Stella del mattino | Wu Ming

Titolo: Stella del mattino
Autore:
Wu Ming
Cenni sull’autore: Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è un collettivo di scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divenuto celebre con il romanzo “Q”. A differenza dello pseudonimo aperto “Luther Blissett”, “Wu Ming” indica un preciso nucleo di persone, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi, autodefinitesi parte del corpus (o “nebulosa”) del New Italian Epic.
Il fatto che il gruppo si chiami “Senza nome” ha spesso generato equivoci sul presunto anonimato dei suoi membri, i cui nomi anagrafici sono invece noti e riportati anche sul sito ufficiale.

Dal 2000 alla primavera del 2008, la formazione ha compreso:

  • Roberto Bui (Wu Ming 1)
  • Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2)
  • Luca Di Meo (Wu Ming 3)
  • Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
  • Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).

Il 16 settembre 2008 il gruppo ha annunciato l’uscita di Luca di Meo dal collettivo, avvenuta nella primavera precedente. Ciascuno dei quattro membri ha un nome d’arte individuale, una produzione “solista” e una “voce” autoriale autonoma, riconoscibile dai lettori.Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming
Anno di pubblicazione: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 391
Costo: € 14,28
Ebook: si (scaricabile gratuitamente e legalmente dal sito della Wu Ming Foundation)
Consigliato: Agli amanti della storia.
Valutazione: 3/5

Lucifero. Venere. Le avevano dato molti nomi, senza riuscire a ridurla al potere dell’oscurità né a quello del giorno. Solitaria, senza genere, unica favilla di una divinità indecisa. La sua virtù era ciò che possedeva: una luce tenue, un coraggio duraturo. Quello che sarebbe servito per attraversare la Terra di Nessuno, vasta quanto il secolo che si estendeva davanti. E per trovare la strada del ritorno.

Un momento nel tempo e nello spazio in cui è possibile trovare insieme scrittori, poeti e pittori destinati a lasciare un segno profondo nella letteratura del novecento. Il momento è quello drammatico successivo alla conclusione della prima guerra mondiale; il luogo è Oxford: strade e viottoli dove si possono incontrare i giovani reduci tornati in quel luogo per continuare gli studi interrotti; i protagonisti sono proprio loro, i soldati reduci dai combattimenti e si chiamano Thomas Edward Lawrence (T.E.), Robert Graves, John Ronald Reuel Tolkien, Clive Staples Lewis (Jack) e ciascuno di loro deve fare i conti con gli incubi della guerra, incubi che non giungono solo di notte ma anche durante la veglia: basta un tuono improvviso, un camion che chiede strada strombazzando e loro sono lì.

Robert, Ronald e Jack sono comunque fortunati: possono placare gli spiriti che li tormentano dando loro voce nelle opere che scriveranno e in tal modo alleggerire il senso di colpa che li tormenta,in quanto colpevoli di essere ancora vivi a differenza di chi è caduto nella Terra di Nessuno , cioè nella striscia che separa le trincee.

[…]Lei è un ottimo narratore, lo sa? Al contrario di me, che non riesco a scrivere quello che vorrei.
– I miei sono mondi fantastici…
– Di cos’altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda? La sua storia parla dei sopravvissuti a una guerra. Gente come lei e me. E di quelli che non ce l’hanno fatta. I miei sono mondi fantastici… – Di cos’altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda?
Ronald non seppe cosa aggiungere. Aveva ragione, ma sentirselo dire da un estraneo lasciava senza parole.
– Sembra di averli traditi tutti, vero? – aggiunse Lawrence. – Amici, fratelli…

T.E., invece, non riesce ad appropriarsi del potere taumaturgico della creazione letteraria: il grande Lawrence D’Arabia, l’eroe di mille battaglie, colonnello dell’esercito di sua Maestà (ma semplicemente Urens per gli arabi che hanno combattuto con lui) ha contribuito al corso degli eventi, è stato direttamente responsabile della morte di molti uomini, ha fatto promesse che non è riuscito a mantenere, ha fatto delle scelte che hanno avuto pesanti ripercussioni su chi aveva riposto in lui la fiducia. Per lui non ci può essere salvezza. E non importa se è stato egli stesso manipolato o se ha preferito ignorare la realtà degli accordi politici che esplicitamente smentivano il sogno di una Nazione Araba. Il peso della responsabilità e del fallimento perseguita T.E.

Io non sono una guida, non più. – un sorriso amaro. – Non una di quelle buone, comunque.

Wu Ming 4 (alias Federico Guglielmi) non si limita a scrivere delle vicende personali dei quattro protagonisti ma amplia il suo (e il nostro) orizzonte descrivendo lo scenario politico lasciato in eredità dalla prima guerra mondiale e dagli accordi che ne seguirono, mostrandoci alcune delle occasioni perdute della Storia: la possibilità di creare una Nazione Araba (e forse di avere oggi una situazione diversa in Medio Oriente), le condizioni-capestro a cui venne costretta la Germania che gli impedirono di risollevarsi dalla sconfitta (forse un maggiore rispetto dei vinti avrebbe evitato il collasso della Germania e l’affermarsi del nazismo). È chiaro che nessuno di noi può dire che oggi vivremmo in un mondo migliore se i potenti di allora avessero deciso di percorrere altre strade (e non credo del resto che questo sia stato l’intento di Federico Guglielmi.) Piuttosto l’intento sembra essere quello di mostrare la necessità di conoscere la storia per capire il presente e magari imparare dall’esperienza per non commettere sempre gli stessi errori.

La vostra idea del bene è molto diversa dalla mia. Un bene imposto con la violenza è comunque causa di dolore.

Stella del mattino è il primo libro dei Wu Ming che leggo. Ho apprezzato molto la puntuale ricostruzione storica che mi ha costretto ad approfondire le mie scarse reminiscenze scolastiche: ringrazio gli dei del Web per l’esistenza di Wikipedia e di Google. (In questi casi mi viene sempre da dire: “Perché, perché non ho studiato abbastanza la storia a scuola?” La risposta assolutoria è che non l’ho fatto perché era una palla tremenda e gli insegnanti di storia non hanno la minima conoscenza del concetto di “motivazione”. Purtroppo, però, questa è una risposta di comodo) La ricchezza di riferimenti storici è uno degli elementi che appesantisce il romanzo, ma per me è proprio questo l’elemento che maggiormente lo qualifica. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento anche della figura di Lewis che, invece, finisce semplicemente per incarnare la voce dei detrattori di Lawrence d’Arabia e, più in generale, di tutti quelli che mistificano l’orrore della guerra dipingendolo con tinte epiche ed eroiche.
Lo stile descrittivo, che in alcune parti lo fa sembrare un saggio piuttosto che un romanzo, è un altro fattore che ha appesantito la mia lettura di questo libro: a volte, ho avuto la netta sensazione che l’autore in realtà volesse scrivere un saggio e poi abbia modificato il testo aggiungendo qua e là dei dialoghi. Nel complesso però Stella del mattino mi è piaciuto e sono soddisfatta di averlo letto soprattutto per l’opportunità disbirciare nella vita privata di uno dei miei autori preferiti, cioè Tolkien. Ho iniziato a chiedermi quanta parte della sua vita (e dell’esperienza della guerra in particolare) fosse confluita nelle sue opere.

Un filologo indaga il segreto delle parole, non è così?
Colto alla sprovvista, Ronald aveva annuito.
– E qual è, dunque?
I suoi occhi brillavano di una luce inquieta, azzurri come certi cieli nelle terre del sud. Non c’era ombra di malizia nello sguardo.
In quel momento Ronald si era ritrovato la risposta sulle labbra.
– Le parole danno significato alle cose. Usare un linguaggio è costruire un mondo. Credo sia questo il segreto.
L’altro era tornato a guardare gli anelli nella teca con uno strano sorriso.
– Come un giuramento o una formula magica.
Ronald era rimasto serio.
– Come un atto d’amore. E’ scritto che in principio fu il Verbo.

Quasi quasi provo a rileggere Il Silmarillion.

Patrizia Oddo

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