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Tartarughe divine, Terry Pratchett

Titolo: Tartarughe divine
Titolo originale: Small Gods
Autore: Terry Pratchett
Cenni sull’autore: Terry Pratchett nasce a Beaconsfield, Inghilterra, nel 1948. Mostra precocemente una notevole attitudine alla scrittura, tanto che a tredici anni pubblica il suo primo racconto, The Hades Business, nel giornale della scuola; il racconto verrà ripubblicato sulla rivista “Science Fantasy” due anni dopo. Pubblica il primo romanzo, Il Popolo del tappeto, nel 1971. Nel 1983 esce Il colore della magia, il primo romanzo ambientato nel Mondo Disco. Nel 1987 decide di potersi finalmente dedicare a tempo pieno alla scrittura e lascia le centrali nucleari (dichiarando che su quella esperienza scriverebbe un romanzo, se pensasse che qualcuno gli crederebbe). Dalla fine degli anni Novanta i suoi libri vendono complessivamente oltre un milione di copie l’anno. Nel gennaio 2009 è stato insignito del titolo di Cavaliere dalla regina Elisabetta. Nel 2007 gli è stata diagnosticata una rara forma di morbo di Alzhaimer. Nonostante continui a lavorare e lottare contro la malattia, a inizio giugno 2011 ha iniziato il processo formale che potrebbe completarsi con il suicidio assistito.
Traduttore: Valentina Daniele
Anno di pubblicazione: 1992 / Salani 2011
Edizione: Salani
Numero pagine: 346
Costo: € 16,00
-> Consigliato: Sì, purché non viviate in una feroce teocrazia illiberale!

Puoi morire per il tuo paese, per il tuo popolo o la tua famiglia, ma per un dio dovresti vivere una vita piena e indaffarata, ogni giorno di una lunga esistenza.

Iniziamo subito con una confessione: non volevo leggere Small Gods. Non che non mi fidassi dell’autore: Terry Pratchett è uno scrittore di rara bravura, probabilmente il miglior umorista dei nostri tempi, e una delle cose più belle capitate alla letteratura negli ultimi tre o quattro decenni.

E non avevo certo pregiudizi sul genere, ci sono poche cose che apprezzo quanto un buon fantasy.

A insospettirmi era il tema principale del libro: la religione. Quando qualcuno scrive di religione, di solito lo fa perché ha una tesi da dimostrare. Persino Sterne finisce col rendere Tristam Shandy rancoroso e crudele quando tratta questo argomento.

Alla fine, però, una persona di fiducia, con insistiti e martellanti consigli, mi ha spinto a prenderlo (e quando dico “spinto” intendo “trasportato fisicamente in libreria e sorvegliato finché non ho recuperato, dopo estenuante ricerca, l’unica copia disponibile, accuratamente nascosta”). E ho scoperto che, in un certo senso, avevo ragione. E, in un certo senso, no.

Ma andiamo con ordine.

Tartarughe divine è uno dei romanzi della “serie del Mondo Disco”, numerosi libri (alcuni con personaggi ricorrenti, altri fondamentalmente autonomi) ambientati in un mondo che, per quanto piatto, dominato dalla magia e pieno di luoghi e creature straordinarie, ha la seccante abitudine a sembrare in fin troppi dei suoi aspetti una impietosa parodia del nostro.

Mondo Disco poggia sulla schiena di quattro enormi elefanti, che poggiano a loro volta sul guscio di una gigantesca tartaruga che nuota placida nello spazio. Lo sanno tutti: basta arrivare al bordo e affacciarsi per rendersene conto! Ed è un mondo pieno di dei: alcune potenti divinità adorate da milioni di fedeli, svariati modesti numi protettori di una o due tribù, e migliaia di piccoli dei che vagano per i luoghi più desolati, spiriti senza seguaci alla disperata ricerca di qualcuno che possa renderli forti grazie alla sua fede.

Ma nell’impero di Omnia le cose vengono viste in modo diverso: Om è l’unico Dio, che ha parlato attraverso i suoi Profeti, il mondo è una sfera che ruota intorno al sole e non esiste nessuna tartaruga gigante. E se qualcuno non concorda, le amorevoli mani della Quisizione sono pronte a prenderlo in consegna e ad assicurarsi la salvezza della sua anima, anche a scapito della salute del suo corpo.

Potete quindi immaginare la sorpresa di Brutha, novizio un po’ ottuso ma di buon cuore e fede incrollabile, quando una tartaruga arrivata chissà come nel suo campo di meloni inizia a parlargli, dicendo di essere il Grande Dio Om. Che però non ha idea del perché si trovi lì, e sembra non ricordare di aver mai detto nulla di ciò che è scritto nei libri dei Profeti

Nelle libri della maggior parte degli scrittori, date queste premesse, sarebbe facile immaginare la piega della storia, e la tesi dell’autore. Ma Pratchett non è la maggior parte degli scrittori. La tesi c’è, certo ma non è quella che ti aspetti! Invece di una scontata filippica sui mali della religione, ci viene offerta una spassosa riflessione sulla futilità di ogni tipo di certezza, un inno al relativismo e alla libertà di pensiero in cui ragione e fede, filosofia e scienza, ateismo e politeismo si scontrano, si scoprono e si vedono costretti ad accettarsi a vicenda, di fronte all’unica, umanissima verità di cui si può davvero essere sicuri: “Questo non è un gioco. Qui e ora, voi siete vivi”.

Da sola, però, la morale inaspettata non basterebbe a sostenere un romanzo, se trasmetterla fosse l’unico scopo dell’autore. Ma qui a sostenere il libro è una trama infarcita di trovate esilaranti, una scrittura scorrevole, piacevole e sempre accurata, che non si risparmia parodie e citazioni storiche e letterarie, e una carrellata di personaggi strepitosi, dall’agghiacciante inquisitore Vorbis (“Tu conosci il punto di rottura di tendini e muscoli, Diacono Cusp [] Io conosco il punto di rottura delle persone”) al cinico dio/tartaruga Om (“Lassù qualcuno mi ama. E sono io”), passando per l’ateo a dispetto di tutto Simony (“Coraggioso, a dichiararti ateo davanti al tuo Dio” “Questo non cambia niente, sai! Non credere di potermi evitare solo perché esisti”) e il filosofo Didaktylos, secondo una consolidata tradizione letteraria cieco, ma capace di vedere la realtà con più chiarezza di tutti gli altri (“La gente ti dirà che noi ciechi siamo dei veri esperti per quanto riguarda gli altri sensi. Ovviamente non è vero. I deficienti lo dicono solo perché li fa stare meglio [Ma quando non vedi impari ad ascoltare di più”). E su tutti Brutha, un amabile eroe per caso e riluttante che, una volta tanto, per caso e riluttante (nonché eroe) lo è davvero (no, non basta dirlo perché lo sia, cari i miei autori là fuori, dovete farlo agire come tale!).

Tutto bene, quindi? Non ne sono sicuro. Alla fine, questo libro non mi ha lasciato la stessa esaltazione delle opere migliori di Pratchett. Forse per colpa di quella ingombrante, benedetta “tesi” che mi sembra sempre di intravedere con la coda dell’occhio dietro ogni pagina, troppo voluminosa per potersi nascondere del tutto, nonostante si sforzi in tutti i modi di passare inosservata.

Ma è un buon romanzo, è scritto con mestiere e talento, e ha qualcosa di importante da dire su di noi, e sul modo in cui vediamo il mondo, senza però sentirsi in diritto di farci la morale. Di quanti si può dire lo stesso?

Domenico Marino 


Il team dei commentatori: chi siamo e perché lo facciamo

Era molto tempo che volevo realizzare questo post al fine di rendere più chiaro quel meccanismo di presentazioni di recensioni che ogni tanto metto in moto sulla pagina quando scrivo che un nuovo titolo x è stato commentato da una persona y. Ora, oltre me, ci sono dieci volenterose persone che arricchiscono il blog e l’altrui punto di vista consigliando dei libri con dei commenti particolarmente ricercati ed approfonditi; nessuno di noi ha la pretesa intellettualoide di recensire per bravura, o per saggezza, tutto ciò che commentiamo lo facciamo per amore dei libri e per quella trasmissione che omerica fu orale, tecnologica ormai avviene anche e sopratutto attraverso i social network. Ho impiegato un anno e sette mesi a trovare chi volesse seguirmi nella composizione di questo blog, chi fosse disposto a raccontare ciò che legge; in mezzo ai 12.274 ‘fan’ della pagina loro sono i poveri perseguitati dalla sottoscritta che ha notato il loro particolare dono del consigliare e ha deciso di riunirli in questa sorta di team che di volta in volta ci consiglia un titolo sempre nuovo o ci ricorda di un titolo che abbiamo già letto e che ci induce alla discussione. Qui di seguito li troverete in ordine alfabetico che si presentano con delle righe che li ho persuasi (anche se il termine giusto sarebbe costretti) a scrivere per creare finalmente questo post. Bando alle ciance, a loro la parola.

Alessandro Casile 

Ho un nome che mi piace averlo. Sono Alessandro, nato lettore a 17 anni in compagnia di Cujo e Dorian Gray. Fu quella la mia prima presa di coscienza, la mia prima seria conversione. Da allora è stato facile comprendere come leggere è vitale, il bisogno che soddisfava la curiosità e che allo stesso tempo l’accresceva. Così curioso della vita e delle persone, di quanto fosse importante capire bene il mondo per capire anche gli altri. Leggere ne sono certo m’ha fatto diventare una persona migliore, capace di fare scelte decisive e serie, chissà se giuste, ma certamente fiere e coraggiose. Leggere ne sono certo ha seminato in me la voglia di scrivere, che adesso è tanto forte quasi da decidere cosa fare del mio futuro. Un libro c’è sempre stato per ogni occasione e quasi sempre quando ci doveva essere, perché sono stati loro a scegliere me e non io loro. I libri sono doni ricevuti che è bene condividerli. Io sono Alessandro, un libro aperto. Leggetemi, scrivetemi.  Potete seguirmi anche sul mio blog.

Chiara Coppola

Ciao a tutti,

quando ho cominciato a pensare a cosa scrivere in queste righe di presentazione non è che avessi le idee molto chiare. Insomma, ero abbastanza confusa e con tantissime idee in testa, quasi come un vulcano in eruzione!
Alla fine però sono giunta alla conclusione che cominciare con le cose basilari sia utile sia per me che per chi leggerà questa presentazione da strapazzo!
Mi chiamo Chiara, ho 21 anni e sono romana. Amo la mia città, non la cambierei mai con nessun’altra al mondo, per quanto apprezzi altre città europee. Ma Roma è Roma, c’è poco da fare. Studio; la vita dello studente universitario è dura, da squattrinato e perennemente da sottoposto a stress-da-esami-che-non-finiscono-mai. Per fortuna studio una cosa che mi appassiona, ovvero la storia dell’arte. La amo da sempre, sin da piccolina, ma non l’ho capito veramente solo alla fine del liceo. Sono, in realtà, una mancata maestra d’asilo. Leggo, e leggo da sempre. Ricordo il primo libro che mi fu regalato (uno della collana Battello a Vapore), ricordo il primo libro che mi fu dato da leggere a scuola (“C’era due volte il barone Lamberto” di Gianni Rodari), ricordo l’autrice che mi stregò quando, a circa nove anni, giravo senza meta in biblioteca: Bianca Pitzorno. Se oggi sono quella che sono, devo ringraziare Bianca e Gianni. Quando leggo mi isolo completamente e quando leggo qualcosa di veramente straordinario ne parlo per mesi e mesi con tutti (fu il caso di “Anna Karenina”, per esempio), dando il tormento a tutti colori i quali mi sono vicini. Adoro leggere i grandi classici ed ho un amore smisurato per Alexandre Dumas, scoperta dell’anno appena passato. Ho un amore particolare nei riguardi di Agatha Christie, della quale ho letto quasi tutta la produzione con Hercule Poirot da protagonista, non amo particolarmente il fantasy come genere, e Isabel Allende è la scrittrice contemporanea che apprezzo di più, sino ad ora.
Mi piacciono molto i segnalibri colorati, vivaci. Alcuni li compro, altri li faccio io stessa. Leggo ovunque, benchè mi dispiaccia l’eventuale stropicciamento di pagine e copertina in una borsa. Non posso farci niente però, almeno un libro deve sempre accompagnarmi durante la giornata!

Chiara Pagliochini 

Chiara. Ventuno anni portati male. Studio Lingue e letterature straniere presso l’Università di Urbino; per il resto dell’anno vivo in una terra desolata che  alcuni chiamano Umbria. “Da grande” sarò uno scrittore o un pastore oppure  aprirò una di quelle belle librerie dove puoi anche sederti a prendere una  tazza di tè coi muffin al cioccolato. Ho ricominciato a leggere seriamente soltanto dall’anno scorso (ho passato una brutta adolescenza di fantasy scadenti e letteratura femminista, capitemi); ho una grande ammirazione per la letteratura inglese e americana. Non disdegno alcun genere e sono sempre aperta ai consigli ed è probabile che mi vediate passare da un fantasy a Jane Austen e da lei a Freud senza batter ciglio. I miei libri, se potessero, mi denuncerebbero per molestie: matita, righello!, e implacabili orecchie sono i miei strumenti di tortura. Accetto critiche, suggerimenti e inviti a cena. Se pensate che abbia qualche interessante squilibrio mentale e volete studiarmi come oggetto per una tesi di Psichiatria, troverete materiale molto utile sul mio blog.<

Chiara Sandretto

Sono nata sotto il segno dei gemelli diciannove anni fa, sulle ultime propaggini della primavera. Ho un nome che non ho mai digerito facilmente, per quel detto che recita “nomen omen est”, il nome è un presagio, e quindi il mio, Chiara, è stato da sempre come una dichiarazione di poetica, o un tracciato su cui sarei dovuta rimanere per essere coerente con me stessa. Ho un carattere abbastanza timido, anche se vengo spesso definita una persona solare – da qui il mio soprannome, Sunny – e affabile. Sono un’ottima costruttrice di castelli di carta e spesso ho slanci entusiasti, piani bellissimi che poi inevitabilmente subiscono un drastico ridimensionamento. Tolgo le parole di bocca a Cyrano de Bergerac: «io parto per strappare una stella al cielo e poi, per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore». Questa timidezza, che a volte diventa introversione, ha trovato ottimi sbocchi nell’arte, in particolare in musica e letteratura. Ho iniziato a suonare il pianoforte a tre anni e mezzo, poco dopo a leggere e a scrivere. «Non so chi sono, ma so che amo leggere», e «Io non parlavo mai. […] Scrivere, ho scritto tanto. Ma scrivere è una forma sofisticata di silenzio» sono due delle citazioni che meglio mi definiscono. Scrivere è qualcosa che mi aiuta a capirmi e ad addomesticare i fantasmi, anche se non sto parlando di me stessa. Sul perché mi piaccia leggere potrei dire molte cose, ma forse una delle ragioni principali è perché una parte di me è sempre ansiosa di essere un’altra, altrove, persa al crocevia dei mondi.

Domenico Marino

E’ nato agli albori degli anni ’80 nei pressi di Bari, e si vanta in modo puerile di condividere il giorno di nascita con Cesare Borgia e Roald Dhal. È inciampato nella lettura da piccolo e da quel momento non è più stato possibile vederlo senza un libro in mano, finché è riuscito a trasformare questa attività in un mezzo di sostentamento, guadagnandosi (male) da vivere come editor freelance. Lettore onnivoro, ha però un debole per la mitologia, i poemi cavallereschi, i saggi storici, gli autori vittoriani e quelli giapponesi, e soprattutto per la letteratura fantastica in ogni sua declinazione. Spera di vincere un giorno il premio Hugo, e di vedere Neil Gaiman ritirare il Nobel per la Letteratura. Nel frattempo si accontenterebbe di vederlo assegnato a Murakami.

Elisa Lai

Io, simile a un conquistatore nella sua tenda campale, tracciavo le linee col carbone attraverso gli oceani e i continenti: da Mozambico, a Sumatra, alle Filippine, al Mar dei Coralli… e intorno a questo mio lavoro regnava un grande silenzio sospeso. L’ho chiamato lavoro, e forse era un gioco, ma per me era più bello che scrivere una poesia; giacché a differenza delle poesie, (che hanno il loro fine in se stesse), esso preparava l’azione, della quale nessuna cosa è più bella! Quelle linee di carbone mi rappresentavano la scia sfavillante della nave Arturo: la certezza dell’azione mi aspettava, come, dopo i be sogni della notte, s’accende il giorno, che è la bellezza perfetta. Il principe Tristano davvero delirava quando diceva che la notte è più bella del giorno! Io, da quando sono nato, non ho aspettato che il giorno pieno, la perfezione della vita: ho sempre saputo che l’isola, e quella mia primitiva felicità, non erano altro che un’imperfetta notte, […] in fondo l’ho sempre saputo. E adesso, lo so più che mai; e aspetto sempre che il mio giorno arrivi, simile a un fratello meraviglioso con cui ci si racconta, abbracciati, la lunga noia…

(Elsa Morante, L’isola di Arturo)

Ho deciso di riportare un passo di uno dei miei romanzi preferiti per spiegare cosa sia per me la lettura. La lettura è quella che trasforma un essere umano qualunque nell’adolescente Arturo che, alla fine di ogni giornata, sera dopo sera, è impegnato a tracciare sulla mappa gli itinerari dei suoi futuri viaggi. I viaggi della nave Arturo, i viaggi della nave Elisa, i viaggi della nave Lettore. Eterno adolescente, in perpetua fase di decollo. I suoi sono spostamenti potenzialmente infiniti, e gustosi anche nella sola fase di premeditazione. L’amore per gli ambienti gonfi di odore di carta, la bellezza del tenere un libro in mano, la ricerca dell’opera adatta a noi, in quel preciso momento o in un futuro caso di necessità, sono solo alcuni dei piaceri che si sommano al ritmo che le parole ci imprimono addosso.
Ciò che rende la lettura ciò che è è la sua capacità di far partire per lunghi viaggi, sì, ma anche di farci ritornare a casa. L’esperienza ci porta a scoprire tante isole, alcune delle quali diventano per noi prolungamenti della nostra terra materna.
Poco importa che io sia una studentessa, un venditore di polli al mercato o un astronauta: sono una Lettrice, e le mie isole sono quelle di Elsa Morante, Sandro Penna, Dino Buzzati, Virginia Woolf, Frank McCourt, Dostoevskij, Vladimir Nabokov, Michail Bulgakov. Finché loro esisteranno, la Lettrice potrà sempre tornare a casa.



Marco Tamborrino

Ho 17 anni, ormai 18, e sono un lettore abbastanza accanito. Dico abbastanza perché trascorro alcuni periodi leggendo molto lentamente o non leggendo affatto. Prediligo i contemporanei ai classici anche se Charles Dickens ha un posto speciale nel mio cuore. Nel tempo libero scrivo anche, narrativa più che altro. Il mio autore preferito è Cormac McCarthy mentre il gruppo sono i Sigur Rós. Tante volte mi dicono che sono arrogante e presuntuoso (per tralasciare egocentrico), ma non è poi così vero, perché sono sempre pronto ad ammettere la superiorità intellettuale di qualcuno. Sono una persona disponibile che ama discutere con le persone serie e mature. Un ultima cosa: recensisco per questa pagina perché è una pagina meravigliosa e la sua amministratrice non è da meno.

Michela Bocchicchio

Provo a descrivere in poche righe chi sono e perché leggo.
Ho 25 anni e vengo da Arezzo, nella mia bellissima amata Toscana. Mi sono laureata 2 anni fa in Scienze Infermieristiche e da allora lavoro presso il Pronto Soccorso della mia città. È un lavoro difficile e duro, che richiede tantissima forza di volontà ma amo molto quello che faccio e, alzarmi la mattina felice di andare al lavoro, per me è tutto.
Da quando a 6 anni ho iniziato a leggere non ho più smesso; avevo un gran bisogno di evadere, di scappare, di sognare, e nei libri ho trovato la mia salvezza; Mi ricordo che andavo da sola alla biblioteca del mio piccolo paesino e ricordo ancora che il primo libro preso in prestito è stato “Cenerentola” della Disney, il giorno dopo lo avevo già restituito. Il primo libro che mi ha cambiato la vita è stato “Piccola Principessa”di Frances Hodgson Burnett, è difficile da spiegarne il motivo a distanza di quasi 20 anni ma ricordo che piansi tantissimo e che lo presi in prestito molte volte, nel mio piccolo mondo di bambina quel libro significò la libertà e lo ricordo ancora con immenso affetto.
Ho letto praticamente di tutto nella mia vita di lettrice per arrivare a scoprire che i generi che preferisco sono i contemporanei femminili: Simone DeBeauvoir, Sylvia Plath, Sibilla Aleramo, Emily Dickinson …. Mi piacciono le donne che parlano di donne e delle loro storie difficili e tormentate:riesco a trarne sempre dei messaggi di forza e di coraggio.
Ovviamente amo anche i classici: Dumas, le Brontë e Doestoevkij occupano un posto speciale nel mio cuore; e poi arriviamo a Baricco che adoro senza cognizione di causa, ma i veri amori nascono cosi: senza poterne spiegare il motivo.

Senza libri sarei senza dubbio diventata una persona peggiore ed è per questo che faranno sempre parte della mia vita: non vogliono niente in cambio, ma ti regalano mondi interi.
Buone letture a tutti.

Patrizia Oddo

Patrizia, laurea in psicologia, nata a Palermo e trapiantata a Roma, lettrice appassionata con una missione: diffondere l’amore per i libri nell’universo-mondo. Questo significa, purtroppo per i malcapitati, che regalo (quasi) sempre dei libri. Mia figlia ormai è rassegnata, guarda il padre e con un’espressione divertita dice: “Mamma pensa sempre ai libri!” Ed è proprio così! Per quanto possa spingere indietro i miei ricordi, i libri (e i fumetti) sono sempre presenti. Ho imparato a leggere su Topolino e chiedevo spesso dei libri in regalo. A ogni trasloco, i libri mi hanno seguito. Adesso ho sempre un libro nella borsa: non si sa mai dovessi avere del tempo per leggere! Negli ultimi anni (con la nascita della pargola) ho sempre meno tempo per leggere e ed è relegato ai tragitti che faccio in treno per andare al lavoro o ai momenti in cui aspetto mia figlia nello spogliatoio della piscina. Proprio per questo sono diventati momenti preziosi che mi fanno apprezzare ancora di più la bellezza di un libro.

Stefania Trombetta

Imprigionata al tempo degli impavidi moschettieri, intrappolata in sale da ballo sfavillanti di nobildonne russe, in fuga nella Terra di Mezzo, eccomi a combattere, forse inerme ma agguerrita ventenne, l’eterna lotta fra Classici e Contemporanei, sempre pronta a sguainare la spada per difendere il mio Tempo, ma costantemente sconfitta dall’esercito dei Libri del Passato, che continua ostinatamente ad occupare dispoticamente la mensola de “I miei libri preferiti” .

Di giorno aspirante giurista, di sera, in compagnia di una pinta di caffè e protetta dal mio personalissimo Mantello dell’Invisibilità (il fidato piumone), mi rifugio in quei mondi tipici del Feuilleton, delle grandi epopee o dell’arte poetica otto-novecentesca.

Fra una canzone dei Beatles, un film di Al Pacino ed un trancio di pizza ai peperoni, mi piace pensare che la mia vita possa essere costantemente travolta ed elettrizzata dall’Universo cartaceo, sempre prontamente e benevolmente disponibile ad accogliermi e, a volte, consolarmi.

Thais Siciliano

Mi chiamo Thais, e già qui la gente si ferma. Ma cosa vuol dire? Ma perché ti hanno chiamata così? Ma un nome normale non potevano dartelo? Malgrado le domande siano sempre le stesse, mi piace avere un nome che in Italia poche altre hanno. Non è voglia di distinguersi a tutti i costi, è il desiderio di ritagliarsi una nicchia in cui ci sono solo io. Come l’angolo di camera mia in cui c’è la libreria, con cui ho un rapporto intimo e quasi simbiotico. Quando non so dove altro andare, mi appoggio lì. È la prima cosa che vedo quando apro gli occhi al mattino. Prima ancora di mettermi gli occhiali (sono miope come una talpa) sto lì e osservo i libri, nella nebbia del risveglio, mentre cerco di liberarmi dei sogni. Non sono disposti in nessun ordine preciso sugli scaffali, ma li riconosco dalla costa, li accarezzo con lo sguardo, e spesso è il non riuscire a riconoscerne uno – magari infilato in un angolino in cui non guardo mai, troppo in alto o troppo in basso, schiacciato fra due tomi più visibili e prepotenti – a darmi la forza di alzarmi dal letto e avvicinarmi per controllare di che cosa si tratta.
A questo punto vi domanderete, sì vabbè, bello starsene lì a rimirare i libri appena svegli, ma non devi andare a scuola, o a lavorare? Ma quanti anni hai? Ne ho 26, diciamo 27 perché manca poco e preferisco i numeri dispari, ma me ne sento addosso circa 17. E no, non vado a scuola – certo, a mio tempo ci sono andata, fino alla laurea specialistica – né lavoro, o meglio, non devo uscire di casa per lavorare. Faccio la traduttrice, il che vuol dire svegliarsi quando mi pare, starmene lì a rimirare i libri, e poi prepararmi un tè e mettermi davanti al computer, al calduccio, nella mia stanzetta. Bello, no? Certo. Peccato che il mondo dell’editoria sia una giungla, e il lavoro scarseggi, soprattutto se si è giovani e alle prime armi come me. Sono riuscita comunque a tradurre un paio di romanzi, tra poco inizierò il terzo, quindi sono contenta.
Intanto, per riempire il tempo ma non solo, seguo un master pomeridiano in traduzione editoriale… Ovviamente la mia vita non ruota proprio tutta attorno alla letteratura, sono anche fidanzata da sette anni, ho una famiglia numerosa e pochi ma buoni amici, viaggio spesso e volentieri, amo gli animali, sono vegetariana. Ma non voglio tediarvi, perciò eccomi qua, innamorata dei libri fin da quando ho imparato a decifrare i segni scritti su una pagina e forse anche da prima, perennemente con la testa tra le nuvole, con le mie ossessioni, le mie debolezze, le mie paure, come tutti.
La foto che allego rappresenta il momento più felice della mia vita professionale: il primo manoscritto da tradurre per Einaudi. L’ho scelta perché, quasi per caso, ci sono praticamente tutti gli oggetti che scandiscono il ritmo delle mie giornate: tazza di tè, computer, pila di libri sullo sfondo. Oltre a un sorriso che vorrei avere sempre.


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