L’amante | A.B. Yehoshua

Titolo: L’amante
Titolo originale: The lover
Autore: Abraham B. Yehoshua
Cenni sull’autore: A. B. Yehoshua è considerato, assieme ad Amos Oz, il maggior e più premiato scrittore israeliano contemporaneo. E’ da alcuni anni uno dei candidati possibili al premio Nobel per la letteratura. Nato a Gerusalemme nel 1936 da famiglia che per parte paterna risiedeva a Gerusalemme da diverse generazioni e per parte materna da madre che era emigrata dal Marocco è uno scrittore di evidenti origini sefardite che si è successivamente stabilito a Haifa dove è attualmente professore ordinario di letteratura comparata nella locale Università. Assai amato in patria, seguitissimo all’estero dove è noto anche il suo impegno pacifista (membro di Shalom Achshav e impegnato nei processi di pace) Yehoshua rappresenta una figura di intellettuale a tutto campo. Romanziere e saggista, autore anche di racconti e di pièces teatrali è dotato di una ricca vena creativa unita a una solida tecnica del narrare e di una poetica personalissima che è stata definita da G. Morahg “simbolismo realistico” e che è stata ben delineata fin dagli esordi, a partire dal suo primo racconto. (per continuare a leggere la biografia di questo autore dovete cliccare QUI)
Anno di pubblicazione: 1977
Edizione: Einaudi
Traduttore: Arno Baehr
Numero pagine: 448
Costo: 13€
-> Consigliato: di cervello e di cuore.

Non mi venga a dire che al mondo c’è un uomo libero.

 

C’è una scena di un vecchio film in cui due ragazzi innamorati stanno uno accanto all’altro, vicinissimi, di fronte alla cinepresa. Fra di loro, al centro, c’è un telefono: ascoltano le parole di un amico che parla di un certo affare. La vicinanza inaspettata li rende nervosi. Si amano, ma non riescono a stringersi, a baciarsi, a confessarsi. Lei forse è intimidita e ha paura di non essere amata, lui la ama ma teme che con l’inizio di una relazione i suoi sogni svaniscano in un soffio. E c’è questa inquadratura meravigliosa, in cui loro si dividono perfettamente lo spazio in scena. Lei guarda verso il fuoricampo ma mostra il viso pieno e senza ombre, chiaro alla luce dei riflettori. Lui è di profilo, combattuto fra mente e corpo, è attratto dalla sua pelle d’un tratto così vicina, la sfiora e rimane in sospeso. E quel ricevitore, al centro, da cui continua a venire il cicaleccio dell’amico che parla di un affare, inascoltato. Era il pretesto dell’avvicinamento, ora è solo una cornice, rumore.
(Il film è “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, e la scena è questahttp://www.youtube.com/watch?v=dAHbEc…)

Lo spazio tra un viso e l’altro contiene un universo di possibilità. Quella tensione tra i due, il fiato sospeso prima del bacio, che arriva tardi, sembra non arrivare mai. E tu sei lì, e te lo senti tutto addosso il peso di quell’universo, sollevi un po’ il viso come se fossi lui o lei, e non aspettassi altro che una carezza. Ma la forza dell’ambizione di lui è troppo forte: invece di baciarla la scrolla, le grida contro tutti i suoi sogni armati in un “non mi sposerò mai”. E cede al suo stesso desiderio. E i sogni, quello che lui doveva fare da individuo libero, da solo, nel mondo? Son stati seppelliti dalla forza di quello spazio sospeso, dall’urgenza di un contatto.

Questo libro di Yehoshua sta esattamente a metà tra le bocche dei due amanti. Lui non è James Stewart e lei non è Donna Reed, i personaggi del romanzo arrivano a turno – o forse tutti insieme – e prendono posto all’interno delle sagome degli attori. Tutti tesi verso un contatto con l’altro che non arriva, sembra non arrivare mai, chissà se arriverà. Tutti tesi in quell’ansia di James Stewart, che muore dalla voglia di baciare e al contempo si arma per non farsi incastrare e rimanere coerente con i propri pensieri, i propri progetti di vita. Sono individui che si dibattono tra la necessità di star vicini e la paura di fare un passo verso l’altro. Hanno paura di uscire dalla loro stessa prigione, ma ne sentono lo stimolo irrefrenabile.

Che cosa è un amante? E’ un elemento estraneo che si insinua in una famiglia, in un legame già consolidato. E’ il nuovo, l’estraneo, lo sconosciuto. E’ un universo di possibilità da sondare, perlustrare e conoscere.
In questo libro non c’è un amante solo. L’amante Gabriel, sparito il primo giorno della guerra, è solo uno dei tanti. Lasciando da parte la connotazione sessuale dell’amante e tenendo solo il nocciolo duro del contatto intimo con un estraneo, possiamo dire che tutti i personaggi sono l’uno l’amante dell’altro. Ebrei, arabi, uomini.
C’è Na’im, l’arabetto, che si insinua nelle case degli ebrei, un po’ per coincidenza, un po’ per desiderio. Porta la sua diversità tra le loro mura, va a scontrarsi contro i loro pregiudizi aperti o covati inconsciamente. E così, come un seme di papavero gettato in un campo di rose, inizia a germogliare tra loro. Si mescola a loro. Forse diventa persino un po’ rosa, o forse un nuovo fiore, indefinito, forse un papavero coi petali di una rosa ma con lo stesso pistillo.
C’è Vaduccia, la centenaria nonna ebrea che l’accoglie in casa, un po’ timorosa perché gli arabi sono tutti terroristi. E’ tutta tesa tra una carezza che la fa sentire umana – lei, priva di legami col mondo oramai – e il terrore che Na’im nasconda armi nella sua stanza. Non c’è niente di buonista nel racconto di questa accoglienza, come non c’è niente di buonista nell’incontro tra gli altri personaggi: il racconto procede a voci alternate, si frantuma in molteplici punti di vista che fanno a pezzi speranze, paure, desideri e sogni. Na’im scorge comprensione in uno sguardo di Dafna, e già gioiamo con lui, ma appena la parola passa a lei ci ritroviamo con una manciata di vetri rotti tra le mani. Il cuore esce straziato da questo continuo cambio di prospettiva, la verità che si solleva dalle pagine è amara ma realista: il più delle volte non c’è modo di incontrarsi. Ci sfuggiamo continuamente, nonostante il desiderio.

E in mezzo a tutta questa solitudine protesa verso un contatto con l’altro, Yehoshua lascia che prenda posto il cuore pulsante della questione israeliano-palestinese. E tutta l’amarezza del conflitto prende corpo nella divisione tra diffidenza della mente e desiderio di contatto corporeo. I pensieri si fanno la guerra, i corpi si cercano. Si sentono attraverso i vestiti, attraverso il respiro, carezze ai letti vuoti ma ancora caldi del sonno di qualcuno, baci domandati, schiaffi. Ebrei e arabi. Si toccano per non perdersi, perché il loro corpo lo sa: si stanno perdendo, e la mente potrà rimbrottare giudizi e interpretazioni errate della realtà quanto vuole. La verità è che sono soli. Soli e prigionieri l’uno dell’altro.

Sembra impossibile che tutto questo lasci spazio a una speranza, eppure…

 

Elisa Lai

Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico

One response to “L’amante | A.B. Yehoshua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: