Io non ho paura | Niccolò Ammaniti

Titolo: Io non ho paura
Autore: Niccolò Ammaniti
Cenni sull’autore: Nato a Roma il 25 settembre 1966, Niccolò Ammaniti si è quasi laureato in Scienze Biologiche con una tesi intitolata “Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma”. Nonostante gli mancassero pochi esami non ce l’ha fatta, e la leggenda vuole che l’abbozzo della sua tesi si sia trasformato in “Branchie!”, il primo romanzo.
Assieme al padre Massimo, docente di Psicopatologia generale e dell’età evolutiva presso La Sapienza di Roma, ha pubblicato “Nel nome del figlio”, un saggio sui problemi dell’adolescenza, ristampato a furor di popolo. Nel 1996 partecipa a “Ricercare”, e sempre in quell’anno esce la raccolta di racconti che lo fa conoscere al grande pubblico, “Fango”. Per un po’ di tempo è stato tacciato di cannibalismo, ma se ne è sempre fregato, continuando a fare quello che gli piaceva. Scrive o ha scritto di libri, viaggi, cinema e altro per “Tuttolibri”, “Pulp”, “La bestia”, “Musica!”, “Micromega”, “Amica” e “Ciak”. Ha intervistato per “Liberal” il suo amico scrittore Aldo Nove, con il quale ha condiviso tante avventure tra le quali la fondazione, insieme ad altri scrittori, del movimento collettivo “Nevroromanticismo” (ispirato all’opera del cantante Garbo) e l’esperienza di “Kitchen”, la trasmissione di Mtv condotta da Andrea Pezzi.
Un racconto di Niccolò Ammaniti è comparso nell’antologia curata da Valerio Evangelisti che festeggiava i 45 anni di “Urania”, e un altro in un volumetto della collana “Supergiallo Mondadori” a cura di Daniele Brolli. Nel 1997 RadioRai trasmette un suo radiodramma, “Anche il sole fa schifo”. Ha scritto la postfazione a “La notte del drive-in” di Joe R.Lansdale (Einaudi, 1998), uno scrittore che Niccolò ama molto e che non smette mai di lodare.
Per l’agenda Einaudi “Stile libero” ha scritto il racconto breve “A letto col nemico”, mentre il racconto in tre puntate “Astuzia da chirurgo” è uscito per la rivista telematica “Caffè Europa”.
Insieme alla sorella ha fatto un breve cameo nel film di Fulvio Ottaviano, “Cresceranno i carciofi a Mimongo”, del 1996. Dal racconto lungo che apre “Fango” il regista Marco Risi ha tratto il film con Monica Bellucci “L’ultimo capodanno” (1998), del quale esistono due versioni. L’anno seguente nei cinema è uscito “Branchie”, interpretato da Gianluca Grignani per la regia di Francesco Ranieri Martinotti.
Per la casa di produzione americana MondoMedia ha progettato e scritto la sceneggiatura di un serial in animazione digitale 3D per Internet – del quale esiste solo il pilot – intitolato “Gone Bad”, da lui stesso definito “una storia di zombi tra Merola, Leone e Sam Raimi”.
Ammaniti è molto apprezzato anche all’estero, tanto che i suoi libri sono stati tradotti in francese, greco, polacco, russo, spagnolo, tedesco, giapponese, rumeno, finlandese e un sacco di altre lingue a noi sconosciute. Nel 2001 è uscito per Einaudi Stile Libero “Io non ho paura”, il suo best-seller: si è aggiudicato il Premio Viareggio e le numerose ristampe del romanzo (fra cui un’edizione scolastica) continuano a muoversi fra i primi posti nelle classifiche di vendita italiane.
Lo stesso anno, Vasco Rossi ha scritto una canzone dal titolo “Ti prendo e ti porto via”, che ha dato (semmai ce ne fosse stato ancora bisogno) uno spintone all’omonimo, bellissimo romanzo di formazione, da cui si vociferava si stesse realizzando pure un film – con la regia di Goran Paskaljevic – ma non s’è più saputo nulla.
Invece, nel 2003 il buon Gabriele Salvatores ha diretto “Io non ho paura”, scritto da Niccolò Ammaniti e Francesca Marciano, che ha rischiato persino di finire nella rosa dei candidati all’Oscar come miglior film straniero (ha comunque vinto tre Nastri d’argento e un David di Donatello).
Negli ultimi anni Niccolò è stato coinvolto in centinaia di iniziative: presentazioni di “Io non ho paura” su e giù per l’Italia, collaborazioni a romanzi collettivi in rete (è da poco uscito per Einaudi “Il mio nome è nessuno – Global Novel”, che raccoglie quest’esperienza), premi e onorificenze d’ogni sorta in quasi tutti i luoghi del mondo, interviste televisive e radiofoniche, lezioni presso scuole di scrittura, prefazioni, postfazioni, fascette e strilli in copertina come un novello e nostrano Stephen King.
Dopo aver ripetutamente annunciato l’uscita di un romanzo di circa seicento pagine dall’improbabile titolo “Il libro italiano dei morti” – uscito a puntate su «Rolling Stone» – parte del progetto ha preso forma nella sceneggiatura scritta proprio da Ammaniti per il secondo film di Alex Infascelli, “Il siero della vanità” (2003).
Nell’estate del 2004 è uscito per Einaudi Stile Libero Big “Fa un po’ male”, che contiene tre storie a fumetti (scritte insieme a Daniele Brolli, disegnate da Davide Fabbri), già edite – parzialmente – a puntate su «l’Unità».
Il 17 settembre 2006 si è sposato – in località segreta – con l’attrice Lorenza Indovina.
Edizione: Mondadori (I miti)
Pagine: 219
Costo: 5,00
Consigliato: Vivamente!

