo questi giovani uomini vecchi trascinati attraverso gli anni (“Come va veloce la corrente da gennaio a dicembre! […] Galleggiamo, galleggiamo…”), le perdite, i successi veri e falsi, verso quella battigia dove si rompono tutte le onde, anche le loro. La fine arriva non quando il mare li trascina nel suo ventre, ma quando esso li rigetta.

(Non mi dilungo oltre: non ritengo sia questo il luogo per un’analisi più approfondita di un tessuto così complesso, che richiede, per essere compresa, la lettura del romanzo. Un modo per un altro per dirvi: cosa state aspettando? Abbandonatevi al flusso).

Chiara Sandretto

Sempre riguardo Virginia Woolf potete leggere la recensioni de:
->  La signora Dalloway

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