Archivi tag: Contemporanea

Tu, mio | Erri de Luca

Titolo: Tu, mio
Autore: Erri De Luca
ErrideLucaCenni sull’autore: Cenni sull’autore:  Dopo gli studi al Liceo Umberto, nel 1968, a diciotto anni, raggiunge Roma, dove prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studenti), gruppo che fonderà Lotta Continua a Roma. Erri diventerà in seguito il responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua. Inoltre dichiarerà più di recente che al momento dello scioglimento di Lc (Rimini, 1976) non volle entrare in clandestinità e convinse il servizio d’ordine romano a seguire la sua stessa strada. In seguito svolge numerosi mestieri in Italia ed all’estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore. Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui lo yiddish e l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico. Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli.
Data di pubblicazione: 1998
Edizione: Economica Feltrinelli
Costo: Sei euro e cinquanta
Consigliato: Sì.

 

Ho conosciuto Erri De Luca l’anno scorso, ascoltandolo parlare a Torino. Non avevo idea di cosa avesse scritto, quali fossero le sue storie e quale la sua storia. Rimasi folgorata dal modo in cui parlava, con quella voce un po’ bruciata di vento marino che rimbomba sulle rocce di un promontorio. Con In alto a sinistra, che acquistai subito dopo la conferenza, si conquistò anche la mia fiducia in quanto scrittore. Ho sentito adesso, in un periodo di stanchezza mentale, il bisogno di ritrovare le sue parole.

«Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta… […]».

tu,mio

 

Tu, mio è il racconto di un’estate al mare, di un ragazzo su un precipizio di sentimenti che scopre, custodite dentro di sé, emozioni contrastanti, quasi estranee per la novità con cui gli si presentano, eppure in fondo sempre conosciute, accolte con abbandono in quanto parte di un grande rito di passaggio – e con la consapevolezza, quindi, che esse lasceranno su di lui un segno, come i denti di una murena capace di penetrare non solo la carne della mano ma anche lo spirito. L’odio, l’amore, la cattiveria, il desiderio di offrire protezione…  I grandi sentimenti che preludono all’età adulta e all’ingresso nella vera umanità sono trattati con delicatezza, assottigliati dal sapiente paroliere che è Erri: essi appaiono scabri come ciottoli, leggermente bruciati dal sole e dal sale, scolpiti in eguale misura dall’acqua e dal vento. Prendiamo in mano il primo innamoramento come una stella marina, un riccio o una conchiglia dal profilo affilato.

Impariamo che anche un nome possiede una sua cadenza magica – Caia, Haia, Haiele – fatta apposta per essere ripetuta dalla bocca di un giovane innamorato; impariamo che in chiunque si può riconoscere la traccia di una persona che abbiamo perso, se solo siamo disposti a crederlo possibile.

Impariamo che si può invecchiare di anni in pochi giorni, di nascosto: capita allora di dover buttare via le scarpe vecchie e di camminare scalzi sulla spiaggia rovente, sbilanciati verso età che non ci appartengono ancora ma che già sentiamo nostre. Siamo diversi, lo dicono tutti: ma chi siamo diventati? Persino le mani hanno assunto una nuova ruvidezza, fatta di sale, sabbia e spine sottopelle.

Impariamo che l’odio di un ragazzo scoppia come un petardo, violento e sordo, per ragioni che si impossessano di lui totalmente, mentre certi uomini sopravvissuti all’odio – alla sua intera declinazione, appresa in guerra – diventano incapaci di odiare, di mettersi contro un altro essere umano.

Impariamo la pazienza dei pescatori, la fatica di uomini che cavalcano il mare in burrasca consci di poter solo addomesticare (e non domare, come alcuni sciocchi credono) quella bestia, soprattutto di non doverla mai offendere o defraudare.

Impariamo anche altre cose, ma andate e scopritele: aprite questa piccola ostrica e cogliete il suo segreto. Non ci vorrà molto, è un viaggio di poche pagine. La voce che ce le racconta è inconfondibile.

Chiara Sandretto

Sempre riguardo Erri de Luca potete leggere la recensione di:
-> In alto a sinistra

Annunci

Cose preziose | Stephen King

Titolo: Cose preziose
Titolo originale: Needful Things
Autore: Stephen King
Cenni sull’autore: Acclamato genio della letteratura internazionale, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha, a sua volta scrittrice. Le sue storie sono numerosi bestseller che hanno venduto 400 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian del Palma, Rob Reiner e Frank Darabont. Nel 2003 gli è stata assegnata la National Book Foundation Medal per il contributo alla letteratura americana e nel 2007 l’associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.
Anno di pubblicazione: 1991
Edizione: Sperling Paperback
Traduttore: Tullio Dobner
Numero pagine: 768
Costo: 11.9€
-> Consigliato: Sì, ma non come primo approccio a King

E’ stato bello tornare a Castle Rock, dopo tanti anni.
Avevo già fatto un giro turistico in questa curiosa e alquanto bizzarra città grazie a“Quattro dopo mezzanotte”, “Cujo”, “La metà oscura” e “La zona morta”.
E’ stato nostalgico, e’ stato divertente,ma anche un po’ deludente.

Non so cosa sia stato a funzionare poco questa volta, e dire che ero partita con le migliori intenzioni. Leggere King è per me come tornare alle origini, come quando torni a casa dopo un lungo viaggio, ti soffermi in fondo al vialetto, ti guardi intorno e pensi: “finalmente sono tornata”.

Ecco,per me King è più o meno questo, ritrovare quel tepore domestico che mi ha fatto innamorare della lettura: la felicità di constatare che nonostante gli anni siano passati, la mia vita e la mia mente sono cambiati, l’effetto che mi fanno letture di questo genere è sempre lo stesso.
Quasi lo stesso.

Questa volta sono arrivata a metà vialetto, ho posato le valigie, c’ho pensato un po’ su, e poi sono risalita in macchina e me ne sono andata.
Delusa, si , ma non molto. In fondo tutte le relazioni hanno i loro alti e bassi.

Le prime 400 pagine non sono state niente male: un misterioso negozio apre in questa -ormai nota agli affezionati di King- “tranquilla” cittadella di provincia, Castle Rock.
Si chiama ‘Cose preziose’ e vende veramente cose preziose: c’e’ chi compra occhiali da sole appartenuti ad Elvis Presley e nell’indossarli si ritrova a girovagare per le stanze di Graceland , c’e’ chi compra canne da pesca che hanno il potere di riportarti agli anni della tua infanzia, c’e’ chi compra figurine del baseball rare e con dedica “personalizzata”, c’è chi compra amuleti dai strani poteri…in questo negozio trovi tutto, quello che desideri, ma proprio tutto.
A quale prezzo vi chiederete voi. Ecco, questo e’ l’unico problema: non e’ che sia un negozio costoso,il proprietario infatti, più che soldi, preferisce altri generi di ricompense. Vuole “favori” in cambio,pericolosi e perfidi che fanno parte di un piano più grande ed articolato il quale scopo avrete l’onore di scoprirlo soltanto alla fine del libro.

Fin qui tutto bene, lettura scorrevole e sicuramente ipnotizzante, vogliamo capire qual e’ questo piano e allora le pagine scorrono via che e’ una bellezza.
Troviamo una miriade di personaggi – più o meno importanti- Alan il vice sceriffo vedovo di moglie e figlio venuti a mancare in uno strano incidente, Polly Chalmers, la sarta che ha una storia con Alan, Buster Keeton, Nettie, Wilma…….
Poi la magia si compie,il grande piano giunge a maturazione e tutti gli ingranaggi del meccanismo diabolico iniziano a girare…. I buoni e i cattivi escono allo scoperto e il grande avvenimento che aspettavi con ansia dall’inizio del libro viene svelato.
Ed è qui che inizia l’inesorabile declino.

I cattivi sono rappresentati da Mr.Gaunt, vecchietto dal dubbio fascino e che compie giusto 2-3 atti considerevoli dall’inizio alla fine. I buoni sono 4 o 5 provincialotti maldestri e arrangiati in qualche modo, riforniti di armi ridicole a dir poco (come ad esempio il gioco dei fiori di carta dei maghi). La battaglia che aspettavi da pagina 2 si risolverà in davvero 2 pagine di numero.
Tutto quadrerà alla perfezione in maniera quasi nauseante.

