Caduto fuori dal tempo | David Grossman

Titolo: Caduto fuori dal tempo
Titolo originale: Nofel Mihutz Lazman
Autore: David Grossman
Cenni sull’autore: David Grossman, (Gerusalemme, 25 gennaio 1954), è uno scrittore e saggista israeliano. È autore di romanzi, saggi e letteratura per bambini, ragazzi e adulti, i cui libri sono stati tradotti in numerose lingue.
Il vento giallo, il suo efficace saggio sulla popolazione palestinese nei territori occupati dagli israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, è stato accolto con calore all’estero e ha innescato dibattiti e polemiche nel suo paese. David Grossman è considerato tra i più grandi scrittori e romanzieri contemporanei, noto per il suo stile semplice ed avvincente.
Anno di pubblicazione: 2011
Edizione: Mondadori, Scrittori italiani e stranieri
Traduzione a cura di: Alessandra Shomroni
Numero pagine: 183
Consigliato: a chi sapesse recepire il dolore;

 

 

 

E’ solo che il cuore
mi si spezza,
tesoro mio,
al pensiero
che io…
che abbia potuto…
trovare 
per tutto questo 
parole.

 

Ricordo ancora il giorno dell’anno scorso in cui lessi l’articolo che annunciava il ritorno di David Grossman alla scrittura. Ho sentito penetrare a fondo, nella sfera del mio ego, la capacità di essere commossa da un evento a me così estraneo riguardante una persona che non ho mai conosciuto e che credo non conoscerò mai, il cui unico lato a me intelligibile sono le parole che scrive nero su bianco. Le bellissime parole che scrive nero su bianco incantando lettori e lettrici, commuovendo fino all’inverosimile, carpendo alla vita i suoi più profondi misteri. Ebbene, Grossman, dopo essersi promesso di non scrivere più in seguito agli eventi di luglio 2006, in cui suo figlio Uri perse la vita durante il secondo conflitto israelo-libanese, era tornato a scrivere. Il quotidiano mi informava che lo stesso autore che mi aveva strappato via anima e sensi con Vedi alla voce: amore, era finalmente disposto a spezzare le catene del suo mutismo letterario e a condividere col mondo i suoi segreti, come se finalmente l’orrore e il dolore fossero straripati dagli argini della sua moderazione e l’avessero costretto a parlare. Dopo cinque anni di silenzio, torna sulle scene un autore che si è perfezionato, che si è costruito un’impalcatura sulla quale arrampicarsi di giorno in giorno per sfuggire al proprio incubo. Quest’impalcatura è Caduto fuori dal tempo, un libro che è un manifesto, un libro che vuole comunicare due cose fondamentali, una è che David Grossman ha deciso di parlare della morte del proprio figlio, di inseguirla, di cercarla, l’altra è che ha deciso di accettarla. Non un’accettazione semplice, ma una sorta di accettazione con beneficio d’inventario, ossia ha separato gli orrori della guerra che ha deciso di lasciare indietro a chi non ne capisce l’ingiustizia, e di prendersi quella parte di ricordi di un bambino spensierato, di un giovane ancora troppo inesperto di vita, di prendere con sé la decisione finale e dolorosa di andare avanti.

Il romanzo è un unicum nella sua produzione, per il suo ritorno sulla scena Grossman non si è affidato al romanzo, ma ha avocato a sé la grandezza dei classici latini e greci, la tragicità di un mondo classico che si rivela attraverso una forma in versi intervallata da cori e da indicazioni di singoli personaggi che ci aiutano a orientarci in questo marasma di dolore. Più che personaggi, si tratta di figure, c’è l’Uomo che cammina, ossia l’uomo che decide di mettersi in viaggio verso laggiù, ci sono il Ciabattino, il Centauro, lo Scriba delle cronache cittadine.. Sono figure accomunate dal lutto filiale, sono le ombre di se stessi, di persone che continuano a vivere per inerzia, nutrendosi del proprio stesso dolore e della propria mancanza, e che si incamminano, tutte insieme, tutte incredule per la crudeltà della vita che viene a mancare, per andare a ricercarli, a ricercare i figli dall’esistenza interrotta, convinti dell’assioma secondo cui i padri non dovrebbero sopravvivere ai propri figli, dovrebbe essere il contrario.

Non è difficile ritrovare in tutti i personaggi un po’ di Grossman e della moglie che piangono Uri, sopratutto nella parte in cui cercano di ricordare cosa è avvenuto quel giorno, come è avvenuto, come si è giunti a decidere di tacere. E sapendo tutte queste cose della vita dell’autore, avendolo sentito parlare, vedendo quanto incredibilmente si batta per la pace, non è facile trascinarsi in questo libro di gemiti senza uscirne un po’ feriti, un po’ morti, un po’ sperduti. Passano attraverso la televisione e il web degli occhi così innocenti, così attaccati alla vita e così chiari che si vorrebbe non vederlo o sentire mai soffrire, ma attraverso questo libro passa tutt’altra immagine, tutti i momenti di sconforto, tutte quelle sensazioni terribili legate al sentirsi caduti fuori dal tempo, rimandati indietro da un tempo che si è bloccato nell’annunciare ad un padre di essere rimasto orfano di un figlio.

Passa anche la fortissima richiesta che si fa alle parole: in tutte le 173 pagine sembra infatti che Grossman chieda alle parole ammaestrate e incatenate così a lungo di salvarlo, di restituirlo ad un tempo che gli appartenga, che non lo flagelli più, che lo lasci libero di non far morire la morte, e allo stesso tempo di saperla però superare, senza dimenticarla, ma almeno relegandola da una parte che lasci più spazio alla vita.

E’ solo che il cuore mi si spezza, scrittore preferito mio, al pensiero che io possa davvero trovare tutte le parole adatte a descrivere cosa mi hai dato con questo libro; mi resta solo da creare per te una catena di lettura che parli di Uri, che parli di tutti voi che combattete tutti i giorni con un laccio stretto intorno al collo che porta a soffocare e a pensare solo che mio figlio non è più, mio figlio non c’è più. Ma tu David ci sei ancora, e devi esserci per noi che nelle tue parole troviamo conforto. Sapere che scrivi mi ricorda che l’arte è catartica, che l’arte è grandiosa. Se scrivere ti aiuta a stare meglio, tu scrivi, scrivi e scrivi, io sarò sempre qui a raccogliere le tue parole e ad aspettare un lampo di salvezza in quegli occhi dolci e addolorati fin da troppo tempo.

Luana Cau

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