Archivi del mese: novembre 2012

Signorina Cuorinfranti | Nathanael West

Titolo: Signorina Cuorinfranti
Titolo originale: Miss Lonelyhearts
Autore: Nathanael West
Cenni sull’autore: West (1903-1940) ha avuto una vita sfortunatissima, ottenendo la fama che meritava soltanto dopo la morte prematura. I suoi romanzi hanno avuto una storia travagliata: stroncati dai critici, ignorati dal pubblico, sono in seguito diventati classici della letteratura moderna.
Traduttore: Riccardo Duranti
Anno di pubblicazione: 1933 l’opera originale, 2011 l’edizione italiana
Edizione: minimum fax
Pagine: 116
Costo: 9€
-> Consigliato: Se non cercate un romanzo rosa, assolutamente sì.

 “Cominciamo dall’inizio: un tizio viene assunto col compito di dare consigli ai lettori di un giornale. La rubrica altro non è che un manovra per aumentare la tiratura e l’intera redazione la considera una specie di scherzo. Ma al tizio quell’incarico va benissimo, perché prima o poi potrebbe passare a una rubrica mondana, e in ogni caso è stufo di fare l’eterno galoppino. Si rende conto che quella rubrica è una cosa da ridere, ma dopo che ci lavora qualche mese comincia non trovare più la cosa tanto buffa. Si accorge che la stragrande maggioranza delle lettere non sono altro che appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di una sofferenza autentica. Inoltre il tizio scopre che i suoi corrispondenti lo prendono sul serio. Per la prima volta è costretto a esaminare i valori su cui è basata la sua vita. Questo esame gli dimostra che è lui la vittima dello scherzo, non viceversa.”

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Credo sia impossibile trovare termini migliori per riassumere questo libro. Non a caso sono le parole di West stesso, che a un certo punto del romanzo ricapitola così la situazione del protagonista.

Chi dal titolo e dalla copertina si aspetta un romanzetto rosa cerchi qualcos’altro, per favore. Se leggete l’edizione di minimum fax, vi consiglio di dare un’occhiata alla bella introduzione di Matteo B. Bianchi, che precede l’altrettanto riuscita traduzione di Riccardo Duranti. Vi si spiega la tristissima storia dell’autore, che in vita non è riuscito a vendere neppure 9000 copie tra tutti i libri che ha scritto, prima di morire tragicamente a 37 anni in un incidente d’auto, insieme alla moglie. La sua morte, oltretutto, è stata messa in ombra da quella del suo amico Francis Scott Fitzgerald, scomparso il giorno prima. Ma non solo: gli articoli di giornale dedicati all’incidente si concentrano più sulla moglie, astro nascente del jet-set, che sul povero Nathanael. Dopo una vita straziante, anche la sua morte ha il sapore di un’amara farsa. No, questo non è decisamente un romanzo rosa.
La storia di Miss Lonelyhearts (Cuorinfranti secondo la primissima traduzione, mantenuta nel titolo ma non all’interno del romanzo, in cui viene usato il nome in inglese) è una storia densa di dolore, intrisa di infelicità. La storia di un uomo che per lavoro risponde alle lettere che arrivano alla redazione di un giornale: sono gli anni della Grande Depressione, e le lettere sono piene di sofferenza, quella vera, non i drammi delle ragazzine alla ricerca del vero amore. Miss Lonelyhearts è la loro speranza, il loro scoglio, l’unica persona con cui possono sfogarsi. E così quest’uomo, di cui conosciamo solo lo pseudonimo e mai il vero nome, si prende carico di tutti i loro dolori, scoprendosi più fragile di loro.
Consiglia di rifugiarsi nella fede ma è il primo a non riuscire a credere in Cristo, cerca di dare speranza ma è sfiduciato, di sostenere ma crolla inesorabilmente. Sfoga la ferocia di tutto questo dolore sugli innocenti, sull’ “umanità” intesa come un grumo di sofferenze e patimenti. L’alienazione lo porta al cinismo, e il cinismo all’autodistruzione. Nessuno può comprendere la miseria di ritrovarsi a essere l’unico appiglio delle tristi vite di Stanca-di-tutto, di Disperata, di Spalle-larghe, nomi quasi risibili, ormai abusati al giorno d’oggi, ma dietro cui si celano drammi insopportabili.
È un libro bellissimo e terribile, moderno malgrado sia stato scritto negli anni Trenta del secolo scorso, la vicenda di un uomo senza nome che per uno scherzo crudele si ritrova schiacciato dal dolore dell’umanità intera e non sa come alleviarlo. Inizia a fare il suo lavoro quasi con cinismo, ma finisce per capire che la gente lo prende sul serio, che crede davvero in lui, e ne rimane devastato. Il protagonista è un personaggio umanissimo eppure “disumanizzato”, conosciuto e presentato sempre e soltanto con il suo pseudonimo, che si ritrova a dover diventare una roccia per sopportare tutto ciò che la vita gli mette davanti agli occhi e al cuore. Chi di voi sarebbe riuscito a sopportare tutto questo? Io no di certo.
Mi è piaciuto molto: leggetelo, ma con lo spirito giusto.

 

Thais Siciliano


Caduto fuori dal tempo | David Grossman

Titolo: Caduto fuori dal tempo
Titolo originale: Nofel Mihutz Lazman
Autore: David Grossman
Cenni sull’autore: David Grossman, (Gerusalemme, 25 gennaio 1954), è uno scrittore e saggista israeliano. È autore di romanzi, saggi e letteratura per bambini, ragazzi e adulti, i cui libri sono stati tradotti in numerose lingue.
Il vento giallo, il suo efficace saggio sulla popolazione palestinese nei territori occupati dagli israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, è stato accolto con calore all’estero e ha innescato dibattiti e polemiche nel suo paese. David Grossman è considerato tra i più grandi scrittori e romanzieri contemporanei, noto per il suo stile semplice ed avvincente.
Anno di pubblicazione: 2011
Edizione: Mondadori, Scrittori italiani e stranieri
Traduzione a cura di: Alessandra Shomroni
Numero pagine: 183
Consigliato: a chi sapesse recepire il dolore;

 

 

 

E’ solo che il cuore
mi si spezza,
tesoro mio,
al pensiero
che io…
che abbia potuto…
trovare 
per tutto questo 
parole.

 

Ricordo ancora il giorno dell’anno scorso in cui lessi l’articolo che annunciava il ritorno di David Grossman alla scrittura. Ho sentito penetrare a fondo, nella sfera del mio ego, la capacità di essere commossa da un evento a me così estraneo riguardante una persona che non ho mai conosciuto e che credo non conoscerò mai, il cui unico lato a me intelligibile sono le parole che scrive nero su bianco. Le bellissime parole che scrive nero su bianco incantando lettori e lettrici, commuovendo fino all’inverosimile, carpendo alla vita i suoi più profondi misteri. Ebbene, Grossman, dopo essersi promesso di non scrivere più in seguito agli eventi di luglio 2006, in cui suo figlio Uri perse la vita durante il secondo conflitto israelo-libanese, era tornato a scrivere. Il quotidiano mi informava che lo stesso autore che mi aveva strappato via anima e sensi con Vedi alla voce: amore, era finalmente disposto a spezzare le catene del suo mutismo letterario e a condividere col mondo i suoi segreti, come se finalmente l’orrore e il dolore fossero straripati dagli argini della sua moderazione e l’avessero costretto a parlare. Dopo cinque anni di silenzio, torna sulle scene un autore che si è perfezionato, che si è costruito un’impalcatura sulla quale arrampicarsi di giorno in giorno per sfuggire al proprio incubo. Quest’impalcatura è Caduto fuori dal tempo, un libro che è un manifesto, un libro che vuole comunicare due cose fondamentali, una è che David Grossman ha deciso di parlare della morte del proprio figlio, di inseguirla, di cercarla, l’altra è che ha deciso di accettarla. Non un’accettazione semplice, ma una sorta di accettazione con beneficio d’inventario, ossia ha separato gli orrori della guerra che ha deciso di lasciare indietro a chi non ne capisce l’ingiustizia, e di prendersi quella parte di ricordi di un bambino spensierato, di un giovane ancora troppo inesperto di vita, di prendere con sé la decisione finale e dolorosa di andare avanti.

Il romanzo è un unicum nella sua produzione, per il suo ritorno sulla scena Grossman non si è affidato al romanzo, ma ha avocato a sé la grandezza dei classici latini e greci, la tragicità di un mondo classico che si rivela attraverso una forma in versi intervallata da cori e da indicazioni di singoli personaggi che ci aiutano a orientarci in questo marasma di dolore. Più che personaggi, si tratta di figure, c’è l’Uomo che cammina, ossia l’uomo che decide di mettersi in viaggio verso laggiù, ci sono il Ciabattino, il Centauro, lo Scriba delle cronache cittadine.. Sono figure accomunate dal lutto filiale, sono le ombre di se stessi, di persone che continuano a vivere per inerzia, nutrendosi del proprio stesso dolore e della propria mancanza, e che si incamminano, tutte insieme, tutte incredule per la crudeltà della vita che viene a mancare, per andare a ricercarli, a ricercare i figli dall’esistenza interrotta, convinti dell’assioma secondo cui i padri non dovrebbero sopravvivere ai propri figli, dovrebbe essere il contrario.

Non è difficile ritrovare in tutti i personaggi un po’ di Grossman e della moglie che piangono Uri, sopratutto nella parte in cui cercano di ricordare cosa è avvenuto quel giorno, come è avvenuto, come si è giunti a decidere di tacere. E sapendo tutte queste cose della vita dell’autore, avendolo sentito parlare, vedendo quanto incredibilmente si batta per la pace, non è facile trascinarsi in questo libro di gemiti senza uscirne un po’ feriti, un po’ morti, un po’ sperduti. Passano attraverso la televisione e il web degli occhi così innocenti, così attaccati alla vita e così chiari che si vorrebbe non vederlo o sentire mai soffrire, ma attraverso questo libro passa tutt’altra immagine, tutti i momenti di sconforto, tutte quelle sensazioni terribili legate al sentirsi caduti fuori dal tempo, rimandati indietro da un tempo che si è bloccato nell’annunciare ad un padre di essere rimasto orfano di un figlio.

Passa anche la fortissima richiesta che si fa alle parole: in tutte le 173 pagine sembra infatti che Grossman chieda alle parole ammaestrate e incatenate così a lungo di salvarlo, di restituirlo ad un tempo che gli appartenga, che non lo flagelli più, che lo lasci libero di non far morire la morte, e allo stesso tempo di saperla però superare, senza dimenticarla, ma almeno relegandola da una parte che lasci più spazio alla vita.

E’ solo che il cuore mi si spezza, scrittore preferito mio, al pensiero che io possa davvero trovare tutte le parole adatte a descrivere cosa mi hai dato con questo libro; mi resta solo da creare per te una catena di lettura che parli di Uri, che parli di tutti voi che combattete tutti i giorni con un laccio stretto intorno al collo che porta a soffocare e a pensare solo che mio figlio non è più, mio figlio non c’è più. Ma tu David ci sei ancora, e devi esserci per noi che nelle tue parole troviamo conforto. Sapere che scrivi mi ricorda che l’arte è catartica, che l’arte è grandiosa. Se scrivere ti aiuta a stare meglio, tu scrivi, scrivi e scrivi, io sarò sempre qui a raccogliere le tue parole e ad aspettare un lampo di salvezza in quegli occhi dolci e addolorati fin da troppo tempo.

Luana Cau


Club del libro ‘La scelta dei lettori’ | Gennaio

Il Club del Libro è un momento virtuale, ma non per questo meno avvincente di un incontro dal ‘vivo’, in cui, sulla pagina Facebook ‘Un buon libro, un ottimo amico’ di cui questo blog è diretto erede, rispondendo a domande e proponendone, si ricostruiscono i frammenti della lettura di un libro che leggiamo tutti insieme per poi sviscerarlo. Rispondere a domande che non ci si era posti, leggere le risposte altrui, dedicare il post-lettura all’osservazione dei post-lettura altrui sono tutte azioni semplici, gratuite, piacevoli attraverso le quali alcuni aspetti nebulosi di un libro possono diventare chiari e restituire una migliora lettura d’insieme.
Quindi, perché non partecipare?

A questo punto è fondamentale però aprire le votazioni che ci consentiranno, tra cinque libri eletti attraverso le gare di citazioni, di scegliere quale libro leggeremo insieme per il mese di Gennaio.

I cinque finalisti sono:

1. La confraternita dell’uva, John Fante

2. La storia, Elsa Morante

3. Quello che ho amato, Siri Hustvedt 

4. Le età di Lulù, Almudena Grandes

5. Nord e Sud, Elizabeth Gaskell 

Lettori e lettrici, l’invito caloroso è quello a esprimere il vostro voto, magari accompagnandolo con una motivazione entro le 21.30 di Sabato 1° Dicembre. La vostra partecipazione è fondamentale per dare avvio a questo nostro nuovo incontro!

Quindi, via alle votazioni!

Post scriptum (IMPORTANTE): gli unici voti validi sono quelli espressi nei commenti del blog, non valgono invece quelli lasciati su Facebook
Post scriptum 2: cliccando sui titoli avrete l’accesso a pagine con descrizione delle trame dei libri in gara 


Sunset Limited | Cormac McCarthy

Titolo: Sunset Limited
Autore: Cormac McCarthy
Titolo originale: The Sunset Limited
Notizie sull’autore: Nato a Providence, nel Rhode Island, il 20 luglio 1933, lo scrittore (all’anagrafe Charles McCarthy Jr) è il terzo di sei figli della coppia Charles Joseph e Gladys Christina McGrail McCarty. Nel 1937 la famiglia si trasferisce a Knoxville. Qui, il giovane Cormac studia presso la Catholic High School, anticamera per la University of Tennessee frequentata nel biennio 1951-1952 e interrotta in seguito alla decisione di arruolarsi, un anno più tardi, nella U.S. Air Force (quattro anni di servizio, due dei quali trascorsi in una base in Alaska). Negli anni tra il 1957 e il 1960, McCarthy riprende gli studi (senza portarli a termine) e pubblica due racconti sulla rivista studentesca ‘The Calling’, firmandoli C. J. McCarthy Jr. Sempre all’università, vince il premio Ingram-Merrill per la scrittura creativa e conosce Lee Holleman, studentessa che sposerà e dalla quale avrà un figlio di nome Cullen.
Trasferitosi a Chicago con moglie e figlio, McCarthy lavora come meccanico in un’autorimessa, scrive, poi fa ritorno nel Tennessee, dove il suo matrimonio finisce (nel 1991, Lee Holleman pubblicherà una raccolta di poesie dal titolo Desirès door).
Nel 1965, poco prima di veder pubblicato il primo romanzo The Orchard keeper (grazie ad Albert Erskine, per molti anni amico ed editor di Faulkner), riceve una borsa di studio dalla American Academy of Arts and Letters e sfrutta tale somma per compiere un viaggio in Europa alla ricerca delle sue origini irlandesi. Proprio durante la lunga traversata in nave, incontra Anne DeLisle, cantante e ballerina inglese con la quale si unirà in matrimonio in Inghilterra nel 1966. Insieme alla nuova consorte, lo scrittore soggiorna in Francia, Svizzera, Italia e Spagna. Ad Ibiza termina Outer dark, pubblicato negli States dalla Random House nel 1968, un anno dopo il rientro di McCarthy nel Tennessee. Il romanzo – sorta di fiaba nera incentrata sui personaggi di Culla e Rinthy, fratelli e amanti maledetti in un Sud depresso e violento – riceve una buona accoglienza da parte della critica e porta una nuova borsa di studio (la Guggenheim per la scrittura creativa) destinata a migliorare le condizioni economiche dello scrittore.
Tra il 1973 ed il 1976, McCarthy pubblica Child of God, scrive la sceneggiatura per il film The Gardener’s son, diretto da Richard Pearce e si separa da Anne. Da questo momento in avanti, lo scrittore andrà a vivere nel Texas, ad El Paso, cominciando un progressivo autoesilio dalla scena pubblica con interviste sempre più rare.
Nel 1979, dopo circa un ventennio di gestazione, esce Suttree, per alcuni il vero capolavoro di McCarthy, contrapposto al ‘romanzo della svolta’ Blood meridian, or the Evening Redness in the West (1985), mentre nel 1992 vede la luce All the pretty horses, primo tomo della ‘trilogia del confine’.
Nel 1994 viene pubblicata dalla Ecco Press The Stonemason, tragedia teatrale scritta a metà degli anni Settanta che ruota intorno alle vicende di tre generazioni di una famiglia di neri del Kentucky. A breve distanza, Knopf fa arrivare in libreria The Crossing, secondo volume della ‘trilogia del confinè, mentre il terzo ed ultimo romanzo del fortunato ciclo, Cities of the plan, vedrà la luce nel 1998 e sarà caratterizzato dall’incontro, nello stesso scenario, tra i protagonisti dei primi due episodi John Grady Cole e Billy Parham.
McCarthy attualmente non concede interviste e non frequenta gli ambienti letterari e mondani (del 2007 l’eccezione dell’intervista televisiva con Oprah Winfrey).
Anno di pubblicazione: 2006
Edizione: Einaudi
Traduzione: Martina Testa
Pagine: Come ho già detto, 115.
Consigliato: DOVETE LEGGERLO!

Ho appena chiuso questo libro e non posso che esserne sollevata: mi sento meglio. Potrei avere e spiegare mille delle motivazioni che mi vengono in mente ma la più chiara e la più evidente è la forza insita in questo romanzo. Una forza dirompente, che non ti lascia fiato, non ti lascia il tempo di realizzare ciò che hai letto o forse lo fa talmente in fretta che ti ritrovi alla fine a chiederti come fa una persona ad essere così diretta, a prenderti l’animo e a scuoterlo talmente forte da farti ritrovare senza fiato, abbandonato a te stesso con cento pensieri per la testa, tutti indotti da quella stessa ‘forza’ di cui vi parlavo prima. Io non so che tipo di testa abbia McCarthy ma sono sicura del fatto che è un tipo di mentalità che io oso definire geniale. Perché solamente un genio, una grandissima testa riesce a spiegare dei concetti così importanti come quelli trattati in Sunset Limited in un men che non si dica: in 115 pagine. Mi piacerebbe sapere come si fa, perché è plausibile che probabilmente a me non basterebbe la vita intera per riuscire ad esporre la mia ‘indagine esistenziale’ (cito l’Einaudi sul retro della copertina del libro) in modo così perfetto. Perfetto. Sì, perfetto è la parola adatta.

Iniziando a parlare di quella che è la trama di questo cortissimo ma incantevole capolavoro, cito il signore dei signori scrittori, a mio parere, ovvero Fedor Dostoevskij in una frase del suo scritto per eccellenza, nell’opera d’arte della letteratura mondiale, ergo I fratelli Karamazov che mi è venuta in mente mentre stavo seduta sulla poltrona a leggere Sunset Limited:

“Con un uomo intelligente anche due chiacchiere sono interessanti.”

Ma non è di Dostoevskij che dobbiam parlare, nonostante la cosa mi piacerebbe molto, quindi…torniamo a noi.
La trama del libro, di questa grande sceneggiatura, infatti, tratta di chiacchiere tra due uomini. Chiacchiere che non possono non essere definite interessanti. Un uomo di colore e un uomo bianco combattono dialetticamente, l’uno difendendo a spada tratta la sua idea esistenziale contro l’altro, a volte menefreghisti nei confronti dell’uno, a volte fin troppo interessati, conquistati, rapiti dall’altro. Per tutta la durata del racconto essi si trovano seduti di fronte ad un tavolo, il tavolo dell’abitazione del signore di colore, sopra il quale si trova una Bibbia e qualche altro oggetto.
La Bibbia, ovviamente, non sta lì per caso: tutto il discorso è incentrato su questioni esistenziali che, automaticamente, non possono che portare a parlare di religione e qui si sa che la conversazione, oltre che iniziare ad essere interessante, non può che prendere fuoco come un piccolo pezzetto di legno rimasto per mesi alla luce del sole. Il male di vivere, la delusione e la frustrazione verso un mondo da cui ci aspetta troppo e non dà nulla, la vita degli uomini appesa ad un filo così sottile che, a tratti, diventa invisibile anche alla vista più acuta, piccoli e grandi fraintendimenti tra gli uomini e la vita che portano spesso a decisioni brusche, il senso di smarrimento che da sempre accomuna gli uomini, la troppa consapevolezza vista inevitabilmente come un male incurabile si scontra con la fiducia verso il mondo e verso il prossimo, una visione ottimistica della vita si distende per tutta la durata del discorso e fuoriesce dalle fauci fin troppo assetate di un uomo che ha conosciuto la ‘salvezza’ ma le cui tesi crollano man mano che ci si avvicina alla fine del racconto.
Da questo punto troviamo la distinzione tra bianco e nero, che non è una distinzione dovuta alla diversità di colore cutaneo ma è una distinzione (ed è proprio su questa che McCarthy punta) di ideologie, di mondi intellettuali, di modi di pensare che, essendo completamente opposti, non possono che dare origine ad uno scontro. Uno scontro che in questo caso, nonostante gli sforzi vari, non porterà a nulla di positivo.

Non voglio esprimere nient’altro riguardo al testo e alla trama poiché rovinerei il succo del racconto a chi ancora non ha avuto la fortuna di possedere questo libro tra le mani e, per la prima volta, nella storia della mia carriera (:D) da umile ‘recensitrice’ assegno a questo capolavoro un bel dieci, perché è impensabile che possa prendere un voto più basso e, nel caso esistesse una valutazione maggiore dell’eccellenza penso che se la meriterebbe appieno.

 

Alessandra Mugnai


Effie. Storia di uno scandalo | Suzanne Fagence Cooper

Titolo: Effie. Storia di uno scandalo
Titolo originale: The Model Wife
Autrice: Suzanne Fagence Cooper
Dettagli sull’autrice: Suzanne Fagence Cooper ha trascorso dodici anni come curatrice e ricercatrice presso il Victoria & Albert Museum di Londra, studiando le collezioni vittoriane e l’arte preraffaellita, scrivendo diversi libri e saggi sull’argomento. Grazie all’ottima conoscenza dell’arte vittoriana è apparsa in numerosi programmi televisivi anglosassoni.  (Fonte, retro copertina)
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 330 (senza note e bibliografia)
Costo: 17, 50
Consigliato: Assolutamente sì

Finisco di leggere questa incredibile storia e mi sento sola.
Effie (diminutivo di Euphemia) ed Everett, che mi hanno accompagnata per un mese di lettura, sono ormai morti, ma la loro storia ci è consegnata attraverso l’incredibile fama che si guadagnarono in vita.

Sola perché, in un solo mese, ho ripercorso più di cinquant’anni di vita vittoriana nella sua totalità quasi senza accorgermene, quasi come se io stessa ci avessi vissuto, magari nella casa accanto a quella di Effie.

Effie Gray non era una donna qualunque. Lo sa bene la scrittrice di questo meraviglioso saggio (sì, è un saggio, nonostante la trama possa trarre in inganno) che si è dedicata alla ricostruzione della vita di questa ragazza, e poi donna, che divenne il simbolo di qualcosa di veramente innovativo: della speranza di poter cambiar vita. Mettendo insieme soprattutto lettere, la scrittrice ha ricomposto la vita della giovane Effie Gray, ragazza bellissima ed affascinante che ebbe la malaugurata sorte di sposare il (poi) famosissimo critico d’arte John Ruskin. Il loro non fu un matrimonio felice, tanto è vero che Effie decise di abbandonare il tetto coniugale e di risposarsi successivamente, cercando perciò di ottenere l’annullamento del precedente matrimonio. E ci riuscì. Nel XIX secolo, ci riuscì. Riuscì a sposare l’uomo che amava, che tanto l’aveva desiderata e corteggiata, che l’ha consegnata alla conoscenza eterna attraverso i suoi splendidi dipinti.

John Everett Millais, uno dei più grandi pittori dell’epoca e fra i fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti (nonché autore della famosissima  Ofelia, esposta alla Tate Gallery), amò Effie e l’amò così tanto da non curarsi del suo passato ma l’accettò così com’era.

Una donna che, nonostante la sofferenza subita in passato, poteva e soprattutto voleva ancora amare e diventare madre.

Sebbene successivamente non sia stata proprio l’emblema del progressismo, Effie rappresentò la speranza di poter cambiare vita, di poter scegliere con la propria testa, simboleggiò migliaia di ragazze e giovani imprigionate in matrimoni senza amore. Con Everett ritrovò sé stessa, si completarono e si aiutarono. Lui si affidò a lei per il suo lavoro,  e lei si sentì presa in considerazione e d’aiuto per il marito. Fu al contempo, però, molto criticata per la sua scelta. Inizialmente, venne esclusa dai ricevimenti più importanti e addirittura la regina Vittoria si rifiutò, da quel momento in poi, di riceverla a corte.

Ma l’aspetto più emozionante del saggio è il riferimento ai ritratti dei protagonisti. Si legge come un romanzo, ma tutto ciò che è scritto è realmente accaduto e i personaggi sono realmente esistiti. Con un po’ di curiosità e pazienza, ecco che si può conoscere il volto di Effie in un famoso quadro di Everett Millais, ‘L’ordine di scarcerazione’.

Ma non si parla solo di Effie, di Everett e di John Ruskin. L’autrice mette in luce un’intera società, soffermandosi molto anche sulla famiglia di provenienza di Effie, sulla sorte delle sorelle della ragazza (anche loro protagoniste, molte volte, dei quadri di Millais) e sul clima culturale ed artistico del periodo vittoriano.

Il mio consiglio è di leggere e assaporare ogni pagina di questo straordinario lavoro, specialmente se amate l’arte preraffaellita e la storia di quel periodo. Sarà un’emozione continua.

Chiara Coppola


La commedia umana | William Saroyan

Titolo: La commedia umana
Titolo originale: The Human Comedy
AutoreWilliam Saroyan
Notizie sull’autore: Eclettico, istrionico, egocentricissimo, William Saroyan è stato probabilmente l’unico scrittore della Storia a rifiutare il Premio Pulitzer con la seguente motivazione: “Sono fiero che i giurati abbiano pensato a me: peccato che abbiano scelto l’opera sbagliata”. Saroyan nacque povero nella comunità armena di Fresno, in California, e divenne ricchissimo vendendo a Hollywood i diritti cinematografici di alcune sue opere. Praticamente certo che non sarebbe mai morto, decise di lasciare tutti i propri beni a una fondazione che porta il proprio nome perché non venisse dimenticato. ‘La commedia umana’ è la sua opera più celebre. John Fante, lo definì così: “La mano di Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana: e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all’ultimo punto, all’ultima virgola“.
Anno pubblicazione: 1942
Edizione: Marcos y Marcos
Prezzo: 10 euro
Traduzione: Claudia Tarolo e Marco Zapparoli
-> Consigliato: sì

“Non era colpa sua. Aveva il compito di consegnare telegrammi. Eppure era pronto a farsi interamente carico dell’accaduto. Nello stesso tempo avrebbe voluto tirarsi indietro e dire ‘sono soltanto un portalettere, signora Sandoval. Mi dispiace molto doverle portare un telegramma come questo, ma è il mio lavoro.’”

 

 

Stavolta vi vorrei raccontare una storia. E’ la storia di una bambina nell’Italia rurale degli anni sessanta. Una bambina di origini modeste, nata povera in un mondo povero che il boom economico non aveva ancora raggiunto. I suoi fratelli maggiori avevano potuto frequentare la scuola media a pagamento. Lei invece, grazie a un fortuito cambio di circostanze e leggi, ci era entrata per diritto, e non per privilegio. I suoi compagni di classe erano tutti simili a lei: provenivano da famiglie di allevatori, contadini, boscaioli. In classe si respirava l’odore del sapone misto a quello della terra, del letame, del bosco. Lei e i suoi compagni conoscevano benissimo quale sarebbe stato il loro destino. Continuare gli studi era una prerogativa di pochissimi. A quattordici anni, ottenuta la licenza media, iniziava una vita di lavoro: chi in fabbrica, chi negli alberghi, chi nell’attività di famiglia. Le offerte di lavoro non mancavano. Questa bambina aveva il papà malato, che non poteva lavorare, e la sua mamma doveva accudire l’ultimo figlio, ancora bambinetto, arrivato senza essere aspettato. Entrambi non vedevano l’ora che finisse la scuola e andasse a lavorare per vedere finalmente qualche soldo in più.

C’era una professoressa, quella di italiano, che a questa bambina è rimasta sempre nel cuore. Donna colta, coraggiosa e amorevole, non disprezzava questi bambini svogliati e puzzolenti, ma cercava con il suo lavoro di tracciare in loro dei segni indelebili, per guidarli nella vita che li avrebbe attesi una volta usciti da quelle aule cadenti. Nel cuore della bambina quella professoressa lasciò una traccia preziosa, un libro, un dono che aveva voluto fare ai suoi studenti. Era ‘La commedia umana’. La bambina ricorda quel quadernone con la copertina grigia, diverso dai libri che si vendono oggi. Lo lesse con avidità, ne rimase toccata e lo portò nel cuore, segretamente, silenziosamente, per molti anni, più di quaranta. Un giorno ne sentì parlare, alla tv o in un giornale, e la voglia di riavere tra le mani quel gioiello prezioso si fece forte.

Io che seguivo questa sua vicenda interiore da vicino, girai librerie su librerie per trovarlo. “Difficile da reperire, mi spiace”, “Non più disponibile, ci scusiamo”. Fallirono anche alcuni tentativi fatti su internet finché finalmente un giorno, in casa di questa bambina ormai cresciuta, arrivò un pacchetto. Dentro, un libricino in un’edizione deliziosa: una copertina gialla con un disegno dell’autore, pagine di carta pregiata stampate con un carattere elegante, un’introduzione che faceva venire voglia di leggerlo.

Ovviamente, ho deciso di leggerlo anch’io e finalmente ho capito perché quella professoressa coraggiosa aveva deciso di consigliare proprio questo breve romanzo ai suoi piccoli futuri uomini e donne. Perché dentro c’è tutto, c’è la vita e c’è la morte, c’è la guerra, c’è il valore del diventare grandi, il dolore, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la lontananza e il ritorno a casa, l’importanza del lavoro e dell’impegnarsi per diventare qualcuno, indipendentemente dalla propria nascita. E’ un romanzo sul sogno americano vissuto da chi non è nato fortunato, sul melting pot, sulla possibilità di riscattarsi da sé attraverso l’impegno e l’amore per quel che si fa.

Sì, ho davvero capito perché quella professoressa scelse proprio Saroyan e il suo romanzo: voleva dare un messaggio di speranza a quei ragazzini: non importa da dove venite o cosa fate, l’importante è che vi impegniate per scoprire che potete essere qualcuno, e quel qualcuno sta già dentro di voi in attesa di essere tirato fuori.

Anya Pellegrin

 


Il pozzo letterario | Proposte di Novembre-Dicembre

Come in ogni concorso, ecco la parte più avvincente: le votazioni. In questa fase tutti i partecipanti al pozzo – ossia coloro che hanno gettato i titoli nelle oscurità – potranno portare alla luce un titoli da altri proposto e farne propria la lettura e l’eventuale promozione (che avverrà sia attraverso post che attraverso la recensione finale da accompagnarsi a foto personalizzata, il tutto sulla pagina Facebook ‘Un buon libro, un ottimo amico’. Ricordo che ognuno potrà far proprio un solo titolo e che, quando un libro verrà scelto, ovvero riportato alla luce dalle profondità del nostro pozzo letterario, sarà automaticamente depennato dalla lista sottostante e comparirà, accanto al titolo, il solo nome di chi ha lo ha prescelto. Questo è tutto. Adesso, datevi da fare per far sì che il titolo che vi siete prefigurati di leggere diventi il vostro di diritto.

Pronti? VIA! – Votazioni sino alla mezzanotte del 18 Novembre. Dal 18 Novembre al 31 Dicembre (un mese e mezzo in edizione straordinaria) ci sarà invece il periodo di lettura.

Durante il periodo delle letture potete inviare le vostre recensioni con immagini a luana_cau@hotmail.it .

  • Foglie morte – Gabriel Garcìa Màrquez
    Proposto da: Simona Bernini
    Verrà letto da: Elisabetta Vinci
  • Ragazzo negro – Richard Wright.
    Proposto da: Simona Bernini
    Verrà letto da: Rossella Mastuccino
  • Skippy muore – Paul Murray.
    Perché proporre questo romanzo semisconosciuto ai lettori di un buon libro un ottimo amico? perché è uno dei romanzi più belli letti in vita mia.. ambientato a Dublino, in un college maschile.. il protagonista è Skippy che muore dopo solo 15 pagine.. nelle restanti 800 pagine, il romanzo ripercorre le settimane precedenti alla morte, di Skippy e delle vite dei suoi amici e i prof.. detto cosi è un romanzo banale, ma non è cosi.. è un romanzo di vita, di adolescenza, solitudine, amore,nerd,droghe,bulimia, GRAVES ( capirete perché conoscerete questo grandissimo scrittore) (Nicola Manco)
  • I detective selvaggi – Roberto Bolano.
    Adoro i libri corali, adoro i puzzle, sto adorando questo libro… sembra un mix di Kerouac(sulla strada) e i film corali di Altam (America oggi) e P.T. Anderson ( Magnolia)nell’arco di tempo dal 70 al 90, dal Messico a Parigi passando per Barcellona! sono quasi a metà libro posso dire tranquillamente che appartiene alla mia top ten dei libri più belli letti in vita mia.. Prendete On the road di Kerouac e moltiplicatelo per cento, ne viene fuori un romanzo corale dove la vera protagonista è la poesia.. è un romanzo strano dove le prime 200 sono le pagine di un romanzo picaresco, e dove il protagonista Garcia Madero un giovane 17enne narra la sua adolescenza e l’incontro con i poeti visceralisti.Le successive pagine il romanzo si sposta su Arturo belano e Ulises lima i pilastri della poesia del real visceralismo alla ricerca di Cesarea Tinajero la madre del visceralismo. Attraverso i racconti e le esperienze passate di giornalisti, poeti,amici, sconosciuti e tutte le persone che hanno avuto a che fare con Ulises Lima e Arturo Belano, vien fuori un romanzo corale, pieno di vita, cosmopolita che si sposta in tutte le parti del mondo! Ho passato bei momenti,ho viaggiato anche io insieme a loro, nonostante non mi sono mosso di casa.. Adesso recupererò tutto quello che ha scritto Bolano, in particolare 2666! il suo capolavoro alla pari dei Detective!
    finale bellissimo, inaspettato e molto pulp! (Nicola Manco)
  • La ragazza di giada – Lisa See.
    Proposto da: Giusi
    Verrà letto da: Giorgia
  • Zazie nel metrò – Raymond  Queneau.
    Penso che non occorrano presentazioni per uno scrittore di tal calibro, probabilmente avete già visto il film, ma non potete perdervi le avventure di una ragazzina, a Parigi con suo zio Gabriel, ballerino travestito..ora basta non dirò più nulla altrimenti vi racconto tutto :) (Giusi)
  • Angeli e insetti – Antonia Byatt.
    Proposto da: Anastasia Piperno
    Verrà letto da: Lucrezia
  • Momo – Michael Ende.
    Questa è stata una lettura totalmente casuale, ma mi ha intenerita come pochi libri, io, che ammetto di non riuscire neanche a trovare al giusta sintonia per tornare ogni tanto a letture per l’infanzia (cosa molto triste, ma si va a periodi, che dire). Ende ha scritto una bellissima storia, sicuramente emozionante non solo per i piccini, ma anche per gli adulti. La fantasia di Ende nel proporre la realtà con gli adeguati travestimenti e la sua capacità di coinvolgere nelle avventure e avversità della sua piccola e singolarissima protagonista sono mirabili. :)Veramente un incanto. (Anastasia Piperno)
  • Elogio di una donna normale – Irene Bernardini.
    Racconti che descrivono con lucidità, ironia ma anche in maniera molto divertente, scritti le “acrobazie quotidiane” di noi donne “normali”. Un libro scritto da una donna, una bravissima psicologa, per le donne. (Eleonora)
  • La donna della domenica – Fruttero & Lucentini.
    Proposto da: Eleonora
    Verrà letto da: Simona
  • Middlesex – Jeffrey Eugenides.
    Proposto da: Dora
    Verrà letto da: Virginia
  • Gli occhi gialli dei coccodrilli – Katherine Pancol.
    Una lettura leggera e spumeggiante, l’ideale dopo aver terminato un libro pesante o complesso. Di certo non un pezzo di Letteratura, ma di certo una storia da non buttar via, da assaporare come un pasticcino francese, anzi parigino. “Questo romanzo si svolge a Parigi eppure ci sono i coccodrilli”. Dategli una possibilità ;) (Dora)
  • Il velo dipinto – W. S. Maugham.
    Proposto da:
    Lucrezia
    Verrà letto da: Marghe
  • Timbuctù – Paul Auster.
    Per gli amanti dei quattro zampe un po’ speciali delle storie on the road e delle vita non proprio convenzionali questo è quello che fa per voi. (Lucrezia)
  • Sorgo rosso – Mo Yan.
    Proposto da:
    Sonia Marchioro
    Verrà letto da: Dora
  • La fine del mondo e il Paese delle meraviglie – Haruki Murakami.
    Perchè, oltre ad essere una storia fantastica, avventurosa, poetica, è una profonda indagine su ciò che rende ciascuno di noi un individuo e sull’essenza stessa dell’individualità. (Sonia Marchioro)
  • L’età dell’innocenza – Edith Wharton.
    Un romanzo sconvolgente, emozionante, e appassionante. Il ritratto di un’epoca ottusa e piena di pregiudizi che ostacola senza pietà le passioni umane. Una New York d’altri tempi, con donne e uomini d’altri tempi. Secondo me, è da leggere almeno una volta nella vita. (Chiara Amélie Coppola)
  • Non c’è più scampo – Agatha Christie.
    Uno dei miei gialli preferiti della Christie, ambientato durante una spedizione archeologica. Intenso, angosciante, e meraviglioso come sempre, è uno di quei titoli che poco si conosce rispetto ai famosi ‘Assassinio sull’Orient Express’ o ‘Dieci piccoli indiani’ ma che, secondo me, merita assolutamente di esser letto. Per gli amanti di Poirot, poi, è un piccolo gioiello. (Chiara Amélie Coppola)
  • Il Maestro e Margherita – Michail Bulgakov.
    Proposto da: Andrea Ussy
    Verrà letto da: Giusi
  • Candide, ovvero l’ottimismo – Voltaire.
    Questo è in assoluto il mio libro preferito, e spero che chi deciderà di leggerlo (se qualcuno dovesse adocchiarlo, ovviamente) ne avrà un’estrema cura. E’ davvero un libro speciale.
    Buona lettura! :)  (Andrea Ussy)
  • Il bar delle grandi speranze – J. R. Moehringer.
    Non è solo una biografia (romanzata), ma è davvero l’intreccio di un rapporto padre figlio che “si vede e non si vede”, che segna fin da piccoli. E poi il raggiungimento di un sogno, il giornalismo (e non solo). :) (Flavia)
  • Gli anni veloci – Carmine Abate.
    Per lasciarvi cullare tra le parole di Lucio Battisti e Rino Gaetano e una storia che non vi deluderà. (Flavia)
  • I testamenti traditi – Milan Kundera.
    Proposto da: Panda Bamboo
    Verrà letto da: Anastasia
  • Orizzonte perduto – James Hilton.
    Proposto da: Panda Bamboo
    Verrà letto da: Sonia Marchioro
  • Dizionario dei nomi propri – Amélie Nothomb.
    Ormai la Nothomb per me è una certezza per cui propongo “Dizionario dei nomi propri”, il libro con cui l’ho conosciuta: Plectrude, figlia di un’uxoricida-suicida, è una bambina segnata da una bellezza mostruosa e dal problema di essere amata in modo eccessivo da tutti, soprattutto dalla madre-zia. La sua è un’infanzia non convenzionale, magica, principesca, e la sua visione del mondo incanta inevitabilmente noi “adulti” che un po’ la invidiamo e un po’ la comprendiamo. Un libro che in appena 148 pagine tratta temi fondamentali come l’educazione e il rapporto con i genitori, i matrimoni incoscienti e il bipolarismo, l’anoressia, la ricerca e la perdita del futuro.
    “Ho fatto bene a uccidere Fabien: Non era cattivo era mediocre. […] Voler chiamare un figlio Tanguy o Joelle vuol dire offrirgli un mondo mediocre, un orizzonte già ristretto. Io invece voglio che il mio bambino abbia a disposizione l’infinito. Voglio che mio figlio non senta alcun limite, voglio che il suo nome gli suggerisca un destino fuori dal comune.”Così pensa la madre, Lucette, a pagina 17, e bisogna ammettere che aveva ragione!
    Alex Cussigh spero che tu questo l’abbia già letto! ;) (e che qualcun altro possa avvicinarsi a questa scrittrice fantastica, nel vero senso della parola!) (Giorgia)
  • La donna di Gilles – Madeleine Bourdouxhe.
    Ho letto questo libro molti anni fa, probabilmente alla fine dell’adolescenza, e la storia non la ricordo. Ricordo però che è stato doloroso leggerla, ricordo che era una storia d’amore e tradimenti, cruda e crudele, che c’era una donna che quasi non si poteva definire tale tanto era dedita al suo uomo. La donna di Gilles. Sembra una figura così assurda oggi, una donna il cui scopo primario sia amare un uomo, che dice di essere nata per dedicarsi a lui, che vuole risparmiargli ogni sofferenza a costo di soffrire lei stessa per due. Ma quante ce ne sono, ancora oggi, di donne così? Come le chiamiamo, oggi? Lei si chiama Elisa, e il suo problema si chiama Victorine. La solita storia della ventenne che seduce l’uomo attempato e magari anche segretamente frustrato, e sopra ogni cosa: privo di difese.
    A quanto pare ricordo più di quanto pensassi! La scrittura è scorrevole e, nonostanta possa essere una tematica quasi abusata, credo che questo libro debba essere letto, e letto con com-passione. (Giorgia)
  • Troppo tardi – Carlo Cassola.
    E’ il romanzo che mi ha permesso di conoscere questo autore, ancor prima di conoscere La ragazza di Bube.
    E’ la storia di due fratelli,Anna e Giorgio, che ‘vivono la vita difficile di chi non riesce a possedere compiutamente ciò che si ama e persino ciò che si desidererebbe amare.’ Lo sfondo è Roma negli anni del fascismo.
    Ciò che mi ha più appassionato è stata la bravura di Cassola nel costruire i personaggi, sopratutto quello di Anna. (Giulia Schiavo)
  • Nanà – Èmile Zola.
    Proposto da: Giulia Schiavo
    Verrà letto da: Flavia
  • Il mio nome è Rosso – Orhan Pamuk.
    Sullo sfondo della Turchia del XVI secolo, gli amori, i delitti, gli intrighi dei miniaturisti danno vita ad un raffinato giallo d’altri tempi…e d’altri “mondi”. (Erika)
  • Le ore – Michael Cunningham.
    Proposto da: Erika 
    Verrà letto da: Luana
  • L’Origine Perduta – Matilde Asensi.
    In cui un pragmatico informatico deve compiere un viaggio nella storia delle origini del popolo Maya per salvare suo fratello da un’oscura maledizione, usando la sua intelligenza per decifrare antichissimi enigmi. (Maryskye)
  • L’ultimo Catone – Matilde Asensi.
    Proposto da: Maryskye
    Verrà letto da: Irene Metra
  • Norwegian Wood – Haruki Murakami.
    Proposto da: Giorgia D’Ignoti
    Verrà letto da: Erika
  • Il giovane Holden – Salinger.
    Molti hanno paragonato il libro in precedenza proposto proprio a questa grande opera di Salinger. Al centro vi è il simpatico, fuori dagli schemi, Holden che, abbandonata la scuola, intraprende un’avventura particolare.. È un romanzo che non può mancare nel bagaglio di chi, come me, ha meno di trent’anni e non può fare altro che simpatizzare per lui! (Giorgia D’Ignoti)
  • Tempi difficili – Charles Dickens.
    Proposto da: Marta
    Verrà letto da: Giorgia D’Ignoti
  • La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray.
    Che dire… una fiera di emozioni, un libro che mi ha tenuta letteralmente incollata alle pagine dall’inizio alla fine!! Un brulicare dei più svariati personaggi che cercano di cavarsela meglio che possono, un continuo e altalenante amore-odio per le due protagoniste, Amelia e Rebecca… una corsa al successo o alla felicità… e forse un percorso per capire quale delle due sia meglio… (Marta)
  • La porta – Magda Szabò.
    Proposto da: Rossella Mastuccino
    Verrà letto da: Eleonora
  • Come un romanzo – Daniel Pennac.
    Proposto da: Rossella Mastuccino
    Verrà letto da: Olmina Morra
  • La casa degli spiriti – Isabel Allende.
    Proposto da: Claudia Pezzetti
    Verrà letto da: Serena Lampis
  • La boutique del mistero – Dino Buzzati.
    Una raccolta di racconti davvero particolari e raffinati, che conducono per mano il lettore in un mondo onirico e a volte surreale. (Claudia Pezzetti)
  • La ladra della primavera – Marina Fiorato.
    Questo libro mi è stato regalato lo scorso Natale, solitamente scettica su i libri che mi vengono regalati, senza che io ne abbia fatto cenno, e invece mi è andata bene. Una storia intrecciata fra storia e avventura, un linguaggio a volte popolare, cittadino, di un esser cittadini nel passato, fra il popolo, che guarda con disprezzo alle caste superiori. Una ragazza che si arrangia da sè, che si ritrova nella nobiltà, ma che per fortuna non perde il suo smalto. E ovviamente non manca anche l’amore, che si mischia all’intrigo, ma che rimane ai contorni. Tiene nella “corsa” del racconto e scorre molto. Se a qualcuno va di leggerlo :) (Ofelia) 
  • I mammiferi felici ridono fino a tarda notte – Giuditta Scalzi.
    Due ragazzini, un ragazzo e una ragazza, una ricca e uno no, una popolare e uno no, si incrociano, nascerà qualcosa? cresceranno insieme? avranno qualcosa da insegnarsi…sicuramente l’amore o forse no per il teatro e la recitazione li unisce…ma lui riuscirà a farla innamorare? chissà… (Ofelia)
  • Bartleby lo scrivano – Herman Melville.
    Proposto da: Elisewin
    Verrà letto da: Nicola Manco
  • Dell’amore e di altri demoni – G. G. Marquez.
    Proposto da:
    Elisewin
    Verrà letto da: Giulia Schiavo
  • La regina Margot – Alexandre Dumas.
    Non so cosa dire per consigliarlo più di dire “Alexander Dumas”. Leggetelo, leggetelo, leggetelo. E’ la storia di Margherita di Valois, figlia di Enrico II e di Caterina de’ Medici e sorella di Carlo IX e degli intrighi in quegli anni particolarmente complessi alla corte di Francia. Sullo sfondo, le guerre di religione e la notte di San Bartolomeo (Parigi val bene una messa…). (Serena Lampis)
  • Camera con vista – Forster.
    Storia deliziosa di una ragazza che pensa e si emancipa, in un periodo in cui alle donne è vietato pensare e, tanto più, emanciparsi. Consigliatissimo. (Serena Lampis)
  • Mysterious Skin – Scott Heim.
    L’esperienza della pedofilia vissuta in due modi differenti da due vittime dello stesso carnefice: da una parte l’annientamento del ricordo e dall’altra la divinizzazione dell’aguzzino, un dramma corale raccontato con maestria. (Claudio)
  • Chiamami col tuo nome – André Aciman.
    Una tenera storia d’amore fra un ragazzo ed un laureato, come sfondo la torrida estate ligure in un ignoto anno degli anni ’80. La scoperta dell’omosessualità e la dolce ossessione che precede l’innamoramento messa a nudo dalla penna di Aciman, con abbondante condimento di nostalgia che non spiace mai. (Claudio)
  • Il mondo estremo – Ransmayr Cristoph.
    Ovidio viene esiliato a Tomi, piccola città quasi ai confini del mondo; alla sua ricerca va l’amico Cotta che si trova “catturato” dalla città dove come metafore rivivono le “metamorfosi” dello scrittore.
    Un libro particolare ma affascinante e intrigante… (Irene Metra)
  • I 49 racconti – Ernest Hemingway.
    Proposto da: Irene Metra
    Verrà letto da: Claudia Pezzetti
  • Il castello dei destini incrociati – Italo Calvino.
    Proposto da: Luana
    Verrà letto da: Ofelia
  • Le ceneri di Angela – Frank McCourt.
    Proposto da: Luana

    Verrà letto da: Panda Bamboo
  • Hpyerion – Dan Simmons.
    Uno sci-fi che si legge come un romanzo d’avventura, la storia corale di sette pellegrini in un mondo così lontano, ma così vicino a noi.. Ottimo anche se non sapete niente di questo mondo che è la fantascienza, inoltre ha un prezzo piccolo piccolo ;) . (Anci)
  • La donna del tenente francese – John Fowles.
    Il romanzo moderno più vittoriano che ci sia e i personaggi vittoriani più moderni che siano mai stati pensati, una storia d’amore, tre finali, un classico che dovrebbe essere tenuto in più alta considerazione, secondo me :) (Anci)
  • Il grande Gatsby – F. S. Fitzgerald.
    Proposto da: Virginia
    Verrà letto da: Andrea Ussy
  • Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon.
    Proposto da: Virginia
    Verrà letto da: Chiara Coppola
  • Shining – Stephen King.
    Proposto da: Olmina Morra
    Verrà letto da:  Maryskye
  • Una forma di vita – Amelie Nothomb.
    Storia di un altro conseguente “orrore” della guerra…. (Olmina Morra)
  • Il Deserto dei Tartari – Dino Buzzati.
    E’ il mio libro preferito.Un invito, magari, a coloro che si lasciano intorpidire dall’attesa a vivere, vivere pienamente ogni giorno. (Marghe)
  • Papá Goriot – Honorè De Balzac.
    Un padre, due fanciulle e la riconoscenza. Il difficile mestiere di genitori, l’egoismo di alcuni figli.. Fare del bene e ricevere del male.. Come bisognerà mai comportarsi nella vita? Questo libro è anche molto altro. Sceglietelo! (Marghe)

Il filo del rasoio | William Somerset Maugham

Titolo: Il filo del rasoio
Autore: William Somerset Maugham
Dettagli sull’autore: William Somerset Maugham nasce a Parigi il 25 gennaio 1874. Romanziere e commediografo viene ricordato come uno scrittore dal pessimismo acre e freddo, nonché per l’ironia crudele e cinica, armi con cui flagella inesorabilmente vizi e follia degli uomini, ma soprattutto delle donne. La visione del mondo di Maugham è cupa, ma anche dotata di senso d’umanità.  Frequentò la King’s School di Canterbury, poi studia medicina a Heidelberg laureandosi a Londra nel 1897. Il successo del suo primo romanzo “Liza di Lambeth” lo convince ad abbandonare la carriera di medico per dedicarsi alla letteratura. La fama ed il successo ottenuti inizialmente cessano presto. Nei primi anni del 1900 vive a Parigi in grande miseria: frequenta anche quell’ambiente letterario bohème che descriverà poi nel romanzo “Schiavo d’amore” (1915).  Maugham torna alla ribalta nel 1908, quando la Stage Society di Londra rappresenta la sua commedia “Un uomo d’onore”. Da questo momento sarà uno dei più noti autori inglesi del suo tempo. Durante la prima guerra mondiale farà parte del Servizio Segreto, di cui parla nel romanzo “Ashenden” (1928).  Divenuto molto ricco con i suoi lavori, compie lunghi viaggi in Oriente da dove trae ispirazione per nuovi romanzi.  Maugham è narratore di mestiere, possiede uno stile chiaro e scorrevole e una notevole vivacità di dialogo. Oggi la sua produzione più originale sembra costituita dai racconti di “Pioggia e altri racconti” (Rain and other stories, 1932): in quest’opera emergono le sue maggiori qualità, l’intelligente assimilazione del naturalismo di Maupassant nonchè uno scetticismo che dà un tocco di inconfondibile amarezza alle sue favole mondane. Il suo romanzo più noto e ambizioso è forse “Di schiavitù umana” (Of human bondage, 1915). Tra le altre opere si ricordano: “La luna e sei pence” (The moon and six pence, 1919), “Il velo dipinto” (The painted veil, 1925), “Ashenden o l’agente inglese” (Ashenden or the British agent, 1928), “Paste e birra” (Cakjes and ale, 1930), “Una vacanza natalizia” (A Christmas holiday, 1939), “Il filo del rasoio” (The razor’s edge, 1944), “Catalina” (1948). Tra le commedie di successo vi sono “Il cerchio” (The circle, 1921) e “Ad est di Suez” (East of Suez, 1922). William Somerset Maugham muore il 16 dicembre 1965 a Nizza.
Anno di pubblicazione: 1944
Editore: Adelphi
Traduttore: F. Salvatorelli
Numero di pagine: 408
Costo: 13 euro
Consigliato: Sì

Ebbi l’intuizione, non saprei chiamarla altrimenti, che nell’anima di quel ragazzo c’era un’aspirazione confusa, fatta non capivo se di idee embrionali o di vaghe emozioni, che lo riempiva di irrequietezza e lo spingeva verso qualcosa a lui ignoto. 

Pronta anch’io a partire per l’India alla ricerca dell’Illuminazione, mentre impacchetto tutte le mie cose, cercando di ricongiungere ciascun calzino “multicolor” con il proprio compagno perduto e di sorvegliare la mia gatta affinché non si addormenti dentro la valigia, penso a quanto liberatorio deve essere stato il momento della partenza per Larry Darrell.
Giovane affascinante e di buona famiglia, dal sorriso dolce come il miele e dai penetranti ed imperscrutabili occhi neri (per il quale, naturrellement, non ho evitato di prendere una sbandata), Larry, poco più che ventenne, decide di rivoluzionare la propria esistenza e lasciare l’America alla ricerca di una regola di vita che gli soddisfi la testa e il cuore, sia essa un “modus vivendi” ozioso, una religione occidentale oppure una filosofia induista.

Maugham giustifica l’esistenza del romanzo anteponendo a tutte le ragioni accessorie il desiderio di raccontare la storia ingarbugliata, misteriosa ed affascinante dell’enigmatico Larry, per conservarne e tramandarne il contenuto spirituale.
Noi lettori, Maugham stesso fattosi personaggio e tutte le creaturine che più o meno vistosamente appaiono nel romanzo ruotiamo, a tratti felici a tratti malinconici, attorno al sole-Larry, che, invece, fra tutti resterà il solo indefinibile, sfuggente ed inafferrabile.

A tutti gli altri personaggi spetta l’amministrazione della vita concreta ed ordinaria, pragmatica: e, paradossalmente, è più nella rappresentazione di questi, piuttosto che in quella del suo affascinante protagonista, che Maugham svela le sue abilità di scrittore. Quanto più Larry appare distante ed irraggiungibile, tanto gli altri figuranti hanno colori e odori perfettamente tangibili e concreti. A ciascuno di essi (e alle donne con un particolare tocco di elegante ammirazione) è dedicato un ritratto preciso, accurato e sofisticato: il Maugham-ritrattista rischia forse di passare inosservato, celato dalla voluminosa sostanza dei contenuti che il romanzo mira a presentare, ma resta senza dubbio una componente irrinunciabile della raffinatezza di scrittura del romanziere inglese.
Raffinatezza che, però, si manifesta in maniera liricamente disarmante soprattutto nel clima narrativo ricreato dalla prosa: agio.
Il lettore si sente a proprio agio: indossati pigiama, vestaglia e pantofole, accomodatosi in un’invitante poltrona di velluto bordeaux, di fronte al camino scoppiettante, con un bicchiere di bourbon nella mano destra ed un sigaro cubano in quella sinistra (o, più verosimilmente, pandistelle e latte caldo…Che, sì, fa un po’ meno figo) il lettore si lascia cullare dal periodare intimo e delicato di Maugham, lieve e bonario, sorridente e trasparente nei panni dell’io narrante. La serenità dolce ed ipnotica che infonde al lettore “Il filo del rasoio”, nonostante la drammaticità che a tratti investe eventi e personaggi, è “a conti fatti” ciò per cui mi sento più in debito nei confronti della lettura appena vissuta.
(Serenità che, sottolineo, non scalfisce mai, nemmeno per un solo istante, la preziosa pennellata d’ironia, “alla Jane Austen”, che caratterizza ogni scrittore di natali inglesi che si rispetti!)

Per concludere tirandomela un po’ (o, per dirla onestamente: rispolverando la misera manciata di nozioni di letteratura latina che conservo amorevolmente nel cantuccio della mia memoria), mi sbilancio nel considerare William Somerset Maugham il Lucrezio novecentesco della filosofia induista (tematica spirituale che fa da causa promotrice e da spiegazione dell’intero romanzo): ricordate quando l’arcigna professoressa di latino, al liceo, trattando del libro IV del “De rerum natura”, spiegò il motivo per cui Lucrezio scelse di scrivere in versi, in poesia, pur trattando argomenti filosofici (più precisamente, cercando di tradurre la filosofia epicurea)?

Come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli
il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt’attorno al bicchiere,
cospargono col dolce e biondo liquore del miele,
perché nell’imprevidenza della loro età i fanciulli siano ingannati,
non oltre le labbra, e intanto bevano interamente l’amara
bevanda dell’assenzio e dall’inganno non ricevano danno,
ma al contrario in tal modo risanati riacquistino vigore;
così io ora, poiché questa dottrina per lo più pare
troppo ostica a coloro che non l’hanno coltivata,
e il volgo rifugge lontano da essa, ho voluto esporti
la nostra dottrina col canto delle Pieridi che suona soave,
e quasi cospargerla col dolce miele delle Muse,
per provare se per caso potessi in tal modo tenere
avvinto il tuo animo ai miei versi, finché comprendi tutta
la natura e senti a fondo il vantaggio.

La levità e l’apparente semplicità del romanzo non sono altro che quel miele sul bordo del bicchiere che contiene la medicina: contro il materialismo e la futilità dei valori della società borghese capitalistica, Maugham chiama in campo le tradizioni ed i valori spirituali dell’antica cultura dell’India, proponendosi (con infinita umiltà) di “tradurli” in un linguaggio comprensibile e meno ostico, solo superficialmente semplice, per i lettori occidentali.

Stefania Trombetta


Il pozzo letterario | Invito (calorosissimo) alla partecipazione

Chi sta parlando? Piacere, Anastasia. Liceale sedicenne – quasi diciassettenne! – e fedele adepta non solo del sacrosanto libro, ma anche del Un buon libro, un ottimo amico. Leggo seriamente solo da pochi anni, ma con tanta dedizione (tradotto: in modo onnivoro, compulsivo e mai, dico mai stanco di se stesso). La mia libreria invoca aiuto ma io non l’ascolto, e compro tanto quanto leggo, cosa che mi crea non pochi problemi di carattere tecnico-logistico. Ma potendo vantare un minimo di inventiva, il posto per i nuovi arrivati lo trovo sempre ignorando bellamente la mia torbida coscienza. Si capirà da queste poche rige che sono tutto tranne che una persona seria, responsabile et similia: anzi, beffarmi di me stessa è la mia principale occupazione. Cosa che ha i suoi vantaggi, ma anche le sue conseguenze.

Visto che agli utenti di Goodreads sembra piacere, vi propongo una nuova “catena di lettura”, cioè Il pozzo letterario. Ci sono dei libri che consigliereste caldamente a chiunque? Magari sono libri che amate, ma che pensate non abbiano la notorietà che si meritano, o comunque libri che vi sono piaciuti particolarmente e vorreste far leggere a più gente possibile, indipendemente da quanto siano conosciuti. Bene, è arrivato il momento di metterli in gioco.

L’idea di questa sorta di “pozzo letterario” è quella di proporre ogni mese due titoli che vorreste fossero letti per i più svariati motivi e leggere in cambio un titolo tra le tante proposte. Potranno essere libri di qualunque genere letterario, nessun tipo di limite: quindi narrativa, ma anche poesia, teatro, biografie e autobiografie, saggi (a vostro rischio e pericolo), tutto quello che volete. Due sole cose vi si chiedono:

– che i libri proposti siano reperibili facilmente, in modo da non essere costretti ad andare in capo al mondo per trovarli.

– che motiviate con due righe di spiegazione il perché delle vostre proposte, in modo da incitare alla lettura chi si ritrova a dover scegliere (non dite solo “bellissimo!”, siate persuasivi!).

La scelta di proporre due titoli invece di uno trova subito spiegazione: vorrei ci fosse la più ampia scelta possibile, in modo da andare incontro ai gusti di tutti. Stesso motivo per cui avete completa carta bianca sui titoli da proporre: facciamo circolare, circolare e circolare e condividiamo. L’idea è proprio quella di uno scambio letterario informale e libero, dove per quel che si da si riceve altrettanto. Ma attenti: una volta che un titolo tra i proposti viene scelto, è depennato dalla lista delle possibili proposte e lasciato a chi si è preso carico della sua lettura. Questo per far sì che tutte le proposte abbiano le stesse opportunità, non vorrei mai che tutti si avventassero sullo stesso titolo lasciando nel dimenticatoio tutti gli altri. Le proposte sono aperte per quattro giorni: scaduto il tempo, queste vengono chiuse e raccolte in un elenco. Nel momento in cui questo elenco sarà disponibile, potrete accalappiarvi il titolo adocchiato e verrete segnati come “proprietari” di quella lettura. Avrete tre giorni per scegliere prima che l’elenco mensile di proposte venga chiuso. Potete cominciare a leggere dal momento in cui avete reperito la vostra scelta, la lettura dovrà essere terminata e possibilmente commentata entro trenta giorni dalla chiusura delle scelte. Potete lasciare delle mini-recensioni con foto del libro nell’album apposito creato per questa iniziativa.

Termini: Le proposte vanno dall’8 Novembre al 15 Novembre. Dal 15 al 18 si vota e poi si legge entro il 31 Dicembre.

Le proposte devono essere fatte sul blog. Le votazioni saranno fatte sul blog.

Le recensioni dei libri letti devono essere mandate a luana_cau@hotmail.it accompagnate da una foto del libro (meglio se autoprodotta e personalizzata).


1Q84 | Haruki Murakami

Titolo: 1Q84

Haruki MurakamiAutore: Haruki Murakami
Dettagli sull’autore
: Murakami Haruki è cresciuto a Kobe. È autore di molti romanzi, racconti e saggi e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Carver, Capote, Salinger. […] Fin dal suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento, del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembrava appartenere alla tradizione nipponica. (continua a leggere)
Anno di pubblicazione: 2011-2012
Editore: Einaudi
Numero di pagine: +1000 in totale
Costo:  I-II volume (20€), II volume (18€).
Consigliato: Solo con le dovute precauzioni.

 

Ho finito 1Q84. Questa è l’unica certezza, al momento. È quasi mezzanotte, la luna è ridiventata una sola e io sono tornata nel 2012. La seconda parte del romanzo è qui accanto a me. Non so cosa provo. È stata una tirata a cui mi sono preparata per un anno e che è durata, come da previsioni, poco meno di un mese. Cinquanta pagine al giorno tutti i giorni, per più di mille pagine.

Senza fretta ho conosciuto Aomame e Tengo, Fukaeri, Komatsu e Ushikawa, li ho seguiti dove Murakami voleva che li seguissi, alcuni li ho persi di vista, i primi due li ho accompagnati fin sull’orlo dell’ultima pagina, dove mi è concesso arrivare, e li ho visti incamminarsi verso il futuro mano nella mano.

Quando si legge Murakami, la sospensione dell’incredulità è messa alla prova in tutta la sua elasticità. Il telo bianco su cui si snodano le ombre cinesi della storia viene tirato, rovesciato, stropicciato, a volte persino tagliato in alcuni punti, così da lasciarci intravedere un oltre.

Questa è una prima ragione per cui Murakami non è per tutti: di certo non per la maggior parte dei miei amici. È al di fuori di ogni definizione, perché, se posso parafrasare Wilde, definire è razionalizzare. Ogni volta che comincio un suo romanzo, stringo con lui un patto con il quale mi impegno a non giudicare quanto leggo fino alla fine. Perché, semplicemente, non si può: c’è sempre spazio per un movimento inaspettato della telo che rimescolerà le carte. Non è possibile capire tutto, bisogna abbandonarsi al flusso senza pretendere di conoscere in ogni recesso la realtà che abbiamo davanti, lasciare che il cuore si colmi del «sentimento dell’irrealtà».

1Q84 – che io leggo millequottantquattro – è più che mai un romanzo di Murakami, in questo senso. Ci sono una storia d’amore, il ricordo di un gesto di affetto che sopravvive per vent’anni nella memoria di una donna e di un uomo che sperano di stringersi ancora, un libro sulle cui basi pare adattarsi la realtà (ah! il sogno di ogni bibliofilo), una misteriosa setta religiosa, creature fantastiche chiamate “daughters” (ombre dell’anima di una persona, la mother), ma soprattutto i Little People, piccoli esseri che tessono crisalidi d’aria, vecchi quanto il mondo (o il suo rovescio, in cui si svolge la storia), ma di cui non si sa nient’altro: quasi ogni cosa che accade ha a che fare con loro, ma nessuno sa chi siano. Ad alcuni eletti è dato percepirli, ma cosa loro rivelino è un mistero.

 Breve sinossi. La storia, nella sua prima parte, è molto scorrevole, realistica e ben riuscita, e ha due protagonisti: da un lato Aomame, una killer incaricata di uccidere uomini responsabili di violenze sulle donne, che senza accorgersene varca le soglie di un’altra dimensione (dal 1984 al 1Q84) scendendo una scala d’emergenza della tangenziale 7 di Tokyo; dall’altro Tengo, un aspirante scrittore che decide, insieme a un editor dal buon fiuto, di diventare il ghost writer del romanzo dell’esordiente Fukada Eriko: esso potrebbe infatti avere tutte le carte in regola per diventare un bestseller, se non fosse per lo stile grezzo. Il titolo è: La crisalide d’aria. Tengo rimaneggia il romanzo e lo approfondisce nei suoi aspetti più fantastici. Fin qui tutto bene, ma ben presto quello che lui riscrive inizierà a verificarsi nella realtà: ecco che discende anche lui, come Aomame, in una dimensione parallela, in apparenza identica all’altra, ma piena di insidie in agguato nell’ombra. Il primo indizio di un cambiamento sarà la comparsa in cielo di una seconda luna, verdastra e più piccola, accanto a quella consueta.

«1Q84» è un nome coniato da Aomame stessa:  “Era cosciente del fatto che non stava vivendo nel 1984, ma nell’anno 1Q84, e apparteneva a un modo che aveva subito diverse modifiche. […] «Anno 1Q84. Ecco, d’ora in poi lo chiamerò così», decise Aomame. Q è la Q del question mark, il punto interrogativo.”

Il lettore di Murakami sorride compiaciuto, e pervaso da quello che qualcuno ha chiamato «il sentimento dell’irrealtà». “Ecco che il vecchio Haruki l’ha fatto un’altra volta” esclama, sorseggiando un buon tè o leggendo sul treno, e si addentra in questo mondo nuovo, sempre più avanti. La capacità del narratore di tenere viva l’attenzione del lettore, aggiungendo a intervalli regolari dei dettagli nella storia, approfondendo sempre più il carattere e il passato dei protagonisti, impreziosendo la narrazione con citazioni letterarie e musicali, è notevole. Il lettore vede ovunque elementi incomprensibili, ma spera trovino un approfondimento adeguato: non una spiegazione cartesiana, perché gli affezionati dello scrittore nipponico hanno imparato la sua lezione (“Alcuni significati, nel momento in cui vengono spiegati a parole, si perdono”), però sanno che svanire è anche il destino di ciò che è nebuloso.

Il lettore parla con i suoi amici: «Allora, questo libro dal titolo impronunciabile? Come procede?». È mordendosi un po’ il labbro che risponde: «Sono in attesa, qualcosa non quadra».

Dalle ovvie allusioni a Orwell, che saltano agli occhi a libro ancora chiuso, ai Little People (presentati en passant come figure opposte al Big Brother, perché sanno tutto di noi ma non sono né il Bene né il Male), alle funzioni di chi li percepisce (perceivers) e di chi li “riceve” (receivers), alle creature nate dalle crisalidi d’aria da loro tessute (le daughters): tutto rimane vago. Non il vago «e indefinito» a cui ci ha abituato Murakami, che è riuscito a farci credere a uccelli giramondo, a scheletri che guardano la televisione, a uomini pecora e così via, a boschi e ascensori che conducono in un’altra dimensione. No: il vago che non convince (sarà forse per l’uso dei termini inglesi?), il vago di un’idea forse troppo grossa per un mondo che non sia l’immaginazione.

Le interpretazioni che si possono dare di tutte le figure elencate poco sopra sono moltissime: lo spazio di manovra è ampio. Io stessa mi sono posta e mi pongo molti perché: è il bello di un libro visionario – qualcuno potrebbe dire che è il bello di un libro e basta. Ma in questo caso mi ritrovavo a dover fare un sacco di congetture perché non trovavo informazioni salde sulla pagina. Prima pecca: lo spazio per delle spiegazioni non sarebbe di certo mancato.

Ho divorato le prime due parti segnando a margine dei punti interrogativi, ma confidando che il terzo volume sarebbe giunto a breve per trasformarli in punti fermi. Invece, il contenuto (si legga: narrazione fattuale, di spiegazione dei concetti chiave) di quest’ultimo è così ridotto da spingermi a dire: era davvero necessario? Tutto l’insieme non avrebbe tratto beneficio, se fosse stato più snello di duecento pagine di descrizioni, e più ricco di dieci di approfondimento ed enucleazione dell’elemento fantastico? Sì, certo, l’ultima parte gioca molto sulla suspence; sì, certo, è scritta molto bene; sì, certo, gli scrittori orientali hanno un modo di scrivere diverso dagli occidentali, e l’attenzione agli aspetti più minuti (e in apparenza inutili) fa parte della loro essenza; sì certo, ci avviciniamo ai personaggi protagonisti, facciamo la conoscenza di un terzo (se la narrazione dei primi due volumi era a due voci, l’ultimo è un coro a tre); va bene tutto, ma non cambio idea. La (mia) sensazione, dopo che l’indice ha voltato l’ultima pagina in alto a destra, è quella di chi si aspettava ulteriore gradino e invece si è ritrovata in cima alla scala.

Aomame e Tengo, dopo essersi cercati per vent’anni e mille pagine, si ricongiungono, si stringono di nuovo la mano come vent’anni prima, in quel ricordo rimasto cristallizzato nel tempo, e fuggono dal 1Q84.

Il lettore di Murakami sospira: «Haruki, fai sul serio?». Si torna nel 1984 senza che tutti i segreti dell’altra dimensione siano stati svelati? Si chiude semplicemente il coperchio di un mondo così misterioso, anche dopo che nuove spie di un possibile seguito sono state disseminate nel testo?

Forse lo scrittore nipponico è già proiettato verso un 1Q85 o un 198S? Non mi è dato saperlo, ma non posso evitare di domandarmi cosa sarebbe successo se Pandora avesse potuto richiudere il famoso Vaso, una volta aperto.

Mi sono quasi convinta che Murakami abbia scelto questa conclusione per dirci che non è davvero importante conoscere i segreti del mondo, che è meglio oppure che non bisogna disturbare i suoi tabu, pena il non poter tornare più indietro, il perdere la strada nel bosco. Lasciamo stare: scegliamo un compagno di viaggio, ancoriamoci a un mondo – un mondo che sia abitabile – e diamo spazio alla vita in un luogo dove non esistono demoni o strane creature sospese tra il bene e il male che ci osservano e sanno tutto di noi. Così potremo guardare ancora la luna insieme, e il mondo non sarebbe più un’illusione, un mondo da circo Barnum, perché la persona amata sarebbe con noi.

La mia interpretazione può essere giusta o meno, ma è l’unica spiegazione soddisfacente che riesco a trovare, e che tuttavia non compensa quanto non ho saputo e avrei voluto apprendere. La mia bocca è tirata in una smorfia seria quando ripongo i due volumi sullo scaffale. Il mio giudizio finale non è né positivo né negativo. Non può essere negativo, perché gli spunti gettati come semi sulle pagine sono tanti (innumerevoli le citazioni letterarie e musicali, as always) le tematiche affrontate sono enormi, e il modo di affrontarle mai banale: due su tutte, la violenza sulle donne e la grande dicotomia bene/male.

Il basso continuo di violenza/ossessione/depravazione, in particolare, mi pare fare un po’ da contrappeso al grande filo rosso dell’amore-vero-mai-dimenticato tra Aomame e Tengo, e quindi riconnettersi, nella sua linea più generale, al binomio bene/male su cui è giocato tutto il romanzo.

La stessa protagonista, Aomame, è in bilico sul loro confine, essendo sì un’assassina, ma per buone ragioni (punire gli «uomini che odiano le donne») e anche quel poco che sappiamo dei Little People non ci porta a dare un giudizio definito su di loro. Sono il bene o il male? Proprio questa vaghezza di contorni, come ho scritto più sopra, mi pare renderli molto diversi dal Grande Fratello orwelliano, di cui si parla all’inizio del primo libro, e fare di essi tutt’al più delle creature misteriose da racconto alla Lovecraft.

Ma mi fermo, mi devo fermare. Voi siete qui per un giudizio definitivo: eccolo. Leggetelo? Sì, leggetelo, ma solo se conoscete bene il vecchio Haruki. 1Q84 è un romanzo discreto, ma non bellissimo, senz’altro non il capolavoro di M. Non badate a quella frase fuorviante: «1Q84 sta a Murakami come il White Album sta ai Beatles o come 2001: Odissea nello spazio sta a Kubrick». Consideratela tutt’al più come i moniti perentori sui pacchetti di sigarette. E un consiglio per i novizi: E andate a leggervi Dance Dance Dance, Norwegian Wood o L’uccello che girava le viti del mondo (o quello che volete, insomma).

Post scriptum: La nota finale va alla banalissima copertina dell’edizione Einaudi, che con un panorama così ricco di elementi visionari e fantastici non ha saputo tirare fuori dal cappello un concept più originale di una figura che si specchia nel suo riflesso (forse battuta solo dall’edizione francese, che ci propone un disegno minimal con un filo d’erba).

Chiara Sandretto


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