Giulia 1300 e altri miracoli | Fabio Bartolomei

Titolo: Giulia 1300 e altri miracoli
Autore: Fabio Bartolomei
Cenni sull’autore: Fabio Bartolomei è nato nel 1967 a Roma, dove vive. Scrittore poliedrico, è un affermato pubblicitario e autore di sceneggiature. Nel 2004 ha vinto il Globo d’Oro con il cortometraggio Interno 9. Nel 2011 si è fatto conoscere dal pubblico dei lettori con il suo romanzo d’esordio, Giulia 1300 e altri miracoli. Insegna scrittura creativa.
Anno di pubblicazione: 2011
Edizione: E/O
Pagine: 281
Costo: € 9,50
-> Consigliato: Appassionatamente consigliato

“Io, se in questo momento mi guardo intorno devo dire che i miei unici amici sono un negro e un camorrista!”. Beve malinconicamente un’altra sorsata. “Esclusi i presenti, certo”.
“Certo” dice Sergio.
“Certo certo” confermo.
“Che poi c’è da ridere… un negro, un camorrista, due sfigati e un comunista del cazzo! Ma che è? Una barzelletta?”.
Andando per esclusione, io sono uno dei due sfigati. Però non me la prendo.

Metti in conto che quando finirai questo libro sarai imprigionato su un filo, quello che collega la tua indicibile voglia di raccontare la storia a tutti e il timore agghiacciante che le tue parole possano scoraggiare i potenziali lettori dal mettere il naso sul libro. Attrezzati con tende e quel che ti serve: ci rimarrai parecchio. Metti in conto che sarai una mina pronta a esplodere, seppellita dall’ombra del piede in procinto di calpestarti. Ma il piede è tuo. Se esplodi fai un casino, puoi dire addio all’annunciato godimento del gioco di citazioni e aneddoti da ricordare e ripetere coi tuoi amici come una Bibbia personale. L’unica cosa che puoi fare è consigliarlo a chiunque, sguinzagliare un esercito di pulci in altrettante orecchie, pulci a matrioska, capaci di liberare pulci in altri bastioni auricolari e amplificare l’effetto finale.

Io lo so, lettore, che questo libro non ti ispira. Lo so che il nome Fabio Bartolomei non ti dice niente. Fabio chi? Quello, la copertina dice che fa il pubblicitario e lo sceneggiatore. Tu dirai: Moccia fa l’autore televisivo, questa non è una garanzia. Anzi, semmai mi fa storcere il naso un po’ più a sinistra. Lo so benissimo cosa pensi, ma osa, dannazione! Levati quella faccia contrita e supera con un balzo tutti quei classici e contemporanei dal nome altisonante conquistato in decenni di passaparola e tradizione letteraria. Prendi questo libro, assaggialo, soppesalo, tracannalo fino a fartelo andare di traverso. Liberati dalla convinzione che un’opera d’arte per essere tale debba essere chiacchierata.
Forse ti ritroverai come me a sollevarlo come un cimelio sacro e gridare senza vergogna: “Io amo questo libro! Io amo Fabio Bartolomei!”.

I personaggi io li ho visti. Non li ho letti, non li ho immaginati, li ho proprio visti. Avevano la faccia delle persone che ho incontrato nel mondo reale, potevano essere loro. Potevo essere io. Ero io.
A tutti capita prima o poi di finire nelle fauci della terribile domanda a due teste: chi sono? Cosa faccio? Dopo lo scontro, c’è chi continua a deambulare rimettendosi in sesto la carne a brandelli cucendone i lembi con fili di paillettes, ingannandosi che l’ostacolo sia stato affrontato e superato. C’è chi deambula senza curarsi nemmeno di ricomporsi, continua a camminare mentre il sangue sgorga dalle ferite come se al posto del cuore avesse una centrale di distribuzione di morfina: il problema non c’è e non c’è mai stato. Domande? Non ho sentito niente, forse era la tv. C’è chi si incazza come se la domanda fosse un interrogatorio nel contesto di un processo penale. Non essere qualcuno è un reato perseguibile tramite l’isolamento (“Nobody knows you when you’re down and out”, cantò tale Eric). E poi c’è chi spara una salva di vaffanculo, mette la retromarcia e parte.

Non c’è niente di televisivo in questa partenza. Divorziamo da Hollywood: quando molliamo tutto per ricominciare non c’è una colonna sonora che misura il tempo dei nostri passi. Se nella nostra immaginazione il momento dell’inversione di marcia è accompagnato da sguardi ammiranti, sorriso piacione e piedi che picchiano duro su una batteria il ritmo della nostra determinazione, nella realtà la musica scema in un millesimo di secondo appena inciampiamo in un ostacolo immaginario e nel cadere ci vien pure da piangere come un bambino delle elementari. Gli sguardi ammiranti scordateveli: hanno sbuffato e se ne sono andati a cercare altre fonti di appagamento temporaneo. Nella realtà c’è il futuro che gioca a nascondino, e quando lo trovi prima ti fa un sorriso arrendevole e poi dopo un sonoro gesto dell’ombrello lo vedi mentre scappa nei campi.

La realtà è quella che Fabio Bartolomei ha captato e riprodotto nel suo libro che, in fondo, è fatto di materiali semplici e grezzi, ma sposati insieme alla perfezione grazie all’intervento di un qualche ingrediente segreto. Come un coro di voci di oboi, trombe, fagotti, violini e contrabbassi abbracciati in una sinfonia perfetta e trascinante; come un gruppo di africani, camorristi, sfigati, fascisti e comunisti che fanno i conti col futuro fuggiasco rinchiusi dentro una Giulia.

Elisa Lai

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