Le poesie | Cesare Pavese

Titolo: Le poesie
Autore: Cesare Pavese
Cenni sull’autore: nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe in provincia di Cuneo, dove il padre, cancelliere del tribunale di Torino, aveva un podere. Ben presto la famiglia si trasferisce a Torino, anche se le colline del suo paese rimarranno per sempre impresse nella mente dello scrittore e si fonderanno pascolianamente con l’idea mitica dell’infanzia e della nostalgia. Dibattuto tra gli estremi di una orgogliosa affermazione di sé e della constatazione di una sua inadattabilità alla vita, Pavese sceglie fin da ragazzo la letteratura«come schermo metaforico della sua condizione esistenziale» (Venturi), in essa cercando la risoluzione dei suoi conflitti interiori. Nel 1930 (a soli ventidue anni) si laurea con una tesi Sulla interpretazione della poesia di Walt Whitman e comincia a lavorare alla rivista«La cultura», insegnando in scuole serali e private, dedicandosi alla traduzione della letteratura inglese e americana nella quale acquisisce ben presto fama e notorietà. Nel 1933 sorge la casa editrice Einaudi al cui progetto Pavese partecipa con entusiasmo per l’amicizia che lo lega a Giulio Einaudi: questi sono gli anni dei suoi momenti migliori con «la donna dalla voce rauca», una intellettuale laureata in matematica e fortemente impegnata nella lotta antifascista.  Logorato, stanco, ma in fondo perfettamente lucido, si toglie la vita in una camera dell’ albergo Roma di Torino ingoiando una forte dose di barbiturici. È il 27 agosto del 1950. Solo un’annotazione, sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò, sul comodino della stanza «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.».  (Fonte)
Anno di pubblicazione: a partire dal 1936, con varie modifiche e aggiunte
Edizione: Einaudi
Comprende le raccolte: ‘Lavorare stanca’, ‘La terra e la morte’, ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’, ‘Sfoghi’, ‘Rinascita’, ‘[Le febbri di decadenza]’, ‘Blues della grande città’, ‘Estravaganti scelte’ e altre poesie
Pagine: 347
Costo: € 13,50
-> Consigliato: Certo che sì

“Un tempo nel mondo si sono cantate forse altre cose, ma ora, che cosa cantare altro che ebbrezze? Ebbrezze di vino, di poesia, ebbrezze di amore, di sigarette e di rinuncia?”

Il Pavese poeta lo conoscevo, finora, soltanto con ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’. E pensare che per se stesso Pavese era più poeta che prosatore. Non riconoscere questa parte di lui, questa parte considerevole e magnifica, è in certi sensi come fargli un torto. E non sia mai che vogliamo far torto al nostro Cesare bello.
L’antologia che ho per le mani offre al lettore la possibilità di spaziare su un campo lunghissimo. Oltre alle celebri raccolte ‘Lavorare stanca’ e ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ contiene infatti la produzione giovanile, ancora acerba, dello scrittore, quella in cui l’uomo-il bambino terribile-Pavese strilla più acute le sue sofferenze e ci si mostra senza il velo della finzione poetica.
La caratteristica principale della poesia di Pavese è il suo andamento quasi prosaico, il suo impasto terroso che la rende consistente e piacevole alla lettura. Il ritmo è sempre lo stesso, il ritmo antico dei solchi e delle valli che tanto ben conosce chi l’ha sperimentato in ‘La luna e i falò’. Soprattutto la somiglianza la si avverte in ‘Lavorare stanca’, descritta dal poeta come ‘l’avventura dell’adolescente che, orgoglioso della sua campagna, immagina consimile la città, ma vi trova la solitudine e vi rimedia col sesso e la passione che servono soltanto a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e città, in una più tragica solitudine che è la fine dell’adolescenza’. Tra i componimenti che ho preferito figurano: ‘I mari del Sud’, ‘Antenati’, ‘Pensieri di Deola’, ‘Lavorare stanca’, ‘Pensieri di Dina’, ‘Estate’, ‘Agonia’.

Bellissime – quasi superfluo dirlo – le due raccolte ‘La terra e la morte’ e ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’, in cui il respiro mitico e sanguigno somiglia più a quello dei ‘Dialoghi con Leucò’. Il mito e la campagna, il mito-della-campagna, due elementi inscindibili nella produzione pavesiana. Ma soprattutto si affacciano i due mostri sacri in continua lotta per il possesso del suo spirito: l’Amore e la Morte. Può sembrare un binomio banale, un binomio così abusato da essere cliché, ma talmente sentito e vissuto dal poeta da improntarci tutta la propria esistenza.
Quando penso a Pavese, mi avviene di immaginarlo come un innamorato della vita, un innamorato folle, deluso e vendicativo. Un bambino irrequieto che scrolla il suo giocattolo perché non funziona più. Un adolescente così arrabbiato da minacciarla col coltello, quella vita che l’ha tanto respinto. Pavese la minaccia e si inventa un ideale di Morte, l’ideale di una morte eroica con cui vendicarsi da tutti i torti e nella quale, infine, redimersi. Due cose potrebbero portargli l’amore della vita, la gloria poetica (un desiderio fortissimo già nei primi anni) e l’amore per una donna. In Pavese l’amore è forza salvifica che storna il dolore della vita ma che, allo stesso tempo, è esso stesso distruzione, attraverso la gelosia, il possesso, l’abbandono. Il modo più puro e anche più doloroso di amare è l’amare nel ricordo, nel sogno, quella donna, quella sartina bionda che un giorno è stata nostra e che adesso non possediamo più. Quella donna che con le sue carezze ci ha sottratto al capriccio di una morte ventenne e che adesso ci scaraventa di nuovo nell’abisso di una solitudine immensa o di una fine necessaria.
Nelle poesie giovanili di ‘Rinascita’ Pavese ha appena vent’anni, ma dentro ne sente il doppio. Ama come un uomo adulto e come un uomo adulto e disperato, senza speranze, vuol morire. Non vorrebbe morire, se potesse vivere. Ma non può, non riesce, continuamente è deluso.
Cesare, Cesare, più ti conosco e più penso che una carezza non ti sarebbe bastata. Più ti conosco e più penso che la tua fame di carezze era insaziabile. Non bastavano donne, non bastava un mondo, non bastava una vita per saziarla.

Chiara Pagliochini

Sempre riguardo Cesare Pavese potete leggere la recensione de:
-> Paesi tuoi
-> La luna e i falò 

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