La donna del tenente francese | John Fowles

Titolo: La donna del tenente francese
Titolo originale: The French Lieutenant’s Woman
Autore: John Fowles
Cenni sull’autore:  romanziere inglese (Leigh-on-Sea, Essex, 1926 – Lyme Regis, West Dorset, 2005). La sua opera narrativa, che si giovò spesso di uno stile parodistico, ricco di metafore e funambolismi verbali, ebbe un tema di fondo comune, quello del potere, soprattutto nel rapporto tra i sessi, inteso come la forza che un essere umano può esercitare su un altro, violentandolo, annientandolo o anche, ironicamente, aiutandolo ad acquistare personalità e umanità. Al primo romanzo, The collector (1963), seguirono The magus (1965), The French lieuten ant’s woman (1969), considerato il suo capolavoro, The ebony tower (racconti, 1974), Daniel Martin (1977), Mantissa (1982), A maggot (1985), tutti tradotti in italiano. È autore anche di una raccolta di versi, Poems (1973), e di alcuni studî, tra cui The enigma of Stonehenge (1980), pubblicato per i Monumenta Britannica, e Wormholes (1998). John Fowles è morto il 5 novembre 2005 a 79 anni.
Anno di pubblicazione: 1969
Edizione: Mondadori
Traduzione: Ettore Capriolo
Pagine: 511
Costo: € 10,00
-> Consigliato: Si (anzi, io ne renderei obbligatoria la lettura)

Il romanziere resta sempre un dio, dal momento che crea (neanche il più aleatorio dei moderni romanzi d’avanguardia è riuscito a sopprimere completamente il suo autore); ciò che è cambiato è che non siamo più gli déi dell’immagine vittoriana, onniscienti e sentenziosi; ma déi secondo una nuova immagine teologica, e il nostro principio fondamentale è la libertà, non l’autorità.

Il titolo “La donna del tenente francese” ha sempre avuto su di me un forte potere evocativo legato al ricordo infantile del trailer del film ispirato al romanzo ( uscito sugli schermi nel 1981). Sulla base di queste poche informazioni avevo costruito una serie di aspettative, anzi direi di “certezze”: con quel titolo la trama non poteva che raccontare di forti passioni, di un amore contrastato tra un ricco gentiluomo e una giovane donna di bassa estrazione sociale e con un passato torbido, il tutto magistralmente incorniciato in epoca vittoriana.

Quando se ne è presentata l’occasione, ho iniziato a leggere questo romanzo come se si trattasse di una vecchia conoscenza, di una rilettura. E invece ero lontana anni luce dalla realtà del libro (e anche del film).

Sarebbe interessante (per me solo presumo) fare una digressione su come le informazioni tratte dal contesto vengono travisate sulla base delle conoscenze già acquisiste e poi utilizzate per costruire sistemi di credenze poco coerenti con la realtà. Insomma, mi era bastato un titolo per attribuire al libro delle caratteristiche basandomi sulle mie precedenti letture di Dickens e Austen. Forse è per questo che il libro di Fowles non è molto letto? Si da un’occhiata al titolo e si fanno delle inferenze che conducono a conclusioni quasi del tutto erronee. “La donna del tenente francese” è un libro sulla libertà individuale e sulle strade, spesso tortuose, che bisogna percorrere per potersi sentire liberi; è un viaggio dentro la mentalità vittoriana e i grandi temi che l’hanno caratterizzata: il dovere, il progresso, la religiosità.

I due personaggi principali, Charles e Sarah, rappresentano l’uno l’epoca vittoriana con tutte le sue contraddizioni e ipocrisie e l’altra il superamento di quell’epoca. Charles è il tipico esponente della piccola nobiltà, è un gentiluomo e uno scienziato ma che non riesce a liberarsi dalle pastoie che gli impediscono di essere autentico.

Questo – il fatto che ogni vittoriano avesse due facce – è l’attrezzo che dobbiamo portarci appresso durante i nostri viaggi nell’Ottocento. […] ed è per questo, credo, che la miglior guida dell’epoca è molto probabilmente Il dottor Jeckyll e Mister Hiyde. Dietro una tardiva impalcatura di romanzo gotico, si nasconde infatti una verità molto profonda e rivelatrice. 

Sarah è invece una donna “moderna” nel senso che ha un progetto chiaro e si assume la responsabilità di realizzarlo, anche se per farlo è costretta a mettersi al margine della società, che le affibbia un’etichetta infamente senza cercare di conoscere le ragioni del suo comportamento.

Pochissimi vittoriani erano disposti a mettere in dubbio i meriti del mimetismo, ma era proprio questo che si leggeva negli occhi di Sarah. Il suo sguardo timido, e tuttavia diretto, conteneva un messaggio molto moderno: “Parla chiaro, Charles, parla chiaro”. E bastava a prendere in contropiede l’interlocutore.

Guida d’eccezione in questo tour è John Fowles, nel senso che spesso lo stesso autore si intromette e spiega perché un certo personaggio non può che avere quei sentimenti oppure ci illustra quali potrebbero essere delle scelte alternative ma sempre abbastanza coerenti con la mentalità vittoriana. In alcune occasioni Fowles diventa uno dei personaggi (marginali) del suo libro: ha la necessità di vedere da vicino le sue creature per capire quali sono le loro intenzioni.

Ho scandalosamente distrutto l’illusione? No. I miei personaggi continuano a esistere, è in una realtà che non è meno, o più reale, di quella che ho appena distrutto. L’invenzione come disse un greco circa duemilacinquecento anni fa, è intrecciata in tutte le cose. Io ritengo che questa nuova realtà (o irrealtà) sia più valida, e vorrei che voi pure condivideste la mia convinzione di non poter controllare del tutto queste creature della mia mente, come voi non controllate – […] – i figli, i colleghi, gli amici o addirittura noi stessi. 
Dite che questo è assurdo? Che un personaggio o è “reale” o “Immaginario”? Se tu la pensi così, “hypochite lecteur”, posso soltanto ridere. Tu non consideri del tutto reale neanche il tuo passato; lo agghindi, lo indori, lo diffami, lo censuri, lo rattoppi… in una parola lo romanzi e lo metti su uno scaffale, è il tuo libro, la tua autobiografia romanzata. Tutti noi non facciamo che sfuggire alla realtà reale. È questa una definizione fondamentale dell’homo sapiens.
Se quindi pensate che questa sciagurata digressione (ma sia davvero al tredicesimo capitolo) non abbia niente a che fare con il vostro Tempo, il vostro Progresso, la vostra Società, la vostra Evoluzione tutti gli altri fantasmi della notte a lettere maiuscole che fanno risonare le loro catene dietro le quinte di questo libro… io non discuto. Ma diffido di voi.

Fowles quindi si intromette a piene mani nella vita dei suoi personaggi (come è ovvio che sia) e ci svela l’inganno,ma la finzione del romanzo ne esce rafforzata: i personaggi così ben delineati nella mente dellp scrittore, sfuggono alla sua volontà e vanno verso direzioni impreviste. Fowles non sceglie per loro ma ci illustra tutte le possibili alternative, li accompagna passo passo e poi lascia al lettore la responsabilità di scegliere quale è la decisione presa dai personaggi.

La sola maniera per non prendere partito in una lotta è di mostrarne due versioni. A questo punto non ho che un problema: non posso fornire le due versioni contemporaneamente, e tuttavia la seconda, tanto è forte la tirannide dell’ultimo capitolo, sembrerà, qualunque essa sia, quella “reale” e definitiva.

 

Patrizia Oddo

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One response to “La donna del tenente francese | John Fowles

  • dafnevisconti

    sembra molto moderno come impianto, questo romanzo! interessante anche la questione sulla finzione e la realtà. Ne discute nel suo ultimo saggio Orhan Pamuk “Romanzieri ingenui e sentimentali”; dice Pamuk ‘Leggiamo i romanzi come se fossero reali, pur sapendo benissimo che non è così. Un simile paradosso deriva dalla loro stessa natura. L’arte del romanzo si affida alla nostra capacità di credere simultaneamente a stati contraddittori’. Quindi anche noi lettori siamo veri protagonisti mentre leggiamo!

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