David Copperfield | Charles Dickens

Titolo: David Copperfield
Autore: Charles Dickens
Cenni sull’autore: Charles Dickens, (Portsmouth, 1812; Gad’s Hill, Kent, 1870), di famiglia piccolo borghese, oppressa dai debiti (per questo motivo il padre andrà anche in carcere), fu costretto a interrompere gli studi e a lavorare ancora adolescente; questa precoce esperienza di umiliazione e abbandono rivive in molti suoi romanzi. Fu commesso e impiegato, poi cronista e collaboratore di giornali umoristici finché diventa improvvisamente uno scrittore di successo con Il circolo Pickwick (1836-37). Dotato di straordinaria inventiva linguistica e narrativa, la sua popolarità aumenta con i romanzi successivi (Oliver Twist, 1837-38; David Copperfield, 1849-50), che uscivano a dispense mensili, legati allo scenario del primo industrialismo e ai suoi problemi sociali, ai gusti melodrammatici e ai pregiudizi moralistici della borghesia urbana, e caratterizzati da un vivo senso dello humour e da una felice mistura di tragico e comico, grottesco e quotidiano. Le sue opere successive acquistarono un tono pi pessimistico e incisivo (Casa desolata, 1852; Tempi difficili, 1854), uno spessore psicologico pi profondo (La piccola Dorrit, 1855-57; Grandi speranze, 1860-61), fino al cupo espressionismo di Il nostro comune amico (1864-65), il suo romanzo più complesso e disperato. A dispetto della straordinaria popolarità dei suoi romanzi, la fortuna critica di Dickens stata piuttosto discontinua; riconosciuto ora il massimo narratore inglese del suo tempo e uno tra i maggiori d’ogni paese, egli creò una nuova forma letteraria, il romanzo sociale, nel quale fuse e sviluppò i due grandi filoni della narrativa inglese: quello picaresco e avventuroso e quello sentimentale.


Anno di pubblicazione: 1850
Edizione: Oscar Mondadori
Traduzione: Enrico Piceni
Numero pagine: 1111
Costo: 13 euro
Consigliato: Sì

«Di tutti i miei libri» confessò Charles Dickens «amo soprattutto David Copperfield. Nessuono potrà mai, leggendola, credere in questa narrazione più di quanto non vi abbia creduto io mentre la scrivevo.»

Così dovrei scrivere una recensione di David Copperfield. Sì, nulla di strano, se non fosse che forse una recensione di Dickens è perfettamente inutile, o meglio non toglie e non aggiunge nulla a una struttura romanzesca mastodontica e deliziosamente compiuta come quella di cui vi accingete a leggere. Per essere ancora più precisi: Dickens non ha bisogno di recensioni.

Il protagonista del libro è ovviamente David Copperfield, di cui, secondo il tipico canovaccio dickensiano, seguiamo l’iter di crescita dall’infanzia alla maturità, dall’innocenza alla consapevolezza e alla fama. David è attorniato da altrettanto tipici co-protagonisti, che compaiono e scompaiono per poi ricomparire all’interno di queste millecento pagine, e che vengono impressi per sempre dalla penna di Dickens in alcune loro movenze, alcuni tratti del loro aspetto fisico.

Ma mi sembra scontato dire che, al giorno d’oggi (né forse nel 1850), Dickens non si legge per la trama. Oliver Twist, Pip, David Copperfield sono diverse sfumature dello stesso personaggio. Egli si muove attraverso la vita, vede posti, agisce, perde, poi vince. Che noia, verrebbe da dire, e io stessa lo sostenevo, circa duemilacinquecento pagine fa. Ma allora perché si legge Dickens? O meglio, perché si deve leggere Dickens?

Prima di tutto bisogna dirlo, siamo sinceri: leggere Dickens è un piacere. Sì, a volte pare che non usciremo più da tutte queste disavventure, ma sfido chiunque a leggere un romanzo di simili dimensioni e a non trovare venti, trenta, cinquanta pagine noiose. Quel che conta è che le restanti ci sappiano trasportare dalla sorgente al mare, poco importa se con l’irruenza, la violenza di un torrente di montagna o con la freschezza di un ruscello che scorre sotto un piccolo ponte di campagna.  Dickens sa fare questo, prendendosela con calma, senza fretta, dando a ogni vicenda un peso, descrivendo ogni cosa con minuzia e bravura, senza per questo diventare difficile, e anzi rimanendo sempre di una semplicità adamantina, che pure è universale. “Quando Dickens descrive una cosa una volta, la si vede per tutta la vita”, come disse Orwell.

Beninteso, il nostro autore non è Henry James, non è Tolstoj (col quale pure gareggia in fatto di prolissità), non è paragonabile a nessuno dei grandi romanzieri. Non troverete gli abissi dell’io, la vita nel suo lato terribile, spaventoso o folle. Per questo sono stati inventati altri. Come tutte le figure uniche Charles Dickens è uguale a se stesso. Ma di certo, se sono vere queste due definizioni – “L’artista è creatore di mondi” e “L’artista è creatore di uomini” – allora possiamo farlo rientrare nella categoria che esse rappresentano senza troppa difficoltà o pensiero.

Spesso a scuola ho sentito citare insieme Charles Dickens ed Emile Zola: nulla questi due grandi della letteratura hanno in comune – non la nazionalità e la lingua, non proprio l’età, non il modo di affrontare il magma della realtà, nemmeno la realtà narrata è la stessa – se non la grande forza demiurgica che è capace di innalzare da zero, partendo dalle fondamenta di un foglio di carta, realtà complete, città visibili, concrete, brulicanti di vita, sogni, dolori, felicità. Una cosmogonia.