‘Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri.’

Ci sono delle cose che i bambini durante la loro infanzia hanno, implacabili, dentro loro stessi che inevitabilmente vanno via esaurendosi man mano che la maturità e il loro essere ‘uomini’ arrivano a sostenerli con delle braccia da giganti e indispesabilmente li cambiano nella loro totalità: una di queste potrebbe essere identificata con quello che noi, solitamente, definiamo ‘coraggio’. Esso è insito nella natura del bambino, non c’è niente tra le cose che più lo attraggono che non farebbe; non c’è sensazione al mondo che eviterebbe di provare se solo non ci fossero quegli enormi mostri adulti che, doverosamente, impediscon loro di arrivare alla meta, all’oggetto bramato. E poi ci sono quelle cose e quei sentimenti che, invece, i bambini non provano fino al periodo, appunto, del loro essere ‘grandi’: la paura è una di queste. Essi sì, provano un certo senso di terribile angoscia nei confronti di tutto ciò che non è reale, che è frutto dell’immaginazione e non solo, ignorando, com’è ovvio, le caratteristiche proprie di ciò che è reale e che non hanno ancora sperimentato sulla loro pelle. Ed è proprio verso quest’ultimo ‘mondo’ che essi si rivolgono, si agitano verso di esso, incoscienti, ignoranti, curiosi di conoscere tutto ciò che ne fa parte, mostrando e mettendo in atto quel coraggio a loro tanto caro.
Uno di questi bambini è Michele, un bambino di nove anni che sente la naturale necessità, assieme ai suoi amici, di sperimentare, di conoscere, di perlustrare i territori delle campagne del paesino del sud Italia dove vivono e dove questo stesso, a causa di una penitenza durante un gioco, verrà a conoscenza dell’esistenza di un tragico segreto, che farà talmente tanto male che lui stesso, in alcune situazioni, si pentirà di aver scoperto.
Sarà proprio quell’innata, ma incosciente e sciagurata audacia a portare Michele ad una situazione ormai insostenibile, a fargli aprire gli occhi, anche se troppo tardi, e a fargli capire che, in realtà, ciò che il padre gli aveva suggerito riguardo ai mostri, ai fantasmi e a tutto ciò che di irreale si era creato nella sua mente, era soltanto pura verità.

Voto: 8/10

Alessandra Mugnai

Sempre riguardo Niccolò Ammaniti potete leggere la recensione di:
-> Ti prendo e ti porto via

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