La commedia umana | William Saroyan

Titolo: La commedia umana
Titolo originale: The Human Comedy
AutoreWilliam Saroyan
Notizie sull’autore: Eclettico, istrionico, egocentricissimo, William Saroyan è stato probabilmente l’unico scrittore della Storia a rifiutare il Premio Pulitzer con la seguente motivazione: “Sono fiero che i giurati abbiano pensato a me: peccato che abbiano scelto l’opera sbagliata”. Saroyan nacque povero nella comunità armena di Fresno, in California, e divenne ricchissimo vendendo a Hollywood i diritti cinematografici di alcune sue opere. Praticamente certo che non sarebbe mai morto, decise di lasciare tutti i propri beni a una fondazione che porta il proprio nome perché non venisse dimenticato. ‘La commedia umana’ è la sua opera più celebre. John Fante, lo definì così: “La mano di Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana: e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all’ultimo punto, all’ultima virgola“.
Anno pubblicazione: 1942
Edizione: Marcos y Marcos
Prezzo: 10 euro
Traduzione: Claudia Tarolo e Marco Zapparoli
-> Consigliato: sì

“Non era colpa sua. Aveva il compito di consegnare telegrammi. Eppure era pronto a farsi interamente carico dell’accaduto. Nello stesso tempo avrebbe voluto tirarsi indietro e dire ‘sono soltanto un portalettere, signora Sandoval. Mi dispiace molto doverle portare un telegramma come questo, ma è il mio lavoro.’”

 

 

Stavolta vi vorrei raccontare una storia. E’ la storia di una bambina nell’Italia rurale degli anni sessanta. Una bambina di origini modeste, nata povera in un mondo povero che il boom economico non aveva ancora raggiunto. I suoi fratelli maggiori avevano potuto frequentare la scuola media a pagamento. Lei invece, grazie a un fortuito cambio di circostanze e leggi, ci era entrata per diritto, e non per privilegio. I suoi compagni di classe erano tutti simili a lei: provenivano da famiglie di allevatori, contadini, boscaioli. In classe si respirava l’odore del sapone misto a quello della terra, del letame, del bosco. Lei e i suoi compagni conoscevano benissimo quale sarebbe stato il loro destino. Continuare gli studi era una prerogativa di pochissimi. A quattordici anni, ottenuta la licenza media, iniziava una vita di lavoro: chi in fabbrica, chi negli alberghi, chi nell’attività di famiglia. Le offerte di lavoro non mancavano. Questa bambina aveva il papà malato, che non poteva lavorare, e la sua mamma doveva accudire l’ultimo figlio, ancora bambinetto, arrivato senza essere aspettato. Entrambi non vedevano l’ora che finisse la scuola e andasse a lavorare per vedere finalmente qualche soldo in più.

C’era una professoressa, quella di italiano, che a questa bambina è rimasta sempre nel cuore. Donna colta, coraggiosa e amorevole, non disprezzava questi bambini svogliati e puzzolenti, ma cercava con il suo lavoro di tracciare in loro dei segni indelebili, per guidarli nella vita che li avrebbe attesi una volta usciti da quelle aule cadenti. Nel cuore della bambina quella professoressa lasciò una traccia preziosa, un libro, un dono che aveva voluto fare ai suoi studenti. Era ‘La commedia umana’. La bambina ricorda quel quadernone con la copertina grigia, diverso dai libri che si vendono oggi. Lo lesse con avidità, ne rimase toccata e lo portò nel cuore, segretamente, silenziosamente, per molti anni, più di quaranta. Un giorno ne sentì parlare, alla tv o in un giornale, e la voglia di riavere tra le mani quel gioiello prezioso si fece forte.

Io che seguivo questa sua vicenda interiore da vicino, girai librerie su librerie per trovarlo. “Difficile da reperire, mi spiace”, “Non più disponibile, ci scusiamo”. Fallirono anche alcuni tentativi fatti su internet finché finalmente un giorno, in casa di questa bambina ormai cresciuta, arrivò un pacchetto. Dentro, un libricino in un’edizione deliziosa: una copertina gialla con un disegno dell’autore, pagine di carta pregiata stampate con un carattere elegante, un’introduzione che faceva venire voglia di leggerlo.

Ovviamente, ho deciso di leggerlo anch’io e finalmente ho capito perché quella professoressa coraggiosa aveva deciso di consigliare proprio questo breve romanzo ai suoi piccoli futuri uomini e donne. Perché dentro c’è tutto, c’è la vita e c’è la morte, c’è la guerra, c’è il valore del diventare grandi, il dolore, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la lontananza e il ritorno a casa, l’importanza del lavoro e dell’impegnarsi per diventare qualcuno, indipendentemente dalla propria nascita. E’ un romanzo sul sogno americano vissuto da chi non è nato fortunato, sul melting pot, sulla possibilità di riscattarsi da sé attraverso l’impegno e l’amore per quel che si fa.

Sì, ho davvero capito perché quella professoressa scelse proprio Saroyan e il suo romanzo: voleva dare un messaggio di speranza a quei ragazzini: non importa da dove venite o cosa fate, l’importante è che vi impegniate per scoprire che potete essere qualcuno, e quel qualcuno sta già dentro di voi in attesa di essere tirato fuori.

Anya Pellegrin

 

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