La pietra di Luna | Wilkie Collins

Titolo: La Pietra di Luna
Titolo originale: The Moonstone
Autore: Wilkie Collins
Cenni sull’autore: Wilkie Collins è stato uno scrittore inglese, figlio di un pittore paesaggista, amico e collaboratore di Charles Dickens. Nacque a Londra l’8 Gennaio 1824, ed è considerato il padre del genere poliziesco. Riguardo la sua produzione letteraria si ricordano soprattutto i romanzi gialli,“La donna in bianco”,“La Pietra di Luna”,”La legge e la signora” “La follia dei Monkton”. I suoi romanzi, caratterizzati da intrecci complessi e ricchi di suspense, furono pubblicati a puntate su alcune riviste dirette dall’amico Charles Dickens. Il vero successo, però, lo ottenne soprattutto con “La Pietra di Luna”, appassionante romanzo raccontato a più voci in cui si narra di un prezioso gioiello andato perso e dell’onore di una ragazza che rischia di essere macchiato. Questa e altre opere ne fanno un maestro della narrativa del mistero. Morì il 23 settembre 1889 e venne seppellito al Kensal Green Cemetery.
Anno di pubblicazione: 1868
Edizione: Garzanti, I grandi libri
Traduzione: Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman
Pagine: 533
Costo: 12 €
Consigliato: Nonostante tutto, direi di sì. Però lo consiglierei di più agli appassionati del genere.

Quando incontri, per caso o non, uno scrittore semi sconosciuto e pure bravo, subito salta fuori la sindrome della crocerossina. Aiutare il povero sfortunato ad uscire dall’anonimato che lo circonda. Io mi sento così, nei confronti del caro Wilkie Collins. Perciò, dopo aver letto lo splendido ‘Basil’, ho acquistato e letto il suo più celebre romanzo ‘La Pietra di Luna’. Avevo delle grandi aspettative che però, a esser sincera, non sono state soddisfatte.

‘La Pietra di Luna’ è uno dei romanzi più celebri della produzione di Collins, e lo è a a buon diritto. E’ infatti uno dei primissimi esempi di romanzo poliziesco, che influenzò moltissimo anche il famoso Arthur Conan Doyle per la definizione del grande Sherlock Holmes. Scritto in epoca vittoriana, uscì a puntante su una rivista chiamata The Year Around  e riscosse un grandissimo successo da parte del pubblico, che lo apprezzò enormemente. L’interesse da parte dei lettori era ben motivato, in quanto il romanzo girava attorno a un mistero così intricato da far pensare che non avrebbe avuto una fine. La Pietra di Luna altro non è che un preziosissimo diamante, di origini indiane e antiche, bellissimo e considerato maledetto. Data la bellezza e anche, ovviamente, l’importanza economica che porta con sé il gioiello, un colonnello inglese decide di rubarlo ai precedenti proprietari e di portarlo con sé in Inghilterra. Successivamente il diamante passa, dopo varie vicende, alla nipote Rachel, come dono di compleanno. Lo indossa alla festa, tutti lo ammirano, poi il diamante indiano sparisce e nessuno sa dove possa esser finito. Fra lo sconcerto iniziale e generale, cominciano le ricerche, affidate al sergente Cuff. Tuttavia ciò non basta, perciò il cugino di Rachel, il signor Franklin Blake chiede ad ogni persona presente in quei giorni nella villa della signorina Rachel di scrivere un resoconto con la propria versione dei fatti, o delle stranezze notate.

Così il romanzo non è narrato da un unico punto di vista, cosa che non apprezzo molto in generale. Oltre ciò, l’impressione che mi ha dato è stata quella di un voler tirare avanti la storia a tutti i costi e allungare quanto più possibile il brodo. Probabilmente fu così veramente, dal momento che con questi scritti Collins si guadagnava da vivere. E’ un procedimento che però mi ha urtata un po’ e mi sono quasi sentita presa in giro quando ho letto la soluzione dell’enigma.

Piccolo inciso; involontariamente avevo letto delle anticipazioni nella prefazione, e conseguentemente il mio interesse nei confronti della fine del romanzo era calata. Consiglio a tutti coloro i quali avessero voglia di leggere il libro, di NON aprire mai quelle pagine. Quindi, la mia valutazione de La Pietra di Luna può esser stata sicuramente influenzato anche da questo incidente, non vi è dubbio. Ma il fatto che ci si soffermasse anche su particolari irrilevanti al fine della storia, ha fatto sì che il mio giudizio calasse. Subentra la noia, e quand’è così non è più bello leggere.
In ogni caso, Wilkie Collins sa scrivere e lo fa anche bene, anzi benissimo. E’ questo, sicuramente, uno dei punti di forza del romanzo. La scrittura ricca ma mai pensante che Collins sapientemente utilizza è un fattore importantissimo. Altra cosa per cui vale la pena il romanzo, è il fatto che sia uno dei primissimi esempi di romanzo giallo-poliziesco, precedente anche al famoso Sherlock Holmes. Per gli appassionati del genere, è una lettura che non può assolutamente mancare.

Arrivederci, Wilkie, a La donna in bianco. Sperando di aver più fortuna!

Chiara Coppola

Sempre riguardo Wilkie Collins potete leggere la recensione di:
-> Basil

Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: