Zorro. L’inizio della leggenda | Isabel Allende

Titolo: Zorro. L’inizio della leggenda
Titolo originale: El Zorro. Comienza la leyenda
Autore: Isabel Allende
isabelCenni sull’autore: Isabel è una bambina vivace ed inquieta che legge moltissimo. L’immaginazione della piccola si alimenta di romanzi d’avventura, di romanzi rosa, ascoltati alla radio, in cucina assieme alle inservienti e soprattutto di racconti narrati dal nonno o dalla nonna, che ha la passione dei misteri legati allo spiritismo che lasceranno nella nipotina i semi di fantastiche storie. Grazie all’aiuto dello zio Salvador Allende, futuro presidente del Cile, poi ucciso nel colpo di Stato del 1973, Isabel e la sua famiglia non ha problemi economici e può frequentare le migliori scuole. Nel 1956 la madre si risposa con un diplomatico e la famiglia farà dei soggiorni all’estero, prima in Bolivia dove Isabel frequenta una scuola privata americana, poi in Europa e in Libano, a Beirut dove frequenta una scuola privata inglese. Queste esperienze le permetteranno di conoscere un mondo diverso da quello della sua infanzia. Anche se lui letture cambiano: legge libri di filosofia, psicologia, psicanalisi e frugando nella camera del patrigno, trova un “libro proibito” che influenzerà il suo futuro di scrittrice: nascosta in un armadio La ragazzina Isabelita legge “Le mille e una notte”.
Anno di pubblicazione: 2005
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Numero pagine: 348
Consigliato: Vivissimamente. 

Per sua fortuna, le persone che lo circondavano, preoccupate com’erano delle loro passioni e delle loro imprese, dimenticarono di controllarlo. Arrivò ai quindici anni senza grandi difetti né pregi, fatta eccezione per una smisurata sete di giustizia che non saprei se collocare nella prima o nella seconda categoria; diciamo semplicemente che era un tratto imprescindibile del suo carattere. Potrei aggiungere un’altra sua peculiarità, la vanità, ma così facendo anticiperei troppo, visto che emerse in un secondo momento, solo quando Diego si rese conto che i nemici aumentavano, il che è sempre un buon segno, così come gli ammiratori, sopratutto quelli di sesso femminile.

11) Zorro

 

Arrivava un momento, a casa mia, quando ero più piccola, in cui bastava che andasse in onda una sigla televisiva per far sì che sulla cucina scendesse un’aura di sacertà senza eguali, era il momento in cui un cavallo nero impennava all’orizzonte e la sigla televisiva faceva così “Zorro, Zorro, ha una vita segreta; Zorro, Zorro il segno suo è la zeta”. Per quante volte avessimo già visto le trite e ritrite puntate, l’eroe mascherato di nero continuava ad avere su di noi, figlie, l’effetto che aveva prodotto su mio padre fin dalla sua infanzia. Un eroe semplice, il cui mezzo era un cavallo nero dal nome Tornado, che si occupava di campagnoli e usava come uniche armi una spada e una frusta. Era ciò che più di vicino mio padre sarebbe potuto essere da bambino, e siccome certe cose si portano dentro, non era difficile capire quanto ci tenesse, consapevole di tutte le volte in cui Zorro avrebbe battuto Moncada, continuava a fare un tifo speranzoso, quasi la sorte potesse cambiare e strizzare l’occhio all’avversario tanto odiato. E di questo suo baluginio di tremiti e speranza, noi siamo state le dirette ereditiere, innamorate di questo hidalgo dall’accento seducente, i modi spagnoli, l’agilità di gatto e la furbizia di volpe.

Quindi, nei confronti di un libro che narrasse le avventure di un eroe di casa, potrebbe dirsi, di questo ospite che a cena aveva sempre modo di raccontarci un’avventura in più, non potevo che essere esigente, chiedere la verità, quei particolari che mi ero sempre persa, chiedere che gettasse luce su quei lati oscuri che mi avevano sempre più incuriosita. Il fatto che a narrare le avventure di questo eroe che è il perfetto incrocio tra il realmente esistito e la leggenda fosse Isabel Allende era di sicuro rassicurante, una penna così dedita alle avventure, ai caldi ritmi spagnoli e latini non poteva che rendere giustizia a Diego de la Vega. Inutile dire che il risultato ha di gran lunga superato le aspettative. Lo scenario storico e geografico è fin da subito inquadrato con grande semplicità: California, fine Settecento, colonialismo spagnolo imperante nell’assoluta convinzione della superiorità della razza bianca sugli indigeni i cui costumi sono riprovevoli. Alejandro de la Vega, valoroso militare spagnolo, conosce, durante una rappresaglia india diretta contro la colonia di padre Mendoza, la sua futura sposa, e così, questa coppia originale darà alla luce il piccolo Diega la cui balia darà il latte dell’infanzia anche al piccolo Bernardo, figlio di un’india. Il resto, è storia, o meglio, leggenda, di tutte e due un po’. Il terreno in cui Diego coltiverà la sua sete di giustizia è fertile, un periodo storico e un inquadramento geografico in cui gli abusi e soprusi sono all’ordine del giorno in nome di una gerarchia prestabilita che il giovane riuscirà a mettere in discussione facendosi forte di una cultura spregiudicata a cui tutte le persone che incontrerà, da un capitano di nave a una comitiva di zingari, daranno elementi per abbattere i pregiudizi. La condizione di sottoposto di suo fratello di latte Bernardo il quale passa per sordomuto, quasi per ritardato, ma che è in realtà un giovane saggio e premuroso, spingeranno ancor più sul senso di onore e di ingiustizia che contribuiranno a far sì che Diego sviluppi una doppia personalità e dia vita a Zorro.

Poiché tutto questo però lo sapete già, vi racconterò perché vale la pena avventurarsi in una nuova versione di questa storia che, bene o male, fa parte di tutte le nostre infanzie. Isabel Allende assume, per raccontare, un punto di vista davvero curioso, non vi svelerò quello di chi, altrimenti vi toglierei gran parte di gusto della lettura, che consente di vedere Zorro non solo in tutti i suoi pregi di eroe, ma lo presenta anche sotto gli aspetti più quotidiani. Diego de la Vega è vanitoso, sempre incline a esagerare le proprie avventure, e abbastanza sfigato in amore: destinato ad amare solo donne che non lo ricambiano, e a fuggire dai letti delle amanti con più solerzia di quanto non faccia Zorro alla fine dei suoi attacchi. Un punto di vista che consente di osservare da vicino il periodo di Zorro più trascurato dalle varie produzioni cinematografiche e televisive, quello trascorso a Barcellona, gli anni di formazione del giovane impavido, quelli in cui apprenderà l’arte dello spadaccino, in cui apprenderà i modi galanti del gentiluomo che sa ballare, corteggiare, vestire, in cui affinerà la bravura del baro nel gioco. E mentre le pagine scorrono via, quando si arriva al finale, si lascia Diego a vent’anni, quando le zeta non sono ancora lontanamente vicine a sfiorare il numero, e in poche pagine viene riassunto ciò che ne sarà di lui. Tutta la narrazione infatti è dedicata all’inizio della leggenda, quella parte di cui tutti danno per scontato di sapere, ma che in realtà in pochi sanno, quella parte che è la più misteriosa, la più intrigante da scoprire in quanto mette in luce i perché che rimangono sospesi e invece sono fondamentali. Il sordomutismo di Bernardo, il perché della maschera di Zorro, il perché di questo nome, e altri mille quesiti che io mi sono sempre posta e che trovo essere i più interessanti, sono racchiusi in queste 350 pagine di narrazione in cui Isabel Allende impiega tutta la sua bravura nell’arte di narrare per restituire un ritratto fedele e al quale ci si affeziona facilmente di questo eroe romantico e lontano dalla contemporaneità, ma sempre vivo nell’immaginario comune. Arrivati alla fine senza nemmeno accorgervene, sentirete una profonda nostalgia per quest’avventura fatta di una parte di storia che si distinse per le ingiustizie a cielo aperto alla fine di una civiltà di vinti che si dimostrerà infinitamente superiore a quella dei presunti vincitori. Il confronto tra vecchio e nuovo mondo in cui lo schiavismo e il colonialismo non producono solo vittime umane, ma anche culturali, nel tentativo di imporre il cattolicesimo e i modi europei, infatti, andrà persa una cultura centenaria fatta di amore per la natura, di una comunicazione simbolica, di una vita semplice, ma completa. Tutti questi fattori insieme contribuiranno a creare il personaggio di Zorro. E, se volete sapere cosa faceva il giovane de la Vega prima di giungere in California e infliggere zeta alle persone e ai luoghi che hanno meritato vendetta, leggete dunque questo libro. In cui scoprirete che a forgiare il carattere dell’eroe mascherato furono elementi tanto spagnoli quanto indi, in cui scoprirete che Bernardo era tutt’altro che un semplice aiutante, e imparerete ad amare ancor più, se possibile, il più galante e sfuggevole degli eroi popolari. Zorro, per servirvi.

Luana Cau

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One response to “Zorro. L’inizio della leggenda | Isabel Allende

  • Symon

    Fico questo post! Sopratutto perché ho, finalmente, trovato nel web qualcuno che ammiri Zorro tanto quanto lo faccio io 😀 purtroppo il libro non l’ho ancora letto, ma adesso non c’è niente che mi trattenga dal rendere il mio portafoglio a dir poco anoressico!

    Ancora complimenti 😀

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