Insciallah | Oriana Fallaci

Titolo: Insciallah
Autore: Oriana Fallaci
Cenni sull’autore: E’ nata a Firenze il 29 giugno 1929. Inizia giovanissima la sua carriera giornalistica, da principio come cronista per vari giornali, ma presto cominciano incarichi di maggiore responsabilità, come le interviste a importanti personalità della politica o il resoconto di avvenimenti internazionali. La sua eccezionale bravura la porta all’«Europeo», e al Corriere della Sera, come inviato speciale e poi come corrispondente di guerra: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente. In seguito si è dedicata alle interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.  Tra i suoi intervistati: Henry Kissinger, il generale Giap, Golda Meir, Yasser Arafat, re Hussein di Giordania, Indira Gandhi, Alì Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l’arcivescovo Makarios e Alekos Panagulis. Un confronto spesso a muso duro con il Potere incarnato negli uomini che lo detengono e che facendo la Storia determinano le vite di molti. Tra i suoi romanzi ricordiamo ‘Il sesso inutile’ (1961), ‘Se il Sole muore’ (1965), ‘Niente e così sia’ (1969), ‘Intervista con la Storia’ (1974), ‘Lettera a un bambino mai nato’ (1975), ‘Un uomo’ (1979), ‘Insciallah’ (1990), ‘La rabbia e l’orgoglio’ (2001).
Anno di pubblicazione: 1990
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 795
Costo: €10,00
Consigliato: Sì!

Quest’estate ho fatto un viaggio in Giordania. A portarci da un villaggio all’altro, a spiegarci la storia e la cultura di questo bellissimo Paese, c’era una guida che, nonostante parlasse un italiano impeccabile, ogni dieci frasi ripeteva il termine “Insciallah”: – Dopo un viaggio in autobus, insciallah, arriveremo a Petra – e così via. Conoscevo già il titolo del libro della Fallaci, pur non conoscendone il significato – pensavo anzi che si leggesse ‘Insciallà’, mentre la pronuncia è ‘Insciahàlla’ – perciò quella parola pronunciata così spesso, quasi distrattamente, mi incuriosiva molto. Dopo un paio di giorni un turista ha posto alla guida la domanda fatidica: – Lei ripete molto spesso la parola “Insciallah”. Ma cosa significa?
– Significa “Se Dio vuole”, “Come Dio vuole”. Noi la usiamo spessissimo.
Quindi è stato forse per questo motivo che ho iniziato a leggere “Insciallah” pochi giorni dopo il mio ritorno in Italia: perché nutrivo ancora, nei confronti di quella cultura così diversa dalla nostra, una curiosità che quel viaggio non era riuscito a saziare del tutto. Una cultura che sotto certi aspetti trovo affascinante e che, sotto altri, critico.

Una volta iniziato “Insciallah”, però, mi è stato chiaro fin da subito che quello non era semplicemente un libro ambientato in un paese e in una cultura diversi. Era molto di più, era un’Iliade ambientata ai giorni nostri: l’esercito italiano come moderni Achei, i Figli di Dio come furiosi Troiani, Beirut come nuova Troia. La storia di una guerra. E, attraverso la storia di una guerra, le persone e ciò che la guerra rivela in loro: la generosità, l’avidità, il coraggio, la paura, i momenti di gioia, i dolori più atroci, le perdite, le conquiste, la religione, la vendetta, l’amore.  Il romanzo si apre in modo violento, come un tragico fuoco d’artificio che bruscamente getta il lettore all’interno della storia: dei kamikaze hanno appena fatto saltare in aria la base americana e quella francese. E i nostri protagonisti, gli italiani, attendono per lunghi secondi, col cuore in gola, una fine che non arriverà. Da lì inizia un lungo percorso degli uomini dell’esercito alla scoperta di se stessi e di ciò che rende una persona degna di questo nome.

Oriana Fallaci disegna, uno alla volta, i ritratti di ciascun personaggio: narra le loro storie, racconta ciò che sono per loro la guerra, la pace, l’amore, il coraggio. Pian piano prendono forma. C’è stato un momento in cui ho pensato di riuscire a sfiorarli, tanto sembravano veri.
Tra i tanti personaggi emerge Angelo. Angelo è un sergente grande e grosso che parla poco, dai modi dolci, dal cuore tenero. La sua più grande passione è la matematica: da tanto tempo Angelo cerca la formula della vita per contrastare quella della morte – S = K ln W – senza mai arrivare a una soluzione. Sarà Ninette, la ragazza della quale s’innamorerà a Beirut, a spiegargli che la vita non può essere riassunta in una formula matematica:

“Ti auguro di trovare la formula che cerchi. La formula della Vita. Esiste, caro, esiste. Io la conosco. E non sta in un termine matematico, non è una sigla o una ricetta da laboratorio: è una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto. Non promette nulla, t’avverto. In compenso spiega tutto ed aiuta.”

Una parola che indica la fatalità della vita, il destino che condiziona la vita dei personaggi di questo libro e che da loro può essere, dopotutto, cambiato. “Come a Dio piace”, “Come Dio vuole”.
“Insciallah”.

Guendalina Ferri

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