The Mockingjay | Suzanne Collins

Titolo: The Mockingjay
Autore: Suzanne Collins
Cenni sull’autore: Nata nel 1962 in Connecticut, la Collins inizia la sua carriera come sceneggiatrice di programmi tv. Dal 1991, Suzanne Collins è stata impegnata nella scrittura per programmi televisivi per bambini. Ha lavorato nello staff di numerosi show di Nickelodeon, fra i quali Clarissa Explains it All (nominato agli Emmy) e The Mystery Files of Shelby Woo. Per bambini in età prescolare, Suzanne ha scritto diverse storie per la serie Little Bear and Oswald (nominato agli Emmy) e ha anche co-scritto l’acclamato Rankin/Bass Christmas special, Santa, Baby! Più recentemente è stata la capo scrittrice per Clifford’s Puppy Days di Scholastic Entertainment. Mentre lavorava allo show Generation O! ha incontrato lo scrittore per bambini James Proimos, che le consigliò di scrivere dei libri per bambini. Un giorno pensando ad Alice nel paese delle meraviglie, è rimasta sorpresa di quanto dovesse sembrare pastorale l’ambientazione ai bambini che, come lei, vivevano in città. A New York, è più probabile cadere in una botola piuttosto che nella tana di un coniglio, e, anche se succedesse, sicuramente non troverai un tea party. Ma cosa potresti trovare? Be’, questa è la storia di Gregor the Overlander, il primo libro della sua serie fantasy, The “Underland Chronicles”. La fama le arriva con il romanzo The Hunger Games, primo di una trilogia, da cui sarà tratto un film in uscita negli Stati Uniti, adattato per il grande schermo dalla Collins stessa e diretto da Gary Ross. I romanzi della saga sono stati accolti con vasto successo di pubblico e di critica.
Anno di pubblicazione: 2010
Edizione: Scholastic
Pagine: 455 (UK)
Costo (edizione italiana)€ 14,5
-> Consigliato: Si, questo e gli altri della serie.

ATTENZIONE: Spoiler per chi non ha letto i due precedenti libri della saga.

Deep in the meadow, under the willow
A bed of grass, a soft green pillow
Lay down your head, and close your sleepy eyes
And when again they open, the sun will rise.
Here it’s safe, here it’s warm
Here the daisies guard you from every harm
Here your dreams are sweet and tomorrow brings them true
Here is the place where I love you.

“I’m not their slave,” the man mutters.
“I am,” I say. “That’s why I killed Cato…and he killed Thresh…and he killed Clove…and she tried to kill me. It just goes around and around, and who wins? Not us. Not the districts. Always the Capitol. But I’m tired of being a piece in their Games.”

Per scrivere questa recensione mi sono presa un bel po’ di tempo e non perché il libro non mi sia piaciuto (anzi tutt’altro) ma perché è veramente difficile scrivere qualcosa che non sia uno spoiler. Ormai Suzanne Collins ha abituato i suoi lettori ai continui colpi di scena, a stravolgere le certezze (poche ma granitiche) su cui abbiamo basato i nostri giudizi. Il terzo libro della saga non fa eccezione: sino all’ultima pagina si rimane con il fiato sospeso in attesa di capire la direzione che prenderanno gli eventi. Nulla è come sembra, o meglio tutto è talmente chiaro ed evidente che è meglio chiudere gli occhi è cercare un’altra spiegazione che non costringa a guardare la realtà in faccia.

Forse, però, è meglio procedere con ordine.

La trama di “The Mockingjay” è centrata sulla lotta dei ribelli contro Panem. Chi sono i ribelli? Se non lo sapete, è perché non avete letto “La ragazza di fuoco” e quindi il mio consiglio è di fermarvi qui. Se invece proseguite, lo state facendo a vostro rischio e pericolo: gli spoiler sono in agguato! I protagonisti sono sempre gli stessi (Katniss, Peeta, Gale, Haymitch, Prim), quelli che abbiamo imparato a conoscere in “Hunger games”, con i loro pregi e difetti. Altri li abbiamo conosciuto nel secondo episodio della saga durante “I giochi della memoria” (Finnick Odaire, Joanna Mason, Beeta) e a tutti questi se ne aggiungono altri: Plutarch Heavensbee (il capo degli strateghi che ha tirato le fila della rivolta dalla stessa Panem), Alma Coine (lo scostante presidente del XIII Distretto), Boggs (il braccio destro della Coine).

Katniss è stata salvata dall’arena proprio dall’esercito del XIII Distretto che, dopo gli anni di forzato silenzio imposti dalla tregua firmata con il presidente Snow, hanno ritenuto che il momento era di nuovo propizio per riprendere la lotta per la libertà.

Katniss è il simbolo della ribellione, the Mockingjay, la ghiandaia imitatrice, che ha osato sfidare Panem: i ribelli hanno bisogno di lei per far propaganda, per girare degli spot televisivi da diffondere attraverso la rete televisiva ufficiale e così convincere tutti i Distretti a sollevarsi contro il Presidente Snow.

In un mondo in cui la battaglia decisiva, quella che può decidere del destino della guerra, si gioca sugli schermi televisivi e non sul campo di battaglia, un simbolo telegenico, che ha conquistato i cuori di tutti gli abitanti di Panem, deve stare dalla parte “giusta”, ad ogni costo, non importa il prezzo da pagare.

Another force to contend with. Another power player who has decided to use me as a piece in her games, although things never seem to go according to plan. First there were the Gamemakers, making me their star and then scrambling to recover from that handful of poisonous berries. Then President Snow, trying to use me to put out the flames of rebellion, only to have my every move become inflammatory. Next, the rebels ensnaring me in the metal claw that lifted me from the arena, designating me to be their Mockingjay, and then having to recover from the shock that I might not want the wings. And now Coin, with her fistful of precious nukes and her well-oiled machine of a district, finding it’s even harder to groom a Mockingjay than to catch one. But she has been the quickest to determine that I have an agenda of my own and am therefore not to be trusted. She has been the first to publicly brand me as a threat.

Katniss, anche se con molti dubbi e molte perplessità di fronte alle scelte strategiche dei ribelli, decide di accettare il ruolo di Mockingjay, di essere il simbolo della rivolta, perché ha chiaro che non è più possibile tornare indietro. Ma una volta sul campo di battaglia, Katniss scopre a proprie spese che esiste una notevole discrepanza tra le informazioni manipolate dai mezzi di comunicazione di entrambi gli schieramenti e la guerra vera, quella dei corpi straziati, dell’odore nauseabondo delle ferite mal curate, dei bambini mutilati. In guerra tutto diviene lecito: tutti possono essere usati, uccisi, ingannati, sacrificati, torturati se questo è ritenuto utile al perseguimento dell’obiettivo finale.

La terribile realtà è che quando si tratta di perseguire i propri obiettivi, sia i “buoni” sia i “cattivi” non si fermano davanti a nulla: la guerra non diventa meno crudele solo perché si combatte dalla parte dei buoni.

È possibile in guerra mantenere saldi i propri valori? Oppure esistono un’etica per la pace e una per la guerra? E una volta vinta la guerra, cosa farne dei vinti? Vendetta, riappacificazione, distruzione? Non c’è una risposta semplice, forse non c’è neanche una risposta o se c’è non importa trovarla. Forse è proprio la domanda che è sbagliata: la guerra va combattuta con ogni mezzo perché ciò che conta è solo la vittoria, la disfatta del nemico.

In questo terzo romanzo, Suzanne Collins fa mostra di una notevole capacità narrativa: i suoi personaggi appaiono maggiormente definiti e di essi ci vengono mostrati i lati più oscuri, più deboli, meno accattivanti e per questa ragione possiamo apprezzare maggiormente le loro qualità, quelle che in certi episodi dei primi due romanzi forse sono apparse troppo stucchevoli, eccessive. E la stessa operazione viene fatta all’inverso con i nemici: anche in essi è possibile trovare un briciolo di umanità, che permette al lettore di acquisire il punto di vista di entrambe le parti in campo.

La dimensione più sociale, assente quasi del tutto in “Hunger games”, diventa l’elemento predominante attraverso gli occhi e i pensieri di Katniss: l’esperienza dell’arena (che l’ha obbligata non una, ma due volte a uccidere per non essere uccisa) le fa guardare da un’altra prospettiva la sbrigativa e semplicistica definizione di “nemico” che (quasi) tutti intorno a lei hanno fatto propria. A differenza di chi non ha mai dovuto combattere sul serio, Katniss sa che a volte ci si trova su versanti opposti non per scelta propria e che uccidere un altro essere umano è un’esperienza che non si può dimenticare e dopo si è più la stessa persona. La guerra è la peggiore delle arene che Katniss deve affrontare: le regole non sono chiare, le strategie da utilizzare differenti e difficili da comprendere, la responsabilità non è più solo per sé ma anche per tutto il proprio gruppo. Il peso della libertà delle proprie scelte non è eludibile: non ci si può rifugiare dietro la tirannia di Capitol city e l’impossibilità di scegliere del proprio destino. 

Le esperienze hanno fatto raggiungere a Katniss una nuova consapevolezza rispetto al suo ruolo e a quello che significa per tutti coloro che stanno combattendo contro Capitol city; anche in questo bisogna riconoscere la bravura della Collins: i suoi personaggi non sono statici, cambiano. Il cambiamento non è dovuto a un generico trascorrere del tempo (che in se non spiega nulla) ma per le esperienze che hanno vissuto e per la loro risonanza emotiva, non per tutti uguale. Infatti, i personaggi non cambiano tutti nella stessa direzione e con la stessa consapevolezza: chi è stato nell’arena riporta ferite fisiche e, soprattutto, psicologiche che lo segneranno per sempre rendendolo allo stesso tempo diverso da chi non è passato attraverso i Giochi.

Come finirà? Ci sarà un lieto fine? I giochi avranno fine? Leggete e lo saprete!

Deep in the meadow, under the willow
A bed of grass, a soft green pillow
Lay down your head, and close your sleepy eyes
And when again they open, the sun will rise.
Here it’s safe, here it’s warm
Here the daisies guard you from every harm
Here your dreams are sweet and tomorrow brings them true
Here is the place where I love you

Patrizia Oddo

Per conoscere di cosa trattassero i due libri precedenti della saga passate per qui:
-> The Hunger Games 
-> La ragazza di fuoco

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