Seta | Alessandro Baricco

Titolo: Seta
Autore: Alessandro Baricco
Cenni sull’autore: Alessandro Baricco nasce a Torino nel 1958. A partire dagli anni Novanta si afferma sul panorama nazionale e internazionale con i romanzi ‘Castelli di rabbia’ (1991), ‘Oceano mare’ (1993), ‘Seta’ (1996), ‘City’ (1999), ‘Senza sangue’ (2002), ‘Emmaus’ (2009), ‘Mr Gwyn’ (2011). È inoltre saggista, giornalista, regista (nel 2008 ha esordito alla regia con il film ‘Lezione ventuno’), pianista e presentatore televisivo.
Data di pubblicazione: 1996
Edizione: Tascabili Feltrinelli
Numero pagine: 108
Costo: € 6,50
Consigliato: Sì.

« Dicevano che era un truffatore. Dicevano che era un santo. Qualcuno diceva: ha qualcosa addosso, come una specie di infelicità. »

Ordine, prego! Silenzio in aula. Silenzio, prego (due colpi col martelletto).
La Corte di Giustizia si riunisce oggi per decretare l’assoluzione o la condanna a pena da stabilirsi per il signor Baricco Alessandro, classe 1958.
Tra i capi d’accusa imputati al signor Baricco, ricordiamo: “faciloneria”, “faccia da ruffiano”, “spocchia”, “ammiccamenti al lettore”, “egocentrismo ovvero il gusto dell’autocitazione”, “sinteticità”.
La difesa del signor Baricco si avvale della facoltà di produrre testimoni a suo favore. Entri il primo testimone!
Signorina, si sieda. Vuol dirci come si chiama?

« Chiara Pagliochini, Vostro Onore. »

Signorina Pagliochini, giura di dire la verità e soltanto la verità?

« Lo giuro, Vostro Onore. Nei limiti del possibile. »

Questa è un’aula di tribunale, signorina. Voglia fare in modo di non porre limiti al suo possibile.

« Le giuro che è mia intenzione, signore. Ma sa anche lei quanto le vicissitudini legate al signor Baricco siano controverse. »

È il motivo per cui siamo qui, signorina. Per sbrogliare queste controversie. Voglia riassumere innanzitutto a favore della giuria i contenuti di questo libello, questa sorta di… cartiglio, se così vogliamo chiamarlo. Insomma, questo coso (sbatte la copertina di “Seta” sulla cattedra). La prego, innanzitutto, di chiarircene la natura.

« La natura, signore? »

Proprio così. Dovesse classificare questo coso (percuote di nuovo la cattedra con “Seta”) che definizione ne darebbe? È un romanzo breve, un racconto, una lista della spesa?

« È una fiaba, Vostro Onore. »

Una… fiaba? Le confesso che questa testimonianza non era mai stata prodotta in aula. Scrivano, sta prendendo nota? (lo scrivano si deterge il sudore dalla fronte e annuisce)

« Una fiaba, signore. Questo romanzetto di cento pagine non è altro che una fiaba. La forma narrativa per eccellenza, la più antica al mondo. E chiunque abbia anche solo un minimo di cognizioni in merito si accorgerà che dico il vero. Una prova piuttosto lampante della natura fiabistica di questo scritto è la ricorrenza di formule tipiche. Non sto parlando di “c’era una volta” o di “vissero felici e contenti”, ma di qualcosa che somiglia a questo nella funzione. Prenda per esempio i brani che ricorrono identici nella narrazione. Il signor Baricco è stato accusato di aver fatto copia-incolla col mouse al solo fine di risparmiare tempo e fatica. Ma non è così. Il signor Baricco sapeva bene quel che faceva incastonando nella narrazione brani che ricorrono identici. Stava rifacendosi alla forma narrativa della fiaba, la quale prevede l’uso di un formulario, il ricorrere di certe espressioni sempre uguali. Vuoi per facilitare la memorizzazione del racconto, vuoi per conferirgli quel carattere magico e sacrale che la fiaba spesso riveste in una comunità. Pensi soltanto a Sherazade, pensi al potere salvifico del raccontare a voce alta. Si accorgerà che i copia-incolla del signor Baricco non sono un tentativo di evadere da una narrazione di più ampio respiro, ma il semplice adeguarsi a una forma narrativa per sua natura sintetica e formulaica. »

Può portare altre evidenze della natura fiabistica di questo scritto?

« Ma certo. Anche la struttura della narrazione si rifà senza dubbio all’intelaiatura della fiaba come definita dai formalisti russi, Propp tra tutti. Un eroe, il nostro Hervé Joncour, viene incaricato di compiere un viaggio solitario in un paese lontano da cui dovrà riportare un manufatto, in un certo senso, “magico”. La magia del manufatto, nel nostro caso uova di baco da seta, consiste nel loro essere intatte e perfette, non contaminate dalla malattia che sta invece contagiando i bachi europei. Queste uova permetterebbero quindi alla comunità di Lavilladieu di continuare a prosperare. La partenza dell’eroe per un paese mitico, irrimediabilmente diverso, è un elemento ricorrente della struttura fiabistica. Non dimentichiamo, poi, che stiamo parlando di un viaggio circolare, compiuto più volte a intervalli regolari. Né sottovalutiamo i cambiamenti progressivi che vanno operandosi nell’eroe stesso e che lo portano a una progressiva emancipazione dalla comunità originaria. Il contatto con l’altro mondo rende il nostro eroe “diverso”: è una costante della fiaba. E come non accorgersi di quanto la bidimensionalità dei personaggi femminili, i due poli magnetici di questo racconto, come non accorgersi di quanto il loro apparire quasi in controluce, la loro impalpabilità caratterizzi sempre più evidentemente questo scritto come una fiaba pura e semplice? »

Pura e semplice, eh? E così per lei la narrativa dovrebbe essere tutta pura e semplice? E l’impegno letterario? E il comunicare messaggi forti dove lo lasciamo? Lo scuotere il lettore fin nelle viscere, il cambiargli la vita non interessa più a nessuno? Non dovremmo dare il buon esempio ai giovani scrittori d’oggi?

« Sono dell’idea, signore, che una forma di narrativa pura e semplice, la narrativa “per il gusto del narrare”, non infici e non comprometta l’esistenza di un’altra narrativa, cosiddetta “impegnata”. Non possiamo condannare il signor Baricco per il suo non appartenere alla schiera degli “impegnati”. Lo guardi bene. Lo guardi in faccia. Non vede ancora che ragazzino è? È vero, potrebbe essere mio padre, ma ha ancora quell’espressione da ragazzo entusiasta, quel gusto di raccontare storie che gli stanno in punta di lingua. Lo vede?, non si trattiene. Anche adesso ne sta pensando una delle sue. Molti lo accusano di voler essere eccessivamente popolare. Altri lo accusano di essere volutamente oscuro. Nessuna delle due. Il signor Baricco racconta. E racconta essenzialmente storie che piacciono a lui. Se non gli piacessero, non gli verrebbero così facili giù dalla penna, così facili che si bevono in una sorsata. E non mi venga a dire che non sente anche lei quanto il signor Baricco ami ogni storia che scrive. Lo sente. Il signor Baricco è un ragazzino innamorato. Di se stesso. È questo che ci dà così fastidio? E poi, questa fissa di raccontare storie la ha sempre avuta. È per questo che, tra tutti gli scrittori, ama gli americani e, tra gli inglesi, Conrad. È per questo che ha avuto quell’ideuzza di riscrivere l’Iliade (e quante gliene hanno dette!). Il signor Baricco è uno di quelli che crede nel potere misterico del raccontare storie accanto al fuoco, del raccontare storie che salvano. L’atto del raccontare è così importante per lui che ne fa un altarino in ogni romanzo, cioè racconto, cioè… questi libretti, insomma. »

Quindi lei sta dicendo che il signor Baricco non vuole… comunicare nulla? Lei ci sta dicendo che scrive per il gusto puro di scrivere e non per far passare dei messaggi?

« Il messaggio che vuol far passare è uno solo, sempre quello. Che raccontare è bello. Che bisogna raccontare. »

E lei non pensa che sia proprio questo il motivo per cui la qui presente Corte debba condannarlo?

« Se quello che racconta è piacevole, se lo racconta bene, perché bisogna condannarlo? »

Ma condannarlo pur bisogna, se non vuol dire niente!

« Vuol dire esattamente quello che dice.
Vuol dire che c’è un uomo che parte per un paese lontano come il Giappone e quel paese lo avvelena.
Vuol dire che si innamora di una donna che non gli dice mai nulla, se non “Tornate, o morirò”. E non è la cosa più bella che qualcuno possa dirci? “Tornate, o morirò”significa consegnare alla persona che amiamo il potere di decidere della nostra vita e della nostra morte.
Vuol dire che si possono amare due donne contemporaneamente o amare la stessa donna scissa in due persone. Vuol dire che per la persona che amiamo siamo disposte a diventare “l’altra donna”. Mi dica se questo non è commovente, mi dica se non l’ha fatta piangere.
Vuol dire che si può essere spettatori passivi della propria vita (“Pioveva la sua vita, davanti ai suoi occhi, spettacolo quieto”) eppure ritrovarsi a osservare eventi che non si comprendono (“Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita”).
Vuol dire che certi messaggi possono passare solo attraverso una penna, attraverso caratteri arcaici, mai attraverso le labbra. Vuol dire che si può fare l’amore anche con le parole scritte.
Vuol dire che sì, “siamo tutti meravigliosi, e facciamo tutti schifo”.
E vuol dire che, certo, “è uno strano dolore. (Piano) Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai”. »

Signorina, la Corte conosce già il testo da lei citato. Voglia fare il favore di non indulgere in simili romanticherie. Non saranno utili all’imputato più di quanto il suo libello lo sia per noi.

« Ma non deve esserlo. »

Essere cosa?

« Utile. »

Così lei pensa che la letteratura non debba essere utile? La prego, signorina, voglia accomodarsi. Che l’accusa produca il suo primo testimone.

« Deve essere seducente. La letteratura deve essere seducente. Come la carezza di una mano avvolta in una seta impalpabile. »

FUORI DI QUI. Voglia accomodarsi, ho detto. E subito!

Chiara Pagliochini

Annunci

Informazioni su unbuonlibrounottimoamico2011

Un amore così grande per la lettura che farei qualunque cosa pur di fare in modo che viva. Vedi tutti gli articoli di unbuonlibrounottimoamico2011

3 responses to “Seta | Alessandro Baricco

  • Vanessa

    Che recensione! Davvero originale e davvero ben scritta…

  • Roberta

    Una recensione bellissima, hai scritto quello che a parole non riesco mai a spiegare quando mi chiedono “ma cosa ci trovi in Baricco?” , ecco sei arrivata al punto : scrive racconti che fanno sognare, che ti fanno viaggiare per un ora o due.
    Ben fatto 😀

  • Giorgia

    questa recensione è stata una specie di epifania, e anche se non ho mai pensato a Baricco – e a Seta – in questi termini, mentre si legge non ho potuto non pensare quanto fosse tutto così esatto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: