La voce invisibile del vento | Clara Sànchez

Titolo: La voce invisibile del vento
Titolo originale: Presentimientos
Autore: Clara Sànchez
Cenni sull’autore: Clara Sànchez vive a Madrid e ha raggiunto la fama mondiale con il bestseller Il profumo delle foglie di limone, vincitore del premio Nadal, in cima alle classifiche di vendita per oltre un anno. Tra i suoi romanzi inediti in Italia, Ultimas noticias dal Paraìso ha vinto il premio Alfaguara nel 2000. (fonte: quarta di copertina del libro)
Anno di pubblicazione: 2008
Editore: Garzanti
Numero pagine: 361
Prezzo: 17,60 €
Consigliato: Nì

Conosci la voce del silenzio?
Ti fidi del buio?
Ti fidi di te stesso?
Devi trovare una risposta, o sarà troppo tardi.

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Estate, Spagna. Julia e suo marito Félix finalmente si concedono una vacanza con il loro figlioletto Tito. Scelgono una località di mare, Las Marinas, perché, si sa, il sole e il mare fanno bene ai frugoletti che devono crescere e hanno bisogno di Vitamina D.
Julia e Félix sono la tipica coppia trentenne che da “coppia” si sta trasformando in “famiglia”, con l’arrivo del figlio e il subentrare di quelle meccaniche che rendono più stabile una relazione già avviata. Da considerazioni dei due personaggi qui e là nel libro, però, si capisce che sono due persone molto diverse tra loro: Julia è istintiva, umorale, il suo pragmatismo rasenta lo zero, molto spesso; Félix, invece, è il perfetto investigatore delle assicurazioni (è il suo mestiere, appunto): attentissimo osservatore, pragmatico, razionale e poco incline a lasciare briglia sciolta alla fantasia.
Sembra tutto perfetto, finalmente l’agognata vacanza lontano dagli uffici e dalla routine, ma ben presto si trasforma in un viaggio onirico, da subito spaventoso e angosciante per Félix, strano e poco confortevole come sanno essere solo i sogni per Julia. Tutto comincia quando, arrivati finalmente nella loro casa in affitto a Las Marinas, Julia e Félix si accorgono di aver lasciato le pappe di Tito, che è ancora un bebè, a casa. Il bambino però ha bisogno di mangiare, dopo il lungo viaggio per arrivare a Las Marinas, quindi Julia prende la macchina e va in cerca di una farmacia.
C’è traffico, sulla strada, com’è normale: è estate, la gente esce, va a ballare, sta in giro più a lungo.
Uno schianto, rumore di lamiere accartocciate: qualcuno deve aver fatto un incidente. Julia arriva alla farmacia, compra il cibo per Tito e si accinge a tornare alla casa. Improvvisamente, però, non ricorda più tanto bene dove sia, i palazzi e le strade le sembrano tutti uguali, non ha fatto troppa attenzione alla strada, arrivando, perché guidava Félix e lei non aveva bisogno di stare attenta, lo stava già facendo lui. Già, però adesso dov’è la casa? Dove sono Tito e Félix? Come potrà raggiungerli, se non riesce a ritrovare la strada di casa, né si ricorda come ha fatto ad arrivarci? La cosa più sensata è provare a chiamare Félix da un telefono pubblico, spiegargli la situazione e farsi ripetere la strada di casa, ma la linea dà sempre occupato e Julia non riesce a mettersi in contatto con i suoi.
C’è un locale sulla strada, “La Felicità”, che sembra l’unica soluzione alternativa valida: dentro c’è molta gente, qualcuno potrebbe aiutarla. Julia entra, e incontra Marcus: un uomo sinistramente affascinante, che lei ha l’impressione di aver già visto da qualche parte. Marcus l’aiuta, ma Julia non riesce a fidarsi completamente di lui, gli sente addosso un qualcosa di sinistro, di pericoloso.
Anche Félix scoprirà che Marcus è pericoloso, e che dovrà lottare per riavere Julia che, da parte sua, potrà fidarsi soltanto di se stessa e del suo istinto di sopravvivenza per tornare a casa.

La prima cosa che ho letto di questo libro sono le quattro righe che ho riportato all’inizio di questa recensione, e devo dire che mi hanno incuriosito non poco. Leggendo poi la trama, la curiosità è aumentata. Avevo già letto Il profumo delle foglie di limone della stessa autrice, ma mi aveva lasciato insoddisfatta; ho voluto riprovarci con questo nuovo lavoro.
La narrazione è a tratti avvincente (anche avvolgente, si potrebbe dire) e a tratti lenta e poco attraente: mi sono sorpresa in molti passi del libro con la testa totalmente da un’altra parte, a dover rileggere intere pagine perché le avevo sfogliate pensando a tutt’altro: questa è una pecca della Sànchez che avevo già riscontrato, sebbene in termini un po’ diversi, nel suo lavoro precedente: la storia in sé è una bella storia, dà da pensare, e anche molto, ma la narrazione ha dei cali di tono che rendono l’attenzione del lettore un po’ discontinua. Del lettore, la mia, perlomeno. Questo porta a perdere interesse per lo svolgimento dei fatti in sé: non riuscendo a seguire con attenzione le peripezie dei personaggi, molti passi risultano farraginosi, lenti e difficili da digerire, ma, stranamente, non ho mai perso l’interesse globale per la storia: volevo sapere come sarebbe andata a finire, anche se non riuscivo a interessarmi a come i personaggi sarebbero arrivati a quella conclusione.
Bisogna dire che, da divoratrice di gialli e thriller quale sono, ho trovato molte lacune nel susseguirsi degli avvenimenti: la storia è suddivisa in giorni, e a volte passano pagine e pagine di avvenimenti in fondo insignificanti per poi arrivare a un avvenimento cruciale, che però non viene né spiegato dai fatti precedenti, né giustificato in qualche modo dai fatti contingenti. Una sorta di flash, ecco.
Mi sono detta, leggendo, che proprio perché la storia è impostata fin dalle prime pagine come un racconto onirico, anche queste lacune sono in qualche modo giustificabili: capita molto spesso sognando di saltare da una situazione all’altra in modi assurdi alla luce del giorno, ma che hanno perfettamente senso mentre li stiamo sognando. Nonostante questo, però, è proprio questo ritmo costantemente a singhiozzo che mi ha fatto rispondere  alla voce “Consigliato”: questo stile deve piacere, per poter essere letto con l’attenzione e l’apprezzamento che la storia merita, altrimenti fa perdere godibilità alla lettura, ed è un peccato.

La voce invisibile del vento non è un libro noioso, né tantomeno scritto male, intendiamoci. Ha, soltanto, uno stile narrativo molto particolare, che prescinde dall’impostazione onirica della storia, ma che rischia di risultare indigesto a chi, come me, non apprezza il tiraemolla di narrazioni in cui il corso della storia sembra fare sempre un passo avanti, poi due indietro, nel frattempo anche qualcuno di lato e via così: questa dispersività è quello che mi rende un po’ titubante sulla reale apprezzabilità di questo libro ma, in fondo, sono riuscita a finirlo e se non altro avevo curiosità di sapere dove mi avrebbe portato la conclusione della storia, quindi non mi sento di dire che sia una lettura totalmente da scartare. In più, ripeto, la storia dà da pensare, e anche parecchio, su cose a cui tutti prima o poi abbiamo pensato, con più o meno paura, e su cui tutti ci siamo fatti delle domande: molte di queste domande vengono poste anche ai personaggi della storia della Sànchez, a volte da altri personaggi, a volte dalle situazioni che si trovano a vivere, e questo aspetto da solo basta a rivalutare di molto l’andamento ondivago della narrazione.

Marina Allemani

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