La vita moderna | Susan Vreeland

Titolo: La vita moderna
Titolo originale: Luncheon of the Boating Party
Autore: Susan Vreeland
Cenni sull’autore: Susan Vreeland vive a San Diego in California. Neri Pozza ha pubblicato tutte le sue opere: La ragazza in blu (2003), La passione di Artemisia (2002), L’amante del bosco (2004), Ritratti d’artista (2005) e La vita moderna (2007).
Anno di pubblicazione: 2007
Edizione: BEAT
Traduzione: Massimo Ortelio
Numero pagine: 507
Costo: 9euro
Consigliato: 

“Il mondo è incantevole, Alphonsine. Guardatevi intorno. Guardate i colori dell’acqua che fremono come seta marezzata, il reticolo d’ombre disegnato dai rami, il germano reale dalla testa irridescente. Non sembra in posa per me, con la luce che danza sull’anello bianco del collo? E voi, con i capelli che spuntano dal cappellino. Vita! L’incanto della vita! Se dovessi dipingere quello che vedo in quest’istante non sarebbe una mia invenzione, ma un dono… di Dio, se volete, o del flusso incessante della vita. Perché non dovrei pensare che tanta bellezza sia stata creata apposta per me?”

Ho sempre pensato di andare lì di fronte e costernarmi di fronte ad ogni singolo angolo del 129,5×172,5 cm a cui Renoir dette il nome di Le déjeuner des canotiers. Gli Impressionisti esercitano su di me un fascino irresistibile, e penso che se potessi, se sapessi dipingere, dipingerei pennellate immortali come le loro, pennellate di sensazioni, di percezioni, di colori visibili agli occhi di pochi eletti che in un tramonto potevano scorgere tutte le gradazioni, tutte le sfumature e renderle sulla tela come se avessero una vita. Erano in particolare Monet, Degas e Renoir a catturare la mia attenzione. Renoir con i suoi balli, con le sue raffigurazioni sempre così vibranti, il pittore condannato alla paralisi delle mani. Così, ho comprato questo libro, per amore di Renoir, per amore verso quei suoi canottieri in posa senza essere ingessati, in posa, ma senza grazia, così vivi e così veri. Ma non avrei mai pensato che Susan Vreeland potesse renderli così vivi e così veri. La lettura si apre con Auguste che cade da un velocipede: che scena vera, che scena reale, Renoir che cade bocconi, e chi me ne aveva mai parlato? Non certo la professoressa di Storia dell’Arte che pure si prodigò riguardo questa corrente.
Cadendo insieme con Renoir sono così entrata in questo vortice vitale che è stato la creazione del quadro che gli fruttò fama e ricchezza proprio quando Zola aveva affermato che l’Impressionismo non solo era morto, ma addirittura non era mai nato tra una pennellata maldestra e un disegno condotto senza studio. Cadendo insieme con Renoir sono entrata a Parigi nel 1880, in estate come è estate per me, e ho rivissuto quei momenti moderni, ma ancora intrisi di passato, moderni, ma ancora ancorati alla tradizione ottocentesca di redingote e classi sociali. Un viaggio nel tempo, e un viaggio nell’arte, un viaggio volto a veder come i colori si fermano sulla tela immortalando per sempre i quattordici compari di Renoir che lo aiutarono a esprimere il suo genio, posando per lui. …ma questi quattordici, chi erano? Curiosa come sono, me lo sono sempre chiesta. Insomma, erano modelli casuali, come funzionava il meccanismo per cui una persona posava per un pittore, dietro compenso? dietro amicizia? dietro la solita nottata d’amore lasciva cui i pittori andavano dietro più ancora che alla loro stessa arte? Alphonsine, Alphonse, Ellen, Angele, Pierre, Paul, Gustave, Aline e gli altri erano i quattordici di Renoir. E dietro ognuno di loro, dietro ogni volto emozionato per l’estasi culinaria gentilmente concessa da mere Fournaise c’era una storia, un rapporto con il pittore, c’erano storie tra di loro che l’osservatore potrebbe solo immaginare. Con la lettura di questo romanzo, navigando tra queste 500 pagine di Senna ho potuto saperlo, ho potuto assumere un nuovo punto di vista più esperto, più malizioso, perché ora so verso chi è volta quella bocca, chi ascolta quell’orecchio, chi vorrebbero accarezzare quelle mani.
E devo dire che la sorpresa maggiore è stata la bravura della Vreeland che non si mostra mai, lascia che i personaggi agiscano e facciano il loro corso, si intreccino, si lascino, si ritrovino in modo che la trama si dipani in modo naturale, come se nessuno ci stesse raccontando nulla, come se fossimo noi davvero spettatori, o addirittura protagonisti, della creazione di uno dei più grandi capolavori di cui l’umanità abbia potuto e possa godere. Per non parlare del capitolo finale. Dopo tre mesi di sedute, di pose, di pranzi goduti, ma anche mimati perché l’artista potesse impressionarsi e a sua volta impressionare, arriva la fine, raccontata dalla persona che forse più di tutte ha avuto influenza su Renoir, influenza umana. Mi sembrava di poter essere io a raccontarle, di stare lì a poter testimoniare cosa veramente provasse Auguste, io per Auguste, Auguste per il suo quadro, il modo in cui la critica accolse il suo capolavoro.

“Cosa credete che vedrà la gente negli anni futuri, guardando questo dipinto?” gli domandò Durand-Ruel. 
“La gioia di vivere”.

Questo il riassunto. La massima di vita di un pittore che si donò alle donne che amava e che amava dipingere, di un pittore che vedeva la vita, l’ispirazione, i colori dappertutto. Un pittore che sulla sua tela non voleva mettere in scena il miserabilisme, ma appunto la gioia di vivere, comunicare il diletto di quattordici commensali a pranzo sulla Senna in una delle terrazze destinate a entrare nella Storia dell’Arte. Il riassunto che ho trovato in un romanzo vivace, fedele alla realtà, fedele a ciò che i personaggi provarono l’uno per l’altra, fedele al desiderio di Auguste di sentirsi vivo, di sentirsi gioioso e di voler trasmettere questa gioia anche agli altri, nonostante i tormenti che gli derivavano dalla pittura. Dalle ristrettezze economiche. Dal dubbio atroce di dover continuare a seguire l’Accademia o dover seguire l’anima e dipingere come il cuore gli imponeva. A risolvere i dubbi, a darci le certezze è stata la Storia, la fama che l’hanno seguito, che il suo dipinto gli portò. Ma anche Susan Vreeland, con minori pretese rispetto a quelle dei secoli, ha saputo dare contezza di questa immensa creazione, a sua volta creando una lettura mai banale, originale e commovente.

Luana Cau 

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