Su questa materia ha scritto Tomasi Di Lampedusa: “Il regno di Dickens è il realismo magico. Regno di infinita attrattiva, regno difficilissimo da governare”. Al centro esso domina signora, come un sole, Londra, “che più che una città è una foresta di case […], un quadro nel quale l’artista ha trasformato con la sua visione la realtà in modo da far risaltare mediante l’esagerazione […] i suoi caratteri essenziali. «He made London like a dream» […].”

In David Copperfield a Londra si affianca la più piccola Canterbury, la minuscola Yarmouth, ma sempre, dovunque veniamo portati, diventiamo conoscitori di ogni via, di ogni volto, riconosciamo la casa verso cui ci stiamo dirigendo da lontano, portati da un insopprimibile buonumore.

La comicità di Dickens è l’altra grande arma che egli ha disposizione per tenerci in pugno. Non conosco un altro scrittore che sia così bravo a maneggiare la piuma del riso senza ostentarla – ne conosco solo uno che sa farlo con quella della disperazione, ed è Kafka, ma questa è un’altra storia.

La grande pasta di un romanzo dickensiano risulta, alla fine, indescrivibile come una profonda e interminabile notte d’estate, perché queste pagine ci assorbono, ci tengono tra le loro righe così a lungo che esse non possono non divenirci familiare lungo la lettura. Tutto è scritto con una posatezza e la tranquillità di chi sa ciò che sta facendo e non si lascia sfuggire le briglie della narrazione. Sì, le strategie di Dickens sono le stesse in ogni romanzo, ma questo non toglie che ognuno di essi abbia una sua specificità e bellezza particolare. Le disavventure prima o poi arrivano sempre, ma cambiano i punti in cui sono dislocate. Così qui, in David Copperfield, l’infanzia è ancora un momento di grande tenerezza, dilatato da alcuni viaggi, prima che giungano la morte della madre, il dominato del  minaccioso patrigno e di sua sorella, il Signor e la Signorina Murdstone, con la loro disciplina ferrea e crudele. Bellissimo sarà ritrovare più avanti proprio questi personaggi così enormi all’inizio, nei loro abiti scuri, e trovarli insignificanti, incapaci ormai di fare paura a un ragazzo fattosi uomo.

Per quanto ordinarie possano essere alcune delle figure che abitano il romanzo, esse restano comunque memorabili. Così ecco la zia di David, volitiva, brontolona ma altrettanto spassosa; ecco Agnes, creatura angelica e portatrice di salvezza; ecco Emily, simbolo dell’infanzia più ingenua che non può durare, e forse per questo destinata a una triste disavventura; ecco il signor Micawber, un delizioso briccone perseguitato dalla Fortuna, facile ai melodrammi e a melense lettere chilometriche. C’è Tommy Traddles, un vecchio compagno di scuola e poi di vita i cui capelli rimarranno nei secoli impossibili da domare, perennemente ritti in capo, c’è Peggotty, la bambinaia buona, i cui bottoni della camicetta saltavano sempre. C’è Uriah Heep, questo mellifluo individuo cui pertiene il ruolo di cattivo della storia, che Dickens sa farci detestare già alla sua prima apparizione. C’è la piccola moglie-bambina di David, frivola, una piccola bambola incapace di crescere. E poi c’è James Steerforth, forse il personaggio più complesso di tutto il libro, se non altro il più carico di sfumature: all’inizio Steerforth è il grande amico un po’ fuori controllo, il primo della classe che sembra trasformare in oro tutto ciò che tocca, ma che gradualmente si trasforma in un personaggio schiavo delle avventure fino a rovinare se stesso e gli altri, anche se mai fino a diventare totalmente un cattivo – forse, bisognerebbe dire, solo perennemente giovane. Anche qui, tuttavia, quando la condanna sembrerebbe inevitabile, arriva il perdono finale in cui Steerforth scompare tra le onde, intento ad ammainare le vele di una nave prossima al naufragio, con il suo berretto rosso che spicca nella tempesta. Egli non viene assolto esplicitamente, ma quest’ultima scena è come il suo epitaffio.

Naturalmente la folla del romanzo non si esaurisce qui, ma riportarli tutti sarebbe dispersivo e di certo non utile. Quello che è importante è leggerlo, come piacevolissimo passatempo e come affresco di un’epoca e di un luogo complessi e stupendi. Dickens è certamente legato a quelle coordinate spazio-temporali, ad altrettanto determinati gusti letterari e scadenze editoriali (il Copperfield, come molti altri suoi lavori, veniva pubblicato a puntate mensili su un giornale), ma viene da chiedersi se non sia sbagliato relegarlo esclusivamente in quel passato. Molto di lui è ancora attuale, perché la vita è sempre la stessa, anche se ci vestiamo e parliamo diversamente, e i grandi sentimenti, positivi e negativi, non hanno secolo. Molto di lui potrebbe servire ancora.
Chiara Sandretto

Sempre riguardo Charles Dickens potete leggere la recensione di:
-> Grandi speranze
-> Il mistero di Edwin Drood

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Informazioni su unbuonlibrounottimoamico2011

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico2011

2 responses to “David Copperfield | Charles Dickens

  • valerio

    Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

  • ALESSIA

    QUESTO LIBRO è OTTIMO PER PERSONE ADULTE,MA PER I RAGAZZI NON LO CONSIGLIEREI PERCHé è MOLTO PESANTE E TROPPO DETTAGLIATO E FA PASSARE LA VOGLIA DI LEGGERLO, MA DEVO AMMETTERE CHE è BEN STRUTTURATO ED è ADATTO A PERSONE MATURE

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