L’età dell’innocenza | Edith Wharton

Titolo: L’età dell’innocenza
Titolo originale: The age of innocence
Autrice: Edith Wharton
Cenni sull’autrice: Nasce nel 1862 da una famiglia facoltosa, e viene educata privatamente. Si sposa con un banchiere di Boston, è infelice, divorzia e si traferisce in Francia. Scrive libri ( La casa dell’allegria, Ethan Frome) nei quali rivela uno sguardo da archeologa del presente, concentrandosi implacabilmente sui costumi della società aristocratica americana e mettendoli alla berlina. Nel 1920 pubblica L’età dell’innocenza, un romanzo nel quale New York è l’insieme metropoli e necropoli e l’amore è soprattutto rimpianto. Muore a Saint-Brice-sous-Foret lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo. (fonte retro copertina).
Traduzione: Alessandro Ceni
Anno di pubblicazione:  1920
Edizione: I grandi romanzi BUR rizzoli.
Pagine: 324
Costo: 8,90 €
-> Consigliato: Sì, sì e sì!

Se dovessi utilizzare una sola parola per definire a qualcuno questo romanzo, direi senz’altro questa: “Lacerante”.
Davvero, è così. Ho iniziato questa lettura in maniera ordinaria non avendo moltissime aspettative a riguardo ma il caso, il destino, o chissà cos’altro, ha voluto che, leggendo, il mio essere lettrice ne uscisse completamente distrutto. Poche volte, leggendo, ho avuto questa sensazione. L’ultima volta accadde con Anna Karenina, libro che, per svariati motivi, rimarrà sempre nell’Olimpo dei libri più amati.
Con L’età dell’innocenza ho provato la sensazione, stranissima ma comunque avvincente, di uno sgretolamento interiore, lento ma progressivo. Leggendo, devi possedere la consapevolezza che ciò che leggerai metterà a nudo i sentimenti umani più nascosti, farà riflettere e getterà scompiglio nella mente.

Ciò che più di ogni altra cosa mi ha veramente colpito è l’intento dell’autrice: mettere a nudo vizi di una società corrotta, bigotta e moralista, quella della New York di fine Ottocento. Una società che vive di pranzi eleganti, di serate all’Opera, di splendidi vestiti di satin e merletti ma che possiede occhi e orecchie per vedere e ascoltare ciò che potrebbe essere sconveniente e diventare, a buon diritto, argomento di intense discussioni nei salotti più importanti.
Questo è ciò conosce Newland Archer, il giovane uomo del romanzo, il più consapevole della tragedia di viverci dentro, intrappolato come in una tela di un ragno, incapace però di uscirne. E’ la società che ritrova la contessa Olenska, tornando a New York dall’Europa, dopo aver lasciato il marito. La si compatisce, la povera Ellen. La povera, cara, dolce Ellen. La stessa cugina, May Welland, figura opposta a quella della contessa, sembra provare, in più di un’occasione, pietà per Ellen. Ma Ellen non va compatita, non va neppure rintenuta una donna debole, come molti fanno. La vera debolezza sta nella società che la circonda, che vorrebbe inculcarle idee che non ha, solo per far vedere a tutti che “il modello vincente” di donna, in una società che si rispetti, è proprio quello che la società stessa propone. May Welland incarna tutte le buone qualità che una giovane donna, in procinto di sposarsi, deve possedere. E sebbene sia lei la vincente per una mentalità del genere, ecco che Ellen Olenska colpisce per quello che non è, per ciò che non rappresenta, per ciò che le manca per esser considerata come tutte le altre.

La storia si sviluppa in maniera tale che non si riesce proprio a rimaner fuori dal circuito dell’empatia per cui, com’è normale che sia in questi casi, ci si lascia coinvolgere totalmente.
Ho trovato meraviglioso il fatto che la storia di un sentimento così potente come l’amore, sia raccontato talmente bene da farci credere, per un momento, di essere lì, insieme ai protagonisti. Talmente bene, aggiungerei, da metterci nelle condizioni di chiedere a noi stessi: ” E se fosse successo a me? Che cosa avrei fatto? Come avrei agito?”.
Questo, oltre alle meravigliose e dettagliatissime descrizioni di interni e salottini privati, vestiti e vivande, trovo che sia uno degli aspetti fondamentali di questo romanzo, che consiglierei a chiunque perché l’amore è una faccenda che riguarda tutti e che tutti incontrano, prima o poi.

” Adesso ride: ma quando mi ha scritto era infelice”, disse.
“Sì”. Ellen fece una pausa. ” Ma dato che lei è qui non riesco a sentirmi infelice”.
“Non rimarrò a lungo”, ribattè lui, irrigidendo le labbra nello sforzo di non aggiungere altro.
“No, lo so. Ma io sono incauta: vivo nell’attimo in cui sono felice”. 
 
Chiara Coppola
Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: