Archivi del mese: ottobre 2012

Insciallah | Oriana Fallaci

Titolo: Insciallah
Autore: Oriana Fallaci
Cenni sull’autore: E’ nata a Firenze il 29 giugno 1929. Inizia giovanissima la sua carriera giornalistica, da principio come cronista per vari giornali, ma presto cominciano incarichi di maggiore responsabilità, come le interviste a importanti personalità della politica o il resoconto di avvenimenti internazionali. La sua eccezionale bravura la porta all’«Europeo», e al Corriere della Sera, come inviato speciale e poi come corrispondente di guerra: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente. In seguito si è dedicata alle interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.  Tra i suoi intervistati: Henry Kissinger, il generale Giap, Golda Meir, Yasser Arafat, re Hussein di Giordania, Indira Gandhi, Alì Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l’arcivescovo Makarios e Alekos Panagulis. Un confronto spesso a muso duro con il Potere incarnato negli uomini che lo detengono e che facendo la Storia determinano le vite di molti. Tra i suoi romanzi ricordiamo ‘Il sesso inutile’ (1961), ‘Se il Sole muore’ (1965), ‘Niente e così sia’ (1969), ‘Intervista con la Storia’ (1974), ‘Lettera a un bambino mai nato’ (1975), ‘Un uomo’ (1979), ‘Insciallah’ (1990), ‘La rabbia e l’orgoglio’ (2001).
Anno di pubblicazione: 1990
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 795
Costo: €10,00
Consigliato: Sì!

Quest’estate ho fatto un viaggio in Giordania. A portarci da un villaggio all’altro, a spiegarci la storia e la cultura di questo bellissimo Paese, c’era una guida che, nonostante parlasse un italiano impeccabile, ogni dieci frasi ripeteva il termine “Insciallah”: – Dopo un viaggio in autobus, insciallah, arriveremo a Petra – e così via. Conoscevo già il titolo del libro della Fallaci, pur non conoscendone il significato – pensavo anzi che si leggesse ‘Insciallà’, mentre la pronuncia è ‘Insciahàlla’ – perciò quella parola pronunciata così spesso, quasi distrattamente, mi incuriosiva molto. Dopo un paio di giorni un turista ha posto alla guida la domanda fatidica: – Lei ripete molto spesso la parola “Insciallah”. Ma cosa significa?
– Significa “Se Dio vuole”, “Come Dio vuole”. Noi la usiamo spessissimo.
Quindi è stato forse per questo motivo che ho iniziato a leggere “Insciallah” pochi giorni dopo il mio ritorno in Italia: perché nutrivo ancora, nei confronti di quella cultura così diversa dalla nostra, una curiosità che quel viaggio non era riuscito a saziare del tutto. Una cultura che sotto certi aspetti trovo affascinante e che, sotto altri, critico.

Una volta iniziato “Insciallah”, però, mi è stato chiaro fin da subito che quello non era semplicemente un libro ambientato in un paese e in una cultura diversi. Era molto di più, era un’Iliade ambientata ai giorni nostri: l’esercito italiano come moderni Achei, i Figli di Dio come furiosi Troiani, Beirut come nuova Troia. La storia di una guerra. E, attraverso la storia di una guerra, le persone e ciò che la guerra rivela in loro: la generosità, l’avidità, il coraggio, la paura, i momenti di gioia, i dolori più atroci, le perdite, le conquiste, la religione, la vendetta, l’amore.  Il romanzo si apre in modo violento, come un tragico fuoco d’artificio che bruscamente getta il lettore all’interno della storia: dei kamikaze hanno appena fatto saltare in aria la base americana e quella francese. E i nostri protagonisti, gli italiani, attendono per lunghi secondi, col cuore in gola, una fine che non arriverà. Da lì inizia un lungo percorso degli uomini dell’esercito alla scoperta di se stessi e di ciò che rende una persona degna di questo nome.

Oriana Fallaci disegna, uno alla volta, i ritratti di ciascun personaggio: narra le loro storie, racconta ciò che sono per loro la guerra, la pace, l’amore, il coraggio. Pian piano prendono forma. C’è stato un momento in cui ho pensato di riuscire a sfiorarli, tanto sembravano veri.
Tra i tanti personaggi emerge Angelo. Angelo è un sergente grande e grosso che parla poco, dai modi dolci, dal cuore tenero. La sua più grande passione è la matematica: da tanto tempo Angelo cerca la formula della vita per contrastare quella della morte – S = K ln W – senza mai arrivare a una soluzione. Sarà Ninette, la ragazza della quale s’innamorerà a Beirut, a spiegargli che la vita non può essere riassunta in una formula matematica:

“Ti auguro di trovare la formula che cerchi. La formula della Vita. Esiste, caro, esiste. Io la conosco. E non sta in un termine matematico, non è una sigla o una ricetta da laboratorio: è una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto. Non promette nulla, t’avverto. In compenso spiega tutto ed aiuta.”

Una parola che indica la fatalità della vita, il destino che condiziona la vita dei personaggi di questo libro e che da loro può essere, dopotutto, cambiato. “Come a Dio piace”, “Come Dio vuole”.
“Insciallah”.

Guendalina Ferri

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Espiazione | Ian McEwan

Titolo: Espiazione
Titolo originale: Atonement
Autore: Ian McEwan
Cenni sull’autore:  È nato nel 1948 ad Aldershot e vive ad Oxford. È autore di due raccolte di racconti e di dieci romanzi. Tutti i suoi libri vengono pubblicati in Italia da Einaudi. La sua prima pubblicazione è la collezione di brevi racconti Primo amore, ultimi riti nel 1975. Nel 1998 fa discutere la sua premiazione al Booker Prize per il romanzo Amsterdam. Il libro del 1997, L’amore fatale, su una persona affetta dalla Sindrome di de Clerambault, viene da molti considerato un capolavoro, ma anche il suo romanzo Espiazione, ha ricevuto critiche egualmente favorevoli. Nel marzo e nell’aprile 2004, solo qualche mese dopo che il governo britannico lo aveva invitato a presenziare a una cena in onore della First Lady Laura Bush, a McEwan è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti dal Dipartimento per la Homeland Security non essendo provvisto del visto corretto per un soggiorno di lavoro (lo scrittore si accingeva a tenere una serie di lezioni dietro compenso). Solo dopo diversi giorni di esposizione del caso sulla stampa britannica a McEwan è stato concesso l’ingresso, a ragione del fatto che, come illustrato da un funzionario di frontiera, «siamo ancora dell’avviso che lei non dovrebbe entrare, ma il suo caso ci sta procurando un danno di immagine.» Il suo romanzo Chesil Beach, è stato pubblicato il 6 novembre 2007 dalla casa editrice torinese Einaudi, che ha in catalogo tutti i suoi libri, per la traduzione di Susanna Basso.  È soprannominato “Ian Macabre” per i toni cupi di molte delle sue narrazioni.
Edizione: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2002
Traduzione: Susanna Basso
Numero pagine: 388
Consigliato: Imposto.

<<Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. E’ la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il  punto. Si risolve tutto nel tentativo.>>

Sono attonita. Sgomenta. Irreparabilmente avvinghiata dalla storia che ho appena terminato di vivere, dalla quale McEwan mi ha gettata via a calci perché abbandonassi i suoi personaggi, i suoi luoghi, i suoi ritorni di parole. Sono ancora sbigottita, meravigliata, incredula. Non avrei mai creduto che potesse essere stata scritta una storia così bella, in un modo così tanto doloroso e con uno stile così perfetto in cui suoni, significati e simboli danzano attorno ad un drammatico filo conduttore fatale.

Gli sviluppi della storia imboccano tre strade abbastanza frequentate da molti scrittori, si parla d’amore, di guerra e di potenza dell’immaginazione e della figlia sua, la scrittura. Il libro, inoltre, è un libro di bugiardi, di bugiardi e per bugiardi, nel senso che sino alla fine vengono raccontate e il lettore a sua volta si racconta un mucchio di falsità per evitare di scontrarsi con l’evidenza dei fatti, con la necessità imperante che la vita e la storia hanno di affermarsi, nonostante tutto e tutti.

Amore, guerra, bugie e immaginazioni si sconvolgono tra di loro al punto tale da avere tutti la stessa portata per i protagonisti di una storia cattiva dalla quale non ci si salva, perché il tentativo di espiazione è fine a se stesso, senza possibilità di sviluppi esteriori, e esattamente come il vaso pregiato che in questo libro ha un ruolo centrale, una volta distrutti i cocci, non li si può più assemblare.

Si parte dall’immaginazione, dalla penetrazione nella mente di una scrittrice in fasce, una piccola donna tredicenne che vuole un ordine nel mondo, uno sviluppo concreto e equilibrato, uno sviluppo simile allo scrivere, che vuole che tutto si adatti per diventare da lei scrivibile, che tutto possa essere romanzato nelle sue luci, ombre e colori. E ai fini della narrazione una bugia in fondo conta solo come una percezione alternativa, un’altra possibilità di vedere lo sviluppo dei fatti, teatrale al punto giusto per condire una narrazione degna in cui è molto quello sui cui si tace, e quello che si cerca di comprendere, di idealizzare. Ai fini della vita reale, una bugia è un evento irreparabile. Le parole possono essere devastanti.

Ed è a questo punto che entra in gioco l’Amore. Il più grande dei sentimenti, l’essenza giustificatrice di fatti e misfatti, di condotte oscure e atti irrazionali, in questo libro deve fare i conti con una bugia, con un’alterazione delle cose tale che l’ostacolo che gli amanti incontrano sulla strada non potrà essere altro che lacerante, un ostacolo con un ego ipertrofico che segna inevitabilmente il destino di due persone, anzi, di tre che vivranno tutto il resto della propria esistenza sulla base di un fatto falso. Sembra quasi di poter morire quando si leggono quelle poche parole torna da me, torna indietro, torna da me. Un sussurro che ha la forza atavica delle cose che si dicono da sempre senza perdere un minimo di credibilità, di compattezza, di forza.

Il potere delle parole. ‘Sì, l’ho visto’, ammettere una cosa sacrilega, farsi parolieri e menzogneri al punto tale da plasmare il corso degli eventi. Distruttivo. Un potere forte, unito a quello dell’immaginazione, poi, devastante. Irreparabile. Inespiabile. E se poi si fa avanti la Guerra, a quel punto le parole scompariranno, salteranno insieme a una bomba, confondendosi in un caleidoscopio di brandelli e di frammenti, senza però che possano perdere il loro vantaggio su tutto il resto; anzi, tutto, in questo romanzo, si nutre di parole, gli amanti lontani, il soldato in guerra, l’infermiera alle prime armi di fronte a feriti ormai condannati.

Scriverle queste parole, sussurrarle, affermarle. Una preghiera tra due persone distanti e follemente innamorate, l’unico appiglio di umanità di un soldato che vede la gamba di un bambino su un albero e si interroga sul senso del mondo, la condanna di una sorella minore che a sua volta conduce all’ergastolo dei sentimenti chi colpe non ne ha, per celare un misfatto troppo grande. Ormai ammuffito quando il tempo di svelare è giunto senza che più niente importi a nessuno.

Ci sono in questo romanzo delle pagine meravigliose su cosa significhi essere scrittori. Su cosa significhi assumere una nuova visuale del mondo per adattarlo alla carta; c’è uno stravolgimento totale, un’inversione completa, non è la carta che si adatta al mondo, è quest’ultimo che prende la forma della prima, che le diventa servo, schiavo, frustrato sotto il desiderio della musicalità e dell’ordine delle parole. A cosa può portare amare la scrittura al punto da vedere l’intera realtà sotto l’influenza di questa?

Lo sa Briony. Lo sanno Cecilia e Robbie, anche se indirettamente. Protagonisti di un amore solido, di un amore impetuoso, fatto di pochi gesti e poche parole, ma cementato al punto da superare gli orrori, le separazioni, da nutrire di forza due persone che di forza non ne hanno più. E’ uno strazio al cuore leggere quelle parole lontane, nutrite ormai solo di echi che risuonano in lontananza, senza una vera lucidità, troppo astratte. Ad un certo punto del libro, Briony ammette di sentire la mancanza della sorella, di Cecilia, e specifica di sentire la mancanza, per la precisione, di ‘lei insieme a Robbie. Il loro amore’ perché a distruggerli non erano bastati né la guerra, né la tremenda bugia che si tenta di espiare in tutto un romanzo che è un tentativo di mettere a posto pezzi di un puzzle deformato sotto l’acido corrosivo dell’irreparabilità.

Ed è alla fine del romanzo, quando non ha più senso tracciare un confine tra buoni e cattivi, quando ormai si sente solo il desiderio che tutto trovi una sua pace, i morti, i rimasti, i colpevoli, che si assume tutto il senso dell’inevitabilità del fatto, quando ormai non si può tornare indietro, e si apprende la difficilissima lezione che “ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare”.

Luana Cau


Stella del mattino | Wu Ming

Titolo: Stella del mattino
Autore:
Wu Ming
Cenni sull’autore: Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è un collettivo di scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divenuto celebre con il romanzo “Q”. A differenza dello pseudonimo aperto “Luther Blissett”, “Wu Ming” indica un preciso nucleo di persone, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi, autodefinitesi parte del corpus (o “nebulosa”) del New Italian Epic.
Il fatto che il gruppo si chiami “Senza nome” ha spesso generato equivoci sul presunto anonimato dei suoi membri, i cui nomi anagrafici sono invece noti e riportati anche sul sito ufficiale.

Dal 2000 alla primavera del 2008, la formazione ha compreso:

  • Roberto Bui (Wu Ming 1)
  • Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2)
  • Luca Di Meo (Wu Ming 3)
  • Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
  • Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).

Il 16 settembre 2008 il gruppo ha annunciato l’uscita di Luca di Meo dal collettivo, avvenuta nella primavera precedente. Ciascuno dei quattro membri ha un nome d’arte individuale, una produzione “solista” e una “voce” autoriale autonoma, riconoscibile dai lettori.Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming
Anno di pubblicazione: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 391
Costo: € 14,28
Ebook: si (scaricabile gratuitamente e legalmente dal sito della Wu Ming Foundation)
Consigliato: Agli amanti della storia.
Valutazione: 3/5

Lucifero. Venere. Le avevano dato molti nomi, senza riuscire a ridurla al potere dell’oscurità né a quello del giorno. Solitaria, senza genere, unica favilla di una divinità indecisa. La sua virtù era ciò che possedeva: una luce tenue, un coraggio duraturo. Quello che sarebbe servito per attraversare la Terra di Nessuno, vasta quanto il secolo che si estendeva davanti. E per trovare la strada del ritorno.

Un momento nel tempo e nello spazio in cui è possibile trovare insieme scrittori, poeti e pittori destinati a lasciare un segno profondo nella letteratura del novecento. Il momento è quello drammatico successivo alla conclusione della prima guerra mondiale; il luogo è Oxford: strade e viottoli dove si possono incontrare i giovani reduci tornati in quel luogo per continuare gli studi interrotti; i protagonisti sono proprio loro, i soldati reduci dai combattimenti e si chiamano Thomas Edward Lawrence (T.E.), Robert Graves, John Ronald Reuel Tolkien, Clive Staples Lewis (Jack) e ciascuno di loro deve fare i conti con gli incubi della guerra, incubi che non giungono solo di notte ma anche durante la veglia: basta un tuono improvviso, un camion che chiede strada strombazzando e loro sono lì.

Robert, Ronald e Jack sono comunque fortunati: possono placare gli spiriti che li tormentano dando loro voce nelle opere che scriveranno e in tal modo alleggerire il senso di colpa che li tormenta,in quanto colpevoli di essere ancora vivi a differenza di chi è caduto nella Terra di Nessuno , cioè nella striscia che separa le trincee.

[…]Lei è un ottimo narratore, lo sa? Al contrario di me, che non riesco a scrivere quello che vorrei.
– I miei sono mondi fantastici…
– Di cos’altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda? La sua storia parla dei sopravvissuti a una guerra. Gente come lei e me. E di quelli che non ce l’hanno fatta. I miei sono mondi fantastici… – Di cos’altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda?
Ronald non seppe cosa aggiungere. Aveva ragione, ma sentirselo dire da un estraneo lasciava senza parole.
– Sembra di averli traditi tutti, vero? – aggiunse Lawrence. – Amici, fratelli…

T.E., invece, non riesce ad appropriarsi del potere taumaturgico della creazione letteraria: il grande Lawrence D’Arabia, l’eroe di mille battaglie, colonnello dell’esercito di sua Maestà (ma semplicemente Urens per gli arabi che hanno combattuto con lui) ha contribuito al corso degli eventi, è stato direttamente responsabile della morte di molti uomini, ha fatto promesse che non è riuscito a mantenere, ha fatto delle scelte che hanno avuto pesanti ripercussioni su chi aveva riposto in lui la fiducia. Per lui non ci può essere salvezza. E non importa se è stato egli stesso manipolato o se ha preferito ignorare la realtà degli accordi politici che esplicitamente smentivano il sogno di una Nazione Araba. Il peso della responsabilità e del fallimento perseguita T.E.

Io non sono una guida, non più. – un sorriso amaro. – Non una di quelle buone, comunque.

Wu Ming 4 (alias Federico Guglielmi) non si limita a scrivere delle vicende personali dei quattro protagonisti ma amplia il suo (e il nostro) orizzonte descrivendo lo scenario politico lasciato in eredità dalla prima guerra mondiale e dagli accordi che ne seguirono, mostrandoci alcune delle occasioni perdute della Storia: la possibilità di creare una Nazione Araba (e forse di avere oggi una situazione diversa in Medio Oriente), le condizioni-capestro a cui venne costretta la Germania che gli impedirono di risollevarsi dalla sconfitta (forse un maggiore rispetto dei vinti avrebbe evitato il collasso della Germania e l’affermarsi del nazismo). È chiaro che nessuno di noi può dire che oggi vivremmo in un mondo migliore se i potenti di allora avessero deciso di percorrere altre strade (e non credo del resto che questo sia stato l’intento di Federico Guglielmi.) Piuttosto l’intento sembra essere quello di mostrare la necessità di conoscere la storia per capire il presente e magari imparare dall’esperienza per non commettere sempre gli stessi errori.

La vostra idea del bene è molto diversa dalla mia. Un bene imposto con la violenza è comunque causa di dolore.

Stella del mattino è il primo libro dei Wu Ming che leggo. Ho apprezzato molto la puntuale ricostruzione storica che mi ha costretto ad approfondire le mie scarse reminiscenze scolastiche: ringrazio gli dei del Web per l’esistenza di Wikipedia e di Google. (In questi casi mi viene sempre da dire: “Perché, perché non ho studiato abbastanza la storia a scuola?” La risposta assolutoria è che non l’ho fatto perché era una palla tremenda e gli insegnanti di storia non hanno la minima conoscenza del concetto di “motivazione”. Purtroppo, però, questa è una risposta di comodo) La ricchezza di riferimenti storici è uno degli elementi che appesantisce il romanzo, ma per me è proprio questo l’elemento che maggiormente lo qualifica. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento anche della figura di Lewis che, invece, finisce semplicemente per incarnare la voce dei detrattori di Lawrence d’Arabia e, più in generale, di tutti quelli che mistificano l’orrore della guerra dipingendolo con tinte epiche ed eroiche.
Lo stile descrittivo, che in alcune parti lo fa sembrare un saggio piuttosto che un romanzo, è un altro fattore che ha appesantito la mia lettura di questo libro: a volte, ho avuto la netta sensazione che l’autore in realtà volesse scrivere un saggio e poi abbia modificato il testo aggiungendo qua e là dei dialoghi. Nel complesso però Stella del mattino mi è piaciuto e sono soddisfatta di averlo letto soprattutto per l’opportunità disbirciare nella vita privata di uno dei miei autori preferiti, cioè Tolkien. Ho iniziato a chiedermi quanta parte della sua vita (e dell’esperienza della guerra in particolare) fosse confluita nelle sue opere.

Un filologo indaga il segreto delle parole, non è così?
Colto alla sprovvista, Ronald aveva annuito.
– E qual è, dunque?
I suoi occhi brillavano di una luce inquieta, azzurri come certi cieli nelle terre del sud. Non c’era ombra di malizia nello sguardo.
In quel momento Ronald si era ritrovato la risposta sulle labbra.
– Le parole danno significato alle cose. Usare un linguaggio è costruire un mondo. Credo sia questo il segreto.
L’altro era tornato a guardare gli anelli nella teca con uno strano sorriso.
– Come un giuramento o una formula magica.
Ronald era rimasto serio.
– Come un atto d’amore. E’ scritto che in principio fu il Verbo.

Quasi quasi provo a rileggere Il Silmarillion.

Patrizia Oddo


Il pozzo letterario | Proposte di Ottobre-Novembre

Come in ogni concorso, ecco la parte più avvincente: le votazioni. In questa fase tutti i partecipanti al pozzo – ossia coloro che hanno gettato i titoli nelle oscurità – potranno portare alla luce un titoli da altri proposto e farne propria la lettura e l’eventuale promozione (che avverrà sia attraverso post che attraverso la recensione finale da accompagnarsi a foto personalizzata, il tutto sulla pagina Facebook ‘Un buon libro, un ottimo amico’. Ricordo che ognuno potrà far proprio un solo titolo e che, quando un libro verrà scelto, ovvero riportato alla luce dalle profondità del nostro pozzo letterario, sarà automaticamente depennato dalla lista sottostante e comparirà, accanto al titolo, il solo nome di chi ha lo ha prescelto. Questo è tutto. Adesso, datevi da fare per far sì che il titolo che vi siete prefigurati di leggere diventi il vostro di diritto.

Pronti? VIA! – Votazioni sino alla mezzanotte del 15 Ottobre. Dal 15 Ottobre al 15 Novembre ci sarà invece il periodo di lettura.

Durante il periodo delle letture potete inviare le vostre recensioni con immagini a luana_cau@hotmail.it .

  • Ci sono bambini a zigzag – David Grossman.
    Proposto da:
    Elisa Barisone
    Verrà letto da: Patrizia
  • Margherita Dolcevita – Stefano Benni.
    Proposto da:
    Elisa Barisone
    Verrà letto da: Flavia
  • La signora Dalloway – Virginia Woolf.
    Proposto da:
    Anastasia Piperno
    Verrà letto da: Elisa Barisone
  • Jules e Jim – Henri-Pierre Roché.
    Questa mia proposta suonerà ambigua e apparentemente insensata, dal momento che io in realtà ho odiato questo libro come pochi. Ma ho le mie ragioni per proporlo: perché nonostante mi ritrovi accanita contro Jules e Jim, la sua storia è entrata nel mio immaginario, senza volerlo a volte tentando di costruire una storia per conto mio ritrovo degli involontari riferimenti ad una particolare “scena” della vicenda del triangolo amoroso fra i più celebri della letteratura. Mai ho odiato tanto una protagonista femminile, tanto da volerla prendere a sprangate, e allo stesso tempo ecco che mi rimane impressa nel suo “mistero”, nella sua “perfidia egoista”, si potrebbe dire. Si trasferisce quasi come un prototipo nella mia immaginazione creativa, circondata perfino da un certo alone fascinoso. E in verità credo che questo libro colpisca irrimediabilmente, nel bene o nel male, in positivo o in negativo: difficilmente ti sta indifferente: o lo ami, o lo odi (non vi preoccupate, ci sono più lettori che l’hanno amato rispetto a quello che lo schifarono). Grazie a Henri-Pierre Roché io ho conosciuto il film omonimo e quindi la mia attuale attrice preferita, Jeanne Moreau. Beh, glielo devo. Ed è uno dei pochi libri a cui rivolgo il pensiero molto spesso, nonostante sia passato diverso tempo dalla lettura. Probabilmente il mio è allo stesso tempo odio appassionato e soggezione affascinata. Colpisce, che dire, colpisce. E proprio perché colpisce e mi è rimasto così attaccato, io lo propongo. Come dire: bisogna passarci una volta nella vita. (Anastasia Piperno)
  • La strada – Cormac McCarthy.
    Appena concluso e credo sia uno di quei libri che vanno letti per forza.. bello, profondo, emozionante a tratti e una scoperta pagina dopo pagina.. (Flavia)
  • La vita segreta delle api – Sue Monk Kidd.
    Proposto da:
    Flavia
    Verrà letto da: Eleonora
  • Viaggio al termine della notte – Luis-Ferdinand Céline.
    Proposto da:
    Marco Tamborrino
    Verrà letto da: Simona Bartolotta
  • Little Boy Blue – Edward Bunker.
    Questo romanzo, lo ammetto, non mi ha fatto impazzire, ma generalmente piace molto di più di quanto sia piaciuto a me. È autobiografico, parla della terribile infanzia e adolescenza dell’autore, dagli istituti alle carceri, è una chiara denuncia sociale del sistema carcerario americano, e anche un dipinto, a tratti nostalgico, dell’America di metà ’900. (Marco Tamborrino)
  • L’aiuto – Kathryn Stockett.
    Perchè è un romanzo meraviglioso che parla, spesso con simpatica ironia, del conflitto razziale tra bianchi e neri nel Mississippi negli anni ’60. Penso che sia un tema quanto mai attuale e il romanzo invita a parecchie riflessioni. (Claudia Pezzetti)
  • Strane creature – Tracy Chevalier.
    Perché la Chevalier è una narratrice eccezionale e grazie a lei sono stata sulle spiagge di Lyme Regis con Mary e Elisabeth, le due protagoniste cacciatrici di fossili.
    E’ un romanzo molto coinvolgente e la discriminazione sta nelle difficoltà incontrate dalle due nell’affermarsi nel mondo paleontologico, all’epoca unicamente maschile. (Claudia Pezzetti)
  • Revolutionary Road – Richard Yates.
    Proposto da:
    Dafne Visconti
    Verrà letto da: Guenda
  • L’età incerta – L. P. Hartley.
    Un bellissimo e struggente romanzo di formazione che lascia incantati per l’atmosfera sospesa, la vicenda del giovane protagonista commuove e ci impone di guardare dentro noi stessi. (Dafne Visconti)
  • Frankenstein – Mary Shelley.
    Proposto da:
    Virginia De Matteo
    Verrà letto da:
    Marghe
  • Il vangelo secondo Biff – Christopher Moore.
    Proposto da:
    Virginia De Matteo
    Verrà letto da: Giorgia
  • Cyrano De Bergerac – Edmond Rostand.
    Perché è un testo teatrale che ho trovato fresco, divertente, e incredibilmente toccante toccante. Sono una lettrice gelosa dei suoi libri preferiti, e di questo in particolar modo, ma in questa occasione ho deciso di mettere da parte questo mio piccolo capriccio e affidare questo capolavoro alle cure di qualche altro bravo lettore. Chiunque tu sia, abbine cura! (Simona Bartolotta)
  • Nessun dove – Neil Gaiman.
    Un altro dei miei libri preferiti, perché ne sento parlare poco rispetto ad altri libri di Gaiman, come ‘Stardust’ o ‘Coraline’, e credo che dovrebbe essere molto più conosciuto. Al di là di quel che ci si può immaginare, ‘Nessun dove’ non è affatto una semplice storia sconclusionata di un tizio che probabilmente ha solo le visioni. ‘Nessun dove’ porta con sé un messaggio, ed è un inno alla fantasia talmente bello e intrigante da far perdere il senso della realtà. Sicuramente da non sottovalutare. (Simona Bartolotta)
  • La versione di Barney – Mordecai Richler.
    Un libro all’insegna del politicamente scorretto, il cui filo conduttore è l’amore di Barney per Miriam. (Patrizia)
  • Memoriale del convento – José Saramago.
    Proposto da:
    Patrizia
    Verrà letto da: Simona
  • Follia – Patrick McGrath.
    Proposto da:
    Eleonora
    Verrà letto da: Virginia
  • Accabadora – Michela Murgia.
    Un libro “ancestrale”, sanguigno, che ti fa immergere nelle tradizioni della Sardegna, eppure delicato. E proprio con delicatezza tratta la tematica, controversa e complicata, da cui prende il nome il romanzo stesso. (Eleonora)
  • Papà Goriot – Honoré De Balzac. (Olmina Morra)
  • King Lear – Shakespeare. (Olmina Morra)
  • Né di Eva né di Adamo – Amèlie Nothomb.
    Proposto da:
    Giorgia
    Verrò letto da: Alex Cussigh
  • Excalibur – Bernard Cornwell.
    Non storcete il naso, non è la solita storia trita e ritrita di un Artù paladino della giustizia, felicemente sposato alla splendida Ginevra e bla bla bla.. Questi 5 libri (circa 400 pagine ognuno) narrano la storia di Artù e di tutta la Britannia e di uomini e donne più o meno comuni, con gli occhi di uno di loro. Un orfano di Merlino che per tutta la vita cercherà di allontanarsi da superstizioni e riti magici professando cinismo e incredulità, e quanto più ci proverà tanto più la magia andrà ad influenzare il suo destino. Magia che può essere sinonimo di astuzia, Merlino che non è un vecchio barbuto con la bacchetta in mano ma un fine conoscitore degli uomini, una sorta di burattinaio. In un incessante scontro con la figura di Artù, amato e forte uomo, al contempo rappresentante di tutto ciò che va combattuto, tutto ciò che sta portando la Britannia alla rovina, allontanando da essa gli dèi. Un totale di quasi 1600 pagine ma fidatevi, quando arriverete all’ultima vi mancheranno tutti moltissimo.. (Giorgia)
  • Teatro – Annibale Ruccello.
    Uno dei più grandi drammaturghi che l’Italia abbia avuto negli ultimi trent’anni, scomparso prematuramente, Ruccello ci ha lasciato una fotografia vivida e inquietante dell’Italia degli anni 80, un’Italia che cambia, dimenticando se stessa. Sono Napoli e i suoi dintorni a ospitare figure tragiche e commoventi, a volte spaventose, moderne Medea, transessuali innamorati, contesse decadute che tornano dal passato. Non posso che consigliarvi questo autore così poco conosciuto, che merita di essere scoperto. (Anya)
  • Il ballo – Irène Némirovsky.
    Proposto da:
    Anya Pellegrin
    Verrà letto da: Andrea Ussy
  • La sottile linea oscura – Joe R. Lansdale.
    Un thriller fresco, pieno di bei personaggi e umano sino all’inverosimile. E’ una cosa proprio imperdibile. (Luana)
  • Vita di Galileo – Bertol Bretch.
    Proposto da: Luana
    Verrà letto da: Nicola Manco
  • Riccardo II – Shakespeare.
    Perché è il testo che mi ha colpita al cuore. La figura di Riccardo II, re inglese del XIV secolo, saprà farvi riflettere e intenerire o arrabbiare, a seconda dei casi. Forse non molto conosciuta ai più, anche perché offuscata da più noti titoli, l’opera di Shakespeare va sicuramente letta, perché ne vale assolutamente la pena. (Chiara Amélie Coppola)
  • La mappa del tempo – Felix J. Palma.
    Un bel romanzo, ambientato in epoca vittoriana ai tempi dei nuovi interessi per la fantascienza e i viaggi nel tempo. Tre storie molto diverse tra loro, ma più unite di quanto sembri. Spiccano, poi, personaggi letterari come H.G. Wells, Bram Stoker, Henry James. Il tutto, condito da un’atmosfera puramente vittoriana. (Chiara Amélie Coppola)
  • Distanza ravvicinata – Annie Proulx.
    Proposto da:
    Lucrezia
    Verrà letto da: Chiara Coppola
  • L’amante – Marguerite Duras.
    Proposto da:
    Lucrezia
    Verrà letto da: Alessia da Riva
  • I Viceré – Federico De Roberto.
    È il ritratto spietato di una nobile famiglia siciliana che si ritrova a vivere gli sconvolgimenti derivanti dall’Unità d’Italia, tentando – e, nella maggior parte dei casi, riuscendoci piuttosto bene – di ricavare da essi i maggiori vantaggi possibili, così come la loro (quasi) regale discendenza li ha da sempre abituati a fare. Non c’è spazio per le illusioni e i buoni sentimenti: quando c’è di mezzo il tornaconto personale, nessuno legame famigliare è abbastanza forte da riuscire a mettersi in mezzo. Non lasciatevi spaventare dalla mole, la prosa di De Roberto è in realtà talmente vivace e scorrevole che in men che non si dica vi ritroverete a poche pagine dalla conclusione chiedendovi ‘Ma come? Son già arrivata alla fine?’. Provare per credere. Autore ingiustamente messo da parte, disprezzato da Benedetto Croce ma apprezzatissimo da Sciascia, Capuana e Verga, De Roberto merita nel modo più assoluto di essere riscoperto, per la sconvolgente attualità dei temi che tratta, e per la lucidità con cui descrive una società tossica e corrotta fino al midollo, un’umanità in decomposizione, che però ha ancora la forza di contaminare con il suo marcescenti resti le fondamenta di un’Italia ancora tutta da costruire. (Alessia Da Riva)
  • La Mennulara – Simonetta Agnello Hornby.
    Ci troviamo sempre in Sicilia, ma questa volta il romanzo è ambientato in un periodo a noi più vicino (i fatti si svolgono nel 1963). Tutto ruota intorno alla misteriosa figura di Rosaria Inzerillo, conosciuta come ‘la Mennulara’, governante in casa della ricca famiglia Alfalippe: ora è morta e tutto il paese di Roccacolomba si chiede chi è stata davvero. Tutti ne parlano, tutti hanno in qualche modo avuto a che fare con lei, tutti sanno e non sanno, c’è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine se non con venerazione. Ma chi è veramente questa donna che rabbia, passione, intelligenza hanno portato così in alto da tenere in pugno una famiglia di proprietari terrieri, un boss mafioso, un intero paese? Spetta a voi scoprirlo. Io tra le pagine di questo libro ci ho lasciato un pezzo di cuore, il modo in cui mi sono affezionata ai personaggi ha sorpreso me per prima. E’ stato il primo romanzo che ho letto di questa autrice ed è stato una piacevolissima scoperta, spero che possa valere lo stesso anche per voi. (Alessia Da Riva)
  • Il vecchio e il mare – Hemingway.
    Proposto da:
    Giulia Manga
    Verrà letto da: Ludovica Cerini
  • Il petalo cremisi e il bianco – Michel Faber.
    Proposto da:
    Giulia Manga
    Verrà letto da: Anastasia
  • Novecento – Alessandro Baricco.
    Proposto da:
    Rossella Mastuccino
    Verrà letto da: Serena Lampis
  • Montedidio – Erri De Luca.
    Proposto da:
    Rossella Mastuccino
    Verrà letto da: Claudia Pezzetti
  • Comma 22 – Joseph Heller.
    Questo libro è uno dei più divertenti che abbia mai letto. Ma non è un libro comico, è comico e drammatico allo stesso tempo. Racconta vicende al limite (o anche oltre) dell’assurdo e le usa per criticare la guerra e l’organizzazione militare. Bello, bello, bello. (Panda Bamboo)
  • Colpa delle stelle (o The fault in our stars) – John Green.
    Approfitto della sua pubblicazione in italiano il 10 ottobre per consigliarvi questo libro, che è uno dei più belli che ho letto quest’anno. Un libro sugli adolescenti che non è adolescenziale, che ci racconta di due ragazzi malati di cancro ma che non strizza l’occhio alla lacrima facile. Ironico, tragico, intelligente, onesto, che parla di adolescenti, di amore, di libri e di quello che succede dopo la fine dei libri. (Panda Bamboo)
  • Trastulli di animali – Yukio Mishima.
    Proposto da:
    Alex Lamorte Cussigh
    Verrà letto da: Giusi
  • Questa è l’acqua – David Foster Wallace.
    Non so bisogna dire altro? È Wallace. (Alex Lamorte Cussigh)
  • Hotel New Hampshire – John Irving.
    Vi innamorerete della famiglia Berry, una famiglia eccentrica, stravagante, bizzarra e una volta chiuso il libro vi sentirete un po’ più soli, ma ricchi e vorrete anche voi essere parte integrante di questa stramba famiglia. (Simona Bernini)
  • La nausea – J. P. Sartre.
    E’ un viaggio nei meandri dell’animo umano, un viaggio angosciante, bellissimo, straordinario, ma memorabile. Un viaggio che non dimenticherete tanto facilmente.
    Un piccolo consiglio: qualora decideste di leggerlo, fatelo in un momento in cui il vostro umore non è sottoterra, altrimenti soffrirete. (Simona Bernini)
  • Niente e così sia – Oriana Fallaci.
    Proposto da:
    Guenda
    Verrà letto da: Rossella Mastuccino
  • Paula – Isabel Allende
    Una sorta di autobiografia dell’autrice, con divagazioni su altri componenti della famiglia, scritta accanto al letto d’ospedale dove giace la figlia Paula. E’ uno dei rarissimi libri che è riuscita a farmi piangere. Poetico e dolce, ma allo stesso tempo triste e intenso. (Guenda)
  • Io sono un gatto – Natsume Soseki.
  • Proposto da: Giusi
    Verrà letto da: Laura
  • La formula del professore – Yoko Ogawa.
    Storia di un amicizia profonda e rara tra un ragazzino e un professore di ottant’anni di matematica, afflitto da una malattia, che gli consente di ricordare solo 80 minuti. Lirico! (Giusi)
  • Stoner – John Williams.
    Proposto da:
    Nicola Manco
    Verrà letto da: Panda Bamboo
  • Il paradiso è altrove – Mario Vargas Llosa.
    Proposto da:
    Nicola Manco
    Verrà letto da: Anya Pellegrin
  • L’inconfondibile tristezza della torta al limone – Aimee Bender.
    “Quindi ogni cibo ha un sentimento, riassunse George quando provai a spiegargli del rancore acido della gelatina d’uva. Mi sa di sì, dissi. Un sacco di sentimenti, precisai.”
    Quando Rose Edelstein compie nove anni qualcosa cambia nella sua vita e se ne accorge mangiando la torta al limone che sua madre ha preparato apposta per lei: c’è un sapore strano, di angoscia e di disperazione. Sentimenti che non si addicono a sua madre.
    E da lì ogni volta che mangia qualcosa, è in grado di percepire le emozioni provate da chi ha preparato il cibo, nel momento in cui lo preparava. C’è rabbia nei biscotti della pasticceria, noia nel cibo della mensa. Ma più di tutto la preoccupano le emozioni che prova la madre settimana dopo settimana. Scopre così la verità sulla sua famiglia e sui doni misteriosi che sembrano possedere anche suo fratello e suo padre. Un mix di realismo e fiaba che contraddistingue sempre la scrittura della Bender: a tratti surreale, ma in grado di trascinarti in un mondo in cui una bambina, attraverso il suo particolare dono, si pone domande sui rapporti interpersonali, su come spesso nascondiamo le nostre vere emozioni. Perfino a chi ci ama di più. (Federica)
  • La bastarda di Istanbul – Elif Shafak.
    Non pensavo che avrei amato così tanto questo libro, per questo oggi lo scelgo per il Pozzo Letterario. Se chiudo gli occhi, mi immagino ancora di essere nel konak della famiglia Kazanci: vedo Zeliha correre sui suoi tacchi alti suscitando come sempre la disapprovazione delle sorelle mentre urla alla figlia Asya che deve alzarsi; Feride attraversare una delle sue numerevoli fasi di psicosi e comunicarlo alle altre sfoggiando un nuovo taglio di capelli; Banu riempirsi adeguatamente lo stomaco di pane in vista della prossima seduta come chiromante ed al capo del tavolo Petit-Ma, mentre mangia il suo yoghurt, perdersi nella memoria della sua gioventù e del suo grande amore.
    Sono le donne della famiglia Kazanci, complicate, rumorose, sempre in lite tra loro, nessun uomo impone loro cosa fare, sono tutti morti colpiti da un’oscura maledizione che sembra passare di padre in figlio; ed un giorno accolgono tra loro la giovane Armanoush, giunta dall’America alla ricerca delle sue origini.
    Le storie di tutte queste donne si intrecciano tra loro sullo sfondo di Istanbul, in particolare quelle di Armanoush e di Asya, l’armena e la turca, che si ritrovano inspiegabilmente amiche. Nonostante tutto, nonostante il passato di lotta di cui sono eredi. Un filo rosso si dipana per l’intero romanzo, abilmente tessuto da Elif Shafak, un segreto in parte svelato che unisce ancora di più il passato comune delle protagoniste. (Federica)
  • Niente di nuovo sul fronte occidentale – Erich Maria Remarque.
    Proposto da:
    Chiara Pagliochini
    Verrà letto da:  Giulia
  • Il buon soldato – Ford Madox Ford.
    Un romanzo e un autore ingiustamente finiti in fondo a un pozzo tutto loro. Grande amico di Conrad, Ford è una grande voce della letteratura inglese del primo Novecento, impressionante per la perizia narrativa, la finezza dell’intuito e la sensibilità. ‘Il buon soldato’ è la storia di un “pentagono amoroso”, una storia di grandi passioni, grandi inganni, molta ingenuità, l’indagine della crudeltà spesso inconscia che impregna ogni rapporto umano. Un libro che mi ha aperto gli occhi su un certo modo di scrivere – un modo di scrivere arguto, misurato – e che non smetterò di ringraziare. (Chiara Pagliochini)
  • Il teorema del pappagallo – Denis Guedj.
    Diciamo che inizialmente ero un pochino sciettico riguardo questo romanzo, ragione per cui, quando l’ho finito, mi è risultato ancora più sorprendente. Non è necessario essere amanti della matematica per essere coinvolti dalla struttura del libro: dietro agli aneddoti biografici e alle scoperte dei più grandi matematici si nasconde infatti il thriller incentrato sulla figura del pappagallo Nofutur. (Andrea Ussy)
  • Invisible Monsters – Chuck Palahniuk.
    Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. Non voglio svelare troppo della trama, per cui dirò solo due cose: “una ragazza bellissima” e “un terribile incidente”. La struttura narrativa è davvero molto accattivante, lo consiglio caldamente a chiunque avesse voglia di introdursi nella folle immaginazione di Palahniuk. Non ne sarete delusi. (Andrea Ussy)
  • Le botteghe color cannella – Bruno Schultz.
    Perché è un racconto ove l’autore viaggia nello spazio e nel tempo,  perché é pieno di poesia e di metafore perché é anche l’occasione per conoscere uno dei più’ grandi autori del novecento, realmente poco conosciuto. (Giulietta Isola)
  • Una solitudine troppo rumorosa – Bohumil Hrabal.
    Praga. Costretto a distruggere libri in realtà il protagonista li salva e li ricrea rinnovando ad ogni istante il prodigio del pensiero creativo. (Giulietta Isola)
  • Vita di Emily Dickinson – Barbara Lanati.
    Proposto da:
    Giulia
    Verrà letto da: Lucrezia
  • Il mandolino del capitano Corelli – Louis De Bernières.
    Questo romanzo è stato una rivelazione. Sullo sfondo dell’eccidio di Cefalonia, l’autore ha costruito una storia meravigliosa. Personaggi autentici, una Cefalonia lucente. Guerra e amore si fondono in modo assolutamente non banale, e a momenti tragici si alternano parti in cui il sorriso nasce dal cuore. (Giulia)
  • Il giorno in cui mia figlia impazzì – Michael Greenberg.
    Lo propongo riportandovi il commento presente sul retro del libro, parole che lo descrivono meravigliosamente:
    “Sull’ingannevole confine tra follia e normalità. È l’estate del 1996. Sally ha quindici anni ed è una ragazzina come tante, appena un po’ diversa dalle sue coetanee: vive a New York, ha un padre scrittore e una madre lontana, rapita dalla New Age. E poi la scuola, gli amici, una vera passione per la poesia. Spesso trascorre notti insonni sui libri con…la sola compagnia di un walkman che suona osse…ssivamente le Variazioni Goldberg, perfetto tappeto musicale per le sue complicate riflessioni. Nessuno può immaginare che il filo di quei pensieri febbrili si farà sempre più intricato e difficile da governare, precipitando infine Sally in un viaggio vorticoso e terribile, “un viaggio verso chissà dove, senza una casa a cui tornare”. Disturbo bipolare, diranno i medici. Ma un’etichetta non basta per spiegare a un padre ciò che gli sta strappando via la figlia: “Ero stato io a insegnarle a parlare; io a raccontarle le prime favole” scrive Greenberg. “E ora, da un giorno all’altro, era diventata un’estranea.” Questo libro è la storia di una malattia devastante e del suo mistero. Della lotta portata avanti – clinica dopo clinica, di delusione in speranza – da un padre che non ha mai voluto arrendersi a essa. Del coraggio con cui ha scavato nel fondo della propria fragile normalità pur di scoprire il modo per sconfiggere il “mostro” senza annientare, nella foga della battaglia, anche la sua tenera preda”.  (Marghe)
  • La vergine azzurra – Tracy Chevalier.
    Con un intreccio di superstizione che mi rapì davvero. Molto carino. (Marghe)
  • La chiave di Sarah  – Tatiana De Rosnay.
    Un libro che tratta l’argomento della shoah in Francia!..è una storia struggente, ma il libro, e così anche la scrittrice, meritano un 10+. (Valentina Pisano)
  • La bambina di neve -Eowyn Ivey.
    Una storia commovente e magica!!   (Valentina Pisano)
  • Lettera ad un bambino mai nato – Oriana Fallaci.
    Proposto da: Laura
    Verrà letto da: Luana
  • Edipo re – Sofocle.
    Sì, un libro antico. Ma ci ho trovato temi di grande attualità, pensieri intramontabili, un intenso intreccio di conflitti, una riflessione acuta sull’uomo. Davvero consigliato, prometto che non vi deluderà! (Laura)
  • Il cavaliere d’inverno – Paulina Simmons.
    Una storia d’amore davvero commovente e toccante ambientata nella Leningrado assediata dai nazisti. Alexander e Tatiana, questi i nomi dei due protagonisti, dovranno affrontare parecchi ostacoli (per usare un eufemismo) per riuscire a stare insieme. Vi avviso che, se siete teneri di cuore come me, questo libro vi toglierà il fiato e vi farà entrare in un tunnel nel quale vedrete la luce solo a trilogia ultimata (Tatiana e Alexander e Il giardino d’estate sono i titoli degli altri due libri). (Serena Lampis)
  • I Buddenbrook – Thomas Mann.
    Amo le saghe familiari, e questa credo sia una delle migliori che possa essere mai concepita. E’ la storia di una ricca famiglia e del suo declino che avverrà con il passare delle generazioni. Una spaccato di vita alto borghese e di caratteri non indifferente e imperdibile. (Serena Lampis)
  • 1984 – George Orwell.
    Capolavoro del genere distopico che deve assolutamente essere letto da chiunque. A molta gente questo libro ha aperto la mente a concezioni nuove e fatto comprendere con che meccanismi la manipolazione si insinua nei nostri cervelli. Non è un semplice romanzo contro i regimi totalitari del primo novecento, 1984 è di più: è  presa di coscienza, è la realizzazione di un incubo sociale e Orwell fu un visionario. Direi che il racconto è agghiacciante per quanto rispecchi la realtà. Il mio libro preferito in assoluto. (Ludovica Cerini)
  • Soffocare -Chuck Palahniuk.
    Uno degli incipit più belli di sempre, a mio avviso. Il protagonista è un ragazzo satiriaco che finge di soffocare nei ristoranti dove va a  mangiare quasi ogni sera per racimolare soldi e mantenere sua madre -pazza- chiusa in una casa di cura. Lo stile sarcastico di Palahniuk  rende la lettura molto scorrevole e piacevole, soprattutto grazie ai “cori” che scandiscono il ritmo di tutto il racconto. Questo romanzo è soprattutto una critica al nostro modo di vivere, alle nostre paure e dipendenze, che ci rendono schiavi di noi stessi. (Ludovica Cerini)

Undici Solitudini | Richard Yates

ImageTitolo: Undici solitudini
Titolo originale: Eleven kinds of loneliness
Autore
: Richard Yates
Cenni sull’autore: Richard Yates (Yonkers, 10 maggio 1926 – Tuscaloosa, 3 ottobre 1992) è stato uno scrittore, giornalista e sceneggiatore statunitense, autore di romanzi e racconti. Ha descritto la vita della classe media statunitense della metà del XX secolo, venendo spesso accostato sotto il profilo artistico ad autori come J.D. Salinger e John Cheever. […] La sua carriera di romanziere iniziò nel 1961 con la pubblicazione del celebre Revolutionary Road. […] Il primo romanzo di Yates, Revolutionary Road giunse in finale del National Book Award […]. Il suo realismo rappresentò un’importante influenza per artisti come Andre Dubus, Raymond Carver e Richard Ford. Fu anche un apprezzato autore di racconti, ma ciononostante solo uno dei suoi racconti fu pubblicato sul The New Yorker (e solo dopo numerosi rifiuti). […] Per la maggior parte della sua carriera il lavoro di Yates incontrò il favore quasi unanime della critica, nonostante il fatto che nessuno dei suoi libri fosse riuscito a vendere più di 12.000 copie in edizione rilegata. Negli anni successivi alla sua morte tutti i romanzi finirono fuori catalogo, tuttavia con il tempo la sua fama e la sua reputazione sono considerevolmente cresciute, e i suoi romanzi sono stati così ristampati e pubblicati in nuove edizioni. (da wiki)
Anno di pubblicazione: 1962
Edizione: Minimum Fax
Traduzione (a mio parere non buona): Maria Lucioni
Costo: 11,00€
-> Consigliato: A chi vuole conoscere un lato dell’America meno noto, ma consiglierei forse di cominciare dal magistrale Revolutionary Road.

Image Il fatto è che quando qualcuno dice: America, uno dei primi scrittori a cui si pensa è Francis Scott Fitzgerald, il conosciutissimo autore del Grande Gatsby. I romanzi di Fitzgerald ci offrono uno spaccato di quegli strani quanto affascinanti anni ’20 – the Roaring Twenties, come vengono chiamati – animati da un incredibile sviluppo economico, dalla nascita del sogno americano, ma anche da questioni più spinose come il protezionismo, il contrabbando, la speculazione finanziaria, ombre che avrebbero insinuato nelle fondamenta dorate di quel decennio le crepe del crollo. Tutto questo si carpisce benissimo dalle pagine di Fitzgerald: le feste di Gatsby affogano sì ogni dubbio nello scintillio delle flutes, nelle bollicine dello spumante e nel ritmo del Charleston, ma hanno anche la tragicità magniloquente di un tramonto dorato.

Ma America non è solo questo, e ho deciso di cominciare questa piccola recensione partendo da Fitzgerald proprio perché Richard Yates dichiarò che senza di lui non credeva sarebbe mai “diventato uno scrittore”. Lo considerava un maestro, un sicuro punto di riferimento a cui guardare mentre sanguinava, per dirla alla Hemingway, davanti a una macchina da scrivere.

Non serve davvero essere un eminente critico per capire quanto Fitzgerald ci sia in Yates, e allo stesso tempo quanto siano uno l’opposto dell’altro – Fitzgerald in absentia. È come se il secondo conflitto mondiale (Fitzgerald scrive negli anni ’20, Yates tra il ’50 e il ’60) avesse agito da camera oscura, ma al contrario, e ci avesse restituito il negativo della fotografia di trent’anni prima. Questo fu esattamente ciò che pensai leggendo Revolutionary Road, il primo e più famoso romanzo di Yates – e a libro concluso (perché le introduzioni vanno sempre lette alla fine) la nota introduttiva confermò le mie impressioni.

Nell’aria si sentiva l’eco di una di quelle note di Charleston, ma stonata, e tutti quei costosi liquori che affollavano i tavoli da buffet si erano trasformati in martini da quattro soldi sorseggiati sul divano di una villetta o di un appartamento subaffittato.

Manca in Yates la statura di un Jay Gatzby, che sacrifica un’esistenza nel tentativo di trasformare in realtà un sogno e muore provandoci. Sì, anche i protagonisti di Undici Solitudini hanno dei sogni, delle vaghe speranze, e in parte cercano di portarle a compimento  – ad esempio lo scrittore del racconto “Costruttori”, l’ultimo, che sogna una vita alla Ernest Hemingway – ma si rivelano in fin dei conti una manica di falliti da strapazzo, buoni a nulla – c’è persino un uomo votato alla sconfitta, l’impiegato trentenne di “Una gran voglia di punizione” –  lontani e incompresi tanto da se stessi quanto dalla propria famiglia. Come potrebbero concretizzare il loro american dream (conoscerlo, persino) se a stento conoscono se stessi? Eccoli, questi hollow men degli anni ’50, ai quali non si può assegnare nemmeno il titolo di antieroi: nascosti dietro i loro autoinganni, dentro le loro casette, occupati in lavori che non li pagano e che non amano.

Le loro piccole illusioni saranno ridimensionate dalla dura realtà, la solitudine dei loro mondi non comunicanti accentuata. C’è chi vi rinuncia in partenza, chi lascia andare le speranze di cambiamento per tornare a una squallida tranquillità, chi dalla disillusione ha ottenuto e otterrà solo cattiveria. Non c’è traccia della leggera e superficiale sbadataggine che in Fitzgerald funge da maschera alla meschinità. La crisi investe i protagonisti di Yates come una «personale discesa agli inferi» (cito dall’introduzione), la loro vita ne viene travolta da ogni angolazione. E noi, lettori, restiamo scottati da questa fiamma spenta, in qualche modo feriti, offesi. Non ci avevano insegnato che in qualche modo nei romanzi un’uscita si trova sempre?

Uno spaventoso senso di incompiutezza domina queste pagine, una tensione sotterranea ma elevata che riesce a rendere drammatica persino la disarmante e mediocre ovvietà del quotidiano. Beninteso, parlo di dramma ma il narratore non alza mai la voce per gridare quanto la realtà a lui contemporanea sia disprezzabile: possiede l’occhio clinico ereditato da Flaubert, altro grande maestro ricordato spesso da Yates (fondamentale in Revolutionary Road, la cui protagonista femminile è una moderna Emma Bovary in piena regola). Ritrae ciò che vede in modo perfettamente asettico, diretto, senza (davvero) una parola di troppo. Ma non è mai così semplice vero? No, non è mai nudo realismo a base di scialbi dialoghi e grigie atmosfere. L’autore fissa “tutti i propri personaggi, sia pure in maniera impercettibile, nell’esatto gesto di rivelarsi”. Così scrisse il nostro autore negli anni ‘80 a proposito del Gatsby, sulla «New York Times Review».

Ecco uno straordinario elemento che Richard Yates prende in prestito da Francis Scott Fitzgerald. Poco o nulla ci è detto degli abitanti dei racconti, ma alla fine ogni figura si stacca dal fondale grigio, assume i suoi tratti, persino un passato, catturata quando pensava di non essere vista. Alcuni dei protagonisti di queste undici storie rimangono spenti, scoraggiati, altri si accendono, tutto d’un tratto, di una sorta di epifania malvagia, come la luce deformante di una lampada a fluorescenza. Un gesto isolato che subito si ripiega nella solitudine imperante.

The snow was general al over Ireland scriveva Joyce alla fine dei suoi Dubliners. Così Yates alla fine dei suoi eleven kinds of loneliness:

E dove sono le finestre? Da dove entra la luce?
Bernie, vecchio amico, perdonami, ma per questa domanda non ho la risposta. Non sono neppure sicuro che questa particolare casa abbia delle finestre.
Forse la luce deve cercar di penetrare come puo’, attraverso qualche fessura, qualche buco lasciato dall’imperizia del costruttore. Se è così, sta’ sicuro che il primo a esserne umiliato sono proprio io. Dio lo sa, Bernie, Dio lo sa che una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi.”

Chiara Sandretto


Belli e dannati | Francis Scott Fitzgerald

Titolo: Belli e dannati
Titolo originale: The Beautiful and Damned
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Cenni sull’autore: La bella vita di F. Scott ha ruotato attorno alle feste e attorno ai cocktail. I coniugi Fitzgerald (ché mai bisogna dimenticare Zelda) hanno inseguito le feste su entrambe le sponde dell’Atlantico, e in questo modo sono diventati l’icona della belle époque contemporanea, quella degli anni ‘20. Scelsero per la loro unica figlia un nome originalissimo: Frances Scott Fitzgerald; e a partire da quel nome traspare l’attaccamento che F. Scott Sr. provava per F. Scott Jr. Internet è piena di lettere e consigli che F. Scott diede alla figlia: consigli di scrittura, soprattutto (minimum fax ne ha pubblicati una buona parte in un piccolo libro intitolato Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato), ma anche di vita: per lui erano importanti il coraggio, la pulizia e l’efficienza, il non preoccuparsi del passato o del futuro, il fregarsene dell’opinione comune, dei trionfi e dei fallimenti, a meno che questi ultimi non nascessero dai propri errori.
Verso la fine degli anni ’20 Zelda aveva cominciato a mostrare segni di squilibrio più evidenti, ma il colpo finale alla leggerezza di quel periodo la dà il crac di Wall Street del ’29. Fitzgerald, per il quale Zelda occupava un posto di primo piano, crolla, e si trova a dover scrivere per Hollywood, mestiere che disprezza ma che in quel momento è l’unico salvagente a sua disposizione. Dal ’20 – anno di pubblicazione di Di qua dal Paradiso – alla morte nel 1940, Fitzgerald pubblica quattro romanzi e quattro raccolte. Nel ’41 verrà pubblicato Gli ultimi fuochi, e in seguito altre sei raccolte di racconti. Ma se volete innamorarvi di Fitzgerald, vi basta Il grande Gatsby.   (rubacchiato da questo bel sito)
Anno di pubblicazione: 1922
Edizione: Oscar Mondadori
Traduzione a cura di: Fernanda Pivano
Numero pagine: 365
-> Consigliato: Consigliatissimo

<<C’è un’unica morale da imparare dalla vita, comunque>> interruppe Gloria, non per contraddirlo, ma in una specie di consenso melanconico.
<<Qual è?>> chiese Maury tagliente.
<<Che non c’è morale da imparare dalla vita.>>

Mi sembra ancora di sentire il rumore di bottiglie infrangersi e di risate posticce. Di vedere abiti costosi e di sentire chiamare un taxi nel cuore profondo della notte mentre tutto il resto di New York dorme e i belli si divertono mentre ancora non sanno di essere ormai dannati.
Mi fanno quest’effetto i libri di Francis Scott Fitzgerald: di dirmi la realtà, di raccontarmi qualcosa che poi posso rielaborare con gli occhi, che posso sentire con le orecchie, mi sembra di potermi trovare negli anni Venti, forse bella e inevitabilmente dannata anche io.
Basta sapere anche poco della storia di Francis e Zelda per conoscere Gloria e Anthony, la coppia di questo libro la cui descrizione è tagliamente e sinteticamente ridotta nel titolo del secondo romanzo dell’autore che più di tutti seppe dare un volto agli Anni Ruggenti, alla frenesia ed isteria di un’epoca in cambiamento, fra nuove mode, nuove tecnologie e lussi sempre più sfrenati. E poi, mi verrebbe da aggiungere a questi due aggettivi così eloquenti, apparenti. In questo libro i personaggi non sono, appaiono. Si appropriano di maschere sfarzose e belle per andarsene in giro a fare baccano, a sperperare rendite inesistenti nella più totale depravazione. Come traspare dalle parole di Gloria, l’unica morale è l’assenza di morale. Tutto si consuma e si spegne e si riduce in un’indifferenza continua, canzonatoria degli impegni della vita, mentre tutto va avanti tra una festa e l’altra. C’è, in questo romanzo, un edonismo sfrenato, un’efferata ricerca della bellezza che non consente all’etica di bussare alla porta delle case che visitiamo nei vari baccanali; l’unica preoccupazione evidente è la paura che tutto possa passare senza la possibilità di rinchiuderlo, a Gloria sembra servire un’assicurazione sull’aspetto, una garanzia di potersi svegliare tutta la vita con lo stesso volto, gli stessi fianchi e lo stesso fascino che lo specchio le rendeva indietro quando vi si rimirava a vent’anni.

Non basteranno una guerra, il dissesto economico e la diseredazione inaspettata da parte del nonno di Anthony a spostare l’attenzione da questa chimera, l’aspetto, la luminosa apparenza.
Eppure, la dannazione è in atto. La maledizione aspetta i coniugi dietro l’angolo e si manifesta negli aspetti più fatiscenti, Gloria non riesce a diventare un’attrice, Anthony diventa un alcolizzato senza via d’uscita, la declassazione da aristocratici a borghesi è in atto da un pezzo quando i due si decidono a fare i conti e scoprono di non avere nemmeno più un conto. E gli amici, quelli di una volta, non ne vogliono più sapere, perché se le apparenze son tutto, lo sono anche per un sentimento nobile come l’amicizia. Quando poi la giovane coppia ormai vecchia a trent’anni otterrà il riscatto, sarà troppo tardi, perché ormai, la vita, che non dona senza chiedere indietro, si è ormai ripresa tutto.

Non riesco a non vedere in Gloria Zelda. Quella che fece innamorare Francis Scott dapprima respingendolo e poi tradendolo e umiliandolo. Non riesco a non vedere in Anthony Francis, uno scrittore che spera sempre e che non combina mai nulla, che scrive e fallisce, che ama la bellezza al punto da non sapere più come trattenerla. E nell’intreccio tra personaggi reali e personaggi fittizi risulta così forte il declino di quest’amore che è straziante accorgersi di come anche un sentimento forte come la luce del sole possa costringersi a diventare forse ombra, buio ripugnante e sperduto. La solitudine che le due coppie hanno vissuto, quando ormai il nome non era più garanzia di prestigio è insieme commiserevole e fastidiosa. Verrebbe voglia di entrare dentro al racconto per prenderli e scuoterli mentre sprecano gli ultimi soldi per comprare una cassa di gin, verrebbe voglia di mettere a zittire Gloria quando inizia ad enumerare i capricci o a umiliare gli altri, o di far sbrigare Anthony a cercarsi un lavoro. Eppure, contemporaneamente, è fortissimo il fascino, l’attrazione nei confronti di tutto questo sfarzo e ostentazione, nei confronti di quest’amore a vent’anni così bello e dieci anni dopo così dannato. Viene quasi da giustificarli, da dar loro ragione quando lasciano che la bellezza assuma il tono della cosa più importante.

E poi c’è la Gente. La Gente di Fitzgerald è descritta minuziosamente. Sembra quasi un circo per lui predisposto. Dai ballerini nei Club, alle bambinaie al parco, dagli amici della coppia ai componenti della Guerra. Sembra che l’umanità intera sia messa a disposizione dello scrittore per fornirgli materiale umano da cui attingere per produrre le cose belle che ha scritto. E tutto, anche i dettagli più volgari nella sostanza, assume nella forma un’eleganza innata, la stessa che traspare dalle foto di quello che fu un uomo fascinoso, ma profondamente insoddisfatto e infelice e innamorato. Molto più bello e dannato di quanto lo fosse Anthony Patch che ha mandato in questo libro a raccontare a tutti che i soldi non fanno la felicità.

E i belli e dannati ne sanno qualcosa.

Luana Cau


Il pozzo letterario | Invito (calorosissimo) alla partecipazione

Chi sta parlando? Piacere, Anastasia. Liceale sedicenne – quasi diciassettenne! – e fedele adepta non solo del sacrosanto libro, ma anche del Un buon libro, un ottimo amico. Leggo seriamente solo da pochi anni, ma con tanta dedizione (tradotto: in modo onnivoro, compulsivo e mai, dico mai stanco di se stesso). La mia libreria invoca aiuto ma io non l’ascolto, e compro tanto quanto leggo, cosa che mi crea non pochi problemi di carattere tecnico-logistico. Ma potendo vantare un minimo di inventiva, il posto per i nuovi arrivati lo trovo sempre ignorando bellamente la mia torbida coscienza. Si capirà da queste poche rige che sono tutto tranne che una persona seria, responsabile et similia: anzi, beffarmi di me stessa è la mia principale occupazione. Cosa che ha i suoi vantaggi, ma anche le sue conseguenze.

Che sono venuta a fare?

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Visto che agli utenti di Goodreads sembra piacere, vi propongo una nuova “catena di lettura”, cioè Il pozzo letterario. Ci sono dei libri che consigliereste caldamente a chiunque? Magari sono libri che amate, ma che pensate non abbiano la notorietà che si meritano, o comunque libri che vi sono piaciuti particolarmente e vorreste far leggere a più gente possibile, indipendemente da quanto siano conosciuti. Bene, è arrivato il momento di metterli in gioco.

L’idea di questa sorta di “pozzo letterario” è quella di proporre ogni mese due titoli che vorreste fossero letti per i più svariati motivi e leggere in cambio un titolo tra le tante proposte. Potranno essere libri di qualunque genere letterario, nessun tipo di limite: quindi narrativa, ma anche poesia, teatro, biografie e autobiografie, saggi (a vostro rischio e pericolo), tutto quello che volete. Due sole cose vi si chiedono:

– che i libri proposti siano reperibili facilmente, in modo da non essere costretti ad andare in capo al mondo per trovarli.

– che motiviate con due righe di spiegazione il perché delle vostre proposte, in modo da incitare alla lettura chi si ritrova a dover scegliere (non dite solo “bellissimo!”, siate persuasivi!).

La scelta di proporre due titoli invece di uno trova subito spiegazione: vorrei ci fosse la più ampia scelta possibile, in modo da andare incontro ai gusti di tutti. Stesso motivo per cui avete completa carta bianca sui titoli da proporre: facciamo circolare, circolare e circolare e condividiamo. L’idea è proprio quella di uno scambio letterario informale e libero, dove per quel che si da si riceve altrettanto. Ma attenti: una volta che un titolo tra i proposti viene scelto, è depennato dalla lista delle possibili proposte e lasciato a chi si è preso carico della sua lettura. Questo per far sì che tutte le proposte abbiano le stesse opportunità, non vorrei mai che tutti si avventassero sullo stesso titolo lasciando nel dimenticatoio tutti gli altri. Le proposte sono aperte per quattro giorni: scaduto il tempo, queste vengono chiuse e raccolte in un elenco. Nel momento in cui questo elenco sarà disponibile, potrete accalappiarvi il titolo adocchiato e verrete segnati come “proprietari” di quella lettura. Avrete tre giorni per scegliere prima che l’elenco mensile di proposte venga chiuso. Potete cominciare a leggere dal momento in cui avete reperito la vostra scelta, la lettura dovrà essere terminata e possibilmente commentata entro trenta giorni dalla chiusura delle scelte. Potete lasciare delle mini-recensioni con foto del libro nell’album apposito creato per questa iniziativa.

Termini: Le proposte vanno dal 7 Ottobre al 12 Ottobre. Dal 12 al 15 si vota e poi si legge entro il 15 Novembre.

Le proposte devono essere fatte sul blog. Le votazioni saranno fatte sul blog.

Le recensioni dei libri letti devono essere mandate a luana_cau@hotmail.it accompagnate da una foto del libro (meglio se autoprodotta e personalizzata).

Varie avvertenze e precisazioni:

– le riletture generalmente non valgono, ma se disgraziatamente tra tutte le proposte rimanenti al momento della scelta non ci fosse niente che non abbiate già letto, allora potete optare per una rilettura o potete chiedere di condividere un titolo già scelto ma non letto. – Se per un motivo o per l’altro vi ritrovaste a non riuscire a reperire il libro scelto niente ansie, potete lasciarlo optando per qualcos’altro. Il titolo sarà di nuovo disponibile per la scelta. – Per favore, non proponete i vostri titoli se non avete intenzione di leggerne uno poi, non sarebbe corretto. – Non vi preoccupate se non riuscite a finire il libro per tempo, la data è indicativa, potete sfasare senza rimorsi di coscienza: nessuno vi vuole mettere pressione. – Potete leggere in ebook le vostre scelte, ma evitate di proporre libri disponibili solo in digitale, in modo da non creare problemi a chi si ritrovi a poter leggere solo in forma cartacea. – Non siete tenuti a partecipare ogni mese, non è un impegno fisso, ma solo a scadenza mensile. – A vostra libera scelta riproporre titoli che non sono stati scelti nei mesi precedenti.

Anastasia Piperno


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