Facciamo una cosa King, la prossima volta che passo da casa, ti faccio uno squillo prima… e poi ci riproviamo. Si sa, il primo amore non si scorda mai.

Michela Bocchicchio

Sempre riguardo Stephen King potete leggere la recensione di:
-> Misery
-> 22/11/’63


Le due donne del Partenone, Karen Essex

Titolo: Le due donne del Partenone
Autrice: Karen Essex
Cenni sull’autrice: Sceneggiatrice e giornalista, è nata a New Orleans. Ha studiato alla Tulane University, frequentando un corso di scenografia e storia del teatro. Si dedica all’attività di scrittrice pubblicando romanzi storici come ” I cigni di Leonardo” (Bompiani) e biografie romanzate come “Kleopatra e Pharaoh”.

Anno di pubblicazione: 2008
Edizione: Bompiani
Pagine: 565
Costo: 21 euro (copertina rigida) – 10,50 (rilegato)
-> Consigliato: Sì.

 

 

Personaggi per lo più sconosciuti, o appena nominati. Sono loro, proprio loro, i protagonisti di questa incredibile storia raccontata dalla straordinaria penna di Karen Essex. Stiamo parlando della storia di Lord Thomas Bruce, VII conte di Elgin, passato alla storia come “l’uomo che portò i marmi del Partenone in Inghilterra“. E questa è la dicitura più benevola che si è conquistato con gli anni perchè, altrimenti, viene additato anche come “quello che rubò/staccò/portò via con sé i marmi del Partenone“. Insomma, esistono ancora tutt’oggi due scuole di pensiero molto diverse tra loro che interpretano diversamente la figura di questo personaggio, ancora così poco conosciuto.

Sarebbe ingiusto dire però che questo romanzo racconta solo della sua storia. Un uomo molto potente, ambasciatore, quasi ossessionato da questi preziosi marmi, simbolo di una cultura lontana e passata, ma ancora così densa di valore e ed emozione. Perchè, in realtà, Karen Essex decide di conferire il ruolo principale della vicenda a sua moglie, Mary Nisbet.
Una donna colta, ricca, scozzese che, innamoratasi di Elgin, decide di assecondare i suoi obbiettivi. Elgin infatti dovrò recarsi in Grecia e compiere altri viaggi diplomatici e lei, naturalmente, dovrà seguirlo. Mary Nisbet è una delle due donne del Partenone; cosciente del fatto che essere la moglie di un ambasciatore possa significare anche compromessi e sacrifici, intraprende lo straordinario viaggio in terre lontane, esotiche, sconosciute. Mary ci guida in un paradiso di suono, colori, gemme, spezie, gioielli e tessuti pregiati, prima a Costantinopoli, poi in Grecia, poi ancora in Francia, a Parigi. E di lei, non ci stanchiamo mai. Il suo carattere, la sua forza di volontà, il suo spirito di adattamento, la sua versatilità, la rendono un essere particolarmente affascinante. Vive nel 1800, eppure la si avverte subito vicina al nostro essere.
La filosofa Aspasia, invece, è l’altra donna del Partenone. La donna che visse da vicino e da assoluta protagonista, grazie alla storia d’amore con l’uomo più potente del tempo, Pericle, la costruzione dell’agorà, e del grandioso tempio del Partenone. Nonostante le avversità, nonostante le diffidenze rivolte al progetto e ai problemi che dovrà affrontare, Aspasia dimosterà di essere così molto vicina, seppur lontanissima, alla figura di Mary.

Karen Essex non mi ha delusa (rischiava un confronto con ‘I cigni di Leonardo’); ha costruito una storia speciale, partendo da eventi realmente accaduti per regalarci una trama ben costruita, organizzata armoniosamente attorno a queste due grandi donne. E la cosa particolare, sono anche i colpi di scena, che non ti aspetti, che non sospetti. Un romanzo che consiglio assolutamente perchè non solo è scritto in maniera eccezionale, ma perchè c’è una speciale commistione fra l’elemento storico realmente accaduto e l’aspetto romanzesco, inventanto, partorito dalla mente della scrittrice. Non possiamo sapere realmente che cosa pensassero i protagonisti, che cosa si dicessero o che cosa temessero. Per questo abbiamo avuto bisogno del lavoro, dello splendido lavoro, compiuto dalla Essex.

Chiara Coppola 


Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann

Titolo: Questo bacio vada al mondo intero
Autore: Colum McCann

Colum McCannCenni sull’autore: Colum McCann è nato in Irlanda, ma vive ormai da anni negli Stati Uniti. E’ professore di scrittura creativa all’Hunter College di New York, oltre che collaboratore di varie testate giornalistiche (GQ, The New York Times, La Repubblica) e autore di diversi romanzi tra cui Zoli, che indaga sul tema dell’antiziganismo nell’Italia fascista attraverso la storia della cantante rom Bronislawa Wajs. Ha vinto il National Book Award nel 2009 con “Questo bacio vada al mondo intero”.

Traduttore: Marinella Magrì
Edizione: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 456
-> Consigliato: Estremamente consigliato.

 

L’antidoto a “Chiedi alla polvere”

Separa le tende, apre il triangolo, solleva appena il telaio, avverte un alito di vento sulla pelle: cenere e polvere e luce scacciano l’oscurità dalle cose. […] Avanziamo incespicando, portiamo un po’ di rumore nel silenzio, troviamo in altri di che andare avanti. E’ quasi abbastanza. 

Colum McCann mi ha fatto sentire a casa. La casa: quel posto in cui puoi rifugiarti, rinchiuderti a rinnegare il mondo intero e un attimo dopo progettare nuovi piani di conquista dell’esterno. Il posto in cui trovi una coperta di affetto confortante, certo, ma anche stilettate pronte a trapassarti da parte a parte, nei tuoi punti più sensibili. Stilettate necessarie o meno, ma presenti.
McCann fa esattamente lo stesso effetto di una madre affettuosa coi piedi per terra. Ti mostra un oggetto che vortica in aria grazie al soffio del vento, ti dice: “Vedi, che bello! Questa è l’armonia di cui a volte è capace il vento”. Poi, ti fa notare che quello che vortica in aria è un sacco di plastica abbandonato tra il lerciume del Bronx, tra siringhe insanguinate e futuri interrotti, e che il vento può perdere tutta la sua poesia quando inizia a fregiarsi con nomi di donna come Katrina.

Mi sono sentita a casa perché il racconto si basa su un fatto realmente accaduto e che mi ha colpita qualche mese fa grazie a un documentario: la traversata dello spazio tra le torri gemelle da parte di un funambolo francese, Philippe Petit. Piccolo di nome e di fatto, viso comune, sguardo arzillo, sorriso giocoso, voglia di essere (e non di vivere, perché questo può riuscire anche senza averne voglia, sepolti nell’apatia). McCann ha preso la voglia di essere di quest’uomo, ha puntato il dito verso la sua impresa più strabiliante, un uomo che passeggia a 110 piani di altezza e fa pure il teatrante salutando le folle e facendo inchini. Che bello, pazzesco, fenomenale, cazzo. Come le persone stipate nelle strade di New York col naso per aria, tanto stipate che persino le strade non bastavano più per racchiuderle, ti ritrovi lì col cuore in mano a Petit, con il piede nel suo piede, passo dopo passo, sul filo. Provi l’ebrezza dell’altitudine, il solleticare del vento che ti passa vicino senza farti cadere – finalmente, finalmente – e poi McCann ti butta giù. Come la busta che cade volteggiando, ti scaraventa tra il pubblico, inchiodandoti alle loro vite. E ti ritrovi con un piede sul filo e l’altro al piano terra del World Trade Center.

Mi sono sentita a casa perché la prosa di McCann è meditata ma mai artificiale, ponderata ma mai alleggerita o appesantita da inutili code o tacchi alti per far sembrare magnificente quello che non lo è. Perché con frasi come “cenere e polvere e luce scacciano l’oscurità dalle cose” è capace di mischiare tutto, bene, male e incertezza, e di farne un cocktail che ha il sentore della vita che vedi scorrerti ogni giorno davanti.

Mi sono sentita a casa anche perché questo libro mi è stato regalato da una persona speciale, e nel leggere i passi che l’hanno emozionata sentivo sovrapporsi la mia voce e la sua, sul timbro di McCann. Sarà melenso, forse, ma così è stato per me: bello e umano come una chiacchierata liberatoria.

 

Elisa Lai


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: