L’amante di Lady Chatterley | D. H. Lawrence

Titolo: L’amante di Lady Chatterley
Titolo originale: Lady Chatterley’s Lover
Autore: D. H. Lawrence
Cenni sull’autore: David Herbert Lawrence nacque l’11 settembre 1885, frutto  di un’unione infelice fra un padre minatore (in una miniera di carbone) e una madre maestra elementare molto religiosa. Il suo  luogo di nascita, Eastwood, era una piccola cittadina del  Nottinghamshire, il cuore delle  Midlands industriali dell’Inghilterra. Lawrence fu  profondamente attaccato  alla madre, che fece ogni sforzo per sottrarre i figli a  un destino di proletariato  industriale cui li inchiodava  la nascita. (Questo periodo della sua vita troverà il suo sbocco letterario nel romanzo Figli e amanti). Fu nel contesto industriale del  Nottinghamshire che Lawrence sviluppò  la sua ostilità verso l’industria estrattiva rea di aver  disumanizzato il padre, distrutto la campagna inglese e l’idillio del suo luogo di nascita; ostilità più che evidente ne L’amante di Lady Chatterley e negli anatemi da Lawrence scagliati contro l’industrialismo e la tecnologia moderna. Da qui nasce il suo “primitivismo” e l’attrattiva che sempre eserciteranno su di lui i luoghi non toccati dal mostro devastante dell’ industria:  Sardegna, Australia, Messico.
Anno di pubblicazione: 1928
Edizione: Biblioteca Ideale Giunti
Traduttore: Francesco Franconeri
Numero pagine: 459
Costo: 7.9€
-> Consigliato: Sì, sopratutto se non disdegnate la riflessione

“In quella breve notte estiva imparò molto. Aveva pensato che una donna potesse morire di vergogna. E invece, fu la vergogna a morire. La vergogna, che è paura: la profonda vergogna organica, l’antica paura fisica che si annida nelle radici stesse del nostro corpo, e che può essere fugata solo dal fuoco della sensualità, alla fine era stata scovata e stanata dalla caccia fallica dell’uomo, e Connie giunse nel cuore della giungla di se stessa. Sentì di aver ormai toccato il fondo vero e proprio della sua natura, sostanzialmente senza vergognarsi.”

Un po’ come tutti, comprai ‘L’amante di Lady Chatterley’ perché avevo sentito dire che si trattasse di un libro scandaloso, e siccome la libido umana è sempre all’erta, nel mio immaginario di ragazzina pensai che questo libro potesse aprire un sipario in più sulle relegate scene della sessualità. Voltandomi indietro, se potessi, sorriderei a quella ragazzina pudica intrappolata in una famiglia pudica che ero, e le chiederei di sedersi accanto a me per spiegarle che lo scandaloso non sempre è relegato in termini di sesso, che lo scandaloso, sopratutto in tema di donne, è legato anche e sopratutto all’intelletto è alla voluttà. Quell’intelletto e quella voluttà che alla donna son sempre stati negati, o meglio, dei quali la donna è sempre risultata essere sprovvista.

L’amante di Lady Chatterley rappresenta una svolta, è la cesura che ha separato l’Ottocento dal Novecento, che ha abbattuto la ragazzina saccente e in preda a pene d’amore per un burbero aristocratico di classe superiore per restituire alla modernità la figura di una donna priva di pregiudizi, desiderosa di fare sesso e sentirsi viva, volenterosa di gestire le redini della propria vita. Anche se ciò significhi rinunciare ad un titolo, una posizione privilegiata, per bruciarsi di passione con il guardacaccia, un servo del proprio marito.
Dunque, ricercando il motivo dello scandalo che ai lettori del 2012 appare tanto blando a causa della libertà dei costumi che vige nel nostro miserevole presente che si vanta di dire ‘ebbè?’ di fronte a tette e culi in tivù, mi vien da formulare tre ipotesi, nient’affatto tra loro escludenti e assolutamente, anzi, complementari. Insomma, cos’è che fece bollare lo scritto di Lawrence nel lontano e così vicino 1928?
1) Il fatto che una donna potesse pensare di fare sesso, volendolo fare senza per questo essere una meretrice
2) Il fatto che una donna potesse pensare di rinunciare alle civetterie da Lady per vivere in ristrettezze, ma con l’uomo che ama davvero
3) per ultimo, ma nient’affatto da ultimo, il fatto che la donna potesse pensare.
Insomma, intelligentemente e acutamente, Lawrence ha restituito una certa dignità al matriarcato, una dignità di carne, ma anche una dignità di pensiero, ma come tutti i precursori del ragionamento, venne troppo presto per la sua epoca, e troppo tardi per la nostra che non lo ascolta più ormai abituata e disinibita.

Invece io, nel pentolone di violentatori della mia coscienza da quasiventunenne e promotori della mia agitazione tutta volta a difendere un sesso, il mio, mai compreso e apprezzato per le sue reali caratteristiche, ci butto come condimento piccante Lawrence che di turbamenti nella sua vita doveva averne avuti abbastanza. E lo si capisce per la contrapposizione bruciante, che affianca quella di donne e uomini, e che prevede uno scontro titanico tra mondo naturale e mondo rurale dal quale esce inevitabilmente screditato e condannato il secondo, incolpato di aver reso brutale l’uomo e di averne atrofizzato i sentimenti. Uno scontro che prende forma attraverso le intense descrizioni di un paesaggio che ha perso la vitalità della natura a favore di stabilimenti di estrazione, descrizioni di volti umani resi quasi inespressivi, quando non animaleschi, a causa del lavoro sotterraneo, mal pagato, che toglie la vita ad esseri che hanno avuto la sfortuna di nascere servi, anziché padroni. Un po’ come la donna, la cui funzione ornamentale e riproduttiva le ha tolto la possibilità di dire la sua. Ma Lawrence, facendo i conti con un passato di cui molte cose gli fan ribrezzo, restituisce al giovane guardiacaccia la capacità di difendersi e alla bella Connie l’opportunità di sentirsi donna. Una donna nel fior fiore degli anni, che all’occorrenza sa discorrere, e sa il fatto suo, non come ritengono gli amici di Sir Clifford, il paralizzato marito che, ignaro delle propulsioni vitali del corpo, ritene quella dell’intelletto l’unica vita possibile.

Forse, nel 1928, non piacquero nemmeno i mezzi termini, non piacque al pubblico abbindolato dall’ipocrisia, che il pisello venisse chiamato pisello, che la fica venisse chiamata fica, e che il culo venisse chiamato culo, e che scopare si dicesse scopare: insomma, non piacque che le cose venissero chiamate col loro legittimo nome perché era meglio pensare in volgare, ma esprimesi in Dolce Stil Novo. E a Lawrence, invece, piacque molto spogliare i suoi personaggi di questa falsità per creare un mondo reale, non solo apparente, in cui a metà della propria vita si ha la possibilità di innamorarsi davvero di un uomo che provoca un orgasmo; una realtà in cui un subordinato decide di darsi un ordine proprio stanco della propria posizione umiliante.

Un romanzo scandaloso e ribelle perché ha restituito la parola e il desiderio alla classe dei deboli che i più hanno sempre voluto tenere a bada. Ma Lawrence non lo tenne a bada nessuno, e anziché sbuffare di fronte alla staticità di questo romanzo, io ho deciso di essere felice che cent’anni fa un uomo abbia potuto comprendermi così bene.

Luana Cau

Sempre riguardo D. H. Lawrence potete leggere la recensione di:
-> Donne innamorate 

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2 responses to “L’amante di Lady Chatterley | D. H. Lawrence

  • dafnevisconti

    Molto interessante il tuo punto di vista, che si esprime pienamente nel finale quando dici di essere felice che cent’anni fa un uomo ti abbia potuto comprendere così bene! Quanto bisogno ne abbiamo ancora oggi, di descrizioni di pensieri ed emozioni che si discostino dal prevedibile e dal così detto mainstream.

  • L

    Ho cominciato a leggerlo una settimana fa, trovato per caso in un negozio di usato.. Forse è colpa della traduzione, ma non riesco ancora a farmi rapire dalle parole.. Generalmente, in altri libri, il malessere dei personaggi e l’atmosfera tormentata della vicenda si mescolava al piacere dato dall’efficacia delle scelte espressive, dalle proposizioni articolate ma scorrevoli e, quindi, alle emozioni condivise grazie all’empatia si sommava la sorpresa della narrazione… Devo dire che mi sono goduta molto di più la tua recensione, scritta peraltro da una mia coetanea…Quindi complimenti 😉

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