Signorina Cuorinfranti | Nathanael West

Titolo: Signorina Cuorinfranti
Titolo originale: Miss Lonelyhearts
Autore: Nathanael West
Cenni sull’autore: West (1903-1940) ha avuto una vita sfortunatissima, ottenendo la fama che meritava soltanto dopo la morte prematura. I suoi romanzi hanno avuto una storia travagliata: stroncati dai critici, ignorati dal pubblico, sono in seguito diventati classici della letteratura moderna.
Traduttore: Riccardo Duranti
Anno di pubblicazione: 1933 l’opera originale, 2011 l’edizione italiana
Edizione: minimum fax
Pagine: 116
Costo: 9€
-> Consigliato: Se non cercate un romanzo rosa, assolutamente sì.

 “Cominciamo dall’inizio: un tizio viene assunto col compito di dare consigli ai lettori di un giornale. La rubrica altro non è che un manovra per aumentare la tiratura e l’intera redazione la considera una specie di scherzo. Ma al tizio quell’incarico va benissimo, perché prima o poi potrebbe passare a una rubrica mondana, e in ogni caso è stufo di fare l’eterno galoppino. Si rende conto che quella rubrica è una cosa da ridere, ma dopo che ci lavora qualche mese comincia non trovare più la cosa tanto buffa. Si accorge che la stragrande maggioranza delle lettere non sono altro che appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di una sofferenza autentica. Inoltre il tizio scopre che i suoi corrispondenti lo prendono sul serio. Per la prima volta è costretto a esaminare i valori su cui è basata la sua vita. Questo esame gli dimostra che è lui la vittima dello scherzo, non viceversa.”

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Credo sia impossibile trovare termini migliori per riassumere questo libro. Non a caso sono le parole di West stesso, che a un certo punto del romanzo ricapitola così la situazione del protagonista.

Chi dal titolo e dalla copertina si aspetta un romanzetto rosa cerchi qualcos’altro, per favore. Se leggete l’edizione di minimum fax, vi consiglio di dare un’occhiata alla bella introduzione di Matteo B. Bianchi, che precede l’altrettanto riuscita traduzione di Riccardo Duranti. Vi si spiega la tristissima storia dell’autore, che in vita non è riuscito a vendere neppure 9000 copie tra tutti i libri che ha scritto, prima di morire tragicamente a 37 anni in un incidente d’auto, insieme alla moglie. La sua morte, oltretutto, è stata messa in ombra da quella del suo amico Francis Scott Fitzgerald, scomparso il giorno prima. Ma non solo: gli articoli di giornale dedicati all’incidente si concentrano più sulla moglie, astro nascente del jet-set, che sul povero Nathanael. Dopo una vita straziante, anche la sua morte ha il sapore di un’amara farsa. No, questo non è decisamente un romanzo rosa.
La storia di Miss Lonelyhearts (Cuorinfranti secondo la primissima traduzione, mantenuta nel titolo ma non all’interno del romanzo, in cui viene usato il nome in inglese) è una storia densa di dolore, intrisa di infelicità. La storia di un uomo che per lavoro risponde alle lettere che arrivano alla redazione di un giornale: sono gli anni della Grande Depressione, e le lettere sono piene di sofferenza, quella vera, non i drammi delle ragazzine alla ricerca del vero amore. Miss Lonelyhearts è la loro speranza, il loro scoglio, l’unica persona con cui possono sfogarsi. E così quest’uomo, di cui conosciamo solo lo pseudonimo e mai il vero nome, si prende carico di tutti i loro dolori, scoprendosi più fragile di loro.
Consiglia di rifugiarsi nella fede ma è il primo a non riuscire a credere in Cristo, cerca di dare speranza ma è sfiduciato, di sostenere ma crolla inesorabilmente. Sfoga la ferocia di tutto questo dolore sugli innocenti, sull’ “umanità” intesa come un grumo di sofferenze e patimenti. L’alienazione lo porta al cinismo, e il cinismo all’autodistruzione. Nessuno può comprendere la miseria di ritrovarsi a essere l’unico appiglio delle tristi vite di Stanca-di-tutto, di Disperata, di Spalle-larghe, nomi quasi risibili, ormai abusati al giorno d’oggi, ma dietro cui si celano drammi insopportabili.
È un libro bellissimo e terribile, moderno malgrado sia stato scritto negli anni Trenta del secolo scorso, la vicenda di un uomo senza nome che per uno scherzo crudele si ritrova schiacciato dal dolore dell’umanità intera e non sa come alleviarlo. Inizia a fare il suo lavoro quasi con cinismo, ma finisce per capire che la gente lo prende sul serio, che crede davvero in lui, e ne rimane devastato. Il protagonista è un personaggio umanissimo eppure “disumanizzato”, conosciuto e presentato sempre e soltanto con il suo pseudonimo, che si ritrova a dover diventare una roccia per sopportare tutto ciò che la vita gli mette davanti agli occhi e al cuore. Chi di voi sarebbe riuscito a sopportare tutto questo? Io no di certo.
Mi è piaciuto molto: leggetelo, ma con lo spirito giusto.

 

Thais Siciliano

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