Archivi tag: Giallo

Il diavolo, certamente | Andrea Camilleri

Titolo: Il diavolo, certamente
Autore: Andrea Camilleri
Cenni sull’autore: E’ nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925. Ha sin da giovanissimo la passione per il palcoscenico ed inizia a lavorare come regista teatrale nel 1942. Da allora ha messo in scena oltre cento titoli, molti dei quali di Pirandello, da “Così è (se vi pare)” nel 1958 a “Ma non è una cosa seria” nel ‘64, fino a “Il gioco delle parti” nel 1980. E’ stato il primo a portare in Italia il teatro dell’assurdo di Beckett (“Finale di partita”, nel 1958, al teatro dei Satiri a Roma e poi nella versione televisiva interpretata da Adolfo Celi e Renato Rascel) e di Adamov (“Come siamo stati”, nel 1957), ha rappresentato testi di Ionesco (“Il nuovo inquilino” nel 1959, “Le sedie” nel 1976), ha rappresentato i poemi di Majakovskij nello spettacolo “Il trucco e l’anima” (1986).
E’ stato autore, sceneggiatore e regista di programmi culturali per la radio e la TV; ha inoltre prodotto diversi programmi televisivi, tra cui un ciclo dedicato dalla Rai al teatro di Eduardo e le famose serie poliziesche del commissario Maigret e del tenente Sheridan. Ha insegnato, in vari periodi, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ed all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. I suoi primi racconti sono stati editi da riviste e quotidiani, quali “L’Italia Socialista” e “L’Ora” di Palermo. La sua opera narrativa d’esordio, “Il corso delle cose”, è del 1967-68, ma ha visto la luce solo dieci anni più tardi presso l’editore Lalli.
Nell’80 è apparso, per i tipi della Garzanti, “Un filo di fumo”. Seguono, per Sellerio: “La strage dimenticata” (1984), “La stagione della caccia” (1992), “La bolla di componenda” (1993), “La forma dell’acqua” (1994, che segna l’esordio del commissario Montalbano), “Il birraio di Preston” (1995, generalmente riconosciuto come il suo capolavoro), “La concessione del telefono” (1999). Ancora con Sellerio ha pubblicato gli altri romanzi del ciclo Montalbano, mentre per Mondadori sono usciti i racconti di “Un anno con Montalbano” (1998), “Gli arancini di Montalbano” (1999) e “La paura di Montalbano” (2002), oltre a quel “La scomparsa di Patò “(2000) che riprende il filone dei libri “storici”.
Dopo un successo che non ha precedenti (sei milioni e mezzo di copie vendute soltanto in Italia, 120 traduzioni in tutte le lingue), continuano le inchieste del commissario Montalbano con “Storie di Montalbano” (2002). Il volume, che fa parte della prestigiosa collana dei “Meridiani”, raccoglie tutti i romanzi ed una selezione di racconti, ov’è protagonista assoluto il celebre poliziotto creato dalla fantasia di Andrea Camilleri.
Nel 2003 esce per Sellerio la genesi de “Il giro di boa”, nel quale Camilleri presenta un commissario Montalbano più deciso a dare un “cambio di rotta” alla propria vita. Nel 2004 esce “La prima indagine di Montalbano” e il secondo dei due “Meridiani” “Romanzi storici e civili” dedicati all’opera di Andrea Camilleri. Il volume (curato dal critico Salvatore Silvano Nigro, che firma pure l’ottima introduzione) raccoglie i nove romanzi d’ispirazione storica e civile dell’autore, ambientati in Sicilia in un periodo – con l’eccezione de “La presa di Macallé”, che si svolge in epoca fascista – compreso tra la fine del Seicento e l’Ottocento.
Anno di pubblicazione: 2012
Edizione: Mondadori
Pagine: 169
Costo: 10euro
Consigliato: sì, se si vuole una lettura fresca, leggera e piacevole

Ho aperto questo libro credendo di trovarci una storia, una storia sola, fatta di avversità e di sconfitte che il ‘diavolo’ (così come dice il titolo) non può non porre dinnanzi a tutti noi durante l’arco di questa nostra dolceamara esistenza, ma ne sono rimasta delusa. In compenso però, ho avuto per meno di ventiquattro ore una serie di storie l’una dietro l’altra per trentatre volte, ognuna di tre pagine ciascuna che mi hanno fatto dimenticare la delusione iniziale. Si tratta di racconti di vita di tutti i giorni, molti altri più improbabili e meno ‘ordinari’, storie di donne e uomini innamorati, storie d’amore passionali, viscerali, di matrimoni felici e di altri che col tempo vanno infelicemente distrutti, storie che inevitabilmente mettono in risalto le vittorie più attese e sperate ma sopratutto quelle più avvincenti e inaspettate, le sconfitte più deludenti, le menzogne più spietate, vi troviamo, inoltre, il ritratto delle bassezze, dei vizi, della perfidia che, alle volte, è caratteristica innata nella natura umana, storie che iniziano da una normalità quasi noiosa e che vanno a sfociare nell’assurdo, ciò che inizialmente è considerata dal lettore come una storia del tutto priva di elementi strani e sorprendenti cambia, attraverso l’incredibile abilità dello scrittore, in un attimo e quella normalità che ci sembrava tanto noiosa inizialmente non c’è più: così, come per magia, ci è stata sottratta e noi, come dei veri e propri pesci lessi, rimaniamo col libro in mano e ci chiediamo come Camilleri abbia potuto far finire in quel modo quella che sembrava la più normale delle situazioni. Risvolti, colpi di scena, oserei chiamarli ‘cambiamenti’, che se ci si pensa bene non sono del tutto infondati ma che la vita, perfida puttana, continua a somministrarci ogni qualvolta le cose sembrano andare per il verso giusto.
Ma la domanda che sistematicamente sorge spontanea, alla fine di ogni racconto, è: ma per opera di chi tutto ciò è avvenuto? Chi è stato il terribile autore di questa scena così meschina? E la risposta non può che essere una: la vita…ehm, il diavolo, certamente!

Voto: 8/10

Alessandra Mugnai


Assassinio sull’Orient Express | Agatha Christie

Titolo: Assassinio sull’Orient Express
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Autore: Agatha Christie
Cenni sull’autore: Agatha Christie, il cui vero nome è Agatha Mary Clarissa Miller, nasce il 15 settembre 1890 nel Devonshire, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, da padre americano, un agente di cambio e madre inglese, una signora della buona società.
Contrariamente ai suoi fratelli, Agatha non frequentò mai una scuola e della sua educazione si occuparono personalmente la madre, la nonna e le numerose governanti. Da ragazzina Agatha Christie sognava di diventare una cantante lirica ed a 16 anni ottenne di andare a Parigi per perfezionarsi in musica e canto, ma bastarono due anni per convincerla di non avere la stoffa della cantante lirica e cominciò a dedicarsi alla scrittura, l’altro suo hobby.
All’inizio la giovane scrittrice con lo pseudonimo di Mary Westmacott riesce a pubblicare alcune poesie su “The Poetry Review”, ma i suoi racconti e le sue biografie romanzate spediti a vari editori vengono puntualmente respinti.
Allo scoppio la prima guerra mondiale, nel 1914, come molte sue coetanee di buona famiglia presta servizio come crocerossina all’ospedale di Torquay e lavorando come assistente nel dispensario, a contatto con i veleni apprende nozioni che poi le tornerannoutili nella sua carriera di giallista. Sempre nel 1914 sposa il fidanzato, conosciuto due anni prima, il tenente Archibald Christie, che presta servizio nella Royal Flying Corps (la futura Raf) ed ha una figlia, Rosalind.
Nel 1920 Agatha Christie pubblica il primo romanzo, “Poirot a Styles Court”, giallo nato per una scommessa fatta con la sorella Madge, scettica circa la capacità di Agatha di scrivere una bella “detective story”, dove il lettore potesse capire, dagli indizi dati, chi fosse l’assassino. Il romanzo, che dà vita all’investigatore belga vanitoso e maniaco dell’ordine Hercule Poirot, l’eccentrico personaggio dalla testa d’uovo e dai baffi impomatati, e che era stato scritto quattro anni prima e rifiutato da vari editori, ha un discreto successo che la spinge a insistere su quella strada.
Agatha Christie scrisse altri romanzi, ma con modesti risultati fino al 1926 quando con “The Murder of Roger Ackroyd” (“Dalle nove alle dieci”), cominciò il vero successo ed in breve diviene una delle autrici più lette d’Inghilterra.
Nell’Aprile del 1928, dopo diversi mesi di attesa di un improbabile ripensamento del marito e dopo un viaggio alle Canarie con la figlia, Agatha Christie accettò il divorzio, ma chiese di poter mantenere il cognome del marito per non perdere la popolarità acquisita ed affronta un periodo di depressione che supera però nel 1930 conoscendo, durante un viaggio in Mesopotamia, Max Mallowan, un archeologo che sposa poco tempo dopo.
Negli anni trascorsi a fare scavi in Medio Oriente e a Torquay, Agatha crea il personaggio di miss Marple in “La morte nel villaggio” e scrive i suoi testi più famosi, come “Assassinio sull’Orient Express” e “Dieci piccoli indiani”.
Scrittrice assai prolifica e ormai tradotta in tutto il mondo, nel 1950 la Christie divenne membro della Royal Society of Literature. Nel 1951 venne messo in scena “The Hollow “(“La tana”) e cominciò il periodo d’oro del teatro.
Agata Christie, vanta tra i suoi fans la regina Mary, che nel 1947, per il suo ottantesimo compleanno, le chiede in dono una commedia: Agatha risponde scrivendo “Trappola per topi”, che a partire dal 1952 diventa il testo più rappresentato nei teatri di Londra e di tutto il mondo.
Altro successo fu “Witness for the Prosecution” (“Testimone d’accusa”), che l’Autrice considerava il suo capolavoro teatrale.
Nel 1954 Agatha Christie ricevette il Grand-Master Award of the Mystery Writers of America. In quel periodo tre commedie tenevano contemporaneamente il cartellone a Londra: The Mousetrap, Witness for the Prosecution e Spider’s Web (“La tela del ragno”).
Nel 1955 la Christie venne presentata alla regina Elisabetta e vinse un importante premio americano per la migliore opera teatrale straniera rappresentata a New York nella stagione ’54-’55.
Nel 1956 le venne conferita l’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) e, l’anno dopo, vi fu il successo cinematografico con “Witness for the Prosecution” (“Testimone d’accusa”) per la regia di Billy Wilder, con Tyrone Power, Marlene Dietrich e Charles Laughton.
Nel 1961 arrivò anche la laurea, Honoris Causa, in Lettere, dall’Università di Exeter nel Devon.
A coronamento di una così brillante carriera, Agatha Christie, nel 1971, riceve la massima onorificenza concessa ad una donna, quella di D.B.E (Dama dell’Impero Britannico).
Un’anno dopo la morte del suo primo personaggio, Poirot, nel romanzo “Sipario”, il 12 gennaio 1976, muore anche lei nella sua villa di campagna di Wallingford.
I romanzi della Christie sono stati tradotti in 103 lingue e, dopo la sua morte, venne pubblicata la sua autobiografia che la scrittrice aveva scritto negli ultimi quindici anni di vita.
Anno di pubblicazione: 1934
Edizione: Mondadori
Pagine: 223
Costo: 8,50
Consigliato: cosa state aspettando?

Sono appena scesa dalle porte del treno più rinomato e famoso della storia della letteratura inglese e mondiale, frutto dell’inventiva di una signora che io immagino avvolta al di sotto del collo fino alle forti ginocchia dal tepore di un semplice abito giallo, ovviamente, con degli occhialetti lucenti posti sulla punta del naso ed i capelli avvolti in un crocchia all’estremità della nuca, sempre attenta e pronta, astuta e dotata di un’intelligenza di straordinaria efficacia: Agatha Christie.
Ho percorso la tratta seguita dalle rotaie percorse dall’Orient Express in bilico tra un sentimento che oscillava dalla dolce tranquillità delle prime pagine all’ansia più totale del fulcro della vicenda, tipica emotività dovuta alla lettura di un qualsiavoglia libro dell’acuta scrittrice.
Il treno che ho preso, non è stato – al contrario di quanto si possa pensare – fermato da alcun clima rigido e freddo tipico della zona orientale della nostra Europa, ma il mio è stato un viaggio oltre ogni confine, un viaggio lungo la bellezza di duecentoquindici pagine, uno di quelli che durano troppo poco per rendersi conto di quanto accade mentre si è saltati sù.
Ed è proprio questo ciò che mi è capitato: salita sul convoglio ferroviario le cose mi sembravano abbastanza chiare, le dodici persone che avevano scelto la mia stessa tratta, non erano, a parte alcune eccezioni, delle figure rilevanti, non erano nemmeno persone sospette, si trattava semplicemente di persone che dovevano assolutamente recarsi dall’altra parte dell’Europa per lavoro o per motivi strettamente personali.
Ma è proprio nel momento in cui tutto sembra perfetto, come è solito, che le cose si complicano, si ingarbugliano e ci si chiede come si è potuti rimanere inermi, senza avere il minimo sospetto di ciò che sarebbe potuto accadere e ci si arrovella sul perché non si è rimasti in guardia. Non è questo, però, il caso. In mia compagnia e delle dodici persone che animano il treno, si trova, guarda caso, il signor Poirot, un investigatore belga dalla fama pressoché indiscutibile. La notte prima, infatti, in nostra compagnia sul treno si trovava un acuto assassino che, approffittandosi del clima freddo e rigido e del treno bloccato dalla neve, sferra un duro colpo al signor Ratchett, uno tra i viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti che, per sua sfortuna, non ne uscirà vivo.
Sarà proprio l’impareggiabile Poirot, come suo solito, a risolvere sagacemente il mistero del delitto e a fare in modo che tutto possa volgere al termine.

E’, appunto, un viaggio senza fine quello che ho intrapreso poche settimane fa in compagnia dell’adorabile genio di Agatha Christie con Dieci piccoli indiani, che si è esteso ed ampliato con la lettura di questo Assassinio sull’Orient Express e che, grazie all’ineffabile abilità della stessa scrittrice si dilungherà, appunto, all’infinito.

Voto: 8/10

Alessandra Mugnai

Sempre riguardo Agatha Christie  potete leggere la recensione di:
-> C’era una volta
-> Un messaggio dagli spiriti
-> Dieci piccoli indiani


Uno studio in rosso | Arthur Conan Doyle

Titolo: Uno studio in rosso
Titolo originale: A Study in Scarlet
Autore: Arthur Conan Doyle
Cenni sull’autore: Arthur Ignatius Conan Doyle (Edimburgo, 1859 – Crowborough, Sussex, 1939) è ricordato quasi esclusivamente per aver dato vita al più celebre detective di tutti i tempi, Sherlock Holmes. L’autore, che ambiva ad essere considerato un letterato a tutto tondo, scrisse anche saggistica ed una serie di romanzi fantastici, simili ad alcune opere di Edgar Allan Poe, che però non ottennero il successo sperato. Persino quando fu nominato cavaliere per il servizio prestato durante la guerra anglo-boera girava voce che avesse ricevuto questo riconoscimento perché il re era un ammiratore sfegatato di Sherlock Holmes. Cominciò a scrivere durante gli studi di medicina ed il successivo tirocinio e continuò anche quando decise di trasferirsi a Londra per aprire un ambulatorio. Nel 1887, “Uno studio in rosso” fece conoscere al mondo il personaggio di Sherlock Holmes, ispirato, tanto nelle fattezze quanto nei modi, al dottor Joseph Bell, suo ex docente (Conan Doyle, invece, si identificava a tal punto con l’assistente del detective che gli capitò addirittura di firmare un autografo come “Dr John Watson”). Al primo romanzo della serie ne seguirono altri tre ed una lunga serie di racconti.   (Fonte: “501 grandi scrittori”, a cura di J. Patrick, ed. Atlante)
Anno di pubblicazione: 1887
Edizione: Oscar Mondadori
Traduzione: Alberto Tedeschi
Pagine: 145
Costo: euro 8,50
-> Consigliato: Assolutamente sì, in particolar modo a tutti coloro che intendono conoscere Sherlock Holmes ed Arthur Conan Doyle e non sanno da dove iniziare.

 

Accade che una mattina ti svegli con lo sghiribizzo di leggere tutto Sherlock Holmes.

Avete presente quelle voglie velatamente malsane ma precise e prepotenti che vi colgono alle prime luci dell’alba? Nel mio caso, generalmente, tali voglie bramano e pretendono pizza (o lasagne, dipende dalla stagione), ma l’ultima volta hanno richiesto Sherlock Holmes. Tutto Sherlock Holmes.

Apri gli occhi. Una vocina insistente e fastidiosa come una zanzara nell’orecchio sussurra “SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes”.

Ti alzi faticosamente dal letto. SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Affoghi, sbadigliando, manciate di cereali nel latte.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Doccia.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Ispezione deludente del guardaroba.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Quando, estenuata, cerchi disegnare una passabile riga di trucco nera sugli occhi e quel fastidioso “SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes” fa sì che la punta della matita scivoli, sbavi, ti finisca nell’occhio, si frantumi, istericamente urli: “Basta! Ok! Leggerò Sherlock Holmes, va bene?!?”

Da dove iniziare se non dal principio? La prima apparizione sulle scene letterarie del sorprendente detective e del fedele compagno d’avventure è riconducibile al 1887, anno della pubblicazione di “Uno studio in rosso”, romanzo che illustra il fortunato incontro fra i due futuri inseparabili amici e che, ad un pubblico ammirato ed incantato, mostra, per la prima volta, i tanto bizzarri quanto scientificamente puntuali e sorprendentemente esatti metodi d’indagine di Sherlock Holmes, personaggio che riuscirà tanto ad infastidire quanto ad ammaliare i suoi lettori in maniera così prepotentemente folgorante da dar vita a quella che in tutti i sensi diverrà una leggenda.

Dal Dottor Watson a Baker Street, dalla celebre pipa al naso aquilino di Sherlock, dalla scienza della deduzione alle evocative atmosfere londinesi, in questo primo romanzo compaiono quegli elementi, vengono tracciate quelle pennellate che realizzeranno uno dei più amati personaggi che la Letteratura abbia mai plasmato.

Recuperando svogliatamente l’ingiallito volumetto di “Uno studio in rosso”, lettura estiva predisposta dalla professoressa di lettere in seconda liceo, ho desiderato soltanto soddisfare le impellenti pulsioni letterarie che traevano piacere dal tormentarmi, nella speranza di farle definitivamente tacere.

Giammai! Quelle, astute e perfide, non hanno fatto altro che alimentare il proprio potere durante la lettura del romanzo.
Ammaliata da Sherlock, infastidita da Sherlock, sedotta da Sherlock, intontita da Sherlock e arrabbiata con Sherlock, mi ritrovo, ora, a scrivervi sotto crudele minaccia della qui presente e traballante pila di TUTTI (t-u-t-t-i, e, badate bene, non è stata facile impresa rintracciarli t-u-t-t-i) i volumi di romanzi/raccolte di racconti che vedano la penna di Sir Arthur Conan Doyle disegnare l’amato investigatore.

Raptus, follia, follia!

Non iniziate a leggere Sherlock Holmes. Non fatelo! Non ve ne libererete mai più: egli vi entrerà sotto pelle, si mescolerà all’aria che respirate, contaminerà pensieri ed istinti, mangerà il vostro cibo (Noooo!) e diverrà quanto di più simile ad un amico, compagno fedele e costante, possa esistere nel mondo dei libri.

(Aiutatemi.)

 

Stefania Trombetta


C’era una volta, Agatha Christie

Titolo: C’era una volta
Titolo originale: Death Comes as the End
Autrice: Agatha Christie
Cenni sull’autrice: Nata il 15 settembre 1890, a Torquay, è stata una scrittrice britannica di grande successo, ricordata e passata alla storia soprattutto per la sua sterminata produzione di gialli (sebbene avesse scritto anche altro , per esempio romanzi rosa, firmandosi con uno pseudonimo). Diventò presto giallista di fama mondiale, per gli intrecci accurati della trama, per le descrizioni ben dettagliate e curate ma soprattutto, per i personaggi che oggi più si ricordano, la vecchina Miss Marple e il celebre investigatore belga Hercule Poirot. Muore il 12 gennaio 1976 a Wallingford.

Anno di pubblicazione:
1945
Edizione: Oscar Mondadori
Tradotto da: A.M. Francavilla
Numero pagine: 210
Costo: euro 8,50
-> Consigliato: Assolutamente sì!

Che Agatha Christie sia stata la regina del giallo, questo si sa. Dalla sua penna sono nate le più belle storie, i più bei intrighi, personaggi come Poirot, Miss Marple, Parker Pyne, Tommy e Tuppence e tanti altri. Normalmente i gialli da lei concepiti, sono stati ambientati in epoche moderne, in città, in campagna, in residenze sperdute, in luoghi di vacanze ma mai mi era capitato di leggere un giallo ambientato nell’Antico Egitto, duemila anni avanti Cristo. Agatha Christie aveva un vero e proprio debole per l’Antico Egitto, ne era veramente appassionata. Probabilmente fu influenzata anche dal marito, Max Mallowan, che era per l’appunto un archeologo. Sta di fatto che, da quando ho saputo dell’esistenza di un simile gioiellino letterario, un racconto che mi era veramente sfuggito e che non conoscevo, ho deciso di acquistarlo e di leggerlo.

E mi ha delusa? No, assolutamente no.
Innanzitutto bisogna tener presente della difficoltà di raccontare una storia di omicidi, nell’Antico Egitto. Non ci sono telefoni, non c’è la polizia, non ci sono investigatori privati . Al contrario, c’è molta, moltissima superstizione. E all’inizio della vicenda, è talmente tanta questa superstizione, questo clima di paranormale, che quasi la si avverte accanto a sè. Per alcuni istanti, si può percepire realmente la paura. Perchè, in fin dei conti, non ci si spaventa tanto con qualcosa di reale e di percepibile dai nostri sensi. La paura più grande risiede in ciò che non riusciamo a carpire, in ciò che ci sfugge, in ciò che non riusciamo a comprendere. Ed è esattamente questo il clima che avvolge l’intera trama. L’arrivo di una giovane donna, bellissima ma perfida, crea scompiglio nella famiglia del sacerdote Imothep. Morti su morti, eppure non si capisce chi o cosa stia provocando tutto questo, e soprattutto perchè.
Un giallo avvincente, ma soprattutto particolarissimo nella sua strana e inusuale ambientazione. Riesce a creare, come solo pochi gialli riescono a fare, quell’atmosfera di angoscia e allo stesso tempo di ansia, che ti permette di divorare il libro in pochissimi giorni. E il punto vicente di questa storia, di questo intrigo pazzesco, è proprio il luogo, l’Egitto. Terra di misteri, di mummie e faraoni, di maledizioni e camere sepolcrali chiuse per sempre, di amuleti magici, e di una religione così ricca di Dei.

Amanti dell’Antico Egitto, di amuleti preziosi, di vestiti di lino, di acconciature all’antica, fatevi avanti! Questo è il giallo che fa per voi.

Chiara Coppola

 

Riguardo Agatha Christie  potete leggere anche la recensione de:
-> Un messaggio dagli spiriti
-> Dieci piccoli indiani


Un messaggio dagli spiriti, Agatha Christie

Titolo: Un messaggio dagli spiriti.
Autrice: Agatha Christie.
Cenni sull’autrice: Nata il 15 settembre 1890, a Torquay, è stata una scrittrice britannica di grande successo, ricordata e passata alla storia soprattutto per la sua sterminata produzione di gialli (sebbene avesse scritto anche altro , per esempio romanzi rosa, firmandosi con uno pseudonimo). Diventò presto giallista di fama mondiale, per gli intrecci accurati della trama, per le descrizioni ben dettagliate e curate ma soprattutto, per i personaggi che oggi più si ricordano, la vecchina Miss Marple e il celebre investigatore belga Hercule Poirot. Muore il 12 gennaio 1976 a Wallingford.

Anno di pubblicazione: 1931
Edizione: Oscar Mondadori
Pagine: 232
Costo: 9 euro
-> Consigliato: Sì!

Agatha Christie è sempre stata una sorta di “porto sicuro” al quale approdare, un luogo sicuro in cui, sicuramente, avrei trovato ciò che cercavo. Anche questa volta, è stato così.

“Un messaggio dagli spiriti” è il classico giallo che si vorrebbe leggere di fronte ad un caminetto acceso, con una tazza di cioccolata calda, o al massimo un thè bollente, con una copertina sulle gambe, mentre fuori nevica. Sarebbe perfetto perchè, a ben pensarci, la trama inizia proprio da condizioni simili.

Un piccolo paesino sperduto ed isolato da una fortissima nevicata, vicino a Dartmoor e alla brughiera. Un tempo che chiama con sé mistero, e quel fascino che si sprigiona sempre da un giallo. Se poi ci mettiamo, come ulteriore ingrediente, il fatto che alcune persone del paese si riuniscono in una casa e, per passare il tempo, decidono di fare una seduta spiritica, il piatto è servito! I partecipanti ridono, fanno battutine e nessuno certo si aspetterebbe mai di sentir ballare il tavolino che, ad un certo punto, “pronuncia” il nome di un assassinato, proprio in quel preciso istante. Da gioco banale e infantile che doveva essere, la seduta è diventata qualcosa di estremamente sinistro e inspiegabile.

La sincerità per prima cosa; avendo un debole per i gialli in cui è presente Hercule Poirot, sono rimasta un po’ male sapendo che, invece, non era presente in questo. La trama però era così accattivante e così “invernale” che non ho resistito. L’ho preso e menomale che non ho resistito perchè questo giallo tiene il fiato sospeso per tutta la lettura. Tieni incollati il naso alle pagine sino alla fine, sino alla conclusione che, in realtà, trovo sia geniale.
Se c’è una cosa stupenda nelle pagine che ha scritto la Christie è proprio questa enorme capacità che ha di descrivere minuziosamente ogni piccolo aspetto sia dell’ambientazione, sia dei personaggi che popolano il suo universo. Ogni piccola sfaccettatura viene colta come parte essenziale del racconto, perchè tutto potrebbe essere importante, importante per capire e comprendere “chi è stato” e “perchè ha commesso il delitto”.
Nonostante la mancanza di Poirot altri si occuperanno di risolvere la spinosa questione, e trovo sia estremamente significativo ed emozionante che la Christie abbia inserito nel romanzo una presenza femminile giovane, determinata, sicura di sè. Come a dire che non solo gli uomini, ma anche le giovani donne possono, senza troppi aiuti, farsi strada in momenti del genere. E per l’epoca in cui è stato scritto, credo che sia da apprezzare ancora di più.

Mi ha lasciata senza fiato, ed è quello il compito che dovrebbe portar avanti un buon giallo. E questo è senza dubbio, uno dei più avvincenti e affascinanti gialli che la Christie abbia mai scritto. 

Chiara Coppola

 

-> Riguardo la stessa autrice potete leggere anche la seguente recensione: Dieci piccoli indiani

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: