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La ragazza di fuoco | Suzanne Collins

Titolo: La ragazza di fuoco.
Titolo originale: Catching Fire
Autore: Suzanne Collins
Cenni sull’autore: Nata nel 1962 in Connecticut, la Collins inizia la sua carriera come sceneggiatrice di programmi tv. Dal 1991, Suzanne Collins è stata impegnata nella scrittura per programmi televisivi per bambini. Ha lavorato nello staff di numerosi show di Nickelodeon, fra i quali Clarissa Explains it All (nominato agli Emmy) e The Mystery Files of Shelby Woo. Per bambini in età prescolare, Suzanne ha scritto diverse storie per la serie Little Bear and Oswald (nominato agli Emmy) e ha anche co-scritto l’acclamato Rankin/Bass Christmas special, Santa, Baby! Più recentemente è stata la capo scrittrice per Clifford’s Puppy Days di Scholastic Entertainment. Mentre lavorava allo show Generation O! ha incontrato lo scrittore per bambini James Proimos, che le consigliò di scrivere dei libri per bambini. Un giorno pensando ad Alice nel paese delle meraviglia, è rimasta sorpresa di quanto dovesse sembrare pastorale l’ambientazione ai bambini che, come lei, vivevano in città. A New York, è più probabile cadere in una botola piuttosto che nella tana di un coniglio, e, anche se succedesse, sicuramente non troverai un tea party. Ma cosa potresti trovare? Be’, questa è la storia di Gregor the Overlander, il primo libro della sua serie fantasy, The “Underland Chronicles”. La fama le arriva con il romanzo The Hunger Games, primo di una trilogia, da cui sarà tratto un film in uscita negli Stati Uniti, adattato per il grande schermo dalla Collins stessa e diretto da Gary Ross. I romanzi della saga sono stati accolti con vasto successo di pubblico e di critica.
Traduzione: Simona Brogli e Fabio Paracchini
Anno di pubblicazione: 2009
Edizione: ediz. Mondadori
Pagine: 375
Costo: € 17,00
-> Consigliato: Si, questo e gli altri della serie.

AVVERTIMENTO:  se non avete letto Hunger Games passate prima da QUI (Recensione ad Hunger Games)

Cerca di ricordarti chi è il nemico.

La ragazza di fuoco è il secondo libro della saga di Hunger Games; rispetto al primo libro, questo non racconta una storia in sé conclusa perché la fine ci rimanda in maniera diretta al terzo libro, Mockingjay, e bisogna proprio leggere anche quest’ultimo per avere un quadro d’insieme. Chi legge rimane con l’amaro in bocca perché il libro si interrompe proprio sul più bello, ma, al contrario di quanto si potrebbe pensare, La ragazza di fuoco è godibile quanto il primo, pieno di colpi di scena e, anche se molti di questi si intuiscono sin dai primi capitoli, la Collins riesce a tenere il lettore incollato alle pagine sino all’ultima parola (che non è la parola “fine” ma “quindi?”). Il magnetismo che si sprigiona dalle pagine è, almeno in larga parte, dovuto alle continue sorprese, alle mosse dei vari personaggi che ci sorprendono. Per tale ragione è difficile scrivere di questo libro: qualsiasi descrizione della trama rischia di rovinare la lettura facendo intuire come si evolverà la storia.
Rispetto a Hunger Games, la Collins amplia lo scenario e ci fa conoscere direttamente gli altri undici distretti di Panem, mostrandoci che la sottomissione nei confronti di Capitol city non è così omogenea come sembrava. Ci sono alcuni distretti in cui la ribellione è palese e forse (ma è solo una sensazione, nulla viene mai mostrato al lettore) neanche a Capitol City tutti condividono la politica del presidente Snow.
La storia, ridotta all’osso proprio per evitare spoiler, vede Katniss ritornare nell’arena insieme ad altri tributi (tutti vincitori delle precedenti edizioni) per celebrare la 75° edizione degli Hunger Games, l’edizione della memoria per celebrare in maniera ancora più grandiosa la vittoria di Capitol city su ribelli e rammentare a tutti la distruzione del tredicesimo distretto. La motivazione, letta direttamente dal presidente Snow (colui che comanda a Panem), è la seguente:

Nel settantacinquesimo anniversario, affinché i ribelli ricordino che anche il più forte tra loro non può prevalere sulla potenza di Capitol city, i tributi maschio e femmina saranno scelti tra i vincitori ancora in vita.

Quindi si ricomincia: Katniss (e tutti gli altri tributi) vedono venir meno il patto che ogni vincitore stringe con Capitol city: i vincitori non devono più tornare nell’arena, la loro vita può scorrere tranquilla e piena di ogni comfort. Il loro unico dovere è partecipare al circo mediatico che ogni anno viene messo in piedi in occasione degli Hunger Games. 
Ma si tratta di uno stratagemma del presidente Snow per eliminare Katniss che ha osato sfidare le regole degli Hunger Games (leggete il primo libro della saga e capirete), diventando un simbolo per tutti coloro che nei dodici distretti vogliono ribellarsi: la ragazza di fuoco, la ghiandaia imitatrice (mockingjay, il titolo del terzo libro).
La questione è che Katniss non ha fatto nulla per accendere la scintilla della rivolta a Panem, lei non ci pensava proprio al mondo fuori dall’arena: tutto quello che ha fatto durante gli Hunger Games era dettato dall’obiettivo di sopravvivere. Ma questa non è una giustificazione né per i suoi amici, che la rimproverano per essersi assoggettata alle richieste mediatiche degli Hunger Games (ma aveva altra scelta?), né per i ribelli che, grazie a lei, hanno intravisto la possibilità di avere la meglio su Capitol city, né per il presidente Snow, che si trova a gestire il dissenso ormai esploso in alcuni distretti.
Katniss si trova ancora (e non sarà l’ultima) nella scomoda posizione di dover rendere conto del proprio comportamento: è ormai un personaggio pubblico e le sue scelte hanno ripercussioni su molte altre persone. Insomma, una volta entrati nella spirale degli Hunger Games è impossibile uscirne perché bisogna recitare la propria parte per non urtare la suscettibilità del pubblico di Capitol city e, allo stesso tempo, non scontentare i politici che usano i vincitori come arma di manipolazione dell’opinione pubblica.
Di certo non esiste la possibilità di scegliere se tornare nell’arena: rifiutarsi significherebbe mettere in pericolo non solo la propria vita ma quella di tutti i propri cari ed è su questo che il Presidente Snow e gli Strateghi fanno affidamento per ridurre al minimo qualsiasi protesta da parte dei vincitori. Rispetto al passato c’è però una sostanziale differenza: tutti i tributi si conoscono da molto tempo perché hanno avuto occasione di frequentarsi nelle edizioni degli Hunger Games successive a quella che hanno vinto. Alcuni sono amici, altri sono legati da vincoli profondi di affetto ma non esiste né amicizia né affetto nell’arena perché uno solo dei tributi ne uscirà vivo. Anche il pubblico di Capitol city è affezionato ai propri beniamini e non manda giù che dovrà perderli tutti, tranne uno. Si tratta di uno scontro all’ultimo sangue tra amici e conoscenti.
Dopo un primo momento di sconcerto, mi sono resa conto che questa situazione non è estranea neanche alla nostra esperienza: sto pensando a quelle situazioni lavorative che impongono una competizione estrema, dove solo chi riesce a far fuori (metaforicamente) tutti gli altri potenziali concorrenti viene premiato. Situazioni in cui la competizione non viene giocata soltanto sul campo della competenza e la scorrettezza, il doppio gioco, l’ipocrisia sono considerate comportamenti vincenti.
Come ci comportiamo quando siamo noi i tributi nell’arena? Abbiamo mai pensato che se ci alleassimo potremmo sconfiggere più facilmente i vari presidenti Snow? Ci siamo mai chiesti chi è il vero nemico?

E a Panem come va a finire? Io non ve lo dico. Da me non avrete neanche il più piccolo indizio, perché se poi decidete di leggere il libro non me lo perdonereste mai! Anzi vi do un consiglio: se non avete ancora letto il primo libro della serie, non leggete la trama de “La ragazza di Fuoco” su Goodreads perché contiene spoiler su “Hunger Games” (come ho scoperto a mie spese!).
L’unica cosa che posso assicurarvi è che Katniss arriva viva all’ultima pagina di questo secondo libro (ovvio, altrimenti non ci sarebbe stato un seguito!)

Patrizia Oddo

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The Hunger Games, Suzanne Collins

Titolo: The Hunger Games
Autore: Suzanne Collins
Cenni sull’autore: Nata nel 1962 in Connecticut, la Collins inizia la sua carriera come sceneggiatrice di programmi tv. La fama le arriva con il romanzo The Hunger Games, primo di una trilogia, da cui sarà tratto un film in uscita negli Stati Uniti, adattato per il grande schermo dalla Collins stessa e
diretto da Gary Ross. I romanzi della saga sono stati accolti con vasto successo di pubblico e di critica.
Anno di pubblicazione: 2008
Edizione: Scholastic
Pagine: 454
Costo: € 9,71
-> Consigliato: Sì!

“Quando arriverà il momento sono sicuro che ucciderò come chiunque altro. Non posso darmi per vinto senza combattere. Solo continuo ad augurarmi di trovare un modo per… per dimostrare a quelli di Capitol City che non sono una loro proprietà. Che sono più di una semplice pedina.”

Se avete la cittadinanza dello stato di Panem e vivete nella parte più povera del Dodicesimo Distretto, il destino non è stato molto benigno con voi. E se poi siete ancora degli adolescenti con l’acne, c’è il rischio che oltre ad andare a scuola vi tocchino delle alzatacce per cacciare nei boschi, piazzare trappole per conigli, fare affari al mercato nero e sfamare la vostra famiglia tutte le sere. Cacciare nei boschi è illegale, si capisce, ma voi dovete pur mangiare. Non si soccombe alla miseria, agli sberleffi del destino, se pure non è stato benigno con voi.
Una volta nello stato di Panem c’erano tredici distretti. Adesso sono solo dodici, e il vostro è il più miserevole, il più deriso di tutti. Il Tredicesimo Distretto, qualche sfortunato anno fa, ha deciso che non ci stava più a soddisfare i capricci del governo centrale, ma quelli di Capitol City, centro pulsante del potere, non l’hanno presa troppo bene. Adesso il Tredicesimo Distretto non esiste più e quelli di Capitol City hanno ben pensato di ricordare a tutti gli altri il perché.
Ed ecco il motivo per cui ogni anno si tengono gli Hunger Games, cruenta forma di tributo imposta ai cittadini e allo stesso tempo reality show, spettacolo agghindato per far piacere a quelli della capitale. Se siete ancora degli adolescenti con l’acne, sapete che quest’anno agli Hunger Games potreste esserci voi. Può capitare che il vostro nome venga estratto da una boccia di vetro insieme a quello di un compagno, che siate caricati su un treno e spediti come un pacchetto postale verso il mondo civilizzato. Lì vi renderanno presentabili e carini, vi insegneranno come parlare e camminare, vi riempiranno lo stomaco di tutti i cibi che nel distretto non sognavate neppure.
E poi, dopo un periodo di addestramento e di vacanza, vi sigilleranno in un’arena insieme ad altri ventitré concorrenti, due per ciascun distretto. E vi lasceranno scannarvi e combattere finché ne rimarrà uno solo. Telecamere piazzate ovunque vi mostreranno a milioni di telespettatori mentre dormite, mangiate, soffrite la fame e la disidratazione, scalate alberi, fuggite dagli incendi, vi uccidete l’un l’altro con molta spettacolarità e violenza. Fuori intanto fioccano le scommesse: più bravi siete, più vi guadagnate sponsor. Meglio riuscite a fingere, più il pubblico vi ama. Ma non c’è tanto tempo per le moine: non vogliamo che una lancia vi trafigga da parte a parte mentre fate un inchino a beneficio dello show.

Suzanne Collins costruisce la sua storia con molta intelligenza, trascinando il lettore nel vortice dell’azione senza annoiarlo mai. La parola chiave di questo romanzo è “essenzialità”. Essenziale è lo stile, asciutto fino all’osso, minimale, eppure mai insoddisfacente. I personaggi si definiscono più attraverso le azioni che attraverso i propri pensieri. Le informazioni essenziali sono centellinate qua e là, sulla base della loro funzionalità alla narrazione, e questo conferisce un ritmo veloce, intrigante. E giacché essenzialità non è sinonimo di povertà, il romanzo non manca di commuovere e di turbare e vi trovate con gli occhi lucidi senza capire bene il perché. Le pagine si illuminano di squallore e non possono fare a meno di prendervi alla gola.
Essenziale è quello che la Collins mette in ballo. Ritorna alle origini, alla lontana storia dell’uomo o a quella storia che si svolge tutti i giorni, spesso lontano da noi. Tornano in gioco gli istinti basilari, gli istinti ferini che sempre ci muovono: la fame, la sete, la lotta per la sopravvivenza, l’istinto di conservazione, la furia, la vendetta. Valori di tutti i giorni, come l’amore e l’amicizia, vengono messi in discussione, minati da questi bisogni fondamentali e quasi da essi annullati. È difficile essere umani, quando ci viene chiesto di essere animali.
È difficile, ma non impossibile, e Katniss, Peeta, Rue sono qui a dimostrarci proprio questo. Tra mille dubbi circa l’autenticità dei propri sentimenti, le proprie reazioni ponderate di fronte alle telecamere, sono qui anche a dirci che, se il destino non è benigno con noi, noi possiamo essere benigni con gli altri. Possiamo anche non fidarci completamente l’uno dell’altro, ma ciò non significa che dobbiamo essere disumani l’uno contro l’altro. Anche se il mondo in cui viviamo pretende bagni di sangue e sospetto e tradimenti, anche se ci vuole come merce commercializzabile, anche se ci vuole silenziosi ed inermi.

Se avete la cittadinanza dello stato di Panem e vivete nel Dodicesimo Distretto e siete sopravvissuti agli Hunger Games, è chiaro che silenziosi ed inermi non potrete esserlo mai più. Troppo avete visto, troppo avete sentito e provato in quell’arena fredda come una notte novembrina e torrida come un deserto. Inizierete a porvi delle domande, a camminare con la testa alta, a non permettere che vi trasformino in giocattoli privi di una volontà e di un passato. No, io non credo che sareste disumani mai più. E saprete volgere il vostro furore verso i veri responsabili della vostra condizione. Non il destino, perché il destino non esiste. Ma uomini e donne come voi, che a destino si atteggiano senza averne alcun diritto.


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