Basil | Wilkie Collins

Titolo: Basil
Titolo originale: Basil
Autore: Wilkie Collins
Cenni sull’autore: Wilkie Collins è stato uno scrittore inglese, figlio di un pittore paesaggista, amico e collaboratore di Charles Dickens. Nacque a Londra l’8 Gennaio 1824, ed è considerato il padre del genere poliziesco. Riguardo la sua produzione letteraria si ricordano soprattutto i romanzi gialli, “La donna in bianco”“La Pietra di Luna”, “La legge e la signora” e “La follia dei Monkton”. I suoi romanzi, caratterizzati da intrecci complessi e ricchi di suspense, furono pubblicati a puntate su alcune riviste dirette dall’amico Charles Dickens. Il vero successo, però, lo ottenne soprattutto con “La Pietra di Luna”, appassionante romanzo raccontato a più voci in cui si narra di un prezioso gioiello andato perso e dell’onore di una ragazza che rischia di essere macchiato. Questa e altre opere ne fanno un maestro della narrativa del mistero. Morì il 23 settembre 1889 e venne seppellito al Kensal Green Cemetery. (fonte: Wikipedia/retro copertina)
Anno di pubblicazione: 1852
Edizione: Fazi Editore
Traduzione: Alessandra Tuberini
Pagine: 327
Costo: 16,50 €
Consigliato: Non posso dire altro che sì, leggetelo assolutamente.
Quando ho iniziato a leggere ‘Basil’, la prima cosa che mi è balzata subito agli occhi è stata la copertina. A me non piace nemmeno un po’, l’immagine di sfondo la trovo sbiadita e poco accesa. Insomma, quando ho preso in mano ‘Basil’ la prima volta, in biblioteca, ho avuto la sgradevole sensazione di avere nelle mani un romanzo che, esteriormente, era proprio presentato male. Saranno fissazioni mie, chissà. Altra cosa che ho notato è stata la mole. Un libro piccolino, leggero, non ingombrante. Guardo il titolo: ‘Basil’. Semplice, un nome di persona e basta. Per giunta, un nome non troppo bello, sempre stando ai miei gusti personali. Non un nome altisonante, possente, carismatico. Solo e semplicemente Basil.
Osservo con cura il nome dell’autore impresso sulla copertina. Wilkie Collins. E chi è? Non lo avevo mai sentito nominare prima. Ma poi devo rendermi conto della mia profonda ignoranza, nel momento in cui apprendo che il signor Collins era il più grande amico di Charles Dickens, nonché uno scrittore di successo, almeno all’epoca, adesso più facilemente dimenticato e adombrato dallo stesso Dickens. Eterni rivali? Eterni amici? Forse entrambe le cose. Collins scriveva romanzi a puntate sul giornale di Dickens e ‘Basil’ è il terzo romanzo che la penna di Wilkie (mi prendo questa libertà, poi capirete perché) ha prodotto. 
La trama di ‘Basil’ è molto semplice e lineare; il romanzo è narrato in prima persona dallo stesso Basil, un giovane che appartiene ad una famiglia agiata e aristocratica che racconta, a distanza di tempo, gli avvenimenti che, poco per volta, lo portarono alla rovina e al fallimento della sua stessa esistenza. Così viene introdotta la figura di Margaret, una bellissima giovane donna che incontra Basil sull’omnibus. Basil se ne innamora immediatamente. Un po’ frettolosamente, egli decide di dover sposare Margaret.  C’è solo un piccolo, grande problema: Margaret non è un’aristocratica, bensì la figlia di un mercante di stoffe. Che disonore sarebbe per Basil sposare una donna appartenente a quella classe sociale, così tanto inferiore alla sua. Che penserebbe il suo onorevole padre, così legato al culto delle tradizioni, all’importanza della famiglia, al rispetto delle convenzioni sociali? E sua sorella Clara? La dolce, eterea, delicata Clara lo capirebbe? Approverebbe ciò che ha deciso in cuor suo di fare? Nel dubbio, Basil agisce. Ma le conseguenze del suo gesto saranno tante, e terribili.
Se è vero che ‘Basil’ come libro-oggetto è veramente brutto, o almeno così è parso ai miei occhi, è altrettanto vero che il suo contenuto è di una bellezza estrema. Oltre al fatto che è scritto in maniera eccellente, dove tutte le parole trovano il giusto posto, e dove le frasi scorrono via a meraviglia, ‘Basil’ vi tiene realmente incollati alle pagine. Ci sono moltissimi colpi di scena, il che movimenta la storia proprio nei punti giusti, quando sembra che la narrazione si stia leggermente assopendo. Superate le prime sessanta pagine, un po’ lente per le esigenze della storia, voi vorrete sapere. Sapere come finisce, cosa succede, cosa e quali saranno le reazioni umane dei protagonisti, questi meravigliosi personaggi inseriti in una splendida Londra vittoriana. Le mille domande che il protagonista si pone, ci pongono di fronte a degli interrogativi enormi. E se Basil fossi stata io? O magari un mio parente? Ovviamente, il tutto deve essere rapportato al tempo in cui il romanzo è ambientato, un’epoca in cui un matrimonio di questo genere non regalava soltanto momenti di pettegolezzo all’interno di salotti, ma destava un vero e proprio scandalo in società.
Basil forse è un po’ ingenuo, o forse rappresenta e incarna la figura del giovane innamorato e del tutto invaghito della giovane donna, desiderio del suo amore, o forse è entrambe le cose.
Al fine della storia l’ingenuità di Basil ci permette di gustarci una storia che, passo per passo, ci conduce in una spirale di azioni, di piccoli fatti da tenere bene a mente, di sguardi impauriti, di parole sussurrate. Un crescendo sempre più angosciante che coinvolge, senza alcun dubbio, il lettore. Senza anticipare nulla, riporto uno dei passi che più mi ha inquietata leggendo:
“C’erano ancora lampi nel cielo, anche se più di rado. Stranamente, nel momento in cui mi rivolsi a lui il bagliore di un lampo sembrò passare proprio sulla sua faccia. Nell’arco di un istante, conferì ai suoi tratti un colore così orribilmente livido, una sembianza spettrale e distorta che sembrava guardarmi sogghignando come un demonio. In quel momento ci volle tutta la mia conoscenza dell’immutabile tranquillità della sua espressione per convincermi che i miei occhi erano solamente stati abbagliati da un’illusione ottica prodotta dal lampo”.
Per questo poco prima l’ho chiamato semplicemente Wilkie. Bravo Wilkie, che ottimo scrittore che sei. Anzi, sai che ti dico? Leggerò sicuramente altro di tuo. Ma che dico? Leggerò tutto quello che hai scritto, anche la tua lista della spesa, se mai ne hai scritta una che si è ancora conservata. Hai donato a noi lettori un libro così intenso che, per ringraziarti, è il minimo che io possa fare.
Chiara Coppola
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