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Musica | Yukio Mishima

Titolo: Musica (Un’interpretazione psicoanalitica di un caso di frigidità)
Titolo originale: 音楽, Ongaku
Autore: Yukio Mishima
Cenni sull’autore: Yukio Mishima, al secolo Kimitake Hiraoka, nasce a Tōkyō il 14 gennaio del 1925. A diciannove anni pubblica la prima raccolta di raccolti, cui seguono i romanzi ‘Confessioni di una maschera’ (1949), parzialmente
autobiografico, ‘I colori proibiti’ (1951-1952), ‘La morte di mezza estate’ (1953), ‘La voce delle onde’ (1954), ‘Il padiglione d’oro’ (1956), ‘Patriottismo’ (1960), ‘Il sapore della gloria’ (1963) e la tetralogia ‘Il mare della fertilità’ (1965 – 1971). Contemporaneamente a questa pubblicazione impegnata, si dedica alla stesura di romanzi più commerciali, intesi come letteratura di svago, di massa, che veniva pubblicata a puntate su periodici di grande tiratura prima di essere poi pubblicata in volume. Tra queste opere si inserisce ‘Musica’ (1965). Temi ricorrenti della sua produzione sono il mito
della forza e dell’eroismo, l’erotismo, inscindibile fra sensualità e violenza, tra bellezza e morte. Nella vita, Mishima volle incarnare questi ideali: nazionalista e conservatore, grande oppositore del processo di modernizzazione e occidentalizzazione del Giappone, fondò la setta militare ‘Tate no Kai’ (Società dello scudo), basata sull’esaltazione della cultura fisica e delle arti marziali. Da sempre ossessionato dall’idea della morte, sia a livello personale sia
artistico, decide di unire questo disagio esistenziale al suo ideale politico di patriottismo tradizionalista. Il 25 novembre del 1970, a 45 anni, insieme ai quattro più fidati membri del Tate no Kai, occupa l’ufficio del generale
Mashita dell’esercito di autodifesa. Dal balcone dell’ufficio, di fronte a un migliaio di uomini del reggimento di fanteria, oltre che a giornali e televisioni, tiene il suo ultimo discorso: l’esaltazione dello spirito del Giappone, identificato con l’Imperatore, e la condanna della costituzione del 1947 e del trattato di San Francisco, che hanno subordinato, secondo Mishima, il sentimento nazionale giapponese alla democrazia. Al termine del discorso, entrato nell’ufficio e dopo aver inneggiato all’Imperatore, si toglie la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai, trafiggendosi al ventre e facendosi poi decapitare.
Anno di pubblicazione: 1965
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Traduttore: Emanuele Ciccarella
Numero pagine: 205
Prezzo: € 7,50
Consigliato:

« Il mondo della sessualità è infinito e complesso. Nel mondo del sesso non c’è un’unica felicità per tutti. »

Il fascino della psicoanalisi consiste essenzialmente in questo: nel suo essere una caccia al tesoro, il tentativo di un investigatore di smascherare il colpevole di un delitto. Quand’ero più piccola avevo una venerazione per gli archeologi avventurieri alla Indiana Jones. Crescendo, mi sono appassionata ai gialli con Miss Marple. Adesso che sono più grandicella è arrivata la psicoanalisi. Io penso questo: Freud è l’Indiana Jones, la Miss Marple della mente umana. Dev’essere per questo che mi piace tanto.
E, anche se questo romanzo muove in alcuni punti una critica alla psicoanalisi tradizionale, il fascino resta lo stesso. Il fascino della caccia, dell’indagine. Lo psicoanalista coraggioso e sprezzante. Il colpevole del delitto, l’antagonista della caccia, che è poi il paziente stesso con le sue nevrosi. Il delitto, quella colpa riposta nelle pieghe dell’inconscio. La vittoria, la soluzione del caso: la cura.
Il centro dell’indagine è Yumikawa Reiko, donna intelligente e bellissima che si presenta nello studio del dottor Shiomi per essere guarita. Il male da cui guarire è la sua frigidità, l’incapacità di sentire la ‘musica’ dell’orgasmo, del raggiungimento del piacere sessuale. Spetta al dottor Shiomi scoprire perché il suo corpo è così sordo. Solo indagando le radici del problema, scavando nel torbido del suo passato, nell’indicibile, sarà possibile restituire Reiko alla sua pienezza di donna.
La caccia, tuttavia, è irta di ostacoli. Da una parte ci sono le continue bugie di Reiko, i suoi tentativi di depistare l’indagine e quindi di sabotarsi, perché la mente umana è così complessa che desiderare due cose allo stesso tempo – guarire e rimanere malata – è più la regola che l’eccezione. Dall’altra parte c’è la difficoltà stessa del terapista, per il quale Reiko rischia di diventare, più che una paziente, un’ossessione, una tentazione irresistibile. Come in un giallo, in un film d’avventura che si rispetti, ci sono poi i personaggi di contorno: aiutanti del buono e aiutanti del cattivo. Ci sono oggetti magici, prove, indovinelli. C’è l’iniziazione del protagonista a stati di coscienza diversi dallo stato normale.
Questa componente di iniziazione – il punto in cui il sacro si mesce col profano, l’osceno col trascendentale – mi sembra un aspetto piuttosto importante della letteratura giapponese, difficile da trovare altrove. Il punto di incontro, il ponte che unisce l’osceno col sacro è ancora una volta il sesso, un’esperienza che sembra trascendere il valore puro di atto per assurgere a simbolo, a sintesi e massima espressione della condizione esistenziale.
« Proprio perché era stato un atto immorale, proprio perché aveva oltrepassato i limiti dell’oscenità, aveva raggiunto i confini del sacro. In tal caso, Reiko aveva percepito, attraverso quell’azione bestiale, l’essenza sacra e inviolabile che si nasconde nella vita sessuale degli esseri umani, nella dolcezza dell’amore. »
È vecchia la critica mossa alla psicoanalisi freudiana: di ridurre tutto al sesso, di aver spogliato uomini e donne della loro componente spirituale per farne fasci di sensazioni e di bassi istinti. Non è così: è che la sessualità è parte della nostra spiritualità. La sessualità modella la spiritualità più di quanto la spiritualità modelli la sessualità. Innanzitutto, siamo carne. Solo poi siamo pensiero.
Ma carne e pensiero hanno un bisogno comune che li unisce e li sintetizza: un bisogno fisiologico di amore. Vogliamo essere amati, nel corpo e nel pensiero. Quando qualcosa ci impedisce di amare, lì è la nostra malattia. Qui sta, io credo, il centro della questione: « Ogni uomo, in qualsiasi situazione si trovi, riconosce subito quel lampo interiore scatenato dall’amore nel cielo notturno della sua anima ».

Chiara Pagliochini 

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La ragazza dello Sputnik | Haruki Murakami

Titolo: La ragazza dello Sputnik
Titolo originale: Supuhtoniku no Koibito
Autore: Haruki Murakami
Cenni sull’autore: A un anno Haruki Murakami si trasferisce nella città di Ashiya, nella prefettura di Hyogo. Poco dopo si trasferisce a Kobe. E’ qui che trascorre la sua crescita ed è sempre qui che,  grazie all’ambiente multiculturale di questa città sul mare, comincia ad entrare in contatto con stranieri e libri inglesi. Al liceo, scrive nel giornale della sua scuola.
Si iscrive alla facoltà di letteratura dell’università Waseda di Tokyo. Nel 1968, durante il primo anno di università, conosce Yoko Takahashi (nata il 2 ottobre 1948), figlia di un commerciante di futon di Tokyo, sua futura moglie. Sono gli anni delle rivolte studentesche e Murakami vive molto liberamente quel periodo. A proposito della guerra in Vietnam ha detto “Anche se il Giappone non partecipò alla guerra, noi eravamo convinti che dovevamo assolutamente porvi fine. Questo era il nostro sogno per un nuovo e pacifico mondo.” Nell’ottobre del 1971, Haruki Murakami sposa Yoko Takahashi. Haruki lascia l’università per un anno e comincia a lavorare per una stazione tv. Ma poichè questo lavoro non lo soddisfa, lui e la moglie decidono di aprire un jazz bar. I soldi necessari ad aprire questa attività provengono da un prestito di una banca e dai guadagni ottenuti dai due lavorando di giorno in un negozio di dischi (anche questa esperienza viene riproposta in Tokyo blues, norwegian wood) e di sera in una coffe house.
Haruki si laurea nel 1975 con una tesi dal titolo: “l’idea del viaggio nel cinema americano”.  Nel 1977 trasferiscono il jazz bar in una zona più centrale di Tokyo. Il nuovo locale aveva come insegna un enorme sorridente gatto del Cheshire e all’interno tutto (tavoli, bastoncini, tazze, fiammiferi..) era decorato con dei gatti. Murakami fino a questo momento è vissuto interessandosi alle sue due passioni: la musica e la letteratura, ma concentrandosi prevalentemente sulla prima. Sentiva infatti di non avere ancora l’esperienza necessaria per scrivere un libro. Ma le cose stanno cambiando. Come ha modo lui stesso di raccontare “in un bel giorno di primavera, nell’ Aprile del ’74, stavo sdraiato su un prato, bevendo una birra e guardando una partita di baseball. E improvvisamente decisi di scrivere il mio primo romanzo.” Si tratta di kaze no uta o kike (ascolta la canzone nel vento), che viene pubblicato nel 1979 facendogli ottenere nello stesso anno il premio Gunzo (Gunzou Shinjin Sho) come migliore scrittore emergente. Nel 1980 pubblica 1973nen no pinbohru (il flipper del 1973) e nel 1982 Hitsuji o meguru Bohken (sotto il segno della pecora), con cui vince il premio letterario Noma (Noma Bungei Shinjin Sho) per scrittori emergenti. Questi tre libri costituiscono la Trilogia del ratto, chiamata così perchè, oltre al protagonista (Boku, termine giapponese maschile e poco formale per indicare “io”), uno dei personaggi principali è “Il ratto”.

Già da un anno (1981) Haruki ha venduto il jazz bar e ha cominciato a vivere dei proventi dei suoi libri.
Nel 1985 pubblica Sekai no Owari to Haado-boirudo Wandaarando (la fine del mondo e il paese della meraviglie) che gli vale nello stesso anno il premio Junichi Tanizaki. Nel febbraio del 1986 si trasferisce di nuovo, questa volta a Oiso, nella prefettura di Kanagawa. Dall’ottobre 1986 viaggia tra la Grecia e l’Italia (in particolare, in Sicilia e a Roma) e scrive noruwei no mori (Norwegian wood), che viene pubblicato in Giappone nel 1987 mentre Murakami si trova ancora in Europa. Noruwei no mori si rivela fin da subito un autentico caso letterario, vendendo 2 milioni di copie in un anno!

Tra il 1987 e il 1988 Murakami scrive interamente a Roma dansu dansu dansu (dance dance dance), che viene pubblicato nel 1988. Dal gennaio 1991 si trasferisce in America, dove lavora come ricercatore associato all’università di Princeton. Il gennaio dell’anno seguente è nominato professore associato della stessa università. Dei suoi frequenti viaggi scrive “Se potessi sceglierei di vivere in Inghilterra. Quando ero in Europa ho pensato di tornare nel mio paese di origine a quarant’anni. Ma non l’ho fatto.” Nel 1992 esce Kokkyo no minami, taiyou no nishi (a sud del confine ad ovest del sole). Nel luglio del 1993 si trasferisce a Santa Ana CA per insegnare all’università William Howard Taft. Nel 1994 e nel 1995 vengono pubblicati i tre volumi di Nejimakidori kuronikuru (l’uccello che girava le viti del mondo), che gli valgono nel 1996 il prestigioso premio Yomiuri. Nel 1997 viene pubblicato Underground, saggio sull’attentato alla metropolitana di Tokyo da parte della setta AUM nel 1994. In questo saggio, Murakami raccoglie le interviste ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime, cercando anche di tracciare un quadro del Giappone contemporaneo. Nel 1999 esce Supuhtoniku no Koibito (la ragazza dello sputnik).
Anno di pubblicazione: 2006
Edizione: Einaudi
Pagine: 236
Costo: 9,60
Consigliato: Sì, assieme al suo Norwegian Wood.

Un velo di malinconia e sconforto avvolge questo romanzo dall’inizio, per tutto il corso delle vicende insite in esso, fino alla stessa conclusione. Lo stesso Murakami che troviamo in un affascinantissimo Norwegian Wood (reso ancora più affascinante dal fatto che il titolo fa riferimento all’omonima e semi-conosciuta canzone Beatlesiana scritta dallo stesso John Lennon) riesce a tenere il filo del racconto a un metro sopra la nostra testa per tutta la durata dello stesso e, nonostante i nostri terribili sforzi per arrivare ad afferrarlo, finisce che il romanzo termina e noi rimaniamo come dei veri e propri pesci lessi col braccio a penzoloni. Capite cosa voglio dire?
Sì, è proprio uno di quei romanzi.
Un romanzo intenso, emozionante, vigoroso che riesce a tenere il lettore col fiatone fino alla fine della corsa e quest’ultimo, arrivato a questo punto, non può che chiedersi perché lo scrittore non abbia continuato a scrivere e a prolungare il racconto all’infinito.
Ma ora passiamo alla vicenda, o almeno tracciamone i contenuti principali.

Sumire è una ragazza vispa ed impulsiva, un’accanita fumatrice, appassionata di libri, ma sopra ogni cosa amante della scrittura. Ad ogni piccolo ritaglio di tempo libero, i suoi appunti crescono a dismisura e la protagonista del nostro racconto non fa che esprimere attraverso questi le sue stesse emozioni più profonde. (Curioso il fatto che è già il secondo libro nel giro di due mesi che tratta di scrittura e riporta gli affanni degli stessi protagonisti che darebbero qualsiasi cosa pur di coronare il loro sogno più grande, ovvero quello di diventare degli scrittori professionisti. Curioso dico, perché eh, perché magari).
Ma il ribaltamento della scena, ciò che cambia ogni tradizionale visione di Sumire, la nostra giovane aspirante scrittrice giapponese, è una donna più grande di lei di circa quindici anni, Myu. Affascinante e piena di grandi doti, Myu affascina Sumire fino al punto che, frequentandola di volta in volta, non può che domandarsi se ciò che prova per lei non sia proprio amore. Ed infatti è così, Myu sconvolge la sua intera esistenza; Sumire si troverà in bilico tra la sua vita, quella che ha vissuto fino ad allora ignara dell’esistenza di questa meravigliosa donna spuntata fuori dal nulla e la sua nuova vita, quella che inzierà a vivere dal momento in cui Myu entra a far parte di essa. Sconvolgimento totale che porterà la stessa protagonista ad avere alcuni imponenti dubbi anche su ciò che ha amato e che ha pensato avrebbe amato sempre, ovvero la scrittura.
Un ulteriore elemento di sorpresa e di novità all’intero del libro è quello offertoci dal fatto che della piccola e generosa Sumire è innamorato però il suo migliore amico, un giovane di cui non conosciamo il nome e che farà da voce narrante per tutta la durata del racconto.
E’ proprio sul rapporto di questi tre che l’intero romanzo dello scrittore dagli occhi orientali si baserà; l’intreccio delle loro vite, il fatto che queste siano in qualche modo legate ma che i tre non riescano in nessun modo a collegarle e ad afferrarsi l’uno con l’altro. Sarà proprio questo che lascerà alla fine del racconto un sentimento di sgomento misto a malinconia nell’animo del lettore.

La fine del libro, è proprio qui che sta il reale nocciolo della questione, lo scioglimento del nodo, il fine ultimo, a mio parere, dell’intero romanzo.

‘Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose più preziose, trasformati in persone diverse che di sè conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza’.

Murakami ci mostra la caducità delle cose, dell’esistenza; non la fragilità di noi stessi ma quella della nostra stessa vita che, in un modo o nell’altro, un giorno avrà modo di spezzarsi; tuttavia, non solamente della nostra, ma soprattutto la vita e l’esistenza di ciò che amiamo, di ciò che ci sta attorno. Lo scrittore riesce a inserire questo considerevole discorso in un puzzle fatto di parole semplici ma efficaci, la cruda realtà ci viene sparata in faccia in modo a tratti malinconico e crudo (come nel passo appena riportato) ma a volte anche attraverso una visione tipica del sognatore, con degli elementi fantastici e altalenanti tra quella linea poi non del tutto netta tra realtà e finzione.

Un libro che è un invito a far tesoro del tempo, un tempo fugace, un tempo meschino e infantile che sembra non abbia ‘tempo’ (scusate il gioco di parole) per noi e per la nostra misera esistenza, un tempo che è uno Sputnik, che vola via come un razzo senza che lasciarci la consapevolezza e la cognizione di un tempo che fu. L’invito che Murakami ci rivolge dovrebbe essere scritto e affisso in ogni dove, dalla cucina di casa nostra, ai luoghi che frequentiamo abitualmente, fino ai posti che ci capita di frequentare meno spesso.
Avete da dire qualcosa di importante alla vostra fidanzata o a vostra madre? Cosa state aspettando? Avete un sogno da realizzare ma non avete gli strumenti adatti per farlo? Cosa state aspettando a procurarveli? Siete ossessionati da un libro o da un disco che ancora non avete avuto il piacere di comprare? Cosa aspettate? Volete lasciare la vostra vita per crearvene una migliore? Ne avete solo una, non fatevi ingannare da chi vi dice che bisogna accontentarsi.
Un libro che è un carpe diem.

Voto 9,5/10

Alessandra Mugnai


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