Archivi del mese: dicembre 2012

Di tutte le ricchezze | Stefano Benni

Titolo: Di tutte le ricchezze
Autore: Stefano Benni
Notizie sull’autore: Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947) è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, drammaturgo e umorista italiano. Collabora attualmente con la rivista “Libération”, “La Repubblica” e con la rivista araba “al Doha”. Ha curato la regia e la sceneggiatura del film Musica per vecchi animali (1989), scrive per il teatro e ha allestito e recitato in numerosi spettacoli con vari musicisti jazz e classici.
(fonte: mix tra la quarta di copertina del libro e Wikipedia)
Anno di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Feltrinelli
Numero di pagine: 207
Prezzo: € 16,00
Consigliato: assolutamente SÌ.

Lascia che in diversa musica racconti
Di me vivo tra le vive cose
Lascia che io sia il tuo miglior sguardo
Il tuo cuore e le parole che scegli
Oggi il vento autunnale spoglia gli alberi
Dei ricordi ardenti dell’estate
A terra li confonde, ma noi sappiamo
Che ciò che è narrato a noi rimane

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Le righe qui sopra sono l’inizio di un viaggio, anzi più di uno. Benni ci prende per mano con delicatezza e ironia, come sempre, e ci porta a scoprire la vita di Martin B., autoironico settantenne orsoprofessore in pensione, nella sua casa di Borgocornio, ben arroccato nella sua dorata solitudine con il fedele compagno peloso Ombra, un incrocio “tra un Terranova e un treno merci, quando carica festoso”. Il professore, Martin, vive tranquillo la sua pensione, scrivendo saggi e studiando il Catena, un misterioso poeta locale, vissuto e morto in manicomio, qualcuno dice suicida, qualcuno insinua assassinato. Borgocornio è un paese felicemente di campagna, i suoi pochi abitanti sono di carattere chiuso e del resto Martin stesso manifesta ben poca voglia di socializzare con i bipedi suoi simili: gli basta parlare con gli animali suoi vicini, che dal bosco passano da lui a scambiare qualche parola e qualche bocconcino.
Questa fortezza di serena solitudine dorata viene sconvolta quando due nuovi vicini prendono possesso del casolare di fronte alla casa di Martin: lui, Aldo il Torvo (come lo soprannominerà Martin), gallerista ombroso e scontento e, soprattutto, LEI: Michelle, bionda, occhi azzurri e pericolosissimamente somigliante alla sola donna che Martin abbia mai amato in vita sua.

Come spesso succede, i due “cittadini” subito mal si adattano ai ritmi di campagna, anche perché la loro decisione di trasferirsi a Borgocornio deriva anche da fallimenti personali e professionali difficili da digerire: il Torvo è in una situazione di stallo, lavorativamente parlando: la sua galleria d’arte gli sembra vuota, di clienti, certo, ma soprattutto di significato e motivazione; Michelle ha intrapreso la carriera più ovvia per una bellezza come lei: fa l’attrice, o meglio, vorrebbe farlo. Non riceve altro che proposte per ruoli mediocri, o da pezzo di carne da mostrare, se non, quando va male, proposte con sottintesi osceni. Entrambi, quindi, arrivano portandosi appresso un pesante carico di delusione e tristezza, che grava anche sul loro rapporto, ormai alla fine.
In tutto questo, Martin diventa il vicino anziano (ahilui) con cui sfogarsi quando si litiga col partner, da invitare a cena per scambiare quattro chiacchiere e sentirsi meno forestieri, e per il professore si concretizza il rischio che Michelle riesca a far breccia nella sua collaudata corazza di vecchio orso.
Il tratto distintivo delle storie di Benni, e questa non fa eccezione, è l’ironia leggera e magnifica con cui fa raccontare al suo protagonista di se stesso e delle cose che lo circondano; veniamo così a conoscenza della (per me utilissima) ricetta del Vitello alla Souviens-moi (vitello alla Ricordati di Me), o del decalogo del cane (che dovrei inculcare per bene nella zuccaccia pelosa del mio Ombra personale) e, soprattutto, della vita non proprio esente da errori e segreti del professore, del paese e dei suoi nuovi vicini.

Questa è una storia di solitudine, non necessariamente una solitudine negativa, né necessariamente legata alla vecchiaia (mi sono dimenticata dei settant’anni di Martin alla quarta pagina), ma derivante da scelte personali e dal dolore inevitabilmente presente nella vita di tutti, settantenni orsi e professori o meno. C’è la serenità di una vita consolidata, routine tranquilla e riposante punteggiata di eventi, tutto letto con ironia e una spruzzata di autocritica deliziose. C’è l’imprevedibilità di un cambiamento, che superficialmente sembra indesiderato, fastidioso quasi, pericoloso sicuramente, ma che man mano che gli eventi si susseguono diventa imprescindibile per capire meglio con chi abbiamo a che fare veramente ed esalta le qualità dei personaggi. È, anche, una storia d’amore, non limitatamente l’amore di un uomo per una donna che è insieme ricordo e novità, ma anche l’amore di quell’uomo per il suo paese, la sua storia e la sua vita. Il suo amore per il figlio musicista, lontano, che gli telefona ogni tanto e gli manda le sue composizioni e, soprattutto, l’amore che Benni riesce a risvegliare nel cuore e nella mente di chi legge per una storia raccontata con delicatezza, fatta di personaggi che diventano subito di carne e sangue, più che parole su carta.
Il racconto scorre veloce, suscita risate quando il cane Ombra rischiara con la sua presenza pelosa e tenera le giornate del professore (il decalgo del cane è, ripeto, una delle tante chicche del libro), lacrime ed emozioni profonde quando i personaggi si confrontano con i loro dolori passati, le paure e le ombre della loro vita.
C’è un elemento prezioso nello stile di Benni, come ho già detto: la sua ironia. I suoi protagonisti non sono mai perfetti, esenti da errori, non sono i personaggi caratterizzati col righello di tanti altri autori, no: i suoi più che personaggi sono persone, le cui sfumature emergono lentamente e a volte non completamente: finito il libro, la compagnia di Martin e Ombra manca come quella di due amici di lunga data, con cui è rilassante parlare e la cui visione della vita può arricchire la nostra, farci vedere tante cose che diamo per scontate sotto una luce diversa, il loro prendersi in giro e prendere in giro le varie rigidità di persone e situazioni è un balsamo leggero con cui condire le giornate e da cui, perché no, prendere spunto per la nostra vita quotidiana. Questo, ed è un’altra inestimabile grandezza di questo autore, non impedisce alle sue storie di parlare di cosetristi, come il dolore, la perdita, gli errori irreparabili che condizionano tutta un’esistenza, ma le mette in una prospettiva che le rende più gestibili, le fa accettare come parte inevitabile di una vita (e di una storia) piena, che vale la pena di vivere fino in fondo.

Marina Allemani

 

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Il pozzo letterario | Proposte di Gennaio

Come in ogni concorso, ecco la parte più avvincente: le votazioni. In questa fase tutti i partecipanti al pozzo – ossia coloro che hanno gettato i titoli nelle oscurità – potranno portare alla luce un titoli da altri proposto e farne propria la lettura e l’eventuale promozione (che avverrà sia attraverso post che attraverso la recensione finale da accompagnarsi a foto personalizzata, il tutto sulla pagina Facebook ‘Un buon libro, un ottimo amico’. Ricordo che ognuno potrà far proprio un solo titolo e che, quando un libro verrà scelto, ovvero riportato alla luce dalle profondità del nostro pozzo letterario, sarà automaticamente depennato dalla lista sottostante e comparirà, accanto al titolo, il solo nome di chi ha lo ha prescelto. Questo è tutto. Adesso, datevi da fare per far sì che il titolo che vi siete prefigurati di leggere diventi il vostro di diritto.

Pronti? VIA! – Votazioni sino alla mezzanotte del 24 Dicembre. Dal25 Dicembre al 31 Gennaio (ci sarà invece il periodo di lettura.

Durante il periodo delle letture potete inviare le vostre recensioni con immagini a luana_cau@hotmail.it .

  • Skippy muore – Paul Murray.
    Proposto da: Nicola Manco
    Verrà letto da: Ilovebooksreader
  • Ognuno muore solo – Hans Fallada.
    questo romanzo è un capolavoro! romanzo tedesco sulla resistenza antinazista a Berlino e scritto da un tedesco! con un intreccio straordinario, molto scorrevole, una bellissima lettura!  (Nicola Manco)
  • Avevano spento anche la luna – Ruta Sepetys.
    Proposto da: Ilovebooksreader
    Verrà letto da: Claudia Pezzetti
  • Il diavolo e la signora Prym – Paulo Coelho.
    Perchè scava nell’animo umano quando la tentazione si affaccia all’orizzonte. (Ilovebooksreader)
  • Il peso specifico dell’Amore – Gianluca Antoni.
    Non perché lo abbia scritto io, ma per i commenti di chi l’ha letto. E’ un romanzo che “tocca”, che parla di amore a 360°; non solo dell’amore di coppia, ma dell’amore paterno, per il lavoro, per i propri sogni, per i figli e per la vita. Il romanzo sviscera le profonde contraddizioni dell’anima tra slanci iperbolici e cadute vertiginose, tra sogni e bisogni, tra ideale e reale. È un diario del passaggio all’età adulta, con l’accettazione dei propri limiti e la meraviglia di scoprirsi uomini imperfetti. (Gianluca)
  • La strada – Cormac McCarthy.
    Proposto da: Gianluca
    Verrà letto da: Ofelia Te Nesti
  • Leggere Lolita a Teheran – Azar Nafisi.
    Per capire meglio l’Iran e le leggi in vigore e perché la lettura in alcuni casi può essere sinonimo di salvezza, come dimostrano le ragazze protagoniste. (Simona Bernini)
  • Limbo – Melania Mazzucco.
    Una storia di rinascita, di paura e di vita vera raccontato con grazia e eleganza. (Simona Bernini)
  • Maria Teresa: una donna al potere – Edgarda Ferri.
    Fra le poche biografie che ho letto questa è forse una delle più godute. Perfettamente equilibrata fra la componente privata e poi pubblica di questa grandissima sovrana con gli attributi: non è mai troppo schematico e freddo come un libro di storia, ma non eccede neanche nel privilegiare il “gossip”, pettegolezzo ai veri fatti per cui Maria Teresa d’Austria è diventata un personaggio che si studia fra i banchi di scuola. C’è un focus perfetto, ti senti un po’ di conoscere ciò che c’è dietro al semplice titolo e nome di Maria Teresa – le sue angosce, incertezze, ma allo stesso l’incredibile tenacia, coraggio e anche testardaggine -, e hai allo stesso tempo un quadro più che completo delle sue azioni, dei fatti, in genere di qual era l’aria che si respirava in pieno ’700 dagli Asburgo. Inoltre lo stile della Ferri è perfetto per l’occasione: semplice, ma curato; scorrevole e la lettura diventa tanto piacevole quanto potrebbe esserla una lettura nella narrativa. (Anastasia Piperno)
  • Aspettando Godot – Samuel Beckett.
    Proposto da: Anastasia Piperno
    Verrà letto da: Elisabetta Vinci
  • Signori  Bambini – Daniel Pennac.
    Perché è una coccola all’anima. Col Natale che incombe, un libro come questo aiuta a mettere nella giusta prospettiva tante cose in questo periodo abusate, come l’amore, la mancanza e il “vuoto”. (Maryskye)
  • Il Discepolo – Elizabeth Kostova.
    Per chi ama la storia, i viaggi per il mondo e nel tempo e non disdegna di trovare qua e là nel racconto dei personaggi coi denti aguzzi. Quelli seri, però, eh, non quelli che al sole brillano. (Maryskye)
  • Nemico, amico, amante – Alice Munro.
    Fra pochi anni, chiunque vorrà parlare di un bellissimo racconto, o di una sottile accortezza narrativa, o di una visione del mondo tanto ricca quanto inafferrabile, dirà: “Mi ricorda un libro di Alice Munro. Lo leggerò subito” (Piero Citati )
    Dunque ho citato Citati (la cacofonia non è voluta) perché esprime in poche righe quello che penso anche io, i racconti della Munro , sono autentici piccoli capolavori. Se siete donne poi non potrà non colpirvi almeno in qualche modo, e vi guarderete intorno chiedendovi se non vi sia qualcuno che vi spia di nascosto…
    La normalità è solo una condizione apparente in questi racconti e guai a cullarvisi …Spunta sempre fuori qualcosa di inaspettato …
    E se Jonathan Frazen dichiara :”La più grande narratrice vivente del Nord America” non posso che unirmi anche io a lui , aggiungendo, inoltre, che è una delle più brave scrittrici di racconti che io (ghiotta come sono, di questo genere) abbia mai letto… Lasciatevi cullare..Partite anche voi alla volta del Canada.. Ma attenzione! Potreste non poterne più fare a meno. (Lucrezia Asile Cianciotta)
  • Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami.
    Io adoro Murakami, qualsiasi cosa scriva quel uomo, arriva a toccarmi in punti che non sapevo nemmeno di avere…Ma Kafka on the shore è….Ebbene Kafka on the shore è il mio preferito! O meglio quello che mi ha scalfita un po di più degli altri (per quanto gli altri siano arrivati molto molto in fondo).
    Tamura Kafka , Corvo, Nakata ,Oshima sono quasi entità reali per me..
    Il più onirico e il più surreale dei romanzi di Murakami ,ma anche il più introspettivo , perché, in qualche modo, Tamura Kafka è un pezzetto di ognuno di noi… (Lucrezia Asile Cianciotta)
  • Abbiamo sempre vissuto nel castello – Shirley Jackson.
    Proposto da: Sonia Marchioro
    Verrà letto da: Anastasia Piperno
  • Le vie dei canti – B. Chatwin. 

    Proposto da: Sonia Marchioro
    Verrà letto da: Simona Bernini

  • La ragazza di giada – Lisa See.
    Proposto da: Giusi
    Verrà letto da: Marina
  • Cuore di cane – Bulgakov.
    Proposto da: Giusi
    Verrà letto da: Nicola Manco
  • Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas.
    L’ho letto all’inizio dell’anno più che altro perchè ero innamorata della serie “Revenge” e ho saputo che era liberamente tratta da questo libro. Ma devo dirlo: è un capolavoro. In questo libro c’è tutto: avventura, amore, vendetta, gelosia. Tutto, davvero. La trama è complessa e geniale, con la vendetta alla base di tutto. Un libro davvero spettacolare che consiglio vivamente a chiunque! (Simo)
  • Il buio oltre la siepe – Harper Lee.
    Proposto da: Simo
    Verrà letto da: Rossella Mastuccino
  • Petrolio – Pasolini.
    Egli stesso dichiarò:””Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però basti sapere che è una specie di ‘summa’ di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”. (Francesca)
  • Kitchen – Banana Yoshimoto.
    Carinissimo! (Francesca)
  • Diatriba d’amore contro un uomo seduto – G. G. Marquez.
    E’ un testo teatrale molto suggestivo che si può riassumere in questa frase: “E se non lo trovo [un nuovo amore], non importa. Preferisco la libertà di rimanere per sempre a cercarlo che l’orrore di sapere che non esiste un altro che io possa amare come ne ho amato solo uno in questa vita. Sai chi? Te stronzo.” (Elisabetta Vinci)
  • Acqua in bocca – Camilleri  & Lucarelli.
    Chi ama Camilleri e Lucarelli non può non amare la partita a scacchi che giocano i due grandi giallisti intorno alla betta splendens. (Elisabetta Vinci)
  • Il sosia – Fedor Dostoevskij.
    Da grande amante della letteratura russa, non posso che tornare a proporre uno dei più grandi scrittori moscoviti. Il romanzo è davvero molto particolare, una storia che mette un po’ di inquietudine e molta, moltissima curiosità! Chiunque lo sceglierà (se mai qualcuno dovesse dargli una possibilità) lo divorerà in quattro e quattr’otto! (Andrea Ussy)
  • Il Dio del fiume – Wilbur Smith.
    Proposto da: Andrea Ussy
    Verrà letto da: Giusi
  • Venuto al mondo – Margaret Mazzantini.
    Proposto da: Ofelia Te Nesti
    Verrà letto da: Gianluca
  • Strane creature – Tracy Chevalier.
    Proposto da: Ofelia Te Nesti
    Verrà letto da: Flavia
  • Caduto fuori dal tempo – David Grossman.
    Grossman, con questo racconto a più voci che sfuma quasi nella poesia, ci consegna un vero tesoro. Non è facile scrivere della morte del proprio figlio, ma qui l’autore lo fa con una poetica e uno stile eccezionale unendo più voci accomunate dallo stesso terribile dolore. Non lascerà indifferenti i lettori più sensibili. (Claudia Pezzetti)
  • L’oro delle tigri – Jorge Luis Borges.
    Proposto da: Claudia Pezzetti
    Verrà letto da: Sonia Marchioro
  • Vendute! – Zana Muhsen.
    Un libro che ha dell’incredibile,emozionante, veritiero, Una drammatica storia di vita raccontata in prima persona da una ragazza costretta, insieme a sua sorella, a crescere troppo in fretta, lontano dalla propria terra natale, dalla propria madre ma, soprattutto, la storia di due adolescenti inglesi letteralmente vendute dal loro stesso padre. Una testimonianza agghiacciante dello sfruttamento delle donne nello Yemen. (Flavia)
  • Saltatempo – Stefano Benni.
    Proposto da: Flavia
    Verrà letto da: Serena
  • Teatro – Annibale Ruccello.
    Uno dei più grandi drammaturghi che l’Italia abbia avuto negli ultimi trent’anni, scomparso prematuramente, Ruccello ci ha lasciato una fotografia vivida e inquietante dell’Italia degli anni 80, un’Italia che cambia, dimenticando se stessa. Sono Napoli e i suoi dintorni a ospitare figure tragiche e commoventi, a volte spaventose, moderne Medea, transessuali innamorati, contesse decadute che tornano dal passato. Non posso che consigliarvi questo autore così poco conosciuto, che merita di essere scoperto. (Anya)
  • Le Beatrici – Stefano Benni.
    Uno spartito di voci per le donne e sulle donne, che è stato messo in scena da otto giovani attrici. Monologhi che si susseguono, alternandosi a poesie e canzoni. Donne protagoniste, che raccontano il loro universo, la loro rabbia, la dolcezza, l’irrequietezza. Una Beatrice che è molto poco “dantesca” e molto una di noi. Divertente, ironico, doloroso, questo piccolo capolavoro inneggia all’amore e alla forza delle donne, senza raccontare le solite banalità e i soliti personaggi, con uno sguardo attento e pungente. (Anya)
  • Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf.
    Un saggio davvero spettacolare, che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, sia uomini che donne, per comprendere la condizione deplorevole a cui la donna è stata costretta per tanti secoli, per capire quindi l’evoluzione della sua figura, ed inoltre soffermarsi a riflettere sulle avversità che hanno dovuto affrontare le donne scrittrici fino al secolo scorso. L’abbiamo letto per l’incontro di dicembre del club del libro di Napoli, ed è stato un incontro molto ricco e stimolante. CONSIGLLIATISSIMO. (Rossella Mastuccino)
  • Thérèse Raquin – Emile Zola.
    Proposto da: Rossella Mastuccino
    Verrà letto da: Lucrezia
  • I figli della mezzanotte – Salman Rushdie.
    Proposto da: Dora
    Verrà letto da: Luana
  • La ragazza dello Sputnik – Haruki Murakami.
    Proposto da: Dora
    Verrà letto da: Andrea Ussy
  • Le sei mogli di Enrico VIII – Antonia Fraser.
    E’ una biografia all’altezza dei più intriganti, torbidi Beautiful, Dallas etc.
    La Fraser affronta il periodo Tudor di Enrico VIII catapultandoti direttamente alla corte del re più famoso d’Inghilterra. Intrighi di corte, dialoghi del tempo, tutto è riportato fedelmente dalla Fraser. Un libro per conoscere un po’ di più (e meglio) ciò che ci fu dietro lo scisma d’Inghilterra e tutto ciò che ne successe… Senza dimenticarci che tra i protagonisti ritroviamo la ‘strega, traditrice nonchè più grande regina d’Inghilterra’ (= Anna Bolena), la sanguinaria Maria, e la grande Elisabetta I. (Gabbylovesmcr)
  • Il cavaliere d’inverno – Paulina Simmons.
    Proposto da: Gabbylovesmcr
    Verrà letto da: Dora
  • Vita – Melania Mazzucco. (Luana)
  • Il barone rampante – Italo Calvino. (Luana)
  • La regina Margot – Alexandre Dumas. (Serena Lampis)
  • Camera con vista – Edward Forster 
    Proposto da: Serena Lampis
    Verrà letto da: Anya Pellegrin

Il pozzo letterario | Invito (calorosissimo) alla partecipazione

Chi sta parlando? Piacere, Anastasia. Liceale sedicenne – quasi diciassettenne! – e fedele adepta non solo del sacrosanto libro, ma anche del Un buon libro, un ottimo amico. Leggo seriamente solo da pochi anni, ma con tanta dedizione (tradotto: in modo onnivoro, compulsivo e mai, dico mai stanco di se stesso). La mia libreria invoca aiuto ma io non l’ascolto, e compro tanto quanto leggo, cosa che mi crea non pochi problemi di carattere tecnico-logistico. Ma potendo vantare un minimo di inventiva, il posto per i nuovi arrivati lo trovo sempre ignorando bellamente la mia torbida coscienza. Si capirà da queste poche rige che sono tutto tranne che una persona seria, responsabile et similia: anzi, beffarmi di me stessa è la mia principale occupazione. Cosa che ha i suoi vantaggi, ma anche le sue conseguenze.

Visto che agli utenti di Goodreads sembra piacere, vi propongo una nuova “catena di lettura”, cioè Il pozzo letterario. Ci sono dei libri che consigliereste caldamente a chiunque? Magari sono libri che amate, ma che pensate non abbiano la notorietà che si meritano, o comunque libri che vi sono piaciuti particolarmente e vorreste far leggere a più gente possibile, indipendemente da quanto siano conosciuti. Bene, è arrivato il momento di metterli in gioco.

L’idea di questa sorta di “pozzo letterario” è quella di proporre ogni mese due titoli che vorreste fossero letti per i più svariati motivi e leggere in cambio un titolo tra le tante proposte. Potranno essere libri di qualunque genere letterario, nessun tipo di limite: quindi narrativa, ma anche poesia, teatro, biografie e autobiografie, saggi (a vostro rischio e pericolo), tutto quello che volete. Due sole cose vi si chiedono:

– che i libri proposti siano reperibili facilmente, in modo da non essere costretti ad andare in capo al mondo per trovarli.

– che motiviate con due righe di spiegazione il perché delle vostre proposte, in modo da incitare alla lettura chi si ritrova a dover scegliere (non dite solo “bellissimo!”, siate persuasivi!).

La scelta di proporre due titoli invece di uno trova subito spiegazione: vorrei ci fosse la più ampia scelta possibile, in modo da andare incontro ai gusti di tutti. Stesso motivo per cui avete completa carta bianca sui titoli da proporre: facciamo circolare, circolare e circolare e condividiamo. L’idea è proprio quella di uno scambio letterario informale e libero, dove per quel che si da si riceve altrettanto. Ma attenti: una volta che un titolo tra i proposti viene scelto, è depennato dalla lista delle possibili proposte e lasciato a chi si è preso carico della sua lettura. Questo per far sì che tutte le proposte abbiano le stesse opportunità, non vorrei mai che tutti si avventassero sullo stesso titolo lasciando nel dimenticatoio tutti gli altri. Le proposte sono aperte per quattro giorni: scaduto il tempo, queste vengono chiuse e raccolte in un elenco. Nel momento in cui questo elenco sarà disponibile, potrete accalappiarvi il titolo adocchiato e verrete segnati come “proprietari” di quella lettura. Avrete tre giorni per scegliere prima che l’elenco mensile di proposte venga chiuso. Potete cominciare a leggere dal momento in cui avete reperito la vostra scelta, la lettura dovrà essere terminata e possibilmente commentata entro trenta giorni dalla chiusura delle scelte. Potete lasciare delle mini-recensioni con foto del libro nell’album apposito creato per questa iniziativa.

Termini: Le proposte vanno dal 18 al 22 Dicembre. Dal 22 al 24 si vota e poi si legge entro il 31 Gennaio.

Le proposte devono essere fatte sul blog. Le votazioni saranno fatte sul blog.

Le recensioni dei libri letti devono essere mandate a luana_cau@hotmail.it accompagnate da una foto del libro (meglio se autoprodotta e personalizzata).


La voce invisibile del vento | Clara Sànchez

Titolo: La voce invisibile del vento
Titolo originale: Presentimientos
Autore: Clara Sànchez
Cenni sull’autore: Clara Sànchez vive a Madrid e ha raggiunto la fama mondiale con il bestseller Il profumo delle foglie di limone, vincitore del premio Nadal, in cima alle classifiche di vendita per oltre un anno. Tra i suoi romanzi inediti in Italia, Ultimas noticias dal Paraìso ha vinto il premio Alfaguara nel 2000. (fonte: quarta di copertina del libro)
Anno di pubblicazione: 2008
Editore: Garzanti
Numero pagine: 361
Prezzo: 17,60 €
Consigliato: Nì

Conosci la voce del silenzio?
Ti fidi del buio?
Ti fidi di te stesso?
Devi trovare una risposta, o sarà troppo tardi.

03122012163

 

Estate, Spagna. Julia e suo marito Félix finalmente si concedono una vacanza con il loro figlioletto Tito. Scelgono una località di mare, Las Marinas, perché, si sa, il sole e il mare fanno bene ai frugoletti che devono crescere e hanno bisogno di Vitamina D.
Julia e Félix sono la tipica coppia trentenne che da “coppia” si sta trasformando in “famiglia”, con l’arrivo del figlio e il subentrare di quelle meccaniche che rendono più stabile una relazione già avviata. Da considerazioni dei due personaggi qui e là nel libro, però, si capisce che sono due persone molto diverse tra loro: Julia è istintiva, umorale, il suo pragmatismo rasenta lo zero, molto spesso; Félix, invece, è il perfetto investigatore delle assicurazioni (è il suo mestiere, appunto): attentissimo osservatore, pragmatico, razionale e poco incline a lasciare briglia sciolta alla fantasia.
Sembra tutto perfetto, finalmente l’agognata vacanza lontano dagli uffici e dalla routine, ma ben presto si trasforma in un viaggio onirico, da subito spaventoso e angosciante per Félix, strano e poco confortevole come sanno essere solo i sogni per Julia. Tutto comincia quando, arrivati finalmente nella loro casa in affitto a Las Marinas, Julia e Félix si accorgono di aver lasciato le pappe di Tito, che è ancora un bebè, a casa. Il bambino però ha bisogno di mangiare, dopo il lungo viaggio per arrivare a Las Marinas, quindi Julia prende la macchina e va in cerca di una farmacia.
C’è traffico, sulla strada, com’è normale: è estate, la gente esce, va a ballare, sta in giro più a lungo.
Uno schianto, rumore di lamiere accartocciate: qualcuno deve aver fatto un incidente. Julia arriva alla farmacia, compra il cibo per Tito e si accinge a tornare alla casa. Improvvisamente, però, non ricorda più tanto bene dove sia, i palazzi e le strade le sembrano tutti uguali, non ha fatto troppa attenzione alla strada, arrivando, perché guidava Félix e lei non aveva bisogno di stare attenta, lo stava già facendo lui. Già, però adesso dov’è la casa? Dove sono Tito e Félix? Come potrà raggiungerli, se non riesce a ritrovare la strada di casa, né si ricorda come ha fatto ad arrivarci? La cosa più sensata è provare a chiamare Félix da un telefono pubblico, spiegargli la situazione e farsi ripetere la strada di casa, ma la linea dà sempre occupato e Julia non riesce a mettersi in contatto con i suoi.
C’è un locale sulla strada, “La Felicità”, che sembra l’unica soluzione alternativa valida: dentro c’è molta gente, qualcuno potrebbe aiutarla. Julia entra, e incontra Marcus: un uomo sinistramente affascinante, che lei ha l’impressione di aver già visto da qualche parte. Marcus l’aiuta, ma Julia non riesce a fidarsi completamente di lui, gli sente addosso un qualcosa di sinistro, di pericoloso.
Anche Félix scoprirà che Marcus è pericoloso, e che dovrà lottare per riavere Julia che, da parte sua, potrà fidarsi soltanto di se stessa e del suo istinto di sopravvivenza per tornare a casa.

La prima cosa che ho letto di questo libro sono le quattro righe che ho riportato all’inizio di questa recensione, e devo dire che mi hanno incuriosito non poco. Leggendo poi la trama, la curiosità è aumentata. Avevo già letto Il profumo delle foglie di limone della stessa autrice, ma mi aveva lasciato insoddisfatta; ho voluto riprovarci con questo nuovo lavoro.
La narrazione è a tratti avvincente (anche avvolgente, si potrebbe dire) e a tratti lenta e poco attraente: mi sono sorpresa in molti passi del libro con la testa totalmente da un’altra parte, a dover rileggere intere pagine perché le avevo sfogliate pensando a tutt’altro: questa è una pecca della Sànchez che avevo già riscontrato, sebbene in termini un po’ diversi, nel suo lavoro precedente: la storia in sé è una bella storia, dà da pensare, e anche molto, ma la narrazione ha dei cali di tono che rendono l’attenzione del lettore un po’ discontinua. Del lettore, la mia, perlomeno. Questo porta a perdere interesse per lo svolgimento dei fatti in sé: non riuscendo a seguire con attenzione le peripezie dei personaggi, molti passi risultano farraginosi, lenti e difficili da digerire, ma, stranamente, non ho mai perso l’interesse globale per la storia: volevo sapere come sarebbe andata a finire, anche se non riuscivo a interessarmi a come i personaggi sarebbero arrivati a quella conclusione.
Bisogna dire che, da divoratrice di gialli e thriller quale sono, ho trovato molte lacune nel susseguirsi degli avvenimenti: la storia è suddivisa in giorni, e a volte passano pagine e pagine di avvenimenti in fondo insignificanti per poi arrivare a un avvenimento cruciale, che però non viene né spiegato dai fatti precedenti, né giustificato in qualche modo dai fatti contingenti. Una sorta di flash, ecco.
Mi sono detta, leggendo, che proprio perché la storia è impostata fin dalle prime pagine come un racconto onirico, anche queste lacune sono in qualche modo giustificabili: capita molto spesso sognando di saltare da una situazione all’altra in modi assurdi alla luce del giorno, ma che hanno perfettamente senso mentre li stiamo sognando. Nonostante questo, però, è proprio questo ritmo costantemente a singhiozzo che mi ha fatto rispondere  alla voce “Consigliato”: questo stile deve piacere, per poter essere letto con l’attenzione e l’apprezzamento che la storia merita, altrimenti fa perdere godibilità alla lettura, ed è un peccato.

La voce invisibile del vento non è un libro noioso, né tantomeno scritto male, intendiamoci. Ha, soltanto, uno stile narrativo molto particolare, che prescinde dall’impostazione onirica della storia, ma che rischia di risultare indigesto a chi, come me, non apprezza il tiraemolla di narrazioni in cui il corso della storia sembra fare sempre un passo avanti, poi due indietro, nel frattempo anche qualcuno di lato e via così: questa dispersività è quello che mi rende un po’ titubante sulla reale apprezzabilità di questo libro ma, in fondo, sono riuscita a finirlo e se non altro avevo curiosità di sapere dove mi avrebbe portato la conclusione della storia, quindi non mi sento di dire che sia una lettura totalmente da scartare. In più, ripeto, la storia dà da pensare, e anche parecchio, su cose a cui tutti prima o poi abbiamo pensato, con più o meno paura, e su cui tutti ci siamo fatti delle domande: molte di queste domande vengono poste anche ai personaggi della storia della Sànchez, a volte da altri personaggi, a volte dalle situazioni che si trovano a vivere, e questo aspetto da solo basta a rivalutare di molto l’andamento ondivago della narrazione.

Marina Allemani


Il conte di Montecristo | Alexandre Dumas

Titolo: Il conte di Montecristo
Titolo originale: Le Comte de Monte-cristo
Autore: Alexandre Dumas
Alexandre_Dumas_padreCenni sull’autore: Fu uno dei più proliferi e popolari scrittori francesi del diciannovesimo secolo. Senza mai raggiungere un grande merito letterario, Dumas riuscì a ottenere grande popolarità prima come drammaturgo e poi come novellista storico, soprattutto con opere come “Il Conte di Montecristo” e “I tre moschettieri“. I suoi romanzi più noti “I tre moschettieri” (pubblicato nel 1844 e messo in scena nel 1845) e “Il conte di Montecristo” (1844), vengono pubblicati a puntate sui giornali, il primo sulla rivista “Le Siècle“, il secondo sul “Journal des débats“. Entrambi riscuotono un successo enorme, tanto da resistere al passare del tempo e divenire classici della letteratura, rivisitati periodicamente dal cinema e dalle televisioni in tutto il mondo. In seguito Dumas pubblica “Vent’anni dopo” e “Il visconte di Bragelonne” (entrambi continuazione de “I tre moschettieri”).  Nel settembre del 1870, dopo una malattia vascolare che lo lascia semiparalizzato, si trasferisce nella villa del figlio a Puys, vicino a Dieppe: qui Alexandre Dumas padre, muore il 6 dicembre 1870. (Fonte)
Anno di pubblicazione: 1844
Edizione: BUR
Traduzione a cura di: Emilio Franceschini
Numero pagine: 914
Costo: 12.9 euro
Consigliato: da (quasi) duecento anni a questa parte;

“In quanto a voi, ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso voi: non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.”

alexandre

Sono ormai quasi duecento anni che Il conte di Montecristo si offre alla lettura, dapprima sotto forma di pubblicazione a rata, in seguito come romanzo; e sono dunque quasi duecento anni che se ne parla, che si critica – è uno dei romanzi della letteratura francese più negativamente criticati – che si dice tutto il dicibile, insomma. Potrei quindi decidere di apportare il mio contributo alla sfera di opinione pubblica riguardante questo colosso saccheggiando qua e là, riportando opinioni espresse da altri più o meno affini alla mia, concludendo col dirvi che si tratta di uno dei romanzi più belli che abbia mai letto, e che dovreste leggerlo tutti. Invece, per un atto di onestà intellettuale, nonché per tributare ai 36 giorni di lettura impiegati per conoscere tutte le vicende dell’enigmatico conte, ho deciso anche io di esprimermi quanto più a parole mie, richiamando di quando in quando note al libro curate da qualcuno più ferrato in campo di me – come Umberto Eco che ha curato l’introduzione dell’edizione Bur. Insomma, oggi sono qui a raccontarvi il successo duecentesco di un libro in cui i personaggi si nascondono dietro le tende, e nessuno li vede, sono qui a dirvi perché dopo tutto questo tempo stia ancora in piedi un romanzo in cui tre personaggi sono interpretati dallo stesso e tutti vengano raggirati da questi mascheramenti e nessuno si accorga che tre persone che hanno lo stesso guardo e lo stesso tono di voce…. sono la stessa.

Innanzitutto, è un romanzo prolisso, cosa che dovrebbe scoraggiare miriadi di lettori, e che riesce a farlo, ma in realtà sono più quelli che invece si imbarcano nella lettura. Il motivo è semplice: tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito nominarlo. Il conte di Montecristo in libreria è peggio di Gatsby alle sue feste, nessuno l’ha visto, ma tutti sanno che esiste. Quindi, in questo caso, anche chi non l’ha letto sa che esiste e che ci va di mezzo una vendetta. Grazie anche a tutta la trasposizione cinematografica esistente e ai vari ratti di trama che su questo libro sono stati effettuati. Dumas ha scritto uno dei libri più trafugati di sempre, ed è per questo che lo leggiamo tutti, perché ce lo ritroviamo ovunque, e prima o poi ci sentiamo quasi in dovere di leggerlo. E’ come un musulmano che visita La Mecca, un lettore si sente irrimediabilmente spinto e costretto a dirigersi verso Edmond Dantès, almeno una volta nella vita. Va da sé che esistano anche i meno ortodossi, quelli che non lo leggono per puro disinteresse. Ma sanno comunque che c’è e, almeno per sentito dire, di cosa parla. Calvino ce l’ha descritto benissimo in Se una notte d’inverno un viaggiatore questo processo:  Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque E’ Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu.

Dunque, la fama lo precede. Ma smontando il mito della fama, cosa rimane? Un romanzo affascinante, illusorio.. E dietro ciò ancora, cosa rimane? Un romanzo mal scritto. Lo definisce così persino Eco (vi avevo avvertiti che un po’ a lui mi sarei rifatta). Già nei Moschettieri, di cui sin ora ho letto due episodi su tre, era palese che Dumas fosse tutt’altro che uno scrittore sopraffino. Dumas scriveva per soldi, e si vedeva. Più cartelle, più soldi.. Dunque, nella stessa frase, capita di trovare scritte quattro volte le stesse parole. Le ripetizioni fruttavano righe più lunghe, quindi qualcosa in più da mettere a tavola. La pubblicazione a rate importava che si dovesse sempre rispiegare ai nuovi lettori dove si era rimasti, e dunque ci sono vicende che vengono narrate anche tre volte con giri di parole che però, ad un lettore astuto, puzzano un po’. E allora, come ha fatto a entrare nell’Olimpo della letteratura mondiale di tutti i tempi?

E’ semplice. La vicenda narrata, stretta intorno ad una vendetta pianificata a lungo, è geniale. Si parte da Marsiglia, si va a Roma e si approda a Parigi, passando ripetutamente per l’isola di Montecristo – uno dovrà anche andare al bancomat in tutto questo – senza che si perdano colpi, senza che si perda un colpo, senza che venga un colpo di noia, o la voglia di chiudere gli occhi. Perdoniamo a Dumas l’imperante morale maschilista e cattolica, le ridondanze palesi per il semplice fatto che questa storia è una droga, toglie il sonno, porta a patteggiare sempre per il giusto (configurato da Dumas eh, mica te lo scegli tu il giusto e sbagliato) e dopo, si soffre di una grave crisi d’astinenza. Gli scrittori dell’Ottocento avevano tra l’altro a disposizione un elemento, un asso nella manica che è mancato a tutti coloro che venivano prima, e a tutti coloro che verranno dopo, ossia il fatto di essere immersi a pieno in un secolo romanzesco. L’Ottocento è un tempo che sa di romanzo prima ancora di entrare, dentro un romanzo. Il duello, l’invito su una carrozza, i veleni, gli abiti, i titoli… Vivevano in un’epoca romanzata, e da questo traevano il prisma del loro fascino. Insomma, nell’Ottocento, si viveva di intrighi in feste a palazzo, son cose che non ci sono più. Gli amanti si parlavano attraverso una barriera e si contentavano di un bacio sulla mano in attesa dell’approvazione paterna… o almeno i più timidi. Perché poi, in realtà, anche allora ci si dava dentro, anzi, più si era cerimoniosi, più ci si dava dentro. Era un secolo teatrale, tutto era il contrario di ciò che appariva.

Bene. Ora che abbiamo allestito il palco, mettiamoci sopra gli attori. Il perno di tutta la vicenda è l’uomo più ricco di sempre, più ricco di Onassis, Bill Gates e i politici italiani messi insieme. E si sa che, quando uno è ricco, può tutto. Se credete che l’amore, la speranza, e tante altre care cose siano quelle che salvano un uomo, vi sbagliate di grosso e Dumas – che già avevo visto all’opera nel cercare di aiutare i moschettieri a rimpinguare le finanze in tutti i modi – non lascia passare il messaggio trascurato: quello che ci vuole sono i soldi. Più se ne hanno, meglio è. E il personaggio di Edmond Dantès è il concretizzarsi di questa massima materialista, imparerà a proprie spese (molte, moltissime spese) che essere di buon cuore ripaga molto meno che avere un cuore d’oro: non in senso figurato, niente sensi lati, nel vero senso della parole. Dunque, i soldi. I soldi sono solo il mezzo, il fine è la vendetta. Una vendetta covata tanto a lungo che non potrà che essere malvagia, e Dantès sapeva bene la storiella del piatto freddo, così l’ha servita ghiacciata, anzi, ha servito una cena scaduta: il tempo era finito già da un bel po’ quando è tornato a riscuotere il proprio dazio. Un torto subito – oggi la Cassazione parlerebbe di diffamazione – divide il libro a metà, divide l’uomo Dantès a metà; ce lo presenta giovincello, arriso dalle fortune di una vita semplice, senza lussi, colma di amore, verso il padre e verso una donna, che ad un certo punto viene disilluso e che subisce una profonda trasformazione. Non credete che sia tutto così facile, il nostro Edmond era talmente buono che serviranno interventi divini a illuminargli la strada sul reale susseguirsi degli eventi. Così, da Dantès passiamo al Conte di Montecristo. La psicologia del personaggio cambia drasticamente. E di questo bisogna render conto a Dumas: non avevo mai subito così tanto il fascino di un mutamento. Un giovane, Marsiglia, un torto subito, la vendetta. Non a caso ci va di mezzo il mare, l’elemento naturale più inquietante, che può nascondere cose per sempre e risputarne altre al momento meno adatto. Ecco, intorno a quest’uomo di cui molte lettrici si innamorano, ruota una vicenda lunga 914 pagine. Gli altri personaggi, al confronto, meritano di essere nominati solo un gradino più in basso. E’ lui che tira le redini, che governa la storia, che dirige gli antri più oscuri.

Dumas crea un personaggio quasi divino. Un dio vendicatore il cui potere principale è il denaro. Ora, capite perché sono duecento anni che questo libro viene letto? Chi di voi non sogna di essere ricco all’infinito e di potersi vendicare? Magari non avete subito quello che ha subito Dantès, ma voi, giovani ingegneri, cosa dareste per ripagarvi del professore che vi ha bocciato tre volte in Analisi 1? E voi, giovani giuristi, se foste ricchi, non vorreste tanto vendicarvi di quella professoressa che neanche vi guardava in faccia quando vi ha fatto andare via dall’esame di Diritto privato senza nemmeno un misero 18? …lo so, lo so. Al primo colpo d’occhio forse non vi verrebbe in mente di essere cattivi, ma se vi guardate dentro, se scrutate il vostro io più nascosto, state certi che qualche torto che vorreste vendicare lo avete di sicuro.

Danglars, Villefort, Caderousse, Fernando non sono che ostacoli da rimuovere, non sono altro che pedine che il Conte vuole e deve far capitolare, seguendo questa missione di cui si è eletto governatore. L’immedesimazione è tale che non ci fermiamo a riflettere se esista una reale commisurazione della pena, chi stia effettivamente dalla parte del giusto.. Dumas ci presenta i fatti in un modo e noi li accogliamo come tali, da una parte il giusto, il giusto dumasiano, e per tanto, anche il nostro, dall’altra lo sbagliato dumasiano, e, inevitabilmente, anche il nostro. Qualche arguto che sfugge dall’ingranaggio c’è, ma la maggior parte di noi entra in questa rete binaria, e non ne esce. Poi, nel mio caso, non ne vuole uscire. Mi sta bene così, c’è un torto, un danneggiato, dei danneggiatori, la sentenza è chiusa. Solo, mi lascia perplessa questo ruolo di princeps adottato da Dumas, che al Super-Uomo dannunziano gli fa un baffo.

Le donne di questo romanzo si dividono in due categorie: quelle che si danno da fare e quelle altre che invece sono ferme al davanzale, insomma, i prototipi perfetti di Bella di Twilight. Queste donne amano, distruggono, nell’intimità della casa maritale ordiscono trame inenarrabili e sopratutto, mandano puntualmente all’aria tutti i piani dei padri e degli uomini in generale. E, udite, udite, abbiamo una delle pochissime storie romanzate ottocentesche in cui appare una storia omosessuale. Non ne parlo come se il caso rientrasse nel museo delle curiosità, ma per far comprendere la modernità di Dumas e per rendergli grazie per questo tributo all’umanità che compie le proprie scelte almeno per una volta in veste femminile. Non pensavo che la misoginia di questo scrittore avrebbe mai permesso di entrare in scena ad una storia così poco comune e così, per l’epoca (e forse anche per ora, l’ottusità è restia a venir meno), scandalosa.

Di Mercedes e Haydèe non parlerò. Gli affari sentimentali del principale personaggio sono cosa talmente soggettiva che nessuno dovrebbe indirizzare l’opinione altrui. Posso solo dire – per chi l’ha letto – che a fine romanzo avrei dato una pacca sulla spalla al nostro Dantès, conte di Montecristo. Solo voglio tributare nei confronti ad Haydèe una delle frasi-chiave del romanzo, tu, tu sei dappertutto, dice questa al nostro eroe enigmatico. Ed è facile capire che non si tratta di un complimento a caso, di una stucchevole dichiarazione d’amore, ma di uno dei tanti indizi dumasiani sparsi nel libro per farci comprendere l’essenza di ciò che Dantès è diventato. Egli può tutto, è dotato addirittura del dono dell’ubiquità.

Insomma, tutto in questo romanzo sa di grandioso. Il titolo che Dantès decide di darsi, questo nome così tenebroso, parla da solo, richiama il tono divino che si è ben deciso a interpretare. Le due città nelle quali si dipana la vicenda, Parigi e Roma, sono tutt’ora due delle più imponenti al mondo. I cattivi son proprio cattivi cattivi, non ci sono sconti. Le donne sono le protagoniste di grandi tragedie. In nome di tutto ciò, perdoniamo le ripetizioni, sia di parole che di narrazione. Qualsiasi spiraglio di vicenda che viene aperto, si richiude, nulla è lasciato al caso, l’autore ha concluso qualsiasi avventura fatta iniziare. In nome del fatto che, anche secondo me, aspettare e sperare è il miglior metodo per migliorarsi per poi dare lo scacco matto al destino e alle persone che se lo meritano. In nome di tutto ciò chiudiamo l’occhio su certi espedienti del conte che può tutto, persino inscenare e poi rettificare la morte. In nome di tutto questo grandioso impianto, Il conte di Montecristo è uno dei romanzi più perfetti che io abbia letto.

Luana Cau


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