Bianca come il latte, rossa come il sangue | Alessandro D’Avenia

Titolo: Bianca come il latte, rossa come il sangue
Autore: Alessandro D’Avenia
Cenni sull’autore: Alessandro D’Avenia è nato il 2 maggio 1977 a Palermo. Dopo aver frequentato il liceo classico si è trasferito a Roma per seguire l’università alla facoltà di lettere classiche a La Sapienza. Nel 2000 Alessandro si è laureato in letteratura greca e ha vinto anche un dottorato di ricerca all’università di Siena in Antropologia del mondo antico. In seguito ha cominciato a insegnare per tre anni di scuola media e successivamente ha cominciato ad insegnare anche al liceo.
Ha scritto due romanzi, Bianca come il latte, rossa come il sangue, uscito nel 2010, da cui è stato tratto un film nel 2012, e Cose che nessuno sa, pubblicato l’anno successivo.
Anno di pubblicazione: 2010
Edizione: Oscar Mondadori
Numero pagine: 254
Costo: 16,00
-> Consigliato: sconsigliato.

 

Mi siedo sulla poltrona del salotto di casa e inizio questa lettura come una qualsiasi altra persona inviata in un luogo conosciuto da ‘tutti’ e amato da troppi; ragion per cui mi ci siedo con tutti i buoni propositi, consapevole del fatto che mi sto per dirigere verso una lettura più che piacevole. Scorrendo le prime pagine mi accorgo che la poltrona è un po’ troppo scomoda, o forse si tratta di un libro a dir poco noioso? Non ci sono aggettivi per descrivere questo libro; esatto, un libro indescrivibile ma non nel senso propriamente positivo del termine. Potrei riuscire, forse, a catalogarlo sotto la dicitura ‘libri giovanili’.

Leo è un ragazzo di sedici anni come tanti, amante del calcio e della musica, non nutre certamente una passione sfrenata verso la scuola e, ovviamente, lo studio. L’unica motivazione che lo spinge a dirigersi verso quell’edificio terrificante è Beatrice, una ragazza dalla bellezza innata che frequenta il suo stesso liceo e di cui, come tutti già avrete capito, è ‘follemente’ innamorato.

No, il libro che state per leggere, non è un libro che narra di una storia d’amore tra i due; D’Avenia ci allieta con quelli che sono i caratteri tipici della sentimentalità di un ragazzino di sedici anni (pensate un po’ che il suo modo di scrivere appartiene proprio a questo mondo ‘giovanile’).

“I fumetti sono muti, nonostante i loro colori. Lo stereo è muto, perché non ho voglia di accenderlo. Il pc è muto, perché quello schermo, così profondo da averci dentro il mondo intero se lo guardi è solo uno schermo piatto. E ti chiedi come faccia a contenere tutto quel mondo, tutto quel mare, se è così piatto.”;
“Il T9 non ha la parola Dio, il che dimostra che Dio non esiste”.

No, non avete appena partecipato alla sagra delle banalità, ma ho appena voluto riportarvi degli esempi palesanti la mia impressione già ribadita precedentemente sulla ‘pochezza’ gravante sulla quasi totalità del suddetto libro.

Ciò nonostante, mi ha estremamente colpita il fatto che siano stati citati grandi nomi della letteratura italiana e non, quali Dante Alighieri e una delle sue opere a mio parere più imponenti quale la Vita Nova, Friedrich Nietzsche viene ugualmente citato durante un monologo interiore del ragazzo protagonista e, ancora, vengono riportati indirettamente dallo scrittore attraverso dei dialoghi in lungo e in largo all’interno di tutto il corpo del libro titoli quali L’attimo fuggente, film di Peter Weir e altri nomi quali Ray Bradbury e, musicalmente parlando, Coldplay. Allusioni e cenni dai quali il lettore può indubbiamente prendere spunto.

Un altro punto sul quale vorrei soffermarmi è quello del significato metaforico del bianco e del rosso che ricorre sistematicamente quasi capitolo per capitolo: rosso che sta per amore, passione, gioia, letizia, beatitudine, colore che inevitabilmente va ad incontrarsi con quello dei capelli della Beatrice di Leo, bianco che sta per vuoto, per tristezza interiore dovuta alle molteplici situazioni difficili che gli esperti della vita ci hanno posto innanzi. Un bianco che mi ha ricordato (e ora direte che sono pazza) lo Spleen di Baudelaire, ergo ‘le mal du vivre’, il male di vivere, l’angoscia e il malessere esistenziale che affligge l’uomo sin dall’inizio della sua carriera in questo mondo.

Insomma, un libro semplice e scorrevole sicuramente adatto a tutti coloro che, giovanissimi, hanno appena iniziato la loro carriera da lettori; un libro che grazie agli spunti sopracitati può riuscire a indirizzare il lettore verso ciò che definisco la ‘retta via’.

Perché, stando a ciò che dice Kafka: Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?
Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio. Un libro deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi.

A voi le conclusioni.

Voto: 5/10

Alessandra Mugnai

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Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico

One response to “Bianca come il latte, rossa come il sangue | Alessandro D’Avenia

  • Elisabetta

    Bella recensione, sono completamente d’accordo, quando ho provato a leggerlo non ho superato le venti pagine 🙂